lunedì 22 marzo 2021

PANDEMIA

E' trascorso un anno da quando un virus di origine sconosciuta ha stravolto la vita degli umani sul pianeta terra. Dalla sua apparizione ad oggi, l'unica risposta che l'uomo è stato in grade di fornire per fronteggiarlo è stata: chiudiamoci in casa! La scienza, intesa come somma conoscenza, non è stata in grado di fornire risposte adeguate a questa cosa definita PANDEMIA; tutte le brillanti menti esistenti sul pianeta si sono dimostrate impotenti nell'affrontare un pericolo sconosciuto e, come dicono, terrificante. Ora, è vero, sono in commercio alcuni vaccini, che tra grandi polemiche dovrebbero peremetterci di tornare ad una vita normale. Ma cosa è, in effetti, che crediamo sia una vita normale? Cosa è che dovrebbe indurci a considerare questo evento, al di là di ogni demagocica considerazione della sua incidenza sulla mortalità umana, fine stesso della nascita? L'uomo è perituro, ed è questa l'unica verità. L'uomo nasce per morire, al di là di ogni ragionevole dubbio possa sorgere sul perché della sua esistenza. Muore per un incidente per quanto assurdo possa sembrare, muore per una guerra, muore per una qualsiasi altra malattia che non venga classificata come pandemia, muore per vanità, muore per assurgere ad eroe, muore per vecchiaia, muore basta. L'uomo nasce per morire. E se questo è lo scopo della sua esistenza, perché questo virus incute in noi così tanta paura? Cosa ha di diverso da un cancro, ad esempio? E' questa la domanda che mi assilla da un anno a questa parte. Ho 54 anni, ho visto nella mia vita tanti eventi tragici colpire l'umanità: terremoti, tzunami, peste, lebbra, aids, ebola, fame, guerre, carestie ... Potremmo considerare, è vero, che ognuno di questi eventi citati a caso, o ha colpito solo alcune zone dle pianeta o solo alcune categorie di umani (se così mi è permesso di definirle), mentre in questo caso sembrerebbe che questo virus non faccia alcuna distinzione di luogo o categoria. Non vi sembra strano? A me si. Questa incredibile paura indotta per ogni via di comunicazione conosciuta, assidua, martellante, incessante, ininterrota a me appare strana e fuori da ogni logica razionale ... come è possibile che tutti abbiano perso la testa di fronte a questo nemico invisibile? E' possibile che a tutti gli effetti quello che sembra non è quello che é? La domanda è leggitima, a mio parere, e dovrebebro porsela tutte le persone dotate di un minimo di razionalità. Indurre paura è sempre stata una strategia, la bibbia in questo senso è l'esempio supremo. Indurre paura per aggregare consenso. Un trucco vecchio come l'umanità stessa, che sembra ancora funzioni. Forse l'uomo non impara mai dai propri errori. O forse vuole vivere nella paura. Forse un giorno qualcuno troverà la risposta a questo arcano. O forse, più semplicemnte, non vogliamo trovarla. Ci sta bene così. Ad majora ...

martedì 3 novembre 2020

GOVERNARE CERCANDO "LIKE" SU FACEBOOK

Ecco, quindi, ci siamo arrivati! Capitato per caso ad essere primo ministro, raccogliendo un gratta e vinci sul marciapiede sotto casa, un uomo privo di qualità e privo, sopratutto, di un accreditamento espresso dai voti degli italiani, si è trovato a dover guidare un Paese già difficile di per se da governare: e dopo le foto con i potenti della terra, le strette di mano, le riunioni dell'euro gruppo con i leaders espressione di un voto, i baciamano al papa, capita che il pianeta terra si trovi sotto scacco di un virus (cosa di per se già abbastanza ridicola, se pensiamo che i virus ci sono sempre stati e sempre ci saranno) e che l'uomo compenetrato di se stesso si trovi a dover prendere decisioni che bene che vada risultano altamente impopolari. Ma nell'era attuale, dominata dai social network, per quanto assurdo possa sembrare, costui che fa ( o meglio vorrebe fare)? Cerca di prendere decisioni in base ai "like" che riceve sulla sua pagina facebook, utilizzata, sopratutto, per le comunicazioni istituzionali (cosa che in un Paese normale avrebbe portato alla sua decapitazione politica ...). Ora, pur nella retorica che l'italico popolo sia da sempre abituato a prevaricazioni di ogni sorta, questo dovrebbe quanto meno far riflettere anche chi, di solito, non è abituato farlo. Aldilà di ogni considerazione sull'alfabetizzazione del nostro Paese, carente nei numeri e nei fatti, chiunque dovrebbe essere in grado di considerare ciò come un insulto sia alle istituzioni, in senso lato, sia al popolo medesimo. Se questo ancora non dovrebbe essere sufficiente, l'uomo, primo ministro per caso, non solo non decide, ovvero puntualmente le rimanda o le scarica su qualcun'altro, ma appare continuamente in tv, con al fianco uno uscito dal "grande fratello"!?, dicendo, in sostanza, sempre, che la colpa di quello che sta succedendo nel nostro Paese non è sua ma bensì nostra! Ma vattene a fanculo!!! mi viene da dire, visto che io posso farlo e chi vorrebbe non può, anche se lo fa sotto mentite spoglie dialettiche ... Tu sei un incompetente del cazzo e dici che io sono un idiota? Ma vattene a fanculo di nuovo! La rivoluzione francese, l'indipendenza americana, la prima e la seconda guerra mondiale, per restare nell'evoluto, per mancanza di prove, mondo occidentale, non hanno insegnato nulla? In quale paese degno di questo nome un popolo avrebbe accettato che a formare il governo fosse stato messo uno sconosciuto che non si è presentato alla volontà degli elettori? Credete che un qualunque paese dell'unione europea lo avrebbe accettato, a parte il nostro? Ma che ve lo dico a fare? Se alla maggioranza va bene così, allora vuol dire che tutti stanno bene ... allora basta lamentarsi! Chiudete le vostre attività, rintanatevi in casa, aspettate le sera il verbo di uno che brancola nel buio, oramai abbandonato da tutti i suoi ministri, che si guardano bene dal condividere le sue cazzate ... Ad majora ... buena suerte ... good luck ...

sabato 31 ottobre 2020

A M.G.

E quindi eccomi a dire quello che avrei sempre voluto dire... che l'amo! Si, è vero, l'ho detto anche qualche altra volta ma ora ho capito cosa vuol dire veramente amare ... aldilà dell'irrazionalità del sentimento in se, di cui, in realtà, non sappiamo nulla ... ne converrete credo ... beh ... allora tutto è iniziato per caso, come vuole la migliore tradizione in amore. Una telefonata in ufficio, una richiesta di una consulenza ... occorre premettere che M.G. la conosco dal 2014, ma poi ci siamo persi di vista dal 2017 a giugno 2020, quando mi ha chiamato, con mia grande sorpresa! Beh, si anche un bastardo egocentrico egoista come me può sorprendersi ... comunque, per farla breve, dopo il lavoro c'è stato un aperitivo ... una routine in questi casi .. - cosa bevi? - che domanda è? un negroni! - ok, anche io ... Nel dipanarsi della conversazione ("take me down to the paradise city" mi viene da dire per cercare di spiegare come l'energia e la spiritualià fra noi cresceva ogni minuto che trascorrevsamo assieme) ad un certo punto i suoi occhi hanno incontrato i miei ... (allora mi è piaciuta dal primo giorno che l'ho vista ma non era libera ...). Ora, la retorica dell'amore dovremme farmi scrivere di emozioni indescrivibili, usando i versi che usano di solito i poeti di cui io ho sempre abusato in passato, ma, per quanto possa apparire incredibile per me, irrimediabilmente perso nel verso di Rimbaud "il mondo vibrerà come un immensa lira nel fremito di un bacio senza fine" (forse la migliore frase poetica di sempre per descrivere l'amore), non ho sentito campane suonare (poi un giorno, forse, scriverò un post anche su questo ...) ma ho avuto l'inconstrabile sensazione che lei fosse la donna che ho sempre aspettato. Dopo averci scambiato i numeri di cellulare ci siamo salutati. Da quel giorno l'ho corteggiata per almeno due mesi per convincerla ad uscire con me usando wapp (che io odio) ... fino a quando ha ceduto, forse per sfinitezza di scrivere su quello strano mezzo, mi veniva da pensare allora ...); poi, un giorno mi ha detto di si. Sono uscito con tante donne nella mia vita, beh si ho avuto culo, per una qualche ragione a loro sono sempre piaciuto, ma questa volta ero veramente agitato alla sua risposta. M.G. è una donna dotata di gran talento, questo io conoscevo di lei, un talento straordinario, fuori dall'ordinario; ora se sto dicendo questo è perché so di cosa parlo: io il mio talento, beh si anche io ho ricevuto questo dono, l'ho sprecato, con mio grande rammarico. Ma quella sera a cena ho avuto modo di scoprire altro, di cui non vi dirò. Perché? Perché quello che è voglio tenerlo per me ... Ti amo M.G. Solo con te ho capito cosa vuol dire amare una persona veramente. Potrei scrivere il mio verso immortale per lei, e forse già l'ho fatto, cioé a lei già l'ho detto ... ma cosa importa? Userò Miller per partecipare il mio sentimento per lei: "Lei è bella ed io l'amo, ora sono felice e potrei anche morire ..." Ero un bastardo egocentrico egoista ... poi M.G. è entrata nella mia vita ...

giovedì 8 ottobre 2020

Maschere, mascherine e la dittatura mascherata da stato di emergenza

Dittatura: "Forma di governo autoritario che accentra tutto il potere in un solo organo collegiale o nella sola persona di un dittatore" (Zingarelli, vocabolario della lingua italiana) Repubblica parlamentare:"Forma di governo rapprresentativo, il cui presidente viene eletto dalla maggioranza del parlamento" (Zingarelli, vocabolario della lingua italiana). Ci risiamo. L'attuale governo, non espressione di maggioranza espressa dal voto degli aventi diritto nelle ultime elezioni politiche (cosa che in Italia si ripete con una ciclicità impressionante), ha promulgato lo stato di emergenza sino (ad oggi) al 31 gennaio 2021, in ragione di una presunta pandemia che starebbe mettendo a rischio la vita umana sul pianeta terra. L'attuale capo di questo governo, non espressione del voto degli italiani, è un signore che non era presente in alcuna lista di preferenze di nessun partito al momento del voto, non ha alcun backgroung politico, quindi nessuna esperienza, neanche a livello amministrativo locale, e, perdipiù, è allegramente passato da una maggioranza creata post voto ad un altra, avente come minimo comune denominatore un non partito fondato da un comico e da un presunto filosofo. In questo non partito sono stati eletti una pletora di prestanome, senza arte né parte, portati alla ribalta della politica da un presunto senso di nausea degli italiani per la politica; quanto presunto non è dato sapersi, visto che nelle ultime elezioni amministrative, da poco tenutesi, questo non partito è divenuto, di fatto, insignificante, come le persone che hanno assunto oggi, di fatto, la guida di una nazione confusa e profondamente turbata dal susseguirsi degli eventi. Il presunto capo dell'attuale governo, prestanome egli stesso di qualcuno che lo indirizza, che parla per citazioni, non avendo molto da dire nella realtà dei fatti, non ha alcuna qualità particolare se non quella di assecondare il potere occulto che lo ha messo lì per raggiungere lo scopo che si è prefissato, ovvero una dittatura mascherata da democrazia. L'esutorazione continua del parlamento nelle decisioni che contano, con l'avallo di un presidente di quella che era una repubblica parlamentare, ora orfana del suo fondamento, ovvero la rappresentatività, non è che, di fatto, l'esercizio di una dittatura mascherata che trova la sua affermazione nell'obbligo di girare mascherati, finanche in casa (presunzione ridicola ed aberrante, ma significativa della penetrazione che si vuole ottenere). L'uomo mascherato da capo di governo, in questo carnevale democratico, che condurrà al falò della democrazia come forma di governo, compenetrato e vinto dal un ruolo che gli è stato conferito da questo potere occulto, neanche tanto, continua, imperterrito, a demolire ogni cardine sul quale i padri fondatori hanno eretto la repubblica italiana alla fine della dittatura fascita. La domanda che mi sto ponendo da qualche tempo, e che vi pongo è questa: è mai possibile che il popolo italiano assista inerte a questa sostituzione dello stato di diritto da democrazia a dittatura? Che io sia un ignorante scarsamente alfabettizato e poco istruito è un dato di fatto, ma, cazzo (perdonatemi questa parola triviale ma altamente espressiva), è mai possibile che chi può non intervenga? Ed il popolo (inteso come massa, e massa è potere fino a prova conrtraria) che intende fare in proposito? Assuefarsi ad un regime? Diventarne complice? Nessun dato statistico giustifica questa assunzione di pieno potere; la divergenza di opinioni di quelli che reputiamo scenziati conferma l'antitesi alla tesi dell'imperturbabile vanesio posto alla guida del presunto governo: siamo in pericolo! Ma quale è il pericolo, nella realtà dei fatti? Che io, tu popolo, possa morire, o che io, tu, potere occulto prenda le redini di una nazione in maniera subdola e non in maniera decretata democraticamente. Ecco. Vi invito ad una meditazione in proposito, se avete voglia di farla. Oppure continuate a girare mascherati, ma dovreste avere a mente che non vi state proteggendo da un virus, vi state consegnando ad un dittatore ...

giovedì 6 agosto 2020

CORREI




Se c'è una cosa che il coronavirus ci ha lasciato in eredità è la prova del fallimento della nostra democrazia, seppur essa non sia mai stata possibile essere definita tale. Ho più volte scritto in proposito, ma quello che ho potuto constatare durante periodo di lookdown e quello che si sta verificando nel suo post, è un qualcosa di sbalorditivo. Due governi improbabili, nonché impresentabili, per ragioni oscure, ovvero chiare solo a loro, vengono retti da uno sconosciuto che non ha avuto alcun riscontro alle elezioni ovvero non si era presentato per avere, qualora gli elettori avessero voluto farlo, una legittimazione popolare.

Tale sconosciuto, persona arrogante e quanto mai sgradevole, teleguidato da un folcloristico addetto stampa noto ad un certo pubblico televisivo per aver partecipato alla prima edizione del grande fratello, preso atto dell'incredibile situazione venutasi a generare a causa di un presunto virus ha deciso di esautorare il parlamento di ogni significato democratico iniziando a legiferare con i CDPM,  dichiarati a più riprese incostituzionali; tali appelli, incredibilmente sono restati lettera morta.

Orbene, lo sconosciuto vista l'acquiescenza, nonché l'assuefazione, di un popolo che non è mai stato tale ad accettare ogni tipo di imposizione, ha pensato bene di privare ogni individuo della sua libertà personale con un foglio di carta dal di lui autografato senza che gli eletti del popolo, deputati e senatori, abbiamo potuto esprimere il loro voto al riguardo, cioè senza alcuna discussione democratica.

L’uomo sconosciuto, presoci gusto, ha iniziato a credere, a ragione, che l’italiano tutto sommato del parlamento può farne a meno se c’è lui a guidarlo, così ha chiesto, unico premier nell’Unione a farlo, di poter prolungare lo stato di emergenza affinché potesse continuare a sottoscrivere fogli di carta per fare quello che più o meno gli pare.

Le due forze che lo sostengono sono prigioniere di questo individuo, ripeto, arrogante, teleguidato da un lobbysta gay, in quanto per farlo decadere devono per forza di cosa far cadere il governo e tornare alle urne, dove probabilmente avrebbero una sonora bastonatura.

Quindi, riassumendo, due governi non espressione del risultato delle urne, come sempre più spesso accade negli ultimi anni, con a capo un individuo pescato nel mazzo di leccaculo vari, stanno sistematicamente ignorando ogni vincolo democratico con giustificazioni sempre più risibili,  che, paradossalmente, vengono notate all’estero e non da noi.

In Italia il concetto di democrazia non è mai stato molto chiaro, è vero, ma questi ultimi accadimenti restano comunque un campanello di allarme che non possiamo permetterci di far finta di non sentire, pena essere correi.

Questi signori stanno violando ripetutamente norme costituzionali nel nostro silenzio; vogliono cambiare lo status quo democratico a loro uso e consumo, e vorrei ricordare che tale procedura conduce sempre ad uno stato totalitario. Venuti meno i contrappesi democratici con il bicameralismo perfetto, creati dai padri fondatori di quel che resta del Bel paese, venuta meno la funzione del Capo dello Stato di vigilare sui questi contrappesi, e venuta meno, soprattutto, la volontà popolare di considerarli dogmi imprescindibili in un paese che voglia definirsi democratico, cosa resta se non un ortodossia con un pensiero unico, quello di uno sconosciuto.

Correi … oltre tutto senza avere nulla in cambio …






martedì 11 febbraio 2020

NEW YORK UNDERWATER

Il sito web "lavocedinewyork.com" ha recentemente pubblicato un articolo a firma di Vanessa Vuji (che ho postato sulla mia pagina FB Culture Club Albano Laziale ) nel quale viene evidenziata l'incredibile temperatura recentemente registrata in Antartide di 18,3°; gradazione che normalmente in quel continente non si raggiunge neanche in estate. Nell'articolo è stato inserito questo quadro di Flavio Bragaloni :New York Underwater del 2012.




Nel recente post SAT del 20 gennaio ho scritto che "Cogliere l’essenza dell’attuale società è oramai un certificato di garanzia dell’arte in continua evoluzione di Flavio Bragaloni, che, come ho già avuto modo di dire, ha trovato la sua forma e forza espressiva, il suo linguaggio non più ermeneutico, ma vero, crudo."
Non può non farci piacere che la proposta culturale ed artistica di Flavio stia trovando un ampio consenso e venga usata per rappresentare un emergenza che forse stiamo sottovalutando ( anche se su Greta Thumberg sono stati scritti valanghe di articoli).
L'arte in generale veicola anche un messaggio sociale ed è testimone, nonché precursore a volte, di quello che domani diverrà storia; pur evitando ogni autoreferenzialismo che non ci appartiene né, tanto meno, ci interessa, credere nel talento artistico di Flavio Bragaloni ci sta facendo tornare dietro soddisfazione. Per chiudere questo post vorrei proporre un'altro dipinto: the ocean and the plastic:

l''uso e l'abuso di plastica che stiamo facendo apporterà,inevitabilmente, al nostro pianeta un ulteriore allarme (sono già visibili intere isole formatesi dall'ammasso di plastica in mare, che trascinate dalle correnti si agglomerano dove queste ultime cessano).
Si possono testimoniare gli eventi in tanti modi: Flavio ha scelto il suo. E' forte, chiaro e di qualità, se mi permettete ... a noi recepirlo e provare a fare qualcosa nella nostra quotidianità ...

sabato 8 febbraio 2020

5 DOMANDE A: PIERO BARBABIETOLA


Piero “Mizu” Barbabietola

Presentatore e public speaking (spettacoli di musica) a Varese per la scuola di musica Yamaha (1
anno);
 Dj e collaboratore alla direzione artistica del locale piano bar “Visconte” di Cassano Magnago
Varese (3 anni);
Presentatore, conduttore di serate “live” jazz presso il locale “Visconte” di Cassano Magnago (1
anno);
Regia musical Footloose - Teatro di Cannara (Perugia) anno 2000;
Presentatore, sceneggiatore, e organizzazione spettacoli per la scuola di ballo “Sole luna” Assisi
Perugia (anni 3); Sceneggiatore e narratore presso plesso scolastico di assisi con riduzione scenica per bambini del libro “Ramoso”;
Impegno presso Teatro Rinoceronte di Perugia per 4 anni circa: Corso di dizione e Laboratorio
permanente di lettura e narrazione performativa;
Partecipazione a spettacoli di narrazione: contest di lettura ( 3 edizioni) come narratore e come
musicista;
Come attore spettacolo teatrale “Hotel Mauthausen” con varie repliche (Perugia e Marsciano);
Regista, sceneggiatore, narratore, musicista nello spettacolo di teatro musica “Di vino, d’Amore e
altre storie” Torgiano (Perugia);
Blogger (Blog personale) da oltre dieci anni : “Nel cielo alto” (Blogspot);
Doppiatore documentario presentato da giornaliste freelance su SkyTG24;
Blogger da oltre cinque anni delle pagine Facebook: JazzinVersi, Nella stanza del tè, Route66 feel
the freedom, But Beautifu


Scorrendo la tua pagina fb “but beautiful” ho incontrato questi meravigliosi versi: “Se mi vieni a trovare vieni lentamente e con gentilezza per non spezzare la fragile porcellana della mia solitudine”(Sohrab Seperhi). Solitudine e social network sembrano apparentemente inconciliabili … oppure l’uno trova sostegno nell’altra?

Il poeta, pittore e scrittore iraniano Sohrab Sepehri ha scritto anche che:
Dobbiamo lavare i nostri occhi

Dobbiamo vedere diversamente le cose
Dobbiamo lavare le parole
Le parole possono essere vento
Le parole possono essere pioggia
Dovremmo chiudere gli ombrelli
Dovremmo camminare sotto la pioggia
Dovremmo portare la nostra mente e i nostri ricordi
Sotto la pioggia, Dovremmo sentire la pioggia.
Sotto la pioggia si possono trovare amici
Si può cercare l’amore
La vita è continua saturazione
La vita è nuotare nell’acqua di questo momento.
Leviamo i nostri abiti
L’acqua è a un solo passo
Assaporiamo la luminosità.


Troppo spesso nell’universo social trionfa una realtà irreale e inautentica, dove per usare l’espressione heideggeriana di Essere e Tempo  “ognuno è gli altri e nessuno è se stesso”. Dove ognuno pensa come si pensa, vive come si vive, desidera come si desidera e non dissente come si dissente. Questa pagina, come tutte le mie pagine, è soltanto “un gioco” per resistere a questo continuo processo di morte della soggettività. Nelle mie pagine cerco di distillare gocce di pioggia viva, perché viva è la parola, evocativa l’immagine. Ma poi bisogna uscire “sotto la pioggia”. Dobbiamo “sentire la pioggia”, “Sotto la pioggia si possono trovare amici”
.. Scongiurare quella che viene chiamata “fomo” (dall’inglese fear of missing out), la paura di sentirsi tagliati fuori se ci si stacca da Facebook o Instagram. Ansia, depressione, solitudine. E’ molto reale il pericolo che solitudine e social creino un cortocircuito. La poesia, l’arte, la cultura, la musica, La Bellezza, sono un antidoto. Ma ripeto, “l’acqua è ad un solo passo” dalla blogosfera dei social. “Assaporiamo la luminosità”. Le mie pagine hanno un che di “artigianale” che le rende vere, sincere. Nel mio spazio virtuale accolgo persone vere. Certo che il riscontro dei feedback provenienti dalla community dei lettori è importante.  Altrimenti scriverei un diario come si faceva in tempi lontani. Il Blog, la Pagina, sono un diario di “rete”, di relazione. E l’artigianalità della gestione conferisce alla pagina il giusto argine alle tentazioni di perseguire solo “like” e consensi fini a se stessi. Le parole possono essere vento e pioggia, ma le parole hanno un peso. Hanno un’anima. Devono avere un cuore. E il Blogger che le usa, che le “spaccia”, deve metterci il suo di cuore in gioco. Affinchè, malgrado tutto,  possa risuonare dentro ognuno di noi quella voce interiore, figlia del disincanto, ma capace di visione e sogno: “but beautiful”… però Bello..!!


Il Cha no yu (la cerimonia del tè), rito sociale e spirituale giapponese praticato in una stanza dove tutti gli uomini sono uguali, dove l’ostentazione non è ammessa. Nella tua stanza del tè entrano idealmente i tuoi tanti followers; sono tutti disarmati e offerenti amicizia?

Nella stanza del tè” è il luogo dove non si chiedono amicizia e amore ma si offrono. Come il tè. Come il pane. Roque Dalton sosteneva che la poesia è come il pane, di tutti. Come il pane ha un fine, un senso. Nutrire tutti. Il pane in una dieta “povera” è l’alimento di prima necessità. Così come la poesia, offerta come il tè. I tanti followers sono umanità che chiede, che cerca ristoro spirituale, un momento di pensiero gentile che fa riflettere e pacifica. Un’umanità che lotta, sopravvive, fatica, sogna, desidera, e cerca nutrimento, sorriso, complicità, condivisione e cuore, cuore, cuore. Tutti noi abbiamo bisogno di pane ed un sorso di tè. Come il nostro vivere. Piccoli gesti di coraggiosa, spesso eroica, caparbietà, resistenza, resilienza. Siamo tutti disarmati. “Nella stanza del tè” è il luogo dove dissetarsi per riprendere il cammino.  Dove quello che è nascosto sia presente. Dove la parola è profonda, discreta, gentile. Perché “La gentilezza nelle parole crea fiducia; la gentilezza nel pensiero crea profondità; la gentilezza nel dare crea amore.” (Lao Tzu).
  

1     La Route 66 (feel the freedom) ha rappresentato l’icona della beat generation di Kerouack materializzando, in un certo senso, l’idea di libertà. L’epopea beat è’ stata poi usata e strumentalizzata in vari modi, ancorché, inoltre, largamente incompresa. La tua pagina ha un legame con quello che era il vero spirito di vivere “beat”, o è solo un omaggio ad un movimento iconoclastico?

“Route 66” è la metafora del viaggio, della vita in movimento. Di uno spirito di libertà, di apertura. Più “On the Road” di Jack Kerouc, che “Owl” di Allen Ginsberg. “Echi” di un movimento importantissimo, certamente ancora da approfondire. Nel contest di questa pagina il legame con lo spirito “beat” è sostanzialmente una citazione. Senza strumentalizzazioni,  né adesioni. Questa pagina sposa una visione di libertà come apertura, come accoglienza del mistero, delle domande irrisolte, del cammino a cui tutti siamo chiamati. Che lo vogliamo o no. E la modalità è di mettersi in cammino, aprire il cuore, dilatare la coscienza, per uscire da rigidità e visioni manichee, con la forza della parola, delle immagini, della musica.  Per Kerouac la  Beat Generation era una “Generazione Ritrovata”.  “Route 66 feel the freedom”, per restare nell’ambito dei riferimenti alla Beat Generation,  è un luogo, meglio ancora una “strada” che ha un cuore nel significato Beat-Whitmaniano di umiltà, un vuoto interiore (libero da sovrastrutture) ma  ricettivo alla visione. Disincanto senza rinuncia al sogno. Dove più di ogni meta possibile conta il viaggio. Un viaggio in se stessi. Il motto di questa pagina potrebbe essere: “Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati. Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare.”  (Kerouac). E il manifesto, se proprio vogliamo restare nel “gioco” dei rimandi e delle ispirazioni, non può che essere  “non ti salvare” del poeta Mario Benedetti:

Non rimanere immobile
sull’orlo della strada
non raffreddare la gioia
non amare indolente
non ti salvare ora
né mai
non ti salvare
non riempirti di calma
non tenerti del mondo
solo un angolo quieto
non chiudere le palpebre
pese come sentenze
non restare senza labbra
non dormire senza sonno
non pensare senza sangue
ma se
malgrado tutto
non lo puoi evitare
e raffreddi la gioia
e ami con indolenza
e ancora ti salvi
e ti riempi di calma
e ti tieni del mondo
solo un angolo quieto
e lasci cadere le palpebre
pese come sentenze
e ti asciughi senza labbra
e dormi senza sonno
e pensi senza sangue
e giudichi senza tempo
e immobile ti fermi
sull’orlo della strada
e ti salvi
allora
non restare con me.

Jazzinversi e l'improvvisazione. Può divenire "veramente" ordinario ciò che nasce straordinario?

 Il Jazz è la metafora della vita. Per i grandi pionieri di questa musica ne è stato anche l’incarnazione. Suoni il tuo vissuto ci ricordava Parker, e Evans detestava le classificazioni ideologiche e le etichette e le teorizzazioni sul Jazz  e ripeteva che questa musica è feeling, scoprire una parte di noi che non conosciamo. Il Jazz è metafora della vita perché più di ogni altra musica ne traduce canto e graffio, l’alterazione degli accordi, o gli accordi aperti, i cromatismi, le dissonanze, le poliritmie, le melodie, raccontano una storia. La nostra. E nell’ordinario della nostra vita è celata, per essere rivelata, la nostra straordinarietà. Siamo unici ed irripetibili. Non esiste un altro noi. La nostra individuale verità, forza e fragilità, bellezza e brutalità, luce e oscurità, innocenza e consapevolezza, controllo e abbandono, siamo noi, tutto ciò che siamo ed abbiamo. La nostra ricchezza per amare ed essere amati. Il nostro ordinario “straordinario”. Nell’atto dell’improvvisazione l’anima si commuove nell’intuizione dell’istante. Questo è il senso nella mia pagina, del recente evento “Storie di ordinaria improvvisazione”. La nostra vita, come ogni grande esecuzione, improvvisazione jazzistica, è straordinaria. Quello che tento di fare attraverso questa pagina è cercare uno sguardo nuovo nell’ascolto, è liberare da rigidità e preconcetti, da tecnicismi elitari ed autoreferenziali, è ritrovare quella commozione, quel cuore che è proprio della nostra essenza e della musica. Per usare le parole dello psichiatra Nelson Mauro Maldonato “come espressione vitale e prodigiosa della creazione, l’improvvisazione è accompagnata dalla duplice cifra della sua possibile esistenza e della sua scomparsa. Si tratta di una forma espressiva che porta in sé lo scandalo della propria casualità, di una natura enigmatica, di un’immediatezza insoddisfatta e inesplicabile. Non somiglia a niente. Anche per questo, comprenderne le connessioni metaforiche, le intuizioni, le trame profonde, è tra i misteri più affascinanti della conoscenza. Tutti dovrebbero tenerla nella massima considerazione. Ad ogni livello”. Noi stessi siamo questo mistero. Straordinario. L’ordinario è solo un velo dello straordinario da scoprire e riscoprire sempre. Solo l’arte, con la sua enorme forza – sosteneva Rilke – “proietta nel nostro cuore oscuro e inesplicato, come specchi rovesciati, l’inconsapevolezza e l’imperturbabilità delle cose. L’arte ha il compito di salvare le cose. Ma salvarle vuol dire sostituire l’opera dello sguardo con un’opera del cuore: l’unica che apre orizzonti mentre altri tracciano confini”. Vedere lo straordinario nell’apparente ordinario. Questa è la sfida e la novità di questa pagina: una rilettura della discografia Jazz, attraverso il cuore e lo sguardo di chi ascolta, piuttosto che come trama storico-tecnico-musicale dei giganti che hanno reso grande e affascinante questa musica. La rivelazione della nostra ordinaria straordinarietà attraverso l'ascolto di questa musica straordinaria.

3    Quattro pagine facebook ed oltre 50.000 followers: il tuo grande impegno nella ricerca di temi ed argomenti da proporre è molto apprezzato: nella tua sfera cosa vedi nel prossimo futuro?

Pier Paolo Pasolini fu un grande critico del consumismo. Precursore di grande intelligenza ed intuito, capì come “l’edonismo della società consumistica” stesse appiattendo ogni cosa: persone ed idee. Il mio impegno nel Social-web nel gestire (da solo) le mie pagine è tutt’altro che semplice. Ricerca continua di testi, immagini, musica. Un fiore nel deserto, al cui profumo non rinuncio. Almeno per ora. Credo che la risposta all’edonismo vorace, arrogante, massificante, sia la via della Bellezza. In senso poetico, letterario, social-divulgativo, musicale, filosofico, teologico. Di certo questa “ricerca” fa bene a me. Mi consente di “resistere” al processo in atto di impoverimento dell'anima che pensa, riflette, si interroga, ama. Le mie pagine sono il successivo tentativo di condividere questo percorso. Se serve anche solo ad una persona, delle tante che seguono le pagine, ad aprire una finestra nel proprio cuore e moltiplicare così questa con-divisione, allora ne è valsa la pena. Del futuro non so. Ho qualche idea ma.. la scopriremo solo vivendo.

...
Non smette mai di sorprendermi Piero da quando lo conosco, dal lontano, oramai, 1995. La sua cifra culturale è cresciuta di pari passo con il tempo trascorso ed al suo impegno nel cercare di diffonderla nel contesto nel quale vive, Umbria, prima Assisi e poi Perugia, non tralasciando i circa 10 anni vissuti a Varese, dove ci siamo conosciuti ed abbiamo iniziato a frequentarci. Gli devo molto, perché è lui che mi ha inoculato il virus della scrittura durante le nostre interminabili discussioni sull'arte, la musica, la letteratura, la pittura ... su ciò, in definitiva, che chiamiamo cultura. Nell'attuale società, definita liquida da Bauman, Piero si erige quale monolite solido ed incrollabile di divulgatore culturale; averlo ospite sul mio piccolo blog è per me qualcosa di veramente speciale ...







lunedì 20 gennaio 2020

SAT (send a text)


Contemporary conversation
Acrylic on canvas 2020

 This is my first painting of 2020 and it is easy to understand why my inspiration went all the way, We live in a world that the phone now controls us, the electronic devices listen to us, many people spend the whole day with the  phone in the hands, at the restaurant in the house the conversation is minimal most are with the phone in the hands. (Flavio Bragaloni)



Cogliere l’essenza dell’attuale società è oramai un certificato di garanzia dell’arte in continua evoluzione di Flavio Bragaloni, che, come ho già avuto modo di dire, ha trovato la sua forma e forza espressiva, il suo  linguaggio non più ermeneutico, ma vero, crudo.
Una naked reality che Flavio oramai maneggia con disinvoltura, raffigurata nelle figure stilizzate che usa di frequente, come una firma indelebile della sua opera, come Degas con le sue ballerine. Come un senso di non appartenenza alla specie umana per segnare un distacco non solo artistico ed intellettuale, ma anche, e soprattutto fisico da una massa che defluisce  a velocità della luce in un oceano di degrado nell’illusione di una socializzazione globale apparente e falsificata.
Figure anonime usate come nei segnali di pericolo, divieto: ecco,  Contemporary conversation è un cartello di avvertimento: evidenzia una deriva che sembra inarrestabile: “mandami un messaggio quando stai per venire …”; quando mi ha inviato la foto dell’opera mi è venuto prima da sorridere, poi da riflettere ed infine di affiancare il dipinto all’Urlo di Munch …
Dove stiamo andando? E’ questa la domanda che sembra rivolgerci l’opera, la domanda a cui cerca sicuramente  una risposta Flavio,  e che dovremmo cercare con insistenza anche noi …


domenica 10 novembre 2019

LETTERA A M.

E se tu fossi il Bosone di Higgs rivelatosi all'umanità spontaneamente? Me lo sto chiedendo da qualche giorno, oramai ... cioè, in effetti sembra alquanto assurdo, ne convengo, paragonarti ad una particella che conferisce massa alle altre particelle elementari garantendo consistenza al modello standard, permeando tutto lo spazio vuoto dell'universo in un istante.
Ma materia per materia l'associazione mi è sembrata congrua fino a prova contraria, ovvero che qualcuno confuti questo mio ardito, quanto sconclusionato, paradigma: che asserisca, cioè, in sostanza, che io sono pazzo. Ma se io mi astenessi dall'avere un costante, quanto pericoloso, rapporto con la pazzia, sarei sempre me stesso? O sarei altro? E se in questo controverso rapporto fra ragione  e follia che permea il mio universo non fossi entrata tu, questa tesi, piuttosto estrema, avrebbe ragione di esistere? Sto vivendo la realtà dell'universo che credo di abitare o sono stato catapultato in un altro fra quelli teorizzati dalla fisica quantistica? 
Rimugino da giorni su questa possibilità, e per quanto le probabilità mi siano contrarie, anzi statisticamente inesistenti direi, l'idea non mi molla perché quello che sta accadendo sta erodendo le già mie poche certezze, creando un ruvido attrito fra il mio intelletto e la mia anima, un ruvido attrito che, stranamente e contro ogni logica, non mi procura alcun dolore.
Come definire, allora, questo stato controverso? Catartico? Parossistico? Elegiaco? Sapresti tu trovare un aggettivo compiuto che possa essere adeguatamente indossato da quanto sto cercando disperatamente di spiegare? La tua razionalità lineare, e per questo più efficace di quella mia, contorta e spigolosa, può riuscire a dare un senso a quello che sembra stia per accadere? 
Io non riesco, per quanto stia provando, a farlo, tu credi di poter risolvere questo dilemma incuneatosi fra ragione e sentimento? La domanda può apparire retorica, ma in effetti non lo è; io credo che solo tu possa trovare una risposta, ammettendo che questa possa esistere e che tutto questo stia effettivamente accadendo; io, al momento non ne sono capace. Mi è dura ammetterlo, ma così è.
Ti saluto lasciandoti a questa riflessione, semmai tu abbia voglia di farla.

sabato 26 ottobre 2019

UNA TESTA DI CAZZO

Me lo domando spesso: perché mi trovo sempre ad aspettare domani? La retorica mi porta a dire che sperare in un domani migliore di quello che vivi è umano, semplicemente umano. Bene. Quindi, essendo umano sperare in un domani migliore di oggi è rapportabile alla speranza religiosa di un paradiso dopo la morte? E sulla base di questo assioma, quindi, essere umano significa solo vivere nella speranza? Rifletto spesso sul significato di "essere soddisfatti", cioè ritenere soddisfacente la propria vita; cosa significa, in realtà? Non avere sogni? Non chiedere nulla di più di ciò che si ha? Se non chiedere nulla è il tutto perché allora aneliamo sempre a chiedere di più? In effetti vivere, per come lo concepiamo noi, non ha molto senso: nasci senza chiederlo e muori senza volerlo; nel mezzo? Per la maggior parte dell'umanità il nulla.
Se sei fortunato e nasci in una famiglia benestante avrai, ragionevolmente, quella che è considerata una buona vita: una casa, magari due, una macchina, magari due, un lavoro, un marito o una moglie, dei figli, una pensione (o una rendita). Poi muori: game over; se sei credente con la speranza del paradiso, se non lo sei con nessuna aspettativa (ma non ci credo a questo: tutti hanno una aspettativa, nella ragione in cui aspettano "domani"). Allora, ripeto: tutto questo che senso ha?
Se dio, o chi per lui, ha deciso che, ad un certo punto, qualcuno su questo cazzo di pianeta doveva pur esserci, perché non ha pensato alle conseguenze del fatto che, appunto, qualcuno ci fosse? Non poteva, con il senno di poi, lasciare tutto come era? Forse non si divertiva? Aveva bisogno di creare un essere che inseguisse qualcosa che non esiste solo per il gusto di farlo? Ovvero come una cazzo di fiction, o peggio, un reality sul quale lui si diverte a scommettere sulla sorte delle sue creature con qualche altro dio di un qualche altro universo? Perché cazzo sono sono stato messo al mondo? Mi rompono i coglioni da quando sono nato: questo non si fa, devi essere ubbidiente, devi studiare, devi lavorare, devi essere inserito, devi santificare le feste, devi avere dei figli, dei essere buono, devi essere ... ma vattene affanculo dio, se mai esisti!Chi cazzo ti credi di essere? Per quale cazzo di ragione io dovrei sottostare a questa fottuto gioco? Hai puntato su di me? Hai fatto male!E poi, con quale criterio del cazzo hai deciso chi dovesse fare cosa? Perché ci sono umani che muoiono come le mosche e umani che possiedono tutto quello che gli altri umani non hanno? Tu non non sei un cazzo di dio, tu sei una grande testa di cazzo! Si, si, hai capito bene, una grandissima testa di cazzo! Allora, non so quante cazzo di umani sono morti nel tuo nome, a tutti gli effetti il più grande genocidio mai visto (a parte il cazzo di diluvio: era proprio necessario sopprimere tutte le tue creature? Ti eri svegliato male? Avevi bevuto troppo? Tirato troppa coca?); perché, pur con tutti questi omicidi, tanti umani ancora credono che tu sia un dio? Ma poi, che cazzo significa la parola dio? Se qualcuno avesse scritto che tu fossi un ebete oggi ebete avrebbe significato di dio?  C'é qualcosa che non va in tutto questo, testa di cazzo ... Se domani non mi sveglio perché ti ho insultato, allora bene, ci sei ... ma se mi sveglio pensando ancora a "domani" non sei altro che una fottuta testa di cazzo ...

martedì 27 agosto 2019

STATO DI FATTO (ASSOLUTO) E STATO DI DIRITTO

Per quanto possa apparire contraddittorio e, forse, troppo esasperato, il concetto di legebis solutus sembra di nuovo in auge in un certo contesto politico sia della così detta destra che nell'impalpabile ed indefinibile sinistra.
L'ennesimo governo caduto, nato da un improbabile contratto sottoscritto da un partito radicato nel nord industriale allergico al potere politico stabilito a Roma e un esperimento sociale esploso, forse, inaspettatamente anche al suo ideologo, in maniera fragorosa alle elezioni politiche del 2018, ripiomba l'Italia nel periodo apostatico  del presidente Napolitano, che impedì nuove elezioni dalla caduta del 16.11.2011 dell'ultimo governo Berlusconi (IV) imponendo i governi Monti (16.11.11-27.04.13), Letta (28.04.13-21.02.14) Renzi (22.02.14-27.02.16), con il presidente Mattarella a farne le veci, in quanto eletto il 31.01.2015 eredita il governo Renzi per poi farlo transitare in quello di Gentiloni (tutti del partito PD eccetto Monti) fino al 01.06.2018 per assegnarlo, infine, al termine delle elezioni dello stesso anno allo sconosciuto Conte, primo caso di Presidente del Consiglio non autenticato da una volontà popolare.
Ora che l'improbabile Governo Lega-5Stelle è caduto (anche se paradossalmente il fondatore del Movimento fosse più indirizzato verso politiche di destra che di sinistra), il presidente Mattarella cerca una soluzione che non contempli la consultazione popolare.
Su questo punto resto fermo  (come già avuto modo di scrivere nei post Eutanasia della Repubblica del 25.04.13 e G.N. e l'apostasia della  democrazia del 15.01.15) sull'idea che uno Stato di Diritto non può in alcuna maniera vedersi imporre alcunché che non sia stato legittimato dalla volontà popolare.
Uno Stato di Diritto può dirsi tale solo se se è in grado di assicurare il rispetto dei diritti del popolo e garantire un equo stato sociale, attraverso l'utilizzo dei principio della separazione dei poteri e di quello legalità.
In questo Paese è in corso una pericolosa deriva ideologica di cui si sono appropriate alcune élite, che facendo leva sulla ragion di stato si sono assoggettate il compito di decidere per conto del popolo; nel caso in questione, poi, oltre a questo, occorre anche sottolineare come anche il governo nato dalle elezioni sia stato una imposizione delle élite fatta passare come espressione di maggioranza.
Ora il presidente Mattarella ha dato inizio alle consultazioni e sta cercando di far credere che stia  valutando le possibilità di dar vita ad un governo formato dal PD e dai 5Stelle, già sottoscrittori di un contratto di governo con Lega stracciato con buona pace degli elettori; nella realtà la cosa è già stata decisa da tempo come è facilmente intuibile e le finte risse verbali di questi giorni sono solo ad uso e consumo dei giornali e per valutare le reazioni del popolo: così facendo  le élite avranno modo di consolidare ulteriormente la loro posizione, continuando a presentare facce pulite da esibire in TV (ad esempio Conte) ma vuotate di ogni contenuto di pensiero.
Ritengo che questa situazione sia in gran parte anche colpa nostra, che, forse, per assuefazione abbiamo iniziato a credere normali queste imposizioni che tutto possono riflettere meno che il concetto di democrazia (il presidente Mattarella è, in proposito, giudice costituzionale, e sa bene cosa sta facendo). Forse dovremmo riorganizzare i nostri pensieri e iniziare a rumoreggiare ogni qual volta i nostri diritti vengono calpestati in ordine a volontà estranee a quella popolare (in Spagna per le nostre stese condizioni hanno votato per tre volte). Uno Stato di Diritto è tale non solo per i principi  espressi ma anche e, sopratutto, perché chi lo vive e ne usufruisce dei contenuti lo comprende e vuole mantenerlo tale anche a costo di combattere. Ecco, forse è proprio questa voglia che sta scemando non solo nei nostri pensieri ma anche nei nostri cuori; "l'état c'est moi" è stato abbattuto da una rivoluzione; dovremmo considerare che forse sia giunta l'ora di affrontarne un'altra.

mercoledì 17 luglio 2019

SE VIVERE E' IL MEGLIO CHE CI SIA

(brano tratto da )
  Tropico del Cancro - 1934 - Henry Miller

Nell'aria c'è una sorta di sommesso pandemonio, una nota di violenza repressa, come se per l'esplosione che si aspetta occorresse l'avvento d'un ultimo minuto dettaglio, qualcosa di microscopico ma assolutamente non premeditato, assolutamente inatteso. In quella specie di semisogno che ti consente di partecipare ad un fatto pur restandone completamente estraneo, il minuto particolare che mancava comincia oscuramente ma insistentemente a coagularsi, ad assumere forma capricciosa, cristallina, come il gelo che forma disegni sul vetro d'una finestra. E come quei disegni di gelo che paiono tanto bizzarri, così liberi e fantastici, ma che tuttavia sono determinati da leggi rigidissime, così questa sensazione, che aveva cominciato a prender forma dentro di me, pareva anch'essa obbedire a leggi ineluttabili. Tutto l'esser mio rispondeva al dettato di un ambiente di cui mai prima di allora avevo fatto esperienza; quella cosa che io avrei potuto chiamare me medesimo pareva contrarsi, condensarsi, accorciarsi rispetto ai limiti vieti, usuali della carne, la cui periferia conosceva soltanto le modulazioni delle terminazioni nervose. E quanto più sostanziale, quanto più solido diventava il nocciolo di me medesimo, tanto più minuta e stravagante appariva la realtà vicina, palpabile, che mi si stava strizzando. Nella misura in cui sempre più io diventavo metallico, nella stessa misura si gonfiava la scena dinanzi ai miei occhi. Lo stato di tensione era ormai così perfettamente equilibrato che l'introduzione di una sola particella estranea, anche d'una particella microscopica,  diciamo, avrebbe squassato ogni cosa. Per una frazione di secondo, forse, io provai quell'estrema chiarezza che all'epilettico, dicono, è dato di conoscere. In quel momento io persi completamente l'illusione del tempo e dello spazio: il mondo spiegò il suo dramma simultaneamente, lungo un meridiano che non aveva asse. In quella specie di eternità, arrischiata come in punta al grilletto più sensibile di un arma, io sentivo che ogni cosa aveva la sua giustificazione, la sua giustificazione suprema; sentii le guerre dentro di me che s'erano lasciate dietro questa melma, questi relitti; sentii i crimini che bramavano di emergere domani in titoli cubitali; sentii miseria che si macinava da sé con pestello e mortaio, la lunga opaca miseria che sbava via nei fazzoletti sporchi. Sul meridiano del tempo non c'è ingiustizia; c'è soltanto la poesia del movimento, che crea l'illusione della verità e del dramma. Se in un momento qualsiasi, in un posto qualsiasi, uno si trova faccia a faccia con l'assoluto, allora si gela quella grande simpatia che fa sembrare divini  uomini come Gotamo e Gesù; la cosa mostruosa non è che gli uomini hanno tratto rose da questo mucchio di sterco, ma è invece che essi per una qualche ragione, debbano volere le rose. Per una qualche ragione l'uomo cerca il miracolo, e per ottenere questo egli è pronto a guadare un fiume di sangue. Si corromperà con le idee, si ridurrà un ombra,purché per un secondo soltanto la sua vita possa chiudere gli occhi all'orrore della realtà. Ogni cosa si sopporta: sfacelo, umiliazione, miseria, guerra, delitto, ennui nella fiducia che dalla sera alla mattina accada qualcosa, un miracolo, che ci renda sopportabile la vita. E intanto dentro di noi gira un contatore e non c'è mano che possa giungere a fermarlo. Intanto qualcuno mangia il pane della  vita  e ne beve il vino, un grasso sudicio bacherozzo di prete che si nasconde in cantina a gozzovigliare, mentre sopra, nella luce della strada, una moltitudine di fantasmi si sfiora con le labbra e il sangue è pallido come l'acqua. E dal tormento interminabile e dalla sciagura non può venir miracolo, nemmeno il più microscopico vestigio di conforto. Soltanto idee, idee pallide, estenuate, che bisogna ingrassare con la strage; idee che vengono su come la bile, che affiorano come le budella di un maiale quando si sventra la carcassa. 
E così io penso che miracolo sarebbe se questo miracolo che l'uomo aspetta in eterno si dimostrasse non essere altro che quei due stronzi enormi che il fedele discepolo molla nel bidet. E che, se all'ultimo momento, quando il tavolo del banchetto è imbandito, e strepitano i cembali, comparisse all'improvviso, del tutto senza preavviso, un vassoio d'argento su cui persino un cieco vedesse che non c'è niente più, e niente meno, di enormi pezzi di merda. Questo, io credo, sarebbe più miracoloso di ogni qualsiasi cosa l'uomo abbia mai desiderato. Sarebbe più miracoloso del sogno più pazzo perché chiunque potrebbe immaginarne la possibilità, ma nessuno la mai immaginata, né probabilmente la immaginerà mai più.
Non so come, la costatazione che non c'era più nulla da sperare ebbe su di me un effetto salutare. Per settimane e mesi, per anni, anzi per tutta la vita, io avevo atteso che qualcosa succedesse, un evento intrinseco che alterasse la mia vita , e ora all'improvviso, inspirato dall'assoluta disperazione d'ogni cosa, mi sentii sollevato, mi sentii come se m'avessero tolto dalle spalle un grande peso. All'alba lascia il giovane indù, dopo avergli scroccato qualche franco, quanto bastava per pagarmi una stanza. Mentre m'incamminavo verso Montparnasse decisi di lasciarmi andare alla corrente, di non fare la minima resistenza al destino, in qualsiasi forma si presentasse. Niente che m'era successo finora era bastato a distruggermi; nulla era andato distrutto, se non le mie illusioni. Io ero intatto. Il mondo era intatto. Domani poteva anche esserci la rivoluzione, l'epidemia, il terremoto; domani poteva non restare viva un'anima a cui rivolgersi per compassione, per aiuto, per fede. A me sembrava che la grande calamità già si fosse manifestata, che io non potevo esser più veramente solo che n quel preciso momento. Decisi che non mi sarei attaccato a nulla, che non avrei atteso nulla, che d'ora in poi non avrei atteso nulla, che d'ora in poi avrei vissuto come un animale, una bestia da preda, un pirata,un predone. Anche se dichiarassero la guerra e toccasse a me di andare, io afferrerei la baionetta per affondarla, affondarla fino all'elsa. E se stupro fosse ordinato, stuprato io avrei, con il massimo zelo. E proprio in quell'attimo, nell'alba tranquilla di un giorno nuovo, non era forse la terra vertiginosa di delitti e di miserie? La marcia incessante della storia aveva mai alterato, vitalmente alterato, un solo elemento della natura dell'uomo? DA ciò che egli chiama la parte migliore della natura, l'uomo è stato tradito, ecco tutto. Ai limiti estremi del suo essere spirituale l'uomo si ritrova nudo come un selvaggio. E quando trova, per modo di dire Iddio, allora è pulito e schietto: uno scheletro. Bisogna intrufolarsi nella vita per mettere su carne. Il mondo deve diventare carne; l'anima ha sete. Su qualunque crosta mi si fermi l'occhio, io voglio piombarci sopra, e divorare. Se vivere è il meglio che ci sia, allora voglio vivere, a costo di diventare cannibale. Finora ho cercato di salvare la mia pellaccia preziosa, ho cercato di conservare i pochi pezzi di carne che mi nascondono le ossa. Ne ho abbastanza. Ho raggiunto i limiti della sopportazione. Son con la schiena al muro; non posso ritrarmi più indietro. Per ciò che riguarda la storia sono morto. Se è rimasto qualcosa più in là, dvrò balzare indietro. Ho trovato Dio, ma è insufficiente. Io sono morto spiritualmente. Fisicamente sono vico. Moralmente sono libero. Il mondo da cui mi sono staccato è un serraglio. Erompe l'alba su di un mondo nuovo, una giungla in cui gli spiriti magri vagano con artigli aguzzi. Se io sono una iena, sono una iena magra e affamata: vado a ingrassarmi.

venerdì 3 maggio 2019

QUARANTA GIORNI CIRCA

Esiste realmente la possibilità di incontrare la donna che hai sempre sognato? Dopo tutte le volte che mi ero posto questa domanda ero arrivato alla conclusione che no, in effetti, non lo credevo possibile. In fondo sogniamo proprio quello che la realtà non ci propone o comunque non crediamo possibile che si avveri. Già, proprio così, i sogni sono belli, forse, proprio per questo. Ma poi un giorno entrando in un locale ti imbatti in una ed il primo pensiero che ti salta in testa vedendola è più o meno questo: "e questa chi cazzo è?" Ma tutto sembra finire lì, su quell'assurdo e scurrile pensiero, frutto, ti sembra, più della tua idiosincrasia ad avere rapporti con l'altro sesso piuttosto che essere riferito ad una persona che per una qualche ragione ti ha colpito. E così, sul momento, te ne fotti, e continui a far scorrere la tua vita come se nulla fosse accaduto. Ma poi tornando nello stesso posto ogni volta che la vedi quella domanda retorica ti continua ad assillare e lì per lì cerchi di non darci peso, forse come retaggio nostalgico e profondamente egoista della tua splendida, in apparenza, solitudine. Ma poi il suo volto inizia ad apparirti in ogni momento delle tue monotone giornate sempre uguali a se stesse, così identiche da sembrare di vivere in un video gioco piuttosto che nella vita reale; ma poi, a pensarci bene, che cos'è in effetti veramente reale? E mentre il tempo scorre, ed ogni tanto torni in quel posto in cui lei lavora inizi a pensare che forse e questa chi cazzo è non esplica in maniera chiara il tuo pensiero, non lo chiarisce, non la rappresenta. Inizi, allora, a porti delle domande che per ovvie ragioni non possono avere una risposta se non tenti di approfondire la sua conoscenza. Ma seppur pacifica questa considerazione entra in contrasto con il tanto tempo che hai trascorso in solitudine, e per una qualche ragione cerchi di convincerti che si tratti, a tutti gli effetti, solo di un estremo momento di debolezza. Poi capita che per ragioni estranee alla tua volontà non la vedi più per un lungo tempo, ma lei resta nei tuoi pensieri in un modo che mai avevi provato prima. E tutto ciò ti rende nervoso, perché proprio nel momento in cui credevi di essere impermeabile ad ogni sentimento che potesse avvicinarsi, minimamente, a ciò che gli umani chiamano amore quella fiamma inizia a scaldarti, ed il fastidio provocato dal suo pensiero sembra bruciare nello zampillare di quel fuoco che divampa in te senza che tu possa minimamente controllarlo. Poi capita che una sera nel locale tenti di dirglielo. Poi capita che non ci riesci. Poi capita che il giorno dopo ci riprovi. E lo fai recitando come fossi su di un palco teatrale, forse solo per vincere la tua paura di un rifiuto, o peggio, che possa mettersi a ridere. Ora che scrivo queste righe sono trascorsi circa quaranta giorni da quel momento; quaranta giorni che hanno capovolto il mondo come lo conoscevo, o meglio, credevo di conoscere. Quaranta giorni circa per essere precisi; ma la sostanza non cambia: quello che è cambiato è tutto il resto. Ora stiamo assieme. Quella folgorazione che credevo possibile solo nei film ha colpito noi, ed ora so che è possibile innamorarsi a prima vista. E questa chi cazzo è oggi ha una risposta: è la donna che amo. Altre parole non servono, anche perché per quante ne conosca non sarebbero mai abbastanza per descrivere quello che provo da quando la frequento. Ti amo. E questo è quanto. Quello che posso dirti, ora, amore e che è vero, non succede solo nei film ...

lunedì 8 aprile 2019

LA LINEA


Let it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
         Let it roll, all night long
...

Un ottimo chitarrista suona un'ottima Roadhouse Blues dei Doors accompagnato da un buon vocalist nel piccolo locale pieno di gente in questa domenica sera di inizio primavera; c'è una ragione perchè io mi trovi qui ora, e la cosa mi eccita ed impaurisce nello stesso tempo ma non potevo non esserci.
Quando ho ricevuto il suo messaggio che c'era ottima musica da ascoltare nel posto in cui lavora,  per una qualche misteriosa logica esoterica mi sono ritrovato sospeso fuori dal mio appartamento nel nero pece di una notte senza stelle e sempre per la medesima logica mi sono trovato a riflettere che, a volte, tra avere tutto ciò che un uomo possa desiderare e avere la possibilità di vedere ogni giorno il sorriso più bello che essere umano abbia mai visto sul pianeta, beh non ci sia alcuna possibilità di scelta ... ed ecco per cui ora io mi trovi in questo posto seduto davanti a lei: per il suo inarrivabile sorriso.

Bevi qualcosa? 
si
Bevi qualcosa?
si 
si, ma che cosa? 
cosa vuoi che io possa bere?
il solito ...
gia ...

 Avrei potuto continuare a rispondere si alla sua richiesta per un tempo infinito solo perché smarrito nei suo occhi e vinto dal suo modo ridere nel pormi una domanda di cui conosceva in anticpo la risposta;  ecco questo è lei: un nonsenso temporale che mi trascina dentro gli sterminati confini di un nonsenso estetico.
Mentre la musica continua sulle note di Fly Away di  Lanny Kravitz  ed a me viene voglia di ballare, la luce che prorompe dai nostri occhi s'interseca ripetutamente frantumandosi ogni volta in cristalli colorati che si disperdono sul pavimento per poi materializzarsi magicamente di nuovo all'interno delle nostre anime, travolte, infine, dal drum circle che ora stanno suonando un decina di persone comparse all'improvviso nel locale o forse qui da quando sono entrato, ma capirete che ora questo particolare per me non è di alcun interesse.
Poi d'improvviso ci coglie un lungo silenzio; due calici allineati appaiono sul bancone del bar con lei pronta a riempirli con il vino che qualcuno ha richiesto, ed inizia a versarlo, lentamente, chinandosi, infine, per vedere ciò che io non riesco a capire: la linea ... mi dice, chiarendomi che sta cercando di versare in entrambi la medesima quantità di alcol.
La linea ... come perfezione ... come passione ...  ortodossia ... come un tutt'uno con lei stessa; ed è lì, in quel momento, che tutto mi è chiaro. Mi alzo, faccio leva con le braccia sul bancone e la bacio su entrambe le guancie salutandola mentre le lascio i soldi per pagare il mio drink.
Ora sono fuori e ogni emozione vissuta in quell'ora nel locale accanto a lei sembra liquefarsi nella quiete della notte; accendo una sigaretta e socchiudo gli occhi mentre li alzo verso il cielo liberandomi da ogni pensiero potenzialmente negativo.
D'improvviso il gingle che annuncia i messaggi wapp sul mio cellulare suona :"Non mi hai dato il tempo di chiederti ... dove mi porti martedi?  è il messaggio che leggo, ed è il suo; martedì è il giorno di chiusura del locale.
E' vero, a volte non c'è alcuna possibilità di scelta perchè quella che percorriamo non è niente altro che una linea retta verso un punto chiamato infinito ...