dopo tutto, ora, non mi viene null'altro da dire
Another head hangs lowly,
Child is slowly taken.
And the violence caused such silence,
Who are we mistaken?
But you see, it's not me, it's not my family.
In your head, in your head they are fighting,
With their tanks and their bombs,
And their bombs and their guns.
In your head, in your head, they are crying...
In your head, in your head,
Zombie, zombie, zombie,
Hey, hey, hey. What's in your head,
In your head,
Zombie, zombie, zombie?
Hey, hey, hey, hey, oh, dou, dou, dou, dou, dou...
Another mother's breakin',
Heart is taking over.
When the vi'lence causes silence,
We must be mistaken.
It's the same old theme since nineteen-sixteen.
In your head, in your head they're still fighting,
With their tanks and their bombs,
And their bombs and their guns.
In your head, in your head, they are dying...
In your head, in your head,
Zombie, zombie, zombie,
Hey, hey, hey. What's in your head,
In your head,
Zombie, zombie, zombie?
Hey, hey, hey, hey, oh, oh, oh,
Oh, oh, oh, oh, hey, oh, ya, ya-a...
Un’ altra testa pende lentamente
Un bambino è preso lentamente
E la violenza ha causato così silenzio
Ma chi stiamo fraintendendo?
Ma tu lo vedi che non sono io
Non è la mia famiglia
Nella tua testa, nella tua testa
Stanno combattendo
Con i loro carri armati e le loro bombe
Le loro bombe e le loro pistole
Nella tua testa Nella tua testa stanno piangendo,
Nella tua testa Nella tua testa
Zombie Zombie Zombie eh eh
Cosa c’è nella tua testa?
Nella tua testa?
Zombie Zombie Zombie eh eh eh oh
La rottura di un altro cuore di una madre sta finendo
Quando la violenza causa il silenzio
Ci siamo sbagliati
E’ lo stesso vecchio tema dal 1916
Nella tua testa, nella tua testa
Stanno combattendo
Con i loro carri armati e le loro bombe
Le loro bombe e le loro pistole
Nella tua testa Nella tua testa stanno morendo,
Nella tua testa Nella tua testa
Zombie Zombie Zombie eh eh
Cosa c’è nella tua testa?
Nella tua testa?
Zombie Zombie Zombie eh eh eh oh oh oh oh oh eheh ooh yae yaeee
venerdì 10 giugno 2011
mercoledì 8 giugno 2011
LUNA POP REMIX - di Cesare Battisti
Ore 5 in Italia. Mentre l'italico volgo ancora soggiace nel letto Cesare Battisti torna libero...
E già....
sono di nuovo qua...
a ridere di voi...
ad abbracciare te...Joice Lima
ad inebriarmi dell'odore della libertà
cullato dai miei amici
protetto dalle istituzioni
sovvenzionato da un editore
cosa volete che sia
è solo conseguenza
è solo appartenenza
E già....
sono di nuovo qua...
a ridere di voi...
ad abbracciare te...Joice Lima
abbronzandomi a Copacabana
bevendo Caipiroska
partecipando a feste in mio onore
rigraziando Luna e Dilma...
cosa volete che sia
è solo conseguenza
è solo appartenenza
E già....
sono di nuovo qua...
a ridere di voi...
ad abbracciare te...Joice Lima
ad inebriarmi dell'odore della libertà
cullato dai miei amici
protetto dalle istituzioni
sovvenzionato da un editore
cosa volete che sia
è solo conseguenza
è solo appartenenza
E già....
sono di nuovo qua...
a ridere di voi...
ad abbracciare te...Joice Lima
abbronzandomi a Copacabana
bevendo Caipiroska
partecipando a feste in mio onore
rigraziando Luna e Dilma...
cosa volete che sia
è solo conseguenza
è solo appartenenza
MelloFuxLuciaLewandoski, difensori estremi della "sovranità nazionale" si sono sentiti offesi per il ricorso presentato dall'Italia contro l'estradizione dell'Assassino "un offesa alla sovranità del Brasile. Non è possibile intrommettersi in una decisione dell'esecutivo riguradante la politica estera"". Con buona pace della Convezione di Vienna sui Trattati e del Trattato bilaterale Italia-Brasiel del 1989 sull'estradizione.
Un paese ad alta credibilità internazionale dopo questo fatto, il Brasile.
Ma cosa importa. L'Italia stessa, d'altronde, non è mai stata credibile nella sua caccia ai terroristi rifugiatesi fuori dai suoi confini (in special modo quelli in Francia).
Le vittime resteranno tali. i Rapporti fra Italia e Brasile vedranno passare solo qualche nuvola. Battisti continuerà a scrivere cazzate noir, e trovare coglioni che lo leggeranno, fra una scopata e l'altra con la sua dolce Joice e una telefonata con le sue adorate figlie.
La giustizia terrena agonizza e lentamente muore...mentre i morti ammazzati da questo figuro diverranno a breve un ricordo e le sentenze pronunciate nel in Nome del popolo Italiano carta straccia per il culo di LulaDilmaMelloFuxLuciaLewandoski ....
amen.
lunedì 9 maggio 2011
LORENZO LOTTO
Scuderie del Quirinale fino al 12 giugno 2011
"il primo pittore italiano a essere sensibile ai mutevoli stati dell'animo" (Bernard Barenson, che riscoprì l'artista rinascimentale nel 1894 collocandolo fra i grandi maestri).
Non conoscevo il Lotto, così oggi sono andato alle Scuderie, che sono un posto pazzesco con una visione dal Quirinale nelle finestre che illuminano l'uscita da lasciare senza fiato, e me lo sono gustato per circa tre ore. Atipico personaggio del suo tempo, inquieto, solitario, errante, ansioso, misterioso, concluse la sua vita da oblato nella "Santa casa di Loreto" (1556 - la sua data di nascita è sconosciuta ma le fonti storiche l'attestano attorno al 1480).
Quello che colpisce, in special modo nelle opere al piano terreno, tutte di carattere religioso, è l'uso spregiudicato dei colori, violenti a tratti; i suoi rossi ed i suoi azzurri ti incantano e rapiscono (per far brillare la tonalità, usava mescolare i pigmenti con vetri macinati), e non ti lasciano andare via facilmente. Seppur non appasionato dell'arte devozionale (sopratutto per l'esasperato simbolismo), le opere esposte al piano terreno mi hanno profondamente colpito, per i colori, appunto, la grandezza (le pale arrivano ad essere alte 4 metri e mezzo) e per la sua libertà di espressione, carica di inventiva. Meno attraente il secondo piano, dove sono esposti i ritratti. Magnifico è il "Triplice ritratto di orefice", ma nel complesso, non amando neanche la ritrattistica, non ho ricevuto le medesime sensazioni dei dipinti religiosi.
Da non perdere questa copiosa mostra, unica nel suo genere, dove non è dipinto il "trionfo dell'uomo ma gente che chiede consolazione alla religione", perché "i viaggi l'avevano messo in contatto con le miserie d'Italia" (Barenson).
Un'immersione spirituale, Il Cristo deposto nel sepolcro a mia sensazione ne è l'apice, un fecondo trasporto in un arte di un pittore famosissimo al suo tempo e poi dimenticato, che ora, anche grazie alle Scuderie ritrova la sua giusta collocazione fra i grandi di tutti i tempi.
domenica 8 maggio 2011
STATUS QUO ANTE - PARTE SECONDA
..."Sono sorpreso, non mi aspettavo che mi mandassero in carcere, pensavo accogliessero la sospensiva". E così, contro ogni previsione sembra che Callisto Tanzi sia stato messo dove avrebbe dovuto già essere da un po di tempo. In Cassazione è stato condannato in via definitiva a 8 anni ed un mese (dai 18 anni del primo grado...), ed è stato tradotto nel carcere di Parma, che per uno strano paradosso è sito in via Burla. Che sia una predestinazione? Il Sor Callisto ha già comunque presentato un istanza al Tribunale di sorveglianza di Reggio Emilia per chiedere la detenzione domiciliare, perché ha più di 70 anni e anche per le sue, ampiamente certificate, critiche condizioni di salute. Scommettiamo che la otterrà?
Comunque, ricapitolando, a tutto oggi la detenzione di Tanzi non ha superato i 275 giorni dal 27 dicembre 2003 al 26 settembre 2004, 8 mesi e 30 giorni tra carcere e domiciliari. Se teniamo conto dell'indulto che toglie 3 anni alla condanna, la pena definitiva è di 4 anni e 4 mesi.
EVVIVA!
Ma, come detto, i superati limiti di età e le condizioni di salute non ottimale certificate dal suo cardiologo avranno sicuramente gioco facile sulla determinazione del procuratore generale di Milano.
EVVIVA!
Così le banche sono state assolte (vergini stuprate dall'astuto ex Cavaliere del lavoro e dai suai accoliti...) e i 100 e passa milioni che dovrebbero, in parte, risarcire le vittime Parmalat non verranno mai fuori dalle tasche dell'oramai nullatenente Sor Callisto.
Che dire? Sorpresi? Per nulla.La sua villa, opportunamente intestata alla moglie, lo attende, così come la sua piscina, visto che l'estate è alle porte. La condanna per aggiotaggio è divenuta nel tempo un alice, perdendo pesa e consistenza fra primo grado, appello e cassazione. L'inesorabile, sepur lenta e compromessa, giustizia italiana ha emesso il suo duro verdetto.
EVVIVA!
Non credo più nella legge. O meglio, ci credo, ma non credo più che venga applicata nei modi corretti. Abbiamo assorbito col tempo una certa assuefazione a certe situazioni e molte volte penso che usciamo sconfitti dall'idea di cosa sia una nazione democratica. Viviamo sospesi, fra necessità e desideri, che tali rimangono, come romantici ideali giovanili. Non abbiamo nanche la forza di fare finta di essere indignati che il dover vivere ci richiama alla nostra dura realtà. Fatta di un quotidiano affannarsi, fra problemi e momenti di logorio, incazzature e tormenti. E i rari momenti sereni vogliamo viverli, e ci mancherebbe altro!... Già, STATUS QUO... perché interromperlo se, dopo tutto, si riesce a vivere abbastanza discretamente....
sabato 2 aprile 2011
TAMARA DE LEMPICKA - VITTORIANO - ROMA
Bella, geniale, colta, aristocratica, dominante, bisessuale, cocainomane...Tamara Rosalia Gurwik-Gorska, meglio conosciuta con il nome del primo marito, Tadeus Lempicki, nata a Mosca nel 1902 (anche se sosteva essere nata a Varsavia) da una famiglia aristocratica, non si è fatta mancare nulla nella sua lunga vita (è morta a Tres Bambus, in Messico, nel 1980). Inventrice di un nuovo linguaggio pittorico e del "Blu Lempicka" (colore predominante nei suoi lavori assieme al grigio), ispirato da moda, pubblicità, cinema, architettura, negli anni '20 la sua personale incursione nell'Art Déco a cavallo fra le due grandi guerre ha lasciato il segno. Le forme essensiali e simmetriche con le quali ha impresso su tela i personaggi dell'alta società che frequentava abitualmente (e della quale era promotrice dello sfarzo e dell'eccentricità), in special modo nel suo primo periodo, l'hanno resa un'icona dell'Art Déco. La "dea dagli occhi d'acciaio" come la sua pittura, donna trasgressiva e quindi libera, colpisce con violenza chi si trova difronte alla sua opera. L'impatto del colore e delle forme, il verismo e la modernità dei tempi vissuti che ha inserito nei suoi quadri, assorbono il visitatore centrifugandolo in un Jet Set cosmopolita raffinato ed elegante, a volte esasperato per la perfezione, ma senza dubbio efficace e di rara bellezza. Un tratto mai sobrio, volutamente marcato, ma che soddisfa e che genera subito assuefazione alle immaggini prodotte sulle tele. Quadri quali Il VERDE GIADA (l'immagine ne è un particolare), LA SCIARPA ARANCIONE, KIZZETTE (la figlia) IN ROSA, IL VELO VERDE, LA DONNA CHE DORME, restano impressi per la comunicazione espressiva che portano intrinsecamente con essi, sublimando quello che lei era o che voleva far credere di essere. Una rivelazione per chi, come me, non conosceva la sua arte. Un evento (il secondo a Roma dopo quello del 1957) da non perdere, al Vittoriano fino al 10 luglio."Cerco di vivere e creare in modo tale da imprimere sia alla vita che alle mie opere il marchio dei tempi moderni" (Tamara de Lempicka)
mercoledì 30 marzo 2011
5 DOMANDE A: ANDREA CAOVINI
Andrea Caovini è nato a Roma nel 1977. Dopo il diploma è stato per undici anni commesso in un negozio di articoli sportivi, ma ha sempre coltivato la sua prima e massima passione: la musica. Dal 2008 il pianoforte e la chitarra gli danno stabilmente da vivere. Ha pubblicato “Prenestinity” prima in versione romanzo e poi come audiolibro. Attualmente porta in scena “Prenestinity Circus”, derivato dai lavori precedenti.
Prenestinity: dal libro all’audiolibro. E’ un progetto nato in origine oppure si è sviluppato dopo l’uscita editoriale in forma classica?
Prenestinity nella mia mente è sempre stato “audio”, la prima stesura fungeva da copione a quella che secondo me poteva essere una soap opera radiofonica, il titolo era nato da quest’idea. Gli avvenimenti poi hanno cambiato l’ordine dei fattori, senza, credo sconvolgerne il risultato. Quindi è stato prima libro per l’editrice Zona poi audiolibro per l’etichetta Terre Sommerse.
La musica. È nata sulla visione delle parole scritte oppure è maturata seguendo un percorso alternativo seppur collegato al lavoro già fatto?
La musica è nata come necessità di dare un ritmo alla lettura, adatto ai diversi capitoli, per rendere l’interpretazione del “lettore” più simile possibile alla mia idea. Così inizialmente incisi delle basi da ascoltare a loop e le distribuivo ad amici insieme al dattiloscritto. L’esperimento sembrava funzionare. In quel modo potevo parlare di funerali su una base allegra, per esempio, o di argomenti scanzonati su solidi blues tristi aiutando l’interpretazione dei toni del messaggio.
“Prenestinity Circus”, la performance : cosa è, o cosa vorrebbe essere.
Prenestinity-circus è la posa in opera del muro di cinta di tutto il mio presente artistico. Le collaborazioni che sono state tante e formative, l’esecuzione dei miei brani originali (La MaLaStraDa - www.myspace.com/lamalastradaband ), i reading musicati dall’audiolibro, la mostra di foto nate dal progetto. Ovviamente questo muro ha ingressi da tutti i lati, e sempre aperti e non sorvegliati, perché fare la guardia alle idee equivale secondo me ad ucciderle.
Una “filosofia urbana” (permettimi il termine in senso di strada, vissuto) sembra attraversare la tua “soap novel”, la mozione teoretica dell’elaborazione: è un costrutto mentale fine a stesso, egocentrico, oppure una trasmissione sinaptica volta al proselitismo?
E’ un modo di dire le cose solo a chi interessano, un primo filtro per mettere in guardia, per entrare in contatto con Prenestinity nel modo giusto, sapendo a cosa si va incontro. Prenestinity o si odia o si ama, non è carino, è brutto o bello, le idee sono coerenti e maturate sul “campo” (banconi, strade, tavoli, sgabelli, marciapiedi), non lasciano spazio a troppe interpretazioni, o si condividono o si rifiutano…
Per chiudere. Qual è il “mezzo espressivo” che più senti renda efficacemente quello che vuoi comunicare emotivamente: la musica o la parola?
Sono esperienze completamente contemporanee nella mia mente, non riesco a pensare ad una parola che non sia al tempo stesso una nota ed un colore, approfitto della fortuna di avere tutti e cinque i sensi per farmi aiutare nella comunicazione, e comunicare è tutto quello che mi interessa.
Link utili:
Brano originale - http://www.youtube.com/watch?v=vLoMKdBRfGU
Capitolo dell’audiolibro - http://www.youtube.com/watch?v=ymaf7BjW_Ac
La necessità di sperimentare nuove forme di comunicazione generate dalla fusione di mezzi “classici”, da il senso della prospettiva nella quale si muove Andrea Caovini e delle strade percorribili per ottenere un linguaggio culturale nuovo, disancorato da schemi stentorei e ripetitivi.
Una scrittura fluida maturata nell’ambiente urbano, reale, vissuto ed una musica altrettanto fluida che da corpo alle vibrazioni che si percepiscono nella lettura o nell’ascolto del reading.
Circondato da ottimi compagni di viaggio e di lavoro ha saputo progettare, modellare e portare a compimento un lavoro significativo, lontano da un approccio manieristico e denso di atmosfera; “ Avremmo dovuto riconoscere prima o poi di essere noi lo sbaglio, l’errata interpretazione, i predestinati a brutti momenti di solitudini … E così fu anche per quel periodo vissuto al Prenestino”.
Ascoltare, leggere o vedere dal vivo il suo lavoro rende dietro con utile il tempo a lui concesso, per avere una corposa evasione dalla quotidianità.
domenica 27 marzo 2011
UN GURU
La via della Non Violenza è il Credo dogmatico di Gene Sharp (professore emerito in scienze politiche presso l’Università del Massachuttes), uno dei massimi esponenti del pacifismo statunitense e collaboratore della Conferenza dei vescovi cattolici negli USA.
I suoi scritti (The politics of Nonviolent Action) hanno influenzato le azioni delle cosiddette Rivoluzioni Colorate, ovvero i momenti rivoluzionari caratterizzati da uno specifico colore (o fiore) assunto come simbolo e moderno marketing politico (corporate branding), e dalla creazione di gruppi di educazione alla democrazia (distribuendo adesivi, impermeabili ed altre forme di merchandising), sostenuti da gruppi studenteschi ed organizzazioni non governative (in parte finanziate anche da paesi occidentali)
Quelle coronate da successo si sono avute in Serbia (Rivoluzione del 5 ottobre, 2000), Georgia (Rivoluzione delle Rose, 2003), Ucraina (Rivoluzione arancione, 2004/2005) e Kirghizistan (Rivoluzione dei tulipani, 2005 – seppur con derive violente). In Azerbaijan, Bielorussia e Mongolia le azioni di protesta non hanno avuto la stessa efficacia, ma hanno rappresentato comunque un tentativo non violento di reazione a diffusi soprusi.
Il pensiero di Sharp è incentrato sul ruolo potenziale della lotta non violenta volta a perseguire gli obiettivi della piena realizzazione della giustizia della libertà e della pace: “ E’ necessario e auspicabile lavorare con altre persone che possono non condividere le nostre convinzioni, ma che sono come noi impegnate a favore della giustizia, della libertà e della pace e che sono disposte ad agire in modo compatibile con i nostri principi morali e nel dovuto rispetto della dignità umana.”
http://www.aeinstein.org, è il sito ufficiale della sua organizzazione non-profit (The Albert Einstein Institution is a nonprofit organization advancing the study and use of strategic nonviolent action in conflicts throughout the world), dove è possibile scaricare in molte lingue i suoi scritti.
La lotta non violenta (l’altra forma di sanzione estrema), chiamata a volte anche potere del popolo, disobbedienza politica, azione non violenta, non collaborazione o resistenza civile può produrre risultati, a volte immediati a volte in un futuro più o meno prossimo.
Quello che conta però e che l’Idea si sia installata in maniera più o meno radicata nelle formazioni giovanili e sociali in genere di alcune popolazioni oppresse da dittature più o meno mascherate: la Rivoluzione Possibile.
L’esercizio dialettico e simbolico della riaffermazione della dignità umana e dei diritti universali, antecedenti qualsiasi organizzazione politica e le sue leggi.
Se può funzionare per rovesciare regimi a maggior ragione può funzionare in democrazie acclarate, dove però l’esercizio numerico pedissequo della maggioranza è portato a soffocare istanze di minoranze in nome della mai chiara Ragion di Stato.
In modo particolare in quei paesi occidentali ancorati ancora allo scontro ideologico fra fazioni, retaggio di un passato duro a superarsi.
L’acquisizione di una coscienza civile superiore da svilupparsi in forme non violente che superi gli scontri ripetuti con l’autorità costituita dovrebbe costituire una priorità inderogabile per l’affermazione di una democrazia più giusta e vivibile, meno omertosa e tendente all’auto conservazione.
Un marketing commerciale con l’obiettivo prefissato di generare utili, nell’ottica della massimizzazione utilitaristica dei diritti sociali e delle priorità dell’individuo (non egoistiche ma comuni).
Un modo di fare per sensibilizzare, per migliorare, per partecipare attivamente alla vita pubblica senza la necessità ogni volta di ripercorre tragedie che si ripercuotono nel futuro generando nuove violenze e dibattiti infiniti sull’uso della forza come forma di difesa dall’aggressione (e su chi sia stato il primo ad aggredire).
Per vivere meglio. Per sentirsi meglio. Per non continuare a dire: “piove, Governo ladro”.
martedì 22 marzo 2011
WWW.INFLUWEB.IT
Influweb è un sistema di partecipazione volontaria per il monitoraggio dell'Influenza in Italia. Si basa su di una piattaforma web interattiva, cui chiunque può accedere per registrasi e partecipare attivamente, fornendo aggiornamenti ed ottenendo informazioni utili sul virus dell'influenza. Nato in Olanda e Belgio (2003/2004) , ha visto successivamente nascere iniziative simili in Portogallo (2005/2006), Gran Bretagna (2009), Svezia, Germania, Francia e Spagna (2010). In Italia il sistema è attivo dal 2008 con il nome INFLUWEB.
Occorre registrarsi e compilare un breve questionario sui sintomi riscontrati o semplicemente per segnalare che non si è avuto alcuno sintomo; una volta registrati si riceve un invito settimanale a segnalare eventuali disturbi, con il vantaggio per gli addetti ai lavori di raccogliere dati in tempo reale e con una risoluzione geografica capillare (i dati vengono riportati su di una mappa dell'Italia colorata a seconda dell'incidenza del virus).
L'idea è quella di monitorare gli spostamenti degli individui per studiare e prevedere l'evoluzione dell'epidemia; le cifere relative alle persone vengono integrate con quelle del traffico aereo fornite da 3.400 aeroporti.
Cosa risolve? Innazitutto un aiuto al sistema sanitario nazionale, con stime sul numero dei malati, sulle risorse dei medicinali e sulla pressione che lo stesso sistema può subire (si pensi, ad esempio al numero delle ambulanze che potrebbero occorrere in un momento di picco massimo). E' una sfida agli schemi classici della medicina.
E' possibile, aderendo, fornire un piccolo contributo con la nostra partecipazione, affinché le poche risorse disponibili vengano usate in maniera appropriata e non vengano disperse; inoltre potremmo concorrere anche ad un abbasssamento dei costi sociali legati all'influenza (ospedalizzazioni, assenteismo nei servizi essenziali della società ecc.).
Non costa nulla. Non prende tempo. E' un progetto di respiro mondiale (non solo europeo). Se vogliamo che le cose migliorino è essenziale che portiamo anche il nostro piccolo contributo.
sabato 19 marzo 2011
PERIGEO LUNARE
Stanotte si verificherà il fenomeno astronomico denominato Perigeo Lunare, un evento che ricorre ogni 19 anni, quando, cioè, la luna raggiunge la distanza minima dalla terra. In più, questa volta la luna, oltre così vicina, sarà anche piena, effetto che porterà a vedere, ad occhio nudo, una luna ingrandita del 14% (sperando, ovviamente, in un cielo sgombro di nuvole).
La Luna Gigante sarà visibile per lo spostamento dell'orbita (la luna gira attorno alla Terra seguendo un'orbita ellittica), effetto delle perturbazioni causate da altre forze gravitazionali, come il quella del Sole, che in conseguenza di ciò, spostano i punti nei quali la Luna raggiunge la distanza minima (perigeo, appunto) e massima (apogeo), oscillando attorno ad un punto medio .
Sarà uno spettacolo da non perdere, che dovrebbe avere il suo culmine attorno alla mezzanotte di oggi.
Non si tratta della cosidettà SuperLuna, che a parere degli astrologi porta sventure a catastrofi (e te pareva!, come se già non ce ne fossero a sufficienza - dicessero mai che una evento naturale e spettacolare portasse bene all'umanità).
Bando alle ciance, è qualcosa da non perdere, anzi nel quale perdersi, sognando di poter toccare la Luna con un dito o abbracciarla, per quanto sembrerà vicina, per non smettere mai di meravigliarci di quello che ci circonda, che ci lascia a volte senza fiato per la bellezza che porta intrisecamente con se.
Buona visione a tutti.
venerdì 11 marzo 2011
TERREMOTO E TSUNAMI IN GIAPPONE
RACCOGLIAMOCI UN MINUTO
UN PICCOLO MOMENTO DI SOLIDARIETA' PER UNA IMMENSA TRAGEDIA CHE ALL'ALBA DI QUESTA MATTINA HA COLPITO IL GIAPPONE
martedì 1 marzo 2011
MAGIA
... e mi ritrovo a piangere, ascoltando i battiti lenti del mio cuore, che s'inabissa nel cupo e rituale discendere della notte che tutto ammanta e avvolge, discretamente, silenziosamente, divinamente.
e chiedo venia per le parole che non ho, pur cercandole nel punto più profondo della sacca della mia anima di vetro, che s'incrina nel ruvido e gelido tocco dei miei pesanti e gravi pensieri.
ma nulla posso e nulla uscirà dalle dita che battono frenetiche sui tasti rispondendo agli impulsi razionali della mia appannata ragione e alle ondate frenetiche ed irrazionali dei miei sentimenti.
nel vuoto lieve e saudente di dover aspettare ancora domani, ancora un domani, sempre un domani, per una data che manca nel mio calendario.
ma resto qua. non abdicherò, non ora. pazienterò; fortificandomi, crescendo, incrementando il mio essere uomo, il mio voler diventare un uomo, nella quiete sovrana di dover credere che sia possibile.
fuggire, del resto, è come morire, ed io voglio vivere, fino in fondo. e se dovrò farlo attraversando giorni di tempesta, lo farò...nell'attesa e nella certezza che il vento cesserà la sua furia e che dopo il suo passaggio comunque un fiore sboccerà.
ed un fiore è magia. è la magia può...
sabato 19 febbraio 2011
LA DIMORA DELL'ANIMA
[...] ma io sono troppo grande e troppo superiore è il destino per cui sono nato, perché io possa rimanere schiavo del mio corpo. Esso, ai miei occhi, non è altro che una catena che avvince la mia libertà. Perciò oppongo il mio corpo ai colpi della fortuna, perché si arrestino contro di esso; ma non permetto che, attraverso di esso, giungano a ferirmi. Questo corpo è tutto ciò in me può ricevere danno. In questa dimora esposta ai pericoli abita un animo libero. Giammai codesta carne mi spingerà a sentimenti di paura, o alla finzione, indegna di un uomo onesto; giammai mentirò, in omaggio a questo misero corpo. Quando mi sembrerà giusto, romperò ogni rapporto con esso. Ma anche ora, che siamo legati insieme, non siamo soci in parti uguali: l'animo rivendicherà a se ogni diritto. La sua vera libertà è il disprezzo del corpo [...] (SENECA - LETTERE A LUCILIO)
Rileggendo questo passo della lettera n. 65 mi sono soffermato un momento a riflettere sul significato che queste parole oggi hanno in rapporto alla nostra società dell'Immagine, dove il Corpo è il Totem della perfezione e delle possibilità. Il corpo non più come contenitore dell'animo umano ma come rappresentazione dello stesso. Una metamorfosi costitutiva dell'essere, che appare, quindi è. Un corpo perfetto, da rendere immune allo scorrere del tempo, per rappresentare quello che si è. Modificabile, modellabile, deturpabile, in omaggio alla bellezza. Il bello non più come concetto astratto ma pratico. Il corpo come mezzo per un fine, come appagamento dell'esistenza. Forse è vero che corriamo velocemente incontro all'apogèo della nostra civiltà, il punto di non ritorno. Forse è vero che ci stiamo rendendo schiavi di un materialismo corrotto, dove il bene non è più comune, ma individuale e monetizzabile. Forse è vero che la voglia di possedere ci ossessiona più di ogni altra cosa. Forse è anche vero che finisce tutto qua, e questo non è un passaggio intermedio. Ma fermarsi comunque per un istante a considerare che la vera libertà è il disprezzo del corpo e che un destino superiore possa attenderci non può farci male, anzi. Un disprezzo filosofico, concettuale... un distacco. Io sono, esisto, e per farlo utilizzo il mio corpo, che mi è stato dato per percorrere un cammino. Occorre volergli bene, certo. Accudirlo, tenerlo al riparo, controllarlo, soddisfarlo. Ma tutto questo passa per il nostro spirito, che è la causa per il fine della vita. Il corpo è materia, che seppur modellabile tale resta. La nostra immagine dovrebbe sempre passare per quello che noi siamo e non per quello che visualizziamo, perché, in fondo, tutti gli esseri umani hanno la stessa medesima composizione.
Non siamo soci in parti uguali; pensiamoci.
Non siamo soci in parti uguali; pensiamoci.
martedì 15 febbraio 2011
a TAL AL MALLOUHI
L'uomo è perituro. Può essere, ma periamo resistendo, e se il nulla ci è riservato non facciamo che sia giustizia. Facciamo, anzi, che sia ingiustizia.
Agiamo in modo da meritare ai nostri occhi e a quelli altrui l'eternità, e contro il timore che tutto alla fine si annienti, timore cui la più robusta fede non può impedire di insinuarsi nell'animo, lottiamo con tutte le forze della disperazione, agiamo in modo da renderci insostituibili, imprimiamo agli altri il nostro suggello e la nostra cifra, nella sola maniera in cui ciò è possibile, cioè dandoci all'universo.
Ognuno sia in tutti e tutti saranno in lui. Vivere veramente è darsi. Chi si da si perpetua. Mescoliamo il nostro spirito agli altri spiriti, alimentiamo con nostro il loro dolore, risvegliamo con la nostra le loro inquietitudini perché si destinino al dolore, alla coscienza della vita, perché più soffrano e, più soffrendo, salgano a più alta e luminosa coscienza, a più pura e intensa vita.
Se morendo usciamo per sempre dalla nostra vita, usciamone non dimissionari, ma destituiti. (SENANCOUR)
Ho voluto riportare queste bellissime parole di Senancour per dedicarle a Tal al Mallouhi, una studentessa di diciannove anni, e anche un blogger, che è detenuta del 27 dicembre 2009 in una prigione dei servizi segreti siriani, e che è stata definitamente condannata a 5 anni di carcere per "cooperazione con un paese straniero". Lo ha reso noto il Syrian Observatory for Human Rights, con sede in Gran Bretagna, secondo il quale la Corte Suprema siriana è un tribunale speciale che non offre garanzie processuali. L'accusa è quella di aver trasmesso informazioni all'Ambasciata USA al Cairo. Secondo, invece, le organizzazioni per i diritti umani, la ragazza sul suo blog criticava solo alcune restrizioni alla libertà di espressione attravesro le sue poesie e, sembra, che sostenesse la causa palestinese. Dal giorno dell'arresto, dopo una persquisione nella sua casa con tanto di sequestro di materiale (libri, dvd, telefono cellulare), i suoi genitori e amici non hanno avuto più alcun contatto con lei.
In Siria l'evento non è stato isolato, anche altri giovani sono stati arrestati per aver parlato di libertà e democrazia su blog e o forum.
In Siria, dal 1963, è al potere il partito Baath, che vieta ogni opposizione politica, in quanto considerata illegale (compresa, ovviamente, la critica).
Tal al Mallouhi non leggerà mai queste parole, ma possiamo farlo noi. E possiamo fare in modo che il messaggio di libertà trovi sempre uno spiraglio per tramandarsi e resistere nei posti nei quali le più elementari forme del vivere civile vengono oppresse e sistematicamente represse con la violenza.
"Se morendo usciamo per sempre dalla nostra vita, usciamone non dimissionari, ma destituiti" è un invito a tenere sempre viva la nostra coscienza, lavorando giornalmente, con il nostro piccolo esempio, affinché chi ha voce la possa usare quando è necessario far conoscere. Senza urlare, senza dover necessariamente replicare alla violenza con la violenza. Un messaggio che rechi con sé la consapevolezza di "essere" e non di "dover essere".
Un augurio. Una speranza. Un invito.
domenica 23 gennaio 2011
APPENDICE - CARLOS AMORALES
All'interno della mostra sulla CITTA' DEGLI DEI al Palazzo delle Esposizioni è possibile visitare sei installazioni dell'artista messicano CARLOS AMORALES (Città del Messico, 1970); realizzate tra il 2005 ed il 2010.
E' la sua prima mostra nel nostro Paese, nonostante una, oramai, acclarata fama internazionale. Il titolo, REMIX, è un'applicazione del principio di ibridaziione su cui si fonda tutto il suo lavoro, ed ha una derivazione dal linguaggio musicale.
Tutte le sue opere in mostra originano dall'Archivio Liquido, un archivio digitale che Morales ha avviato alla fine degli anni '90 e che è in continua espansione; sono immagini ricavate da libri, foto scattate da lui stesso o scaricate da internet, che sono state trasformate attraverso processi creativi inventici e tecnici che divengono altro.
Quello che mi ha profondamento colpito è l'installazione DRIFTING STAR (stella alla deriva), del 2010.
Rappresenta una stella alla deriva nel cosmo, realizzata con 751 frammenti sospesi nello spazio di una immensa stanza all'interno di quella grandiosa e ariosa culla dell'arte che è divenuto il Palazzo delle Esposizioni.
Non essere di fronte ad un opera, ma esserne "dentro", partecipe, constituire con la propria presenza "parte dell'opera". Questo è quello che mi affascina e colpisce. L'intuizione di poter ricreare lo spazio siderale in cui frammenti di una stella viaggiano indisturbati verso la loro meta, e ,nel contempo, rammentare quanto l'uomo sia piccolo e, nello stesso tempo, parte del moto universale; questa è la genialità che mi ha rapito. Abbinarla alla CITTA' DEGLI DEI è stata un idea meravigliosa. La curatrice, Daniela Lancioni, merita un elogio, al pari di quello che è riuscita a portare nella nostra Città.
Il tutto si fonde in un paradosso temporale, che ammalia e centrifuga, estrapolando il visitatore dall'oggi, proiettandolo in un non-tempo di rara efficacia.
Se mai è possibile viaggiare nel tempo e attraverso il tempo, questo è un esperimento empirico da non perdere...
E' la sua prima mostra nel nostro Paese, nonostante una, oramai, acclarata fama internazionale. Il titolo, REMIX, è un'applicazione del principio di ibridaziione su cui si fonda tutto il suo lavoro, ed ha una derivazione dal linguaggio musicale.
Tutte le sue opere in mostra originano dall'Archivio Liquido, un archivio digitale che Morales ha avviato alla fine degli anni '90 e che è in continua espansione; sono immagini ricavate da libri, foto scattate da lui stesso o scaricate da internet, che sono state trasformate attraverso processi creativi inventici e tecnici che divengono altro.
Quello che mi ha profondamento colpito è l'installazione DRIFTING STAR (stella alla deriva), del 2010.
Rappresenta una stella alla deriva nel cosmo, realizzata con 751 frammenti sospesi nello spazio di una immensa stanza all'interno di quella grandiosa e ariosa culla dell'arte che è divenuto il Palazzo delle Esposizioni.
Non essere di fronte ad un opera, ma esserne "dentro", partecipe, constituire con la propria presenza "parte dell'opera". Questo è quello che mi affascina e colpisce. L'intuizione di poter ricreare lo spazio siderale in cui frammenti di una stella viaggiano indisturbati verso la loro meta, e ,nel contempo, rammentare quanto l'uomo sia piccolo e, nello stesso tempo, parte del moto universale; questa è la genialità che mi ha rapito. Abbinarla alla CITTA' DEGLI DEI è stata un idea meravigliosa. La curatrice, Daniela Lancioni, merita un elogio, al pari di quello che è riuscita a portare nella nostra Città.
Il tutto si fonde in un paradosso temporale, che ammalia e centrifuga, estrapolando il visitatore dall'oggi, proiettandolo in un non-tempo di rara efficacia.
Se mai è possibile viaggiare nel tempo e attraverso il tempo, questo è un esperimento empirico da non perdere...
mercoledì 19 gennaio 2011
TEOTIHUACAN - LA CITTA' DEGLI DEI
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI 9 NOVEMBRE 2010 - 27 FEBBRAIO 2011
La città di TEOTIHUACAN costituì il centro di una potente entità politica che fiorì mille aani prima che gli Aztechi fondassero la loro capitale, dove oggì sorge Città del Messico; crebbe fino a trasformarsi fra il III e VI secolo in una delle più grandi città mai costruite nell'america precolombiana.
Un velo di mistero ancora avvolge le antiche rovine: chi erano e che lingua parlavano gli abitanti di TEOTIHUACAN? Come chiamavano se stessi e come chiamavano la loro città?
Il nome con la quale oggi noi la conosciamo le è stato dato dagli Aztechi, che nella lingua nàhuati significa " il Luogo dove gli Uomini divengono Dei".
Il percorso di visita si snoda nelle sette gallerie che compongono la mostra:
1) ARCHITETTURA E URBANISTICA
2) POLITICA, ECONOMIA E GUERRA
3) IL SACRIFICIO
4) RELIGIONE: DEI E RITUALI
5) LA VITA NEI PALAZZI E NEI COMPLESSI RESIDENZIALI
6) LO SPLENDORE DELL'ARTIGIANATO TEOTIHUACANO
7) TEOTIHUACAN E IL MONDO MESOAMERICANO.
Nelle sale 1,2 e 4 sono stati affiancati alle opere anche effetti audiovisivi che rendono ancora più partecipe il visitatore all'evento.
E' un esperienza che consiglio vivamente, a chi ancora non avesse avuto il privilegio di farla. Un abbinamento di misticità e miticità, un esoterico trapasso temporale nel magnifico spazio del Palazzo delle Esposizioni. Che va al di là della semplice curiosità o del valore intriseco di ciò che è esposto, ovvero l'opera di una popolazione misteriosa che è vissuta sul nostro pianeta e che ha lasciato tracce tangibili del grado evolutivo che aveva raggiunto.
Da non perdere.
La città di TEOTIHUACAN costituì il centro di una potente entità politica che fiorì mille aani prima che gli Aztechi fondassero la loro capitale, dove oggì sorge Città del Messico; crebbe fino a trasformarsi fra il III e VI secolo in una delle più grandi città mai costruite nell'america precolombiana.
Un velo di mistero ancora avvolge le antiche rovine: chi erano e che lingua parlavano gli abitanti di TEOTIHUACAN? Come chiamavano se stessi e come chiamavano la loro città?
Il nome con la quale oggi noi la conosciamo le è stato dato dagli Aztechi, che nella lingua nàhuati significa " il Luogo dove gli Uomini divengono Dei".
Il percorso di visita si snoda nelle sette gallerie che compongono la mostra:
1) ARCHITETTURA E URBANISTICA
2) POLITICA, ECONOMIA E GUERRA
3) IL SACRIFICIO
4) RELIGIONE: DEI E RITUALI
5) LA VITA NEI PALAZZI E NEI COMPLESSI RESIDENZIALI
6) LO SPLENDORE DELL'ARTIGIANATO TEOTIHUACANO
7) TEOTIHUACAN E IL MONDO MESOAMERICANO.
Nelle sale 1,2 e 4 sono stati affiancati alle opere anche effetti audiovisivi che rendono ancora più partecipe il visitatore all'evento.
E' un esperienza che consiglio vivamente, a chi ancora non avesse avuto il privilegio di farla. Un abbinamento di misticità e miticità, un esoterico trapasso temporale nel magnifico spazio del Palazzo delle Esposizioni. Che va al di là della semplice curiosità o del valore intriseco di ciò che è esposto, ovvero l'opera di una popolazione misteriosa che è vissuta sul nostro pianeta e che ha lasciato tracce tangibili del grado evolutivo che aveva raggiunto.
Da non perdere.
domenica 9 gennaio 2011
LETTERA ALLA DONNA DELLA MIA VITA (che ancora non c'è...)
Ti ho aspettata.
Ti ho aspettata tanto.
Con pazienza, speranza, credendoci sempre. Perchè non potevo fare altrimenti.
Ho affogato l'attesa nel vizio, creando felicità artificiale, finché non è stato più abbastanza. Palliativi costosi e dannosi, inutili; ma la noia della solitudine ha bisogno di sollievo e da qualche parte bisogna pur cercarlo.
Ma dura sempre poco, e col tempo anche meno. E ne hai sempre più bisogno, e quando scopri che ti lega ti accorgi che il nodo è troppo stretto per scioglierlo.
Piangere e commiserarsi non è sufficiente. Occorre aver fede.
Vedevo nel mio futuro il tuo volto; non delineato, fuori fuoco, indefinito. Ma sentivo che c'era e che in un futuro prossimo si sarebbe mostrato.
E così l'attesa è divenuta ancora più odiosa nella lotta per sciogliere il nodo, contiuando a nuotare nel vizio, cercando di non affogare.
Poi ho iniziato a sentire la tua voce che sussurava parole che non capivo, ma che componevano una melodia che mi ammaliava.
Ed ho preso a nuotare con più forza, affrontando onde sempre più alte, controccorrente, con i polmoni pieni d'acqua.
Ma più nuotavo più l'approdo lontano m'appariva ed il nodo sembrava volermi trascinare nel fondo di quell'oceano artificiale eppure così vero e burrascoso, per inghiottirmi per sempre in una acquiescenza silenziosa di rassegnazione.
Così in un giorno d'autunno della fine dell'anno ho smesso di nuotare, stremato e vinto dall'imparità della lotta. Mi mancava l'aria e le braccia erano oramai intorpidite dallo sforzo e l'ipotermia s'affaciava nell'acquietarsi delle acque; ed è lì, in quell'esatto momento che ho chiuso gli occhi dichiarandomi vinto e ho smesso di nuotare, lasciandomi andare nella corrente, abbandonandomi all'inevitabile.
Nel silenzio tenebroso della quiete dopo la tempesta aspettavo, aspettavo, aspettavo.
Poi il tuo volto s'è materializzato e la tua voce s'è liberata e come una sirena omerica hai iniziato a cantare per me il cielo in una stanza.
Ti ho aspettata.
Ti ho aspettata tanto.
Ora ti ho trovata.
Il nodo d'incanto se sciolto e il dolce brivido della libertà mi ha rianimato in un colpo di tosse che ha espulso l'acqua in eccesso dentro di me riportandomi alla coscienza.
Ora ti ho trovata, e ti tengo stretta a me.
Non canti più.
Mi guardi, sorridi, e poi abbassi gli occhi.
Non occorrono parole.
A me basta ascoltare il battito del tuo cuore che suona le universali note dell'amore per ripagarmi dell'attesa...
Ti ho aspettata tanto.
Con pazienza, speranza, credendoci sempre. Perchè non potevo fare altrimenti.
Ho affogato l'attesa nel vizio, creando felicità artificiale, finché non è stato più abbastanza. Palliativi costosi e dannosi, inutili; ma la noia della solitudine ha bisogno di sollievo e da qualche parte bisogna pur cercarlo.
Ma dura sempre poco, e col tempo anche meno. E ne hai sempre più bisogno, e quando scopri che ti lega ti accorgi che il nodo è troppo stretto per scioglierlo.
Piangere e commiserarsi non è sufficiente. Occorre aver fede.
Vedevo nel mio futuro il tuo volto; non delineato, fuori fuoco, indefinito. Ma sentivo che c'era e che in un futuro prossimo si sarebbe mostrato.
E così l'attesa è divenuta ancora più odiosa nella lotta per sciogliere il nodo, contiuando a nuotare nel vizio, cercando di non affogare.
Poi ho iniziato a sentire la tua voce che sussurava parole che non capivo, ma che componevano una melodia che mi ammaliava.
Ed ho preso a nuotare con più forza, affrontando onde sempre più alte, controccorrente, con i polmoni pieni d'acqua.
Ma più nuotavo più l'approdo lontano m'appariva ed il nodo sembrava volermi trascinare nel fondo di quell'oceano artificiale eppure così vero e burrascoso, per inghiottirmi per sempre in una acquiescenza silenziosa di rassegnazione.
Così in un giorno d'autunno della fine dell'anno ho smesso di nuotare, stremato e vinto dall'imparità della lotta. Mi mancava l'aria e le braccia erano oramai intorpidite dallo sforzo e l'ipotermia s'affaciava nell'acquietarsi delle acque; ed è lì, in quell'esatto momento che ho chiuso gli occhi dichiarandomi vinto e ho smesso di nuotare, lasciandomi andare nella corrente, abbandonandomi all'inevitabile.
Nel silenzio tenebroso della quiete dopo la tempesta aspettavo, aspettavo, aspettavo.
Poi il tuo volto s'è materializzato e la tua voce s'è liberata e come una sirena omerica hai iniziato a cantare per me il cielo in una stanza.
Ti ho aspettata.
Ti ho aspettata tanto.
Ora ti ho trovata.
Il nodo d'incanto se sciolto e il dolce brivido della libertà mi ha rianimato in un colpo di tosse che ha espulso l'acqua in eccesso dentro di me riportandomi alla coscienza.
Ora ti ho trovata, e ti tengo stretta a me.
Non canti più.
Mi guardi, sorridi, e poi abbassi gli occhi.
Non occorrono parole.
A me basta ascoltare il battito del tuo cuore che suona le universali note dell'amore per ripagarmi dell'attesa...
sabato 8 gennaio 2011
LA SOLITA STORIA...
Repubblica Ceca, Romania,Ungheria,Bulgaria, Lituania e Lettonia hanno chiesto all'Unione Europea (di cui sono paesi membri) di equiparare il negazionismo dei crimini staliniani a quello (che è punito per legge) dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti.
Risposta: NO.
La Commissione Europea, Istituzione dell'Unione, non li ha reputati equiparabili.
Esitono crimini di serie A e crimini di serie B. Esistono criminali e criminali.
Quello che ci lascia interdetti non è tanto la rilettura giuridica della storia, che lascia il tempo che trova, ma la necessità di fare un distinguo fra le due peggiori ortodossie che hanno caratterizzato la storia europea, accumunate da efferratezza e spietatezza in nome di qualcosa che solo a scriverlo ci viene la pelle d'oca.
Non sarà certo il verdetto della Commissione Europea a farci cambiare idea, ma resta il fatto che è stata avvertita la necessità di farla questa distinzione. Di non mettere sullo stesso piano il nazismo e il comunismo.
Non ci fu eliminazione sistematica di un etnia nel comunismo. Ma ci fu qualcosa di peggio (se mai questo fosse possibile): la cancellazione fisica di chiunque non si riconoscesse nell'Ideologia.
Non staremo certo a strapparci i capelli per questo. L'Unione Europea si è distinta altre volte per prese di posizione assurde, tese evidentemente a non alterare i delicati equilibri che la sorreggono. Ci viene da ridere a pensare che una Istituzione politica di 27 stati che non sono riusciti a darsi una Costituzione (valori comuni condivisi) possa prendere decisioni in tal senso.
Ma questa è l'Europa, bellezza. Questo è il nostro futuro. Questo è quello che stiamo tentando di costruire dal 18 aprile 1951, anno di nascita della CECA.
Lasciamo una domanda al Presidente della Commissione Barroso: se venti milioni di morti Le sembrano pochi....
Risposta: NO.
La Commissione Europea, Istituzione dell'Unione, non li ha reputati equiparabili.
Esitono crimini di serie A e crimini di serie B. Esistono criminali e criminali.
Quello che ci lascia interdetti non è tanto la rilettura giuridica della storia, che lascia il tempo che trova, ma la necessità di fare un distinguo fra le due peggiori ortodossie che hanno caratterizzato la storia europea, accumunate da efferratezza e spietatezza in nome di qualcosa che solo a scriverlo ci viene la pelle d'oca.
Non sarà certo il verdetto della Commissione Europea a farci cambiare idea, ma resta il fatto che è stata avvertita la necessità di farla questa distinzione. Di non mettere sullo stesso piano il nazismo e il comunismo.
Non ci fu eliminazione sistematica di un etnia nel comunismo. Ma ci fu qualcosa di peggio (se mai questo fosse possibile): la cancellazione fisica di chiunque non si riconoscesse nell'Ideologia.
Non staremo certo a strapparci i capelli per questo. L'Unione Europea si è distinta altre volte per prese di posizione assurde, tese evidentemente a non alterare i delicati equilibri che la sorreggono. Ci viene da ridere a pensare che una Istituzione politica di 27 stati che non sono riusciti a darsi una Costituzione (valori comuni condivisi) possa prendere decisioni in tal senso.
Ma questa è l'Europa, bellezza. Questo è il nostro futuro. Questo è quello che stiamo tentando di costruire dal 18 aprile 1951, anno di nascita della CECA.
Lasciamo una domanda al Presidente della Commissione Barroso: se venti milioni di morti Le sembrano pochi....
domenica 2 gennaio 2011
LULA POP - di Cesare Battisti
Grazie, Presidente, per questo Presente
grazie per non avermi restituito a quel paese di barbari
dove mi avrebbero imprigionato a vita
e dove la mia vita avrebbe corso gravi pericoli
Grazie, Presidente, per avermi restituito la mia dignità di uomo
che solo la libertà sa valorizzare pienamente
Grazie, per aver sfidato e vinto una nazione in nome di un'Idea
dell'acclarata superiorità morale che da sempre contraddistingue quelli come noi
Grazie, Presidente di non aver tenuto conto di quattro condanne in cassazione
e di una pena complessiva di trenta anni per tre omicidi più uno come mandante
tutti perpretati nel nome e per conto dell'Idea
che Lei, nella sua grandezza filosofica, riconosce come giusta e pura
Grazie per avermi difeso anche dal giudizio, iniquo, del Tribunale Supremo del Suo paese, emesso in ossequio ad un Trattato Bilaterale sull'estradizione di delinquenti
Come sono lontani dalla verità!
Fortunanatamente ci sono persone come Lei, Presidente, che sanno riconoscere un assassino da un fervente Idealista quale Io sono stato
come Lei e come il Presidente francese, altra persona illuminata
Resistere e sfidare il comune sentire, così di bassa e volgare cultura, ci accomuna, signor Presidente, e ci rende simili
Grazie, infine, per avermi restituito la possibilità di rifarmi una vita con la mia nuova compagna, una venticinquenne, bel lontana da queste diatribe giuridiche, che mi farà evadere, una volta per tutte, dal mio passato.
Grazie, Signor Presidente.
Grazie.
ipotetica lettera di cesare battisti al presidente brasiliano luna, dopo che questi ha negato la sua estradizione all'Italia con una scusa tanto risibile da essere efficace.
non importa che questo sia una Paese sovrano. non importa che ci siano quattro condanne da eseguire emesse in un Paese altamente garantista come il nostro. non importa che persone come il Sig. Torregiani stiano aspettando giustizia da trent'anni. non importa che tutto ciò possa creare un gravissimo precedente. del resto quel paese da lustri ospita gente di ogni risma e la lascia prolificare sul suo territorio. ed è per questo che si permettono di darci lezioni su come istruire, eseguire e portare a termine un processo. perchè di solito loro non li fanno. non ai terroristi. ed è per questo che fanno insinuazioni sul nostro sistema carcerario, definitivo primitivo e a grave rischio per la salute di questo individuo; perchè il loro è un modello per società evolute (d'altronde in tutti i paese sudamericani sono note le favorevoli condizioni dei carcerati).
non c'è nemmeno più amarezza nel vedere portare a termine certe cose nell'impunità. auguriamo al Signor Preseidente di riuscire a guardarsi nello specchio in questo nuovo anno e di vedere un uomo. ma non so perchè ci vengono dei dubbi.
grazie per non avermi restituito a quel paese di barbari
dove mi avrebbero imprigionato a vita
e dove la mia vita avrebbe corso gravi pericoli
Grazie, Presidente, per avermi restituito la mia dignità di uomo
che solo la libertà sa valorizzare pienamente
Grazie, per aver sfidato e vinto una nazione in nome di un'Idea
dell'acclarata superiorità morale che da sempre contraddistingue quelli come noi
Grazie, Presidente di non aver tenuto conto di quattro condanne in cassazione
e di una pena complessiva di trenta anni per tre omicidi più uno come mandante
tutti perpretati nel nome e per conto dell'Idea
che Lei, nella sua grandezza filosofica, riconosce come giusta e pura
Grazie per avermi difeso anche dal giudizio, iniquo, del Tribunale Supremo del Suo paese, emesso in ossequio ad un Trattato Bilaterale sull'estradizione di delinquenti
Come sono lontani dalla verità!
Fortunanatamente ci sono persone come Lei, Presidente, che sanno riconoscere un assassino da un fervente Idealista quale Io sono stato
come Lei e come il Presidente francese, altra persona illuminata
Resistere e sfidare il comune sentire, così di bassa e volgare cultura, ci accomuna, signor Presidente, e ci rende simili
Grazie, infine, per avermi restituito la possibilità di rifarmi una vita con la mia nuova compagna, una venticinquenne, bel lontana da queste diatribe giuridiche, che mi farà evadere, una volta per tutte, dal mio passato.
Grazie, Signor Presidente.
Grazie.
ipotetica lettera di cesare battisti al presidente brasiliano luna, dopo che questi ha negato la sua estradizione all'Italia con una scusa tanto risibile da essere efficace.
non importa che questo sia una Paese sovrano. non importa che ci siano quattro condanne da eseguire emesse in un Paese altamente garantista come il nostro. non importa che persone come il Sig. Torregiani stiano aspettando giustizia da trent'anni. non importa che tutto ciò possa creare un gravissimo precedente. del resto quel paese da lustri ospita gente di ogni risma e la lascia prolificare sul suo territorio. ed è per questo che si permettono di darci lezioni su come istruire, eseguire e portare a termine un processo. perchè di solito loro non li fanno. non ai terroristi. ed è per questo che fanno insinuazioni sul nostro sistema carcerario, definitivo primitivo e a grave rischio per la salute di questo individuo; perchè il loro è un modello per società evolute (d'altronde in tutti i paese sudamericani sono note le favorevoli condizioni dei carcerati).
non c'è nemmeno più amarezza nel vedere portare a termine certe cose nell'impunità. auguriamo al Signor Preseidente di riuscire a guardarsi nello specchio in questo nuovo anno e di vedere un uomo. ma non so perchè ci vengono dei dubbi.
giovedì 16 dicembre 2010
STATUS QUO ANTE
Dopo appena SETTE anni di processo Callisto Tanzi è stato condannato, IN PRIMO GRADO, a 18 anni di carcere.
EVVIVA!
Peccato che ha 70 anni ed in galera non ci metterà piede. Per i suoi soci in affari pene leggermente inferiori, ma considerando l'appello e la cassazione eventuale i reati andranno sicuramente prescritti (ovvero, niente galera).
EVVIVA!
La banda ha messo in piedi una truffa da 14 MILIARDI DI EURO, che sta in cima alla classifica europea ed ai primissimi posti in quella mondiale.
La nostra giustizia, ovviamente, non poteva esimersi dal portare in tribunale PARMALATANZI, ma, ancora più ovviamente, l'ha fatto con i tempi necessari.
Nell'inframentre il buon Callisto ha potuto continuare a vivere come prima, e continuerà farlo anche dopo la sentenza (comunque sempre di PRIMO GRADO).
EVVIVA!
Commento del bravuomo all'emissione della sentenza: "non mi aspettavo una sentenza così severa".
E già, siamo in Italia. Chi ti condanna mai in Italia. Ma, sopratutto, chi ci va mai in galera in Italia.
Negli USA Bernard Madoff, il finanziere che ha messo in piedi la truffa più colossale mai portata a termine, IN SOLO SEI MESI DI PROCESSO E' STATO CONDANNATO A 150 ANNI (in pratica hanno buttato la chiave); vari ergastoli anche per il caso ENRON (simile al PARMALATCRAK).
Non viene neanche voglia di commentare. Quanto sia disastroso lo stato della giustizia italiana è sotto gli occhi di tutti. E' un fallimento collettivo. Una rassegnazione di altri tempi. Veniamo irrisi tutti i giorni con queste sentenze farsa. Veniamo presi per il culo. Ma forse a chi calpesta il suolo italiano non glienefregauncazzo, almeno non fino a quando viene toccato direttamente.
La riforma della giustizia, come tante altre in questo paese (non merita neanche la "p" maiuscola), sarebbe urgente. Ma sono continuamente ostacolate. Da cosa?
Status Quo (convenienze di compromesso tra le parti).
Così le lobby resistono, i poteri passano nelle mani dei discendenti ereditari, il circolo massonico si perpetua nel tempo.
In piazza vengono spediti, di volta in volta, studenti, disoccupati, precari, pensionati, lavoratori sull'orlo del licenziamento: tutte persone che hanno più di mille ragioni di protestare, ma che, purtroppo, nel gioco dello Status Quo, servono all'immobilismo, ovvero mantenimento.
Sono persone in buona fede, e sono oneste. E hanno una maledetta voglia di credere in qualcosa. Di credere che sia possibile una socialità giusta ed equa. Una socialità che premia chi lavora, s'impegna, studia, paga le tasse, fa volontariato; che respinga la parte oscura della luna.
Status Quo.
Questo è quello da abbattere. Da tirare giù. Sbriciolare e disperdere nel vento.
Status Quo.
E' necessaria una rivoluzione culturale. Un nuovo modo di pensare ed agire. Un totale cambiamento di pensiero, un radicale rovesciamento delle posizioni. Un'ideologia razionale, fredda, disancorata da tutto quello che oggi ci fagocita e annulla; una nuova era dei lumi. Che nasca dal basso, e si trasmetta per contagio. Senza urla. Senza violenza. Senza cattiveria. Usando l'esempio quotidiano. E iniziando a dire NO.
Siamo stufi delle teste vuote che ci circondano. Basta con i compromessi. Sopratutto basta farsi dividere da fantocci legati all'unica cosa in cui credono: il potere e le sue briciole.
Status Quo.
EVVIVA!
EVVIVA!
Peccato che ha 70 anni ed in galera non ci metterà piede. Per i suoi soci in affari pene leggermente inferiori, ma considerando l'appello e la cassazione eventuale i reati andranno sicuramente prescritti (ovvero, niente galera).
EVVIVA!
La banda ha messo in piedi una truffa da 14 MILIARDI DI EURO, che sta in cima alla classifica europea ed ai primissimi posti in quella mondiale.
La nostra giustizia, ovviamente, non poteva esimersi dal portare in tribunale PARMALATANZI, ma, ancora più ovviamente, l'ha fatto con i tempi necessari.
Nell'inframentre il buon Callisto ha potuto continuare a vivere come prima, e continuerà farlo anche dopo la sentenza (comunque sempre di PRIMO GRADO).
EVVIVA!
Commento del bravuomo all'emissione della sentenza: "non mi aspettavo una sentenza così severa".
E già, siamo in Italia. Chi ti condanna mai in Italia. Ma, sopratutto, chi ci va mai in galera in Italia.
Negli USA Bernard Madoff, il finanziere che ha messo in piedi la truffa più colossale mai portata a termine, IN SOLO SEI MESI DI PROCESSO E' STATO CONDANNATO A 150 ANNI (in pratica hanno buttato la chiave); vari ergastoli anche per il caso ENRON (simile al PARMALATCRAK).
Non viene neanche voglia di commentare. Quanto sia disastroso lo stato della giustizia italiana è sotto gli occhi di tutti. E' un fallimento collettivo. Una rassegnazione di altri tempi. Veniamo irrisi tutti i giorni con queste sentenze farsa. Veniamo presi per il culo. Ma forse a chi calpesta il suolo italiano non glienefregauncazzo, almeno non fino a quando viene toccato direttamente.
La riforma della giustizia, come tante altre in questo paese (non merita neanche la "p" maiuscola), sarebbe urgente. Ma sono continuamente ostacolate. Da cosa?
Status Quo (convenienze di compromesso tra le parti).
Così le lobby resistono, i poteri passano nelle mani dei discendenti ereditari, il circolo massonico si perpetua nel tempo.
In piazza vengono spediti, di volta in volta, studenti, disoccupati, precari, pensionati, lavoratori sull'orlo del licenziamento: tutte persone che hanno più di mille ragioni di protestare, ma che, purtroppo, nel gioco dello Status Quo, servono all'immobilismo, ovvero mantenimento.
Sono persone in buona fede, e sono oneste. E hanno una maledetta voglia di credere in qualcosa. Di credere che sia possibile una socialità giusta ed equa. Una socialità che premia chi lavora, s'impegna, studia, paga le tasse, fa volontariato; che respinga la parte oscura della luna.
Status Quo.
Questo è quello da abbattere. Da tirare giù. Sbriciolare e disperdere nel vento.
Status Quo.
E' necessaria una rivoluzione culturale. Un nuovo modo di pensare ed agire. Un totale cambiamento di pensiero, un radicale rovesciamento delle posizioni. Un'ideologia razionale, fredda, disancorata da tutto quello che oggi ci fagocita e annulla; una nuova era dei lumi. Che nasca dal basso, e si trasmetta per contagio. Senza urla. Senza violenza. Senza cattiveria. Usando l'esempio quotidiano. E iniziando a dire NO.
Siamo stufi delle teste vuote che ci circondano. Basta con i compromessi. Sopratutto basta farsi dividere da fantocci legati all'unica cosa in cui credono: il potere e le sue briciole.
Status Quo.
EVVIVA!
martedì 14 dicembre 2010
EVENTO MACRO TESTACCIO "PLUS ULTRA"
Da venerdì 17 dicembre al 20 marzo 2011 al Macro Testaccio di Roma avrà luogo l'evento "PLUS ULTRA", con l'esposizione di opere di pittura, scultura, video, fotografie ed installazioni di 38 artisti tra i più significativi della collezione di Patrizia Sandretto Re Debaudengo.
Arte contemporanea, così poco compresa in Italia (in parte anche da me).
E' comunque un occassione per tentare un ulteriore approccio con le nuove frontiere comunicative che ci propongono gli artisti contemporanei.
Come ben dice la Signora Sandretto "se musei e gallerie non aiutano a capire l'arte non hanno ragione di esistere".
Forse c'è solo la necessità di spogliarsi dei nostri stereotipi di approccio a certe forme d'arte.
I commenti a dopo la visita.
Arte contemporanea, così poco compresa in Italia (in parte anche da me).
E' comunque un occassione per tentare un ulteriore approccio con le nuove frontiere comunicative che ci propongono gli artisti contemporanei.
Come ben dice la Signora Sandretto "se musei e gallerie non aiutano a capire l'arte non hanno ragione di esistere".
Forse c'è solo la necessità di spogliarsi dei nostri stereotipi di approccio a certe forme d'arte.
I commenti a dopo la visita.
domenica 12 dicembre 2010
UNA CARTA, UNA CELLA, UNA SEDIA VUOTA ED UN NOBEL
La Charta 08 (in cinese 零八宪章) è un manifesto sottoscritto il 10 dicembre 2008 (anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo) e pubblicato online da 303 intellettuali ed attivisti per i diritti umani cinesi, allo scopo di promuovere una serie di riforme politiche volte alla democratizzazione della Repubblica popolare cinese.
Il nome è tratto dalla famosa Charta 77, documento redatto dai dissidenti cecoslovacchi negli anni Settanta. Promotore e coordinatore è stato lo scrittore Liu Xiaobo.
Le richieste
La Carta contiene la richiesta di 19 riforme, da attuarsi per migliorare il rispetto dei diritti umani in Cina, che vanno dal funzionamento della giustizia alla libertà di associazione, all'introduzione del pluripartitismo. Nel documento si legge: «I conflitti sociali di tutti i tipi si vanno accumulando e il malcontento è sensibilmente aumentato». E ancora: «Il potere si è ripiegato su se stesso al punto che il cambiamento non può più essere evitato». «La Cina oggi rimane l'unico grande paese guidato da un regime autoritario, responsabile di numerose violazioni dei diritti umani». «La situazione deve cambiare! Le riforme politiche democratiche non possono più aspettare.»
Le richieste specifiche riguardano:
1.Modifiche in senso democratico alla Costituzione della Repubblica popolare cinese;
2.Separazione dei poteri;
3.Democraticizzazione del potere legislativo;
4.Indipendenza del potere giudiziario;
5.Possibilità per i cittadini di controllare l'operato degli amministratori;
6.Rispetto dei diritti umani;
7.Elezione (dal basso) e non più nomina (dall'alto) dei funzionari pubblici;
8.Equilibrio tra ambiente urbano ed ambiente rurale;
9.Libertà di associazione;
10.Liberta di riunione;
11.Libertà di espressione;
12.Libertà di religione;
13.Educazione civica;
14.Tutela della proprietà privata;
15.Riforma del sistema fiscale e tributario;
16.Sicurezza sociale;
17.Protezione dell'ambiente;
18.Passaggio alla repubblica federale;
19.Istituzione di una Commissione della verità e della riconciliazione[1].
(FONTE Wikipedia, l'enciclopedia libera )
Venerdì 10 dicembre, ad Oslo è stato assegnato il PREMIO NOBEL per la PACE a LIU XIAOBO. a ritirarlo una sedia vuota con accanto una sedia vuota (generalmente riservata ad un familiare del premiato). Liu è in carcere in Cina, condannato ad 11 anni di reclusione per SOVVERSIONE. 19 DIPLOMAZIE STRANIERE (tra le quali Russia, Cuba, Pakistan, Serbia ed Iraq) hanno disertato la manifestazione per "varie ragioni".
la Charta 08, come è possibile leggere nei 19 punti programmatici, chiede elementari libertà in un Paese che ne è privo. A leggerli viene quasi un sussulto per la condanna per sovversione.
siamo nel 2010, anzi 2011. continuano ad esistere posti nel mondo nei quali vengono negati i più elentari diritti. continuano ad esistere persone che in questi posti devono pagare un prezzo salato per affermare il diritto a possederli. ci sono stati appelli di varie personalità nel mondo che hanno ribadito la necessità della liberazione di Liu. c'è stato uno strano silenzio nel nostro Paese, notoriamente molto attivo in fatto di censura e libertà di parola. non una manifestazione. non un dibattito. non una trasmissione, sopratutto da chi, giornalmente, urla contro una democrazia "oscurantista" facendo i beneamati fatti propri ( e dietro lauto compenso e non rischio di galera).
ognuno ha le sue idee in proprosito, ed è giusto così. continuo a provare vergogna per il mio Paese, oramai sull'orlo del burrone. una vergogna dinamica, che cresce e si sviluppa giornalmente. restiamo ancorati a vecchie dietrologie ideologiche così ammuffite da far venire la nausea. il Paese del dibattito continuo continua a galleggiare sui propri flussi maleodoranti e neri come la pece. un Paese di tutti contro tutti purchè quello che oggi è mio non divenga tuo, e quello che è tuo passi a me. d'altronde basta sventolare una bandiera in piazza per ripulirsi la coscienza e tornare a casa la sera soddisfatto e tronfio degli slogan gridati a più non posso.
a volte, credo, potrebbe essere più utile lottare con il buon esempio. con l'onestà (valore diffuso in questo Paese ma non così apprezzato). con la dignità. con il coraggio di dire relamente quello che si pensa, e non quello che in quel momento conviene dire (o non dire).
in chiusura, voglio ricordare l'unico precedente nel quale a Oslo è rimasta una sedia vuota a ritirare un premio:
1936, Nobel per la Pace al pacifista tedesco CARL VON ISSIETZY.
ad impedirgli l'arrivo nella capitale norvegese fu Hadolf Hitler.
Il nome è tratto dalla famosa Charta 77, documento redatto dai dissidenti cecoslovacchi negli anni Settanta. Promotore e coordinatore è stato lo scrittore Liu Xiaobo.
Le richieste
La Carta contiene la richiesta di 19 riforme, da attuarsi per migliorare il rispetto dei diritti umani in Cina, che vanno dal funzionamento della giustizia alla libertà di associazione, all'introduzione del pluripartitismo. Nel documento si legge: «I conflitti sociali di tutti i tipi si vanno accumulando e il malcontento è sensibilmente aumentato». E ancora: «Il potere si è ripiegato su se stesso al punto che il cambiamento non può più essere evitato». «La Cina oggi rimane l'unico grande paese guidato da un regime autoritario, responsabile di numerose violazioni dei diritti umani». «La situazione deve cambiare! Le riforme politiche democratiche non possono più aspettare.»
Le richieste specifiche riguardano:
1.Modifiche in senso democratico alla Costituzione della Repubblica popolare cinese;
2.Separazione dei poteri;
3.Democraticizzazione del potere legislativo;
4.Indipendenza del potere giudiziario;
5.Possibilità per i cittadini di controllare l'operato degli amministratori;
6.Rispetto dei diritti umani;
7.Elezione (dal basso) e non più nomina (dall'alto) dei funzionari pubblici;
8.Equilibrio tra ambiente urbano ed ambiente rurale;
9.Libertà di associazione;
10.Liberta di riunione;
11.Libertà di espressione;
12.Libertà di religione;
13.Educazione civica;
14.Tutela della proprietà privata;
15.Riforma del sistema fiscale e tributario;
16.Sicurezza sociale;
17.Protezione dell'ambiente;
18.Passaggio alla repubblica federale;
19.Istituzione di una Commissione della verità e della riconciliazione[1].
(FONTE Wikipedia, l'enciclopedia libera )
Venerdì 10 dicembre, ad Oslo è stato assegnato il PREMIO NOBEL per la PACE a LIU XIAOBO. a ritirarlo una sedia vuota con accanto una sedia vuota (generalmente riservata ad un familiare del premiato). Liu è in carcere in Cina, condannato ad 11 anni di reclusione per SOVVERSIONE. 19 DIPLOMAZIE STRANIERE (tra le quali Russia, Cuba, Pakistan, Serbia ed Iraq) hanno disertato la manifestazione per "varie ragioni".
la Charta 08, come è possibile leggere nei 19 punti programmatici, chiede elementari libertà in un Paese che ne è privo. A leggerli viene quasi un sussulto per la condanna per sovversione.
siamo nel 2010, anzi 2011. continuano ad esistere posti nel mondo nei quali vengono negati i più elentari diritti. continuano ad esistere persone che in questi posti devono pagare un prezzo salato per affermare il diritto a possederli. ci sono stati appelli di varie personalità nel mondo che hanno ribadito la necessità della liberazione di Liu. c'è stato uno strano silenzio nel nostro Paese, notoriamente molto attivo in fatto di censura e libertà di parola. non una manifestazione. non un dibattito. non una trasmissione, sopratutto da chi, giornalmente, urla contro una democrazia "oscurantista" facendo i beneamati fatti propri ( e dietro lauto compenso e non rischio di galera).
ognuno ha le sue idee in proprosito, ed è giusto così. continuo a provare vergogna per il mio Paese, oramai sull'orlo del burrone. una vergogna dinamica, che cresce e si sviluppa giornalmente. restiamo ancorati a vecchie dietrologie ideologiche così ammuffite da far venire la nausea. il Paese del dibattito continuo continua a galleggiare sui propri flussi maleodoranti e neri come la pece. un Paese di tutti contro tutti purchè quello che oggi è mio non divenga tuo, e quello che è tuo passi a me. d'altronde basta sventolare una bandiera in piazza per ripulirsi la coscienza e tornare a casa la sera soddisfatto e tronfio degli slogan gridati a più non posso.
a volte, credo, potrebbe essere più utile lottare con il buon esempio. con l'onestà (valore diffuso in questo Paese ma non così apprezzato). con la dignità. con il coraggio di dire relamente quello che si pensa, e non quello che in quel momento conviene dire (o non dire).
in chiusura, voglio ricordare l'unico precedente nel quale a Oslo è rimasta una sedia vuota a ritirare un premio:
1936, Nobel per la Pace al pacifista tedesco CARL VON ISSIETZY.
ad impedirgli l'arrivo nella capitale norvegese fu Hadolf Hitler.
sabato 11 dicembre 2010
SPAZIOPERIODICO
Venerdi 17 Dicembre (si) inaugura lo SPAZIOPERIODICO in via Palermo 41 nel centro storico di Roma.
A pochi giorni dal Natale, un palazzo d’epoca dell’affascinante Rione Monti, diventa il luogo eletto da 2Periodico per creare la sua factory.
Da sempre legato al tempo che passa e a come questo viene rappresentato, il brand lavora con la carta stampata, con i periodici, per comunicare, per far rivivere e per ricordare quello che siamo attraverso degli oggetti feticcio.
Arredato con il modernariato delle Officine Pietralata, impreziosito da esposizioni d’arte e dalle creazioni dei più esclusivi marchi stranieri
il concept store prende vita venerdi 17 Dicembre 2010 e vi aspetta per una serata all’insegna del glamour e del relax con i “momenti di Benessere”.
contatti:
www.spazioperiodico.com
www.2periodico.com
poche parole per un invito sempre rivolto a chi non ama le banalità giornaliere...io vado...
A pochi giorni dal Natale, un palazzo d’epoca dell’affascinante Rione Monti, diventa il luogo eletto da 2Periodico per creare la sua factory.
Da sempre legato al tempo che passa e a come questo viene rappresentato, il brand lavora con la carta stampata, con i periodici, per comunicare, per far rivivere e per ricordare quello che siamo attraverso degli oggetti feticcio.
Arredato con il modernariato delle Officine Pietralata, impreziosito da esposizioni d’arte e dalle creazioni dei più esclusivi marchi stranieri
il concept store prende vita venerdi 17 Dicembre 2010 e vi aspetta per una serata all’insegna del glamour e del relax con i “momenti di Benessere”.
contatti:
www.spazioperiodico.com
www.2periodico.com
poche parole per un invito sempre rivolto a chi non ama le banalità giornaliere...io vado...
venerdì 3 dicembre 2010
UN GARBATO SALUTO
lunedì 29 novembre se ne andato Mario Monicelli, lanciandosi dal quinto piano del reparto di urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma. Aveva 95 anni.
nella sua longeva carriera ha diretto 35 film, dei quali ne voglio ricordare alcuni:
Totò cerca casa (1949), Guardie e Ladri (1951), I soliti ignoti (1958), La grande guerra (1959), La ragazza con la pistola (1968), L'armata Brancaleone (1969), Bracaleone alle crociate (1969), Amici miei (1975), Un borghese piccolo piccolo (1977), I nuovi mostri (1977), Il Marchese del Grillo (1981), Amici miei atti II (1982).
il suo ultimo film è del 2006, Le rose del deserto.
Il padre della commedia all'italiana, ci ha raccontato dell'Italia del dopoguerra, fra boom economico e voglia di ricominciare, con una certa dose di cinismo e cattiveria (nei i soliti ignoti per la prima volta nella storia della commedia c'è un morto), risate e malinconia, impegno e divertimento, e tanto altro ancora.
è stato il testimome di una stagione irrepetibile, vissuta con personaggi che non torneranno mai più. Ha lavorato con tutti i mostri sacri dell'epoca (Gasmann, Sordi, Totò, Mastroianni, Vitti, Cardinale e tanti altri), guidandoli e dirigendoli in capolavori che non hanno tempo.
Ora, scorrendo di nuovo i titoli dei suoi film, mi tornano in mente immagini che porterò sempre con me, che non mi lascerrano mai. Emozioni irrepitibili, che prorompono in me ogni volta che m'imbatto in un suo lavoro. Una palestra di vita senza eguali, un'arte dirompente e coinvolgente, seppur comunicata nel dolce stile della commedia italiana. E ancora rido alle battute dei personaggi dei suoi film, alle sue maschere che meglio di tutte hanno descritto l'Italia di quegli anni, avvolta in una sospensione temporale che aveva qualcosa di mistico e favolistico.
Per questo, per tutte le volte che ai titoli di coda di un suo lavoro provo soddisfazione e ricoscenza, voglio lasciare il mio garbato saluto a questo maestro (che tale non si è mai definito).
Grazie, Mario, grazie per averci lasciato qualcosa che vale la pena di portare con noi.
E chiudendo voglio riportare la battuta che Ferribotte fa alla fine dei soliti ignoti, mentre il furto è andato a puttane e discutono della pasta e ceci che i protagonisti stanno mangiando, e che racchiude una filosofia così profonda da essere imbarazzante: "donna cuciniera pigliala per mogliera, donna piccante pigliala per amante".
Grazie ancora Mario.
nella sua longeva carriera ha diretto 35 film, dei quali ne voglio ricordare alcuni:
Totò cerca casa (1949), Guardie e Ladri (1951), I soliti ignoti (1958), La grande guerra (1959), La ragazza con la pistola (1968), L'armata Brancaleone (1969), Bracaleone alle crociate (1969), Amici miei (1975), Un borghese piccolo piccolo (1977), I nuovi mostri (1977), Il Marchese del Grillo (1981), Amici miei atti II (1982).
il suo ultimo film è del 2006, Le rose del deserto.
Il padre della commedia all'italiana, ci ha raccontato dell'Italia del dopoguerra, fra boom economico e voglia di ricominciare, con una certa dose di cinismo e cattiveria (nei i soliti ignoti per la prima volta nella storia della commedia c'è un morto), risate e malinconia, impegno e divertimento, e tanto altro ancora.
è stato il testimome di una stagione irrepetibile, vissuta con personaggi che non torneranno mai più. Ha lavorato con tutti i mostri sacri dell'epoca (Gasmann, Sordi, Totò, Mastroianni, Vitti, Cardinale e tanti altri), guidandoli e dirigendoli in capolavori che non hanno tempo.
Ora, scorrendo di nuovo i titoli dei suoi film, mi tornano in mente immagini che porterò sempre con me, che non mi lascerrano mai. Emozioni irrepitibili, che prorompono in me ogni volta che m'imbatto in un suo lavoro. Una palestra di vita senza eguali, un'arte dirompente e coinvolgente, seppur comunicata nel dolce stile della commedia italiana. E ancora rido alle battute dei personaggi dei suoi film, alle sue maschere che meglio di tutte hanno descritto l'Italia di quegli anni, avvolta in una sospensione temporale che aveva qualcosa di mistico e favolistico.
Per questo, per tutte le volte che ai titoli di coda di un suo lavoro provo soddisfazione e ricoscenza, voglio lasciare il mio garbato saluto a questo maestro (che tale non si è mai definito).
Grazie, Mario, grazie per averci lasciato qualcosa che vale la pena di portare con noi.
E chiudendo voglio riportare la battuta che Ferribotte fa alla fine dei soliti ignoti, mentre il furto è andato a puttane e discutono della pasta e ceci che i protagonisti stanno mangiando, e che racchiude una filosofia così profonda da essere imbarazzante: "donna cuciniera pigliala per mogliera, donna piccante pigliala per amante".
Grazie ancora Mario.
Addio.
lunedì 22 novembre 2010
LIBERTA' DI PAROLA
"Come diritto attivo si colloca insieme al diritto di commettere un omicidio: possiamo esercitarlo se siamo disposti a subirne le conseguenze. L'omicidio è vietato sia nella teoria che nella pratica: la libertà di parola in teoria è garantita, ma di fatto vietata. Secondo l'opinione pubblica sono entrambi crimini ed entrambi sono profondamente odiati dalle persone civili. L'omicidio è punito solo in alcuni casi, la libertà di parola sempre, quando è commessa. Il che è raro ... La libertà di parola è un privilegio esclusivo dei morti, è monopolio dei morti ... Perché la libertà di parola è una cosa desiderabile. Me ne sono accorto a Londra, cinque anni fa, quando i simpatizzanti dei Boeri, uomini rispettabili che pagano le tasse, bravi cittadini e autorizzati alle loro opinioni tanto quanto ogni altro cittadino, sono stati assaliti durante i loro incontri e i loro oratori sono stati maltrattati e cacciati via dal palco da altri cittadini che avevano opinioni diverse dalle loro...
Ho appena finito un articolo di questo tipo, che mi soddisfa completamente. Rende il mio animo, ormai logorato dalle intemperie, felice di leggerlo, nonché di ammirare i problemi che porterebbe a me e alla mia famiglia. Me lo lascerò indietro, e lo divulgherò dalla tomba. Lì esiste la mia libertà di parola, senza alcun danno per la mia famiglia"
(MARK TWAIN - SCRITTI MAI PUBBLICATI ED ORA RACCOLTI E STAMPATI PER LA PRIMA VOLTA NEGLI USA CON IL TITOLO WHO IS MARK TWAIN?, RIPROPOSTI IN ITALIA, NEL CENTENARIO DELLA MORTE DELLO SCRITTORE DA EDITORI RIUNITI NEL LIBRO "IL RACCONTO DEL BECCHINO ED ALTRE STORIE).
il tempo sembra passare inutilmente, sopratutto in relazione ai nostri errori. ogni giorno in italia si levano cori sulla libertà di parola, soprattutto da chi, in effetti, ce l'ha. penso a chi scrive sui giornali, a chi conduce programmi televisivi di vasta audience, chi è regolarmente invitato a dire la sua (dietro lauto compenso s'intende) e puntualmente grida alla negazione della libertà di parola, facendosi martire (con villa al mare e altre cose). in questo paese che ha perso il senso della misura e che sopravvive sui resti di logore ideologie, un minuto di riflessione sulle parole di mark twain non può che farci bene. e mentre a vicenda i martiri si accusano l'un l'altro di essere privati della libertà di parola (invitandosi a turno nelle loro trasmissioni e/o ospitandosi in editoriali sui quotidiani che contano) una ragazza cinese per un messaggio lasciato su twitter (che ovviamente non le portava alcun compenso), con il quale solidalizzava con un dissidente del regime, è stata condannata ai lavori forzati per essere RIEDUCATA.
ma questo non interessa ai martiri. non fa audience. non indurrebbe un giudice a emettere una sentenza con la quale si è obbligata la rai a riassumere un conduttore indicandogli, in aggiunta, la trasmissione, il giorno per andare in onda e l'ora.
per non attendere che qualcuno legga i nostri scritti dopo che siamo morti, usiamolo questo diritto. sopratutto quando ci sono da dire cose scomode. forse è vero che non ci porterà benefici. ma forse ci lascerà andare a dormire con un senso di sollievo.
venerdì 19 novembre 2010
VINCENT VAN GOGH - VITTORIANO - ROMA
"Vincent Van Gogh. Campagna senza tempo. Città moderna", ha riportato a Roma, dopo 22 anni, l'opera del genio olandese.
Sono 70 i dipinti e i disegni dell'artista che saranno esposti fino al 6 febbraio al Vittoriano di Roma (con, in aggiunta, oltre a una quarantina di tele dei suoi più illustri contemporanei, come Millet, Gaugin, Pissarro e Cezanne).
che dire che ancora non è stato detto? Solo una cosa: ogni volta che vedo Van Gogh mi resta sempre dentro l'idea di un'opera incopiuta, come se la sua morte cercata così precocemente ci avesse privato di un qualcosa...
Ma forse è solo una mia impressione.
Da non perdere assolutamente.
Sono 70 i dipinti e i disegni dell'artista che saranno esposti fino al 6 febbraio al Vittoriano di Roma (con, in aggiunta, oltre a una quarantina di tele dei suoi più illustri contemporanei, come Millet, Gaugin, Pissarro e Cezanne).
che dire che ancora non è stato detto? Solo una cosa: ogni volta che vedo Van Gogh mi resta sempre dentro l'idea di un'opera incopiuta, come se la sua morte cercata così precocemente ci avesse privato di un qualcosa...
Ma forse è solo una mia impressione.
Da non perdere assolutamente.
lunedì 1 novembre 2010
RINGRAZIAMENTI
nell'ultima settimana ho ricevuto tanti complimenti per il mio ultimo lavoro editoriale, nonché qualche critica (sempre ben accetta se si è in cerca come me di un miglioramento continuo, per quanto questo sia possibile).
tutto ciò è un premio alla fatica che comporta avere un idea, farla divenire un progetto, lavorarci sopra, proporla ad un editore e vederla, infine, realizzata, ovvero pubblicata.
ed anche all'ansia che ti prende quando aspetti i risultati del lavoro, ovvero come è stato accolto dai lettori, seppur pochi ancora.
ma non importa. sono comunque uno stimolo a continuare, a non arrendersi alle difficoltà che comporta muoversi nel mondo dell'editoria.
che è un mondo complesso, che vive sempre in bilico sulla necessità di pubblicare qualità e di avere attenzione ai propri bilanci contabili.
ed allora GRAZIE, a tutti coloro che hanno letto IN DODICI ORE CIRCA, e che ne hanno ricavato qualcosa; piacere, riflessione, semplice soddisfazione di una curiosità.
augurandomi che diveniate sempre un numero maggiore.
tutto ciò è un premio alla fatica che comporta avere un idea, farla divenire un progetto, lavorarci sopra, proporla ad un editore e vederla, infine, realizzata, ovvero pubblicata.
ed anche all'ansia che ti prende quando aspetti i risultati del lavoro, ovvero come è stato accolto dai lettori, seppur pochi ancora.
ma non importa. sono comunque uno stimolo a continuare, a non arrendersi alle difficoltà che comporta muoversi nel mondo dell'editoria.
che è un mondo complesso, che vive sempre in bilico sulla necessità di pubblicare qualità e di avere attenzione ai propri bilanci contabili.
ed allora GRAZIE, a tutti coloro che hanno letto IN DODICI ORE CIRCA, e che ne hanno ricavato qualcosa; piacere, riflessione, semplice soddisfazione di una curiosità.
augurandomi che diveniate sempre un numero maggiore.
sabato 11 settembre 2010
in dodici ore irca
A volte nella vita di ognuno di noi accadono fatti che divengono incontrollabili, e che degenerano nell'imprevedibile.
A volte, la concatenazione degli eventi che si susseguono frenetici può produrre oniriche metastasi di follia...

talia
“così vai via”.
“non è che me ne vado”.
“ah, no. e che cosa è che staresti facendo?”.
“torno nel mio paese per un po’ di tempo. devo tornare per capire”.
“che cosa c’è da capire?”.
“andrea, ti sei accorto di quanto hai lontano da me in questi ultimi tempi?”.
“possibile che ancora confondi essere con avere? eppure ne abbiamo speso di tempo su questa cosa…”.
“sai che quando mi innervosisco parlare in italiano mi da problemi”.
“vuoi parlare in inglese?”.
“con te? tu non parli in inglese, riesci a dire qualche frase, e poi non capisci una parola di quello che dico se parlo “normalmente”“.
“hai ragione, scusami. so quanto è difficile parlare in una lingua che non è tua”.
“insomma, andrea. voglio solo tornare in california per un paio di settimane, forse tre”.
“vai via da me, talia. non hai nulla da capire”.
A volte, la concatenazione degli eventi che si susseguono frenetici può produrre oniriche metastasi di follia...

talia
“così vai via”.
“non è che me ne vado”.
“ah, no. e che cosa è che staresti facendo?”.
“torno nel mio paese per un po’ di tempo. devo tornare per capire”.
“che cosa c’è da capire?”.
“andrea, ti sei accorto di quanto hai lontano da me in questi ultimi tempi?”.
“possibile che ancora confondi essere con avere? eppure ne abbiamo speso di tempo su questa cosa…”.
“sai che quando mi innervosisco parlare in italiano mi da problemi”.
“vuoi parlare in inglese?”.
“con te? tu non parli in inglese, riesci a dire qualche frase, e poi non capisci una parola di quello che dico se parlo “normalmente”“.
“hai ragione, scusami. so quanto è difficile parlare in una lingua che non è tua”.
“insomma, andrea. voglio solo tornare in california per un paio di settimane, forse tre”.
“vai via da me, talia. non hai nulla da capire”.
mercoledì 25 agosto 2010
JAN FABRE - FROM THE FEET TO THE BRAIN

"Credo nell’immaginario. Credo in
ciò che non esiste ancora. Forse
la bellezza e l’arte possono guarire
le ferite nei nostri cuori, causate
dalle guerre nelle nostre teste.
Jan Fabre intervistato da Jan Hoet e
Hugo de Greef, 1994;
“Kritisches Lexikon der Gegenwartskunst” "
Jan Fabre è un pugno nello stomaco. Una aritmia eccitante. Un abbandono ed un ritorno. E' sentirsi partecipi ed estranei. E', sopratutto, un consiglio...
lunedì 9 agosto 2010
2 AGOSTO 2010 (15874 GIORNI)
e quel giorno arriva
intorpidito dalla lunga attesa sbircia, cogita, striscia, s’insinua
e prende possesso
ha modi gentili, nobili, farisaici, ma decisi
fino a divenire ruvidi
nell’annuncio velato di malinconia di assurgere ad uomo
nell’eco lontana corre il brivido di quello che mai più sarà
l’eutanasia del sogno tramuta nella severa, vitrea, umana realtà
mentre muori
ammantato di solitudine
senti il sangue scorrer placido nelle vene
seppur dolce è l’abbandono
amaro è il naufragar nell’oceano della maturità
intorpidito dalla lunga attesa sbircia, cogita, striscia, s’insinua
e prende possesso
ha modi gentili, nobili, farisaici, ma decisi
fino a divenire ruvidi
nell’annuncio velato di malinconia di assurgere ad uomo
nell’eco lontana corre il brivido di quello che mai più sarà
l’eutanasia del sogno tramuta nella severa, vitrea, umana realtà
mentre muori
ammantato di solitudine
senti il sangue scorrer placido nelle vene
seppur dolce è l’abbandono
amaro è il naufragar nell’oceano della maturità
lunedì 2 agosto 2010
sabato 26 giugno 2010
Bernardo Siciliano - NUDE CITY. La Pelanda, MACRO FUTURE - ROMA

...e verrebbe da dire finalmente! un artista contemporaneo che affascina, ammalia e rapisce il visitatore. Bernardo Siciliano, romano che vive e lavora a Brooklyn, N.Y., ha il raro dono di comunicare emozioni, punteggiandole a volte con tratti apparentemente confusi che si ricompattano armoniosamente in lontananza, a volte con tratti decisi, secchi, volitivi, attenti al particolare del corpo e dell'anima (gli edificii di new york ed i nudi femminili sovraesposti del macro future).
un breve ma intenso e corrosivo momento di passione, da vivere nel work in progress che è attualmente il macro di monte testaccio.
a volte una semplice curiosità può condurti in un isola temporale di intensa spiritualità, elevando quel lasso di tempo a significativo.
a volte, un pomeriggio di noia può condurti in un tempio pagano che vedrà materializzarsi i tuoi desideri.
26 giugno 2010
domenica 16 maggio 2010
sabato 15 maggio 2010
UN AZZARDO
vicino a casa mia c’è un emporio. sai quei negozi di un tempo che vendono di tutto? dalle sigarette ai saponi, dai vestiti per bambini ad accessori di moda?
si, più o meno.
ecco. in questo emporio io ci vado da sempre. da quando ho iniziato a fumare. a sedici anni. e sostanzialmente non è cambiato. i proprietari sono gli stessi. di nuovo c’è solo il figlio che è mio coetaneo ed ha passato tutta la sua vita lì dentro. nuovo nel senso che adesso praticamente dirige lui la baracca. si fa per dire, visto che sembra abbiano accumulato una notevole ricchezza. ma queste sono voci di paese e non c’entrano con quello che voglio adesso dirti.
beh, oltre a questo di nuovo ci sono anche, nell’ordine di apparizione dei nuovi servizi prestati alla clientela: una ricevitoria per il gioco del lotto, con tre macchine per giocare, gratta e vinci e slot machine.
ecco gratta e vinci e slot machine. sai andrea, a qualunque ora entro per acquistare sigarette, sono l’unica cosa che ci compro e abbia mai comprato, trovo persone incarognite a giocare a quelle macchinette e a strofinare gratta e vinci. praticamente adesso queste mangia soldi rappresentano il loro businnes principale. ma la cosa che proprio mi lascia di stucco è che sono quasi sempre donne. e donne di una certa età. diciamo madri di famiglia con prole al liceo e anziane.
capisci andrea che cosa ti sto dicendo?
mi stai dicendo che queste donne hanno il vizio del gioco?
le lotterie e i giochi d’azzardo proliferano in genere in paesi poveri e/o a caccia perenne di soldi per il sostentamento della burocrazia. l’utopia di diventar ricchi permette così allo stato-banco di fagocitare soldi “facili”, come le mafie. e la gente gioca. e il banco incassa. e la gente gioca ancora. e il banco incassa. e la gente inizia ad avere difficoltà, ma gioca. e il banco incassa ancora. e la gente adesso è in difficoltà, ma gioca. e il banco continua ad incassare. ed in alcuni casi a “lavare soldi sporchi”.
ma adesso, andrea, non sono più solo gli uomini a cadere nel vizio. ci cadono anche le donne nella dipendenza del gioco. ne sono state attratte. loro. sempre così attente negli stereotipi che abbiamo imparato ad accettare come realtà. attente a tutto. ad ogni centesimo che esca di casa. loro così rigorose nella contabilità casalinga da innervosire per la loro petulanza ed osservanza. così restie per le spese “superflue, che non siano scarpe…”,cosa è cambiato andrea?
non lo so, non ci avevo fatto mai caso.
non è disperante tutto ciò? l’alienazione e lo sbando culturale non sta provocando una voragine sotto i pilastri della nostra società? il terrore di non poter più soddisfare bisogni ritenuti oramai primari non avendo risorse economiche sufficienti, non sta spingendo una parte della nostra organizzazione verso un baratro? il disordine morale che si è impadronito del nostro sistema non lo sta divorando dall’interno? il bombardamento massiccio di alimentazione di bisogni cui siamo sottoposti non sta generando un’iperbole di avidità non più gestibile razionalmente? la noia del tempo libero associata al poco denaro spendibile per trascorrerla, non sta avvolgendo tutto in una spirale che coattivamente sblocca i freni inibitori facendo degenerare la realtà dei fatti in una specie di sogno estatico di “vincere”?
certo, potresti dirmi, potrebbe essere solo un caso circoscritto, non ti sto parlando con dati istat in mano sul degrado sociale. hai ragione. forse è solo un caso. o forse sono io che “vedo” solo questa cosa e oramai è una proiezione fissa della mia mente. donne che giocano disperatamente e professionalmente alla ricerca della felicità che le condurrà nella maggior parte di casi a frustrazioni ed umiliazioni. il banco non perde mai. questa è regola.
Poi un lungo ed estenuante minuto di silenzio ed occhi al pavimento.
hai ragione. è solo una mia “visione”. le donne sono lì. giocano. ed io le guardo. ma sono solo. e sembra che nessun altro lo noti.
non è ancora più disperante tutto ciò?
pensieri,aforismi&dialoghi tossici
si, più o meno.
ecco. in questo emporio io ci vado da sempre. da quando ho iniziato a fumare. a sedici anni. e sostanzialmente non è cambiato. i proprietari sono gli stessi. di nuovo c’è solo il figlio che è mio coetaneo ed ha passato tutta la sua vita lì dentro. nuovo nel senso che adesso praticamente dirige lui la baracca. si fa per dire, visto che sembra abbiano accumulato una notevole ricchezza. ma queste sono voci di paese e non c’entrano con quello che voglio adesso dirti.
beh, oltre a questo di nuovo ci sono anche, nell’ordine di apparizione dei nuovi servizi prestati alla clientela: una ricevitoria per il gioco del lotto, con tre macchine per giocare, gratta e vinci e slot machine.
ecco gratta e vinci e slot machine. sai andrea, a qualunque ora entro per acquistare sigarette, sono l’unica cosa che ci compro e abbia mai comprato, trovo persone incarognite a giocare a quelle macchinette e a strofinare gratta e vinci. praticamente adesso queste mangia soldi rappresentano il loro businnes principale. ma la cosa che proprio mi lascia di stucco è che sono quasi sempre donne. e donne di una certa età. diciamo madri di famiglia con prole al liceo e anziane.
capisci andrea che cosa ti sto dicendo?
mi stai dicendo che queste donne hanno il vizio del gioco?
le lotterie e i giochi d’azzardo proliferano in genere in paesi poveri e/o a caccia perenne di soldi per il sostentamento della burocrazia. l’utopia di diventar ricchi permette così allo stato-banco di fagocitare soldi “facili”, come le mafie. e la gente gioca. e il banco incassa. e la gente gioca ancora. e il banco incassa. e la gente inizia ad avere difficoltà, ma gioca. e il banco incassa ancora. e la gente adesso è in difficoltà, ma gioca. e il banco continua ad incassare. ed in alcuni casi a “lavare soldi sporchi”.
ma adesso, andrea, non sono più solo gli uomini a cadere nel vizio. ci cadono anche le donne nella dipendenza del gioco. ne sono state attratte. loro. sempre così attente negli stereotipi che abbiamo imparato ad accettare come realtà. attente a tutto. ad ogni centesimo che esca di casa. loro così rigorose nella contabilità casalinga da innervosire per la loro petulanza ed osservanza. così restie per le spese “superflue, che non siano scarpe…”,cosa è cambiato andrea?
non lo so, non ci avevo fatto mai caso.
non è disperante tutto ciò? l’alienazione e lo sbando culturale non sta provocando una voragine sotto i pilastri della nostra società? il terrore di non poter più soddisfare bisogni ritenuti oramai primari non avendo risorse economiche sufficienti, non sta spingendo una parte della nostra organizzazione verso un baratro? il disordine morale che si è impadronito del nostro sistema non lo sta divorando dall’interno? il bombardamento massiccio di alimentazione di bisogni cui siamo sottoposti non sta generando un’iperbole di avidità non più gestibile razionalmente? la noia del tempo libero associata al poco denaro spendibile per trascorrerla, non sta avvolgendo tutto in una spirale che coattivamente sblocca i freni inibitori facendo degenerare la realtà dei fatti in una specie di sogno estatico di “vincere”?
certo, potresti dirmi, potrebbe essere solo un caso circoscritto, non ti sto parlando con dati istat in mano sul degrado sociale. hai ragione. forse è solo un caso. o forse sono io che “vedo” solo questa cosa e oramai è una proiezione fissa della mia mente. donne che giocano disperatamente e professionalmente alla ricerca della felicità che le condurrà nella maggior parte di casi a frustrazioni ed umiliazioni. il banco non perde mai. questa è regola.
Poi un lungo ed estenuante minuto di silenzio ed occhi al pavimento.
hai ragione. è solo una mia “visione”. le donne sono lì. giocano. ed io le guardo. ma sono solo. e sembra che nessun altro lo noti.
non è ancora più disperante tutto ciò?
pensieri,aforismi&dialoghi tossici
venerdì 5 marzo 2010
NYC SKYLINE
il mio fine settimana rigurgita i suoi primi vagiti mentre guardo floscio la tv sul divano. parassita. veleggiando leggero fra una moltitudine di canali. di visi. situazioni. storia. scienza. ma senza un approdo. dove calare l’ancora e rassegnarmi. a restare in casa. a mangiare schifezze. a fare audience.
masturbo il telecomando cercando un orgasmo. anche finto. simulato. finché mi ritrovo a camminare sotto enormi palazzi senza colore su di un sudicio marciapiede ghiacciato. fa un freddo cane. strade vuote e buie e neve. mentre scende la sera su questo enorme frigorifero. poi d’incanto negozi, luci, macchine, people. due ragazzine centroamericane si offrono di fronte ad un megastore mentre due asiatici contrattano animosamente su qualcosa che passa da una mano all’altra.
m’investe un’aria gelida. marina. attraverso un incrocio. mi fermo da un vecchio ambulante greco che vende panini. non chiedo. fa tutto da solo. rabbrividisco quando inonda un’enorme salciccia con una salsa che sotto la luce artificiale del suo ristorante all’aperto assume un colore grigiastro. tieni il resto vorrei dire. ma vedo che tanto non ci pensa proprio a tornarmelo dietro.
azzanno il sandwich. un cab inverte pericolosamente la marcia. la salsa cola copiosa. alzo un dito. il taxi si ferma. salgo. saluto. è pachistano. o indiano. o boh. emette suoni acuti. indecifrabili. come lui. l’abitacolo è pieno di ammennicoli e fotografie. parla come un invasato mentre attraversiamo il ponte sospeso nel buio circondati da macchine taglia xxl.
poi un crash di lamiere ci ferma. il pachistano scende. scendono mille altre persone. tra cui un avvocato. tutti si agitano. la notte oramai copre un cielo senza stelle. mi allontano furtivo. sento gridare hei…tu.. ma non ci faccio caso. corro. corro. lasciandomi alle spalle quel delirio. e rido. rido divertito. attraverso un altro incrocio. e poi ancora uno. mi accascio ansimando su di un distributore di giornali. due irlandesi del nypd mi guardano diffidenti. poi continuano a fare quello che devono. altra gente passa veloce. indifferente.
la strada è elegante. vellutata. sobria. scortata da grattacieli dove si consuma il quotidiano. e palazzi snob con portiere in livrea rossa. entro in un bar. siedo al banco. un crogiuolo di razze abita quelle luci soffuse in piccoli tavoli. una minitv manda canestri in continuazione. birra. e sono di nuovo fuori. pellegrino in questa adrenalina continua, mistica, eterea, fuorviante, debordante, catalizzatrice. in un prisma di colori, odori, facce, storie….quando all’improvviso will, grace e karen…
la luce filtra dalla finestra. la tv emana bagliori indefiniti. il telecomando è in terra. io in un intorpidito risveglio…
masturbo il telecomando cercando un orgasmo. anche finto. simulato. finché mi ritrovo a camminare sotto enormi palazzi senza colore su di un sudicio marciapiede ghiacciato. fa un freddo cane. strade vuote e buie e neve. mentre scende la sera su questo enorme frigorifero. poi d’incanto negozi, luci, macchine, people. due ragazzine centroamericane si offrono di fronte ad un megastore mentre due asiatici contrattano animosamente su qualcosa che passa da una mano all’altra.
m’investe un’aria gelida. marina. attraverso un incrocio. mi fermo da un vecchio ambulante greco che vende panini. non chiedo. fa tutto da solo. rabbrividisco quando inonda un’enorme salciccia con una salsa che sotto la luce artificiale del suo ristorante all’aperto assume un colore grigiastro. tieni il resto vorrei dire. ma vedo che tanto non ci pensa proprio a tornarmelo dietro.
azzanno il sandwich. un cab inverte pericolosamente la marcia. la salsa cola copiosa. alzo un dito. il taxi si ferma. salgo. saluto. è pachistano. o indiano. o boh. emette suoni acuti. indecifrabili. come lui. l’abitacolo è pieno di ammennicoli e fotografie. parla come un invasato mentre attraversiamo il ponte sospeso nel buio circondati da macchine taglia xxl.
poi un crash di lamiere ci ferma. il pachistano scende. scendono mille altre persone. tra cui un avvocato. tutti si agitano. la notte oramai copre un cielo senza stelle. mi allontano furtivo. sento gridare hei…tu.. ma non ci faccio caso. corro. corro. lasciandomi alle spalle quel delirio. e rido. rido divertito. attraverso un altro incrocio. e poi ancora uno. mi accascio ansimando su di un distributore di giornali. due irlandesi del nypd mi guardano diffidenti. poi continuano a fare quello che devono. altra gente passa veloce. indifferente.
la strada è elegante. vellutata. sobria. scortata da grattacieli dove si consuma il quotidiano. e palazzi snob con portiere in livrea rossa. entro in un bar. siedo al banco. un crogiuolo di razze abita quelle luci soffuse in piccoli tavoli. una minitv manda canestri in continuazione. birra. e sono di nuovo fuori. pellegrino in questa adrenalina continua, mistica, eterea, fuorviante, debordante, catalizzatrice. in un prisma di colori, odori, facce, storie….quando all’improvviso will, grace e karen…
la luce filtra dalla finestra. la tv emana bagliori indefiniti. il telecomando è in terra. io in un intorpidito risveglio…
venerdì 16 ottobre 2009
ONANISMO
SEI
Copioso e latente il coito manuale sgorga deprimente sulla tua pancia bianca. È l’ennesimo giro a vuoto. Nell’eccitazione fantasmagorica e desolante di un vuoto cavernicolo e primordiale. E i laidi e sommessi miagolii che l’accompagnano non sono altro che una stantia colonna sonora restata invenduta sugli scaffali di un negozio di musica. Chi vorrebbe comprarla del resto? Neanche tu che l’hai composta. E i mostri a cui pensi per eccitarti sono ormai tarlati come vecchi mobili nel sottoscala di un antiquario che non è mai riuscito a piazzarli per quanto, nel tempo, abbia cercato di farlo. E i vani tentativi si sono esauriti nella rinuncia. Nella evidente impossibilità di truffare qualche sprovveduto facendoli passare per chissà cosa. Sprovveduti ce ne sono sempre meno. Coglioni come me, invece, sempre di più.
E tutti i pensieri vogliosi fatti su quelle tette e quei culi incontrati nella notte vengono riassunti nello sfregare della mano sulla tua verga impazzita e dura come l’acciaio. In un buio rassicurante. Negli occhi chiusi. Nel petulante andirivieni meccanico e surreale che sembra non avere mai fine. Nel dolore della mancanza di lubrificazione. Del caldo vaginale. Dello sfintere anale. Di una bocca accogliente e laboriosa che lavora di fino mentre mani sapienti accarezzano il tuo petto glabro e tonificato da cotanto benessere.
Cosa hai da dirmi ora?
Cosa vuoi dirmi ora?
Rasenti ramingo il corridoio della follia corroborato da fremiti irrazionali di paura mista ad eccitazione. Corrosiva ed invasiva. Che cauterizza nervi aperti nella vana attesa dell’evento. Che non può succedere. Che non succederà. Che non vedrà mai la luce. Ancorato per sempre nelle tenebre occulte della pazzia mistica di riti di stregoni senza tribù.
pensieri(aforismi)&dialoghi tossici
Copioso e latente il coito manuale sgorga deprimente sulla tua pancia bianca. È l’ennesimo giro a vuoto. Nell’eccitazione fantasmagorica e desolante di un vuoto cavernicolo e primordiale. E i laidi e sommessi miagolii che l’accompagnano non sono altro che una stantia colonna sonora restata invenduta sugli scaffali di un negozio di musica. Chi vorrebbe comprarla del resto? Neanche tu che l’hai composta. E i mostri a cui pensi per eccitarti sono ormai tarlati come vecchi mobili nel sottoscala di un antiquario che non è mai riuscito a piazzarli per quanto, nel tempo, abbia cercato di farlo. E i vani tentativi si sono esauriti nella rinuncia. Nella evidente impossibilità di truffare qualche sprovveduto facendoli passare per chissà cosa. Sprovveduti ce ne sono sempre meno. Coglioni come me, invece, sempre di più.
E tutti i pensieri vogliosi fatti su quelle tette e quei culi incontrati nella notte vengono riassunti nello sfregare della mano sulla tua verga impazzita e dura come l’acciaio. In un buio rassicurante. Negli occhi chiusi. Nel petulante andirivieni meccanico e surreale che sembra non avere mai fine. Nel dolore della mancanza di lubrificazione. Del caldo vaginale. Dello sfintere anale. Di una bocca accogliente e laboriosa che lavora di fino mentre mani sapienti accarezzano il tuo petto glabro e tonificato da cotanto benessere.
Cosa hai da dirmi ora?
Cosa vuoi dirmi ora?
Rasenti ramingo il corridoio della follia corroborato da fremiti irrazionali di paura mista ad eccitazione. Corrosiva ed invasiva. Che cauterizza nervi aperti nella vana attesa dell’evento. Che non può succedere. Che non succederà. Che non vedrà mai la luce. Ancorato per sempre nelle tenebre occulte della pazzia mistica di riti di stregoni senza tribù.
pensieri(aforismi)&dialoghi tossici
giovedì 1 ottobre 2009
UN(PRESUNTO)LEADER
ho camminato lungo la strada della vaquità
elargendo oboli in sazietà
sulle oggi liturgiche vie del mitico impero
ho lasciato impronte di cui vado fiero
niente è come sembra e ciò che appare è solo un illusione
io sono il nulla e roma mi è testimone
elargendo oboli in sazietà
sulle oggi liturgiche vie del mitico impero
ho lasciato impronte di cui vado fiero
niente è come sembra e ciò che appare è solo un illusione
io sono il nulla e roma mi è testimone
domenica 20 settembre 2009
SESSANTOTTO O SESSANTANOVE?
Trentasette
adesso basta! c’hanno scassato co’ sta storia der ’68.
er ’68 de qua, er 68 de là, perché NOI avemo fatto er ’68, perché oggi tutto quello che voi c’havete l’avemo fatto creà NOI co’ la rivoluzione, perché sennò stavate ancora fermi ai visigoti, perché NOI avemo cambiato er modo de pensà, de agì, de guardà er monno attraverso na’ nova ottica, lontana anni luce dalla borghesia che coattamente comannava e pilotava na’ società de rincojoniti sottomessi. hai capito? NOI AVEMO FATTO ER ’68 ! NOI !!!
ride e beve mentre scimmiotta l’oramai sessantenne exsessantottino che abbiamo incontrato a piazza navona nel nostro giro notturno nella capitale d’italia.
hai capito andrea? NOI avemo fatto er ’68 ! e quello che oggi ci ritroviamo, la nostra società attuale, è frutto di quella rivoluzione. delle barricate. degli scontri degli studenti universitari, figli della borghesia, contro i poliziotti, figli di operai. quelli del 18 politico. delle lauree senza esami. dei collettivi protezionisti. dell’amore libero, partorito peraltro dal movimento hippy, peaceandlove. della riforma a tutti i costi. di intellettuali improvvisati, di capi bastone a conduzione familiare, di infiniti dibattiti sul come e dove, di comizi scimmiottando i speakers’ corner londinesi, di...
d’altronde, andrea, se non ci fosse stato il ’68 che ne sarebbe stato della nostra società? tu cosa ne pensi?
sai bene cosa penso del ’68. ha procurato più guai che benefici. e comunque adesso basta. continuano a fare film. a scrivere libri. ora, addirittura, pubblicano anche i figli dei sessantottini, gli eredi dei funanboli di quel periodo, che dove è nato è ormai dimenticato, mentre da noi ancora ci rompono i testicoli, martellandoceli, trenta anni dopo. basta! gli italioti sono un popolo particolare. si aggrega alle rivoluzioni e poi pensa che ne sia l’artefice.
bravo! anche io la penso così.
lo so.
non è povero guardare nostalgicamente sempre al passato, la mejo gioventù, invece di produrre nuove idee e nuove rivoluzioni, magari senza l’uso della violenza, tendenti a migliorare questa società di fatto incancrenita? dove sono, del resto, oggi i padri della RIVOLUZIONE ? in banca, professori universitari, dispersi in partiti politici, dirigenti statali, negli ambienti finanziari, giornalisti, cinematografari, scrittori...
...elite...
già andrea, elite. classe dirigente. quello che hanno fatto finta di combattere. ne hanno preso il posto. e adesso vivono di ricordi...mah... magari se invece del ’68 avessero fatto più sessantanove non sarebbe stato meglio per tutti, andrea?
pensieri(aforismi)&dialoghi tossici
adesso basta! c’hanno scassato co’ sta storia der ’68.
er ’68 de qua, er 68 de là, perché NOI avemo fatto er ’68, perché oggi tutto quello che voi c’havete l’avemo fatto creà NOI co’ la rivoluzione, perché sennò stavate ancora fermi ai visigoti, perché NOI avemo cambiato er modo de pensà, de agì, de guardà er monno attraverso na’ nova ottica, lontana anni luce dalla borghesia che coattamente comannava e pilotava na’ società de rincojoniti sottomessi. hai capito? NOI AVEMO FATTO ER ’68 ! NOI !!!
ride e beve mentre scimmiotta l’oramai sessantenne exsessantottino che abbiamo incontrato a piazza navona nel nostro giro notturno nella capitale d’italia.
hai capito andrea? NOI avemo fatto er ’68 ! e quello che oggi ci ritroviamo, la nostra società attuale, è frutto di quella rivoluzione. delle barricate. degli scontri degli studenti universitari, figli della borghesia, contro i poliziotti, figli di operai. quelli del 18 politico. delle lauree senza esami. dei collettivi protezionisti. dell’amore libero, partorito peraltro dal movimento hippy, peaceandlove. della riforma a tutti i costi. di intellettuali improvvisati, di capi bastone a conduzione familiare, di infiniti dibattiti sul come e dove, di comizi scimmiottando i speakers’ corner londinesi, di...
d’altronde, andrea, se non ci fosse stato il ’68 che ne sarebbe stato della nostra società? tu cosa ne pensi?
sai bene cosa penso del ’68. ha procurato più guai che benefici. e comunque adesso basta. continuano a fare film. a scrivere libri. ora, addirittura, pubblicano anche i figli dei sessantottini, gli eredi dei funanboli di quel periodo, che dove è nato è ormai dimenticato, mentre da noi ancora ci rompono i testicoli, martellandoceli, trenta anni dopo. basta! gli italioti sono un popolo particolare. si aggrega alle rivoluzioni e poi pensa che ne sia l’artefice.
bravo! anche io la penso così.
lo so.
non è povero guardare nostalgicamente sempre al passato, la mejo gioventù, invece di produrre nuove idee e nuove rivoluzioni, magari senza l’uso della violenza, tendenti a migliorare questa società di fatto incancrenita? dove sono, del resto, oggi i padri della RIVOLUZIONE ? in banca, professori universitari, dispersi in partiti politici, dirigenti statali, negli ambienti finanziari, giornalisti, cinematografari, scrittori...
...elite...
già andrea, elite. classe dirigente. quello che hanno fatto finta di combattere. ne hanno preso il posto. e adesso vivono di ricordi...mah... magari se invece del ’68 avessero fatto più sessantanove non sarebbe stato meglio per tutti, andrea?
pensieri(aforismi)&dialoghi tossici
lunedì 7 settembre 2009
LAGO ALBANO - CASTEL GANDOLFO - ROMA
PARCO NATURALE DEI CASTELLI ROMANI
SETTEMBRE 2009
dire è inutile quando l'uomo riesce pienamente e consapevolente a manifestare ciò che in realtà è...
PS ACCENDETE LE CASSE E...
SETTEMBRE 2009
dire è inutile quando l'uomo riesce pienamente e consapevolente a manifestare ciò che in realtà è...
PS ACCENDETE LE CASSE E...
venerdì 28 agosto 2009
LO SCEMO DEL VILLAGGIO
Trentasei
lo “scemo del villaggio” è sempre esistito nell’immaginario collettivo. ma è sempre vissuto circoscritto in piccole comunità, dall’appunto villaggio di medioevale memoria ai comuni, borghi, quartieri di ieri.
una figura retorica e ben accetta da tutti.
ma ora che il villaggio è divenuto “globale” e lo “scemo” si è clonato nelle diramazioni interconnettive della comunicazione, dimmi, andrea, ci fa ancora così compassione?
lo scemo che sproloquia, straparla, insinua, commenta, sentenzia, al di fuori del comportamento civico corretto, è ancora destinatario di un buffetto e di un sorriso?
ci porta ancora tenerezza? compassione?
lo scemodelvillaggioglobale non inizia a infastidirci?
pensieri(aforismi)&dialoghi tossici
lo “scemo del villaggio” è sempre esistito nell’immaginario collettivo. ma è sempre vissuto circoscritto in piccole comunità, dall’appunto villaggio di medioevale memoria ai comuni, borghi, quartieri di ieri.
una figura retorica e ben accetta da tutti.
ma ora che il villaggio è divenuto “globale” e lo “scemo” si è clonato nelle diramazioni interconnettive della comunicazione, dimmi, andrea, ci fa ancora così compassione?
lo scemo che sproloquia, straparla, insinua, commenta, sentenzia, al di fuori del comportamento civico corretto, è ancora destinatario di un buffetto e di un sorriso?
ci porta ancora tenerezza? compassione?
lo scemodelvillaggioglobale non inizia a infastidirci?
pensieri(aforismi)&dialoghi tossici
PROPRIETA' PRIVATA
sabato
MATTINA
un fruscio leggero di batter di ciglia mi riporta in vita …
POMERIGGIO
lascio che il tramonto abbracci voluttuoso l’ultima luce
che impalpabile e silenziosa
spirando saluta
gocce di profumo impreziosiscono il mio corpo
ornato di camicia jeans
e ammennicoli argentei
per poi addentrarmi nei meandri
oscuri e anelati
di polverosi drammi gioiosi
SERA
se l’esperanto vo cercando
chiedo
a chi?
se amor vo cercando
chiedo
c’è chi sa?
se paura vo cercando
chiedo
si può?
se denaro vo cercando
chiedo
qualcuno risponderà?
se me stesso vo cercando
chiedo
mi darò soddisfazione?
se buddha vo cercando
chiedo
oppure no?
se amici vo cercando
non chiedo
apro gli occhi
e discrete presenze
sorridono
sorseggiando drink
SETTEGIORNISETTE
MATTINA
un fruscio leggero di batter di ciglia mi riporta in vita …
POMERIGGIO
lascio che il tramonto abbracci voluttuoso l’ultima luce
che impalpabile e silenziosa
spirando saluta
gocce di profumo impreziosiscono il mio corpo
ornato di camicia jeans
e ammennicoli argentei
per poi addentrarmi nei meandri
oscuri e anelati
di polverosi drammi gioiosi
SERA
se l’esperanto vo cercando
chiedo
a chi?
se amor vo cercando
chiedo
c’è chi sa?
se paura vo cercando
chiedo
si può?
se denaro vo cercando
chiedo
qualcuno risponderà?
se me stesso vo cercando
chiedo
mi darò soddisfazione?
se buddha vo cercando
chiedo
oppure no?
se amici vo cercando
non chiedo
apro gli occhi
e discrete presenze
sorridono
sorseggiando drink
SETTEGIORNISETTE
PROPRIETA' PRIVATA
venerdì
MATTINA
foriero il sole di liete novelle
penetra goliardico da miti fessure
portando con se leggiadri consigli di ancelle
sedute ai suoi piedi silenti e pure
l’azzurro candido avvolge scie luminose
irradianti vita
vibranti e vigorose
docili depositarie di serenità infinita
POMERIGGIO
muovo leggero fra statue di cera
timbrando sussidi di sopravvivenza
caustico e timido
su panegirici sorridenti
falsi
contraffatti
sodomizzanti
spugne in cerca d’oro
alloro
cloro
SERA
scorro pagine, accarezzandole, in rapida sequenza
come ghermito da un raptus omicida
killer di parole
come follia di gelosia
per l’inarrivabile
l’eterno
l’indissolubile
e cado
su una sedia futurista
incancrenito da questa malattia mortale …
follia di gelosia
SETTEGIORNISETTE
MATTINA
foriero il sole di liete novelle
penetra goliardico da miti fessure
portando con se leggiadri consigli di ancelle
sedute ai suoi piedi silenti e pure
l’azzurro candido avvolge scie luminose
irradianti vita
vibranti e vigorose
docili depositarie di serenità infinita
POMERIGGIO
muovo leggero fra statue di cera
timbrando sussidi di sopravvivenza
caustico e timido
su panegirici sorridenti
falsi
contraffatti
sodomizzanti
spugne in cerca d’oro
alloro
cloro
SERA
scorro pagine, accarezzandole, in rapida sequenza
come ghermito da un raptus omicida
killer di parole
come follia di gelosia
per l’inarrivabile
l’eterno
l’indissolubile
e cado
su una sedia futurista
incancrenito da questa malattia mortale …
follia di gelosia
SETTEGIORNISETTE
martedì 18 agosto 2009
PROPRIETA' PRIVATA
giovedì
MATTINA
ecco!
ti svegli
ecco!
e quello che vedi
quello che vedi
è solo un vetro opaco
sfumato
ed il giorno che nasce
già divora quello che vorresti
POMERIGGIO
leggeri fiocchi di catrame imputridiscono l’aria e l’anima
non più candida
immacolata
punto colorato che attraversa oceani d’asfalto
tartaruga su deliranti cavalli a vapore
imbrigliati
intrappolati
increduli
nell’orizzonte che sfiorisce avvicinandosi
mangiando spazio e confini
perpetuo ore disarmoniche
filantropo omertoso delle mie macerie
SERA
fuggire
ancora, sempre, comunque
e mentire
mentirti di nuovo
con lei là
vicina
irraggiungibile sogno madido di sudore
e sospirare
testa di cazzo
testa di cazzo!
poi tornare
nei giorni che si rincorrono incontentabili
e nelle mani non resta che aria
poi,
poi piango
con gli occhi nel camino che brucia legna e qualche ricordo
e niente sarà più come prima
SETTEGIORNISETTE
MATTINA
ecco!
ti svegli
ecco!
e quello che vedi
quello che vedi
è solo un vetro opaco
sfumato
ed il giorno che nasce
già divora quello che vorresti
POMERIGGIO
leggeri fiocchi di catrame imputridiscono l’aria e l’anima
non più candida
immacolata
punto colorato che attraversa oceani d’asfalto
tartaruga su deliranti cavalli a vapore
imbrigliati
intrappolati
increduli
nell’orizzonte che sfiorisce avvicinandosi
mangiando spazio e confini
perpetuo ore disarmoniche
filantropo omertoso delle mie macerie
SERA
fuggire
ancora, sempre, comunque
e mentire
mentirti di nuovo
con lei là
vicina
irraggiungibile sogno madido di sudore
e sospirare
testa di cazzo
testa di cazzo!
poi tornare
nei giorni che si rincorrono incontentabili
e nelle mani non resta che aria
poi,
poi piango
con gli occhi nel camino che brucia legna e qualche ricordo
e niente sarà più come prima
SETTEGIORNISETTE
PROPRIETA' PRIVATA
mercoledì
MATTINA
imperatore comico e borioso
affaccio dalla finestra pupille spiritate
riposate
calamitate dalla radiosa bellezza di un mattino
che m’invita perentorio a vivere
ed amare …
POMERIGGIO
calibro emozioni che viaggeranno su onde
come messaggi in bottiglia di un naufrago
perduto e ingobbito, impaurito
aggrappato alla tenue speranza
che tocchino terra
che qualcuno raccolga la richiesta d’aiuto
che progenie umana domani non calpesti uno scheletro
SERA
momenti di gloria
lubrificati / protetti
effluvi effimeri
di spiriti drogati
bestie fumanti
affogate nel tempo
gocciolanti di piacere
e di istinti primitivi
SETTEGIORNISETTE
MATTINA
imperatore comico e borioso
affaccio dalla finestra pupille spiritate
riposate
calamitate dalla radiosa bellezza di un mattino
che m’invita perentorio a vivere
ed amare …
POMERIGGIO
calibro emozioni che viaggeranno su onde
come messaggi in bottiglia di un naufrago
perduto e ingobbito, impaurito
aggrappato alla tenue speranza
che tocchino terra
che qualcuno raccolga la richiesta d’aiuto
che progenie umana domani non calpesti uno scheletro
SERA
momenti di gloria
lubrificati / protetti
effluvi effimeri
di spiriti drogati
bestie fumanti
affogate nel tempo
gocciolanti di piacere
e di istinti primitivi
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