martedì 11 ottobre 2016

TO BE A POET

accendete la pira
e liberate la taranta
sul rullo del tamburo
ballerò anche io
l’unica danza 
che non avrei mai voluto imparare ! 

Esternare pubblicamente momenti intimi raccolti in versi è quanto di più difficile ci possa essere, rasenta, nel suo eccesso, una sorta di deprivazione dell'io inteso in quanto tale, conosciuto, positivo, glabro, puro.
L'imperfezione linguistica si coagula con l'imperfezione dell'animo scavato nel suo profondo generando un senso ottuso chiaro solo all'esponente, che viola la propria intimità pur continuando a celarla in frasi esoteriche decriptate dal lettore in una reinterpretazione a sua volta intimistica e per questo valida e chiara solo a lui stesso.
Tutto ciò, apparentemente insensato, celebra l'ideale apogeo comunicativo umano, un invalicabile confine costruito su metriche ritmiche a volte di rara bellezza che impreziosiscono l'assuefazione dialettica abituale, attraversando il tempo indelebili, sospese nel persempre, riaffiorando dalla memoria nel momento nel quale soccorrono chi ne abbisogna.
Si è soli quando i versi esplodono e vogliono essere raccolti. Si è soli quando i versi vengono poi riposti. Si è soli quando poi in un giorno qualunque i versi vergati trovano il loro significato.  Si è soli nel momento che valicano la custodia segreta nella quale sono stati relegati e altri occhi vi si posano sopra. Si è soli nei sussulti o nell'indifferenza che possono provocare. 
Ed è proprio per questo che vengono scritti e poi vengono lasciati andare. E'  nell'intimità che lega chi scrive e chi legge che la forma poetica trova la sua ragione di essere. Non in premi né, tanto meno, in celebrazioni critiche; è' in questa trascendenza che il poeta trova la sua giustificazione ...
"Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole" ...  

domenica 9 ottobre 2016

5 DOMANDE A: CULTURE CLUB ALBANO LAZIALE

PAGINA FACEBOOK
richiesta.fb.me/cultureclubalbanolaziale

MESSANGER
m.me/cultureclubalbanolaziale







Come nasce l'idea di "Culture Club Albano Laziale"?

La realizzazione di uno spazio espositivo virtuale sperimentale è un'idea che covavo da molto ma che per vari motivi rimandavo di continuo, sia perché non mi era chiaro cosa mi proponessi di fare sia perché temevo di non trovare il tempo necessario da dedicargli. Poi mi sono convinto che un progetto sperimentale non ha la necessità prioritaria di essere definito ma che proprio in quanto esperimento deve trovare la sua stabilità nel corso del suo divenire e che quindi in ragione di ciò cosa dovrebbe venire fuori mi sarebbe stato chiaro nel corso della sua costruzione.

Un punto di partenza sembra comunque esserci, ovvero divenire un riferimento per il movimento culturale che prolifera all'interno dei castelli romani.

Si, questo è il fulcro attorno al quale dovrebbe svilupparsi il progetto. Ho la fortuna di avere conosciuto e stretto amicizie con persone che praticano varie forme d'arte e/o sono socialmente impegnate, che hanno in comune la voglia di proporre iniziative e sono in continuo movimento per realizzarle, tutte nate e cresciute nei castelli romani. Ho proposto, e continuerò a proporre, già i loro lavori sul mio blog, l'albanense irriverente, ma ho anche preso coscienza che forse creare uno spazio dedicato a disposizione di tutti che esponga in modo permanente i lavori sarebbe stato più efficace a promuovere le tante iniziative che vengono emanate di continuo.

Pensi dunque di circoscrivere territorialmente il tuo progetto?

No, non è questo il punto. L'idea è di mettere a disposizione per chiunque abbia voglia di proporre contenuti un open source  che divenga, appunto, uno spazio espositivo permanente a disposizione di chi abbia voglia di visitarlo. Scritti, fotografie, recensioni, articoli di giornali e riviste, musica, progetti sociali e quant'altro può trovare collocazione in questa galleria aperta 24 ore, di libero accesso e senza fini di lucro, ovviamente. Il riferimento ai castelli romani è identitario, qualificativo, al fine di renderlo riconoscibile in quanto tale come movimento pur se orfano, al momento, di un manifesto che ne celebri la nascita, se mai questo avverrà.

Credi, quindi, che possa nascere un vero e proprio movimento che possa essere ricondotto ad una identità territoriale?

Per l'appunto. Ma già esiste e vive di luce propria. Ci sono già iniziative che stanno divenendo eventi annuali, quali, ad esempio, il Bajocco Festival,  che si svolge ad Albano Laziale la seconda settimana di settembre, o il Primo Maggio dei Castelli organizzato dall'associazione l'Urlo (Libera Associazione di Liberi Musicisti), tutto grazie ad artisti, nonché persone di notevole spessore,come, sempre ad esempio, Andrea Caovini che sta facendo un grande lavoro nel campo musicale. E potrei citarne tante altre significative del fermento culturale che stanno vivendo i castelli romani. Quindi perché no? Tutte le correnti culturali che hanno influenzato il secolo scorso hanno preso vita in un determinato luogo dove si erano create le condizioni per svilupparsi grazie a persone che le hanno proposte ed accompagnate nella loro crescita.

Per concludere, cosa ti aspetti da questa iniziativa?

Nulla, oppure tutto, non lo so. Non ho la minima idea di cosa possa venirne fuori. Per il momento mi limiterò a pubblicare i contenuti che reputo interessanti che trovo nelle mie visite sul web, nella speranza che inizino anche ad arrivare proposte e suggerimenti per lo sviluppo dello spazio. Quello che mi auguro è di avere tempo per curarlo e che altri si affezionino a questo progetto, poi il tempo ci dirà cosa sarà divenuto.


giovedì 6 ottobre 2016

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE

Capita così che in una piovigginosa e querula mattina di ottobre in cui l'eclissi del tuo mantra sembra toccare il suo apogeo negativo tanto da ipotizzarla irreversibile, gettando lo sguardo a terra come resa all'inevitabile fato che avvolge la tua vita gli occhi si posino su dieci centesimi precipitati lì chissà da quale tasca o mano.
Capita così che con un gesto istintivo apparentemente irrazionale tendi il braccio e fai della tua mano una tenaglia per raccogliere quella minuta moneta per portarla prima di fronte ai tuoi occhi per farla scivolare infine nella tasca dei tuoi jeans.
Capita così che nel momento stesso in cui quel valore innocuo nel potere di scambio attuale trova rifugio e calore nel chiuso della minuta sacca cucita dentro i tuoi pantaloni la pioggia cessi e una flebile luce inizi ad irradiarsi dietro il cielo plumbeo.
Capita così che mentre tutto questo accade privo di un apparente significato nella tua testa una limpida cronologia di cose da fare si manifesta come un trascendente imperativo divino che detta regole immanenti.
Capita così che lo spazio alieno che hai vissuto nel perdurare dell'eclissi torni ad essere conosciuto, inoculando nel tuo animo sopito l'ancestrale sicurezza smarrita in eventi vissuti nei tempi recenti da spettatore seduto in una decadente e polverosa galleria di un dimenticato teatro.
Capita così di puntare lo sguardo verso l'infinito dell'orizzonte e sentirlo talmente prossimo da poterlo modellare con il semplice movimento combinato degli occhi e delle palpebre, in un fanciullesco ed estatico gioco.
Capita così di comprendere quello che non credevi possibile, sommerso dal petulante ibrido ricordo di ciò che eri e che mai più sarai e di lasciarlo finalmente andare.
Capita così di sentirti di nuovo respirare.
Capita così trovarti di nuovo a sorridere.
Capita così di scoprirti di nuovo a camminare fra la gente.
Capita così di fermarti di fronte ad una vetrina e vedere di nuovo la tua immagine riflessa.
Capita così, a volte.
Forse non ci crederete, ma tutto questo è successo veramente ...

sabato 1 ottobre 2016

CULTURE CLUB ALBANO LAZIALE

CULTURE CLUB ALBANO LAZIALE è una pagina che si propone di pubblicare contenuti culturali di ogni genere a disposizione di chiunque voglia proporli. Nasce come idea di uno spazio espositivo virtuale del movimento culturale dei Castelli Romani, fertile ed in continua espansione. Eventi, comunicazioni socialmente utili, prodotti del libero pensiero e quant'altro verrà ospitato su questa pagina
( richiesta.fb.me/cultureclubalbanolaziale)
mandando una mail a questo indirizzo: m.me/cultureclubalbanolaziale

Ho aperto questa pagina su FB dopo averci pensato a lungo, non tanto per la paura che possa restare vuota (cosa possibile), ma per il timore di non essere in grado di saperla gestire adeguatamente; ma avendo la fortuna, nonché il piacere, di conoscere molte persone che praticano varie forme di arte e tante altre che hanno cose interessanti da dire, che spero contribuiscano attivamente alla costruzione di questo spazio virtuale affinché possa divenire un riferimento per tutto il movimento culturale che prolifera all'interno dei Castelli Romani (e non solo ...), ho preso coraggio ed ho deciso di tentare.
Non ho idea se l'esperimento funzionerà né, tanto meno, di cosa ne possa uscire, ma continuare a rifletterci sopra non aveva più alcun senso, quindi ho acceso il mio vecchio pc e l'ho fatto.
Ho anche deciso che io non ci scriverò sopra, visto che uso questo blog per fare quello che più mi piace, ma, ovviamente, posterò la comunicazione di ogni pubblicazione, come qualsiasi altro utente spero faccia con assiduità.
Verrà pubblicato ogni contenuto inviato senza alcuna selezione né, e ci mancherebbe, censura, e sarà visibile a tutti gli utenti che vorranno accedere alla visita di questo spazio gratuito.
Credo che non occorrano altre parole ... lo spazio è on line ed in attesa di iniziare a prendere vita ...

martedì 6 settembre 2016

QUANTO E' FACILE CRITICARE

Le polemiche che affollano i quotidiani nazionali in questi giorni sulla gestione affannosa di Roma da parte del Sindaco eletto a furor di popolo che travolgono forse veramente per la prima volta il Movimento 5 Stelle non fanno altro che confermare ciò che si sapeva già.
E' molto più semplice e comodo stare all'opposizione ed esercitare senza soluzione di continuità il diritto di critica che dover prendere decisioni sull'azione da adottare per affrontare i problemi che si palesano di volta in volta, come ben sanno i cosidetti Grillini, appellativo orribile, che sulla critica aprioristica hanno costruito le proprie fortune.
Questo dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come il sistema democratico sia in realtà un sistema di gestione dittatorio, con il quale il gruppo che detiene il potere al momento cerca di imporre  la sua visione cercando altresì di creare le condizioni affinchè questo duri il più a lungo possibile.
Pur in un apparente consenso esteso è impossibile pretendere che tutti quelli che lo abbiano dato accettino le decisioni che vengono prese in tacito assenzo, e se così fosse il potere delegato diverrebbe assoluto con le conseguenze che si possono facilmente intuire.
Come ho già avuto modo di scrivere più volte nessuno ha poteri magici e soluzioni geniali per problemi atavici ad oggi mai risolti; il solo pensarlo dovrebbe far riflettere attentamente l'elettore che si reca nell'urna per esprimere la propria referenza su chi dovrà rappresentarlo nelle istituzioni decisorie su come e dove indirizzate il Paese.
È ridicolo credere che si possa cambiare uno status quo radicato semplicemente sventolando ideali ipocriti triti e tristemente obsoleti nella società occidentale attuale; è anche profondamente disonesto.
La complessa organizzazione dei Paesi europei, la cessione di potere legislativo fatta dagli stessi all'Unione Europea, la necessità di produrre, creare lavoro, calmierare l'immigrazione, cercare di assicurare una sicurezza ai cittadini che sia percepita come tale e molto altro, ha creato fitte reti gestionali, relazionali ed economiche che sono ardue da superare.
Qualunque sia la rivoluziome che si voglia intraprendere deve iniziare dal cambiamento del modello sociale, come è sempre avvenuto in ogni momento significativo della storia umana; quello attuale non è più adatto alle esigenze ed alle aspettative reali dei componenti della società moderna, definita liquida da Baumann.
La crisi ideologica che affligge il pensiero umano occidentale ci sta facendo smarrire e dividere, creando barriere invisibili e fratture che presto saranno insabili.
C'è molto da fare. Oppure possiamo restare comodamente sul divano a criticare chi gestisce potere senza avere alcuna qualità per farlo in attesa del Messia che ci indirizzi verso chissá cosa ...

lunedì 29 agosto 2016

Il MONDO COME IO LO VEDO - Albert Einstein - 1931

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiami a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perchè la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere "superato". Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai priblemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell'incompetenza.
L'incoveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d'uscita. Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la bita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi no c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perchè senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro. Finiamola unavolta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

....

Estratto da IL SECOLO SPEZZATO DELLE AVANGUARDIE di PHILIPPE DAVERIO ...

sabato 13 agosto 2016

MAGO MERLINO E LA "MONNEZZA" CAPITALE

Produciamo una quantità tale di immondizia sul pianeta che presto ne saremo sommersi e come e dove liberarsi dei rifiuti porterà la nostra società ad una guerra, prima civile all'interno di ogni singolo stato, poi globale fra nazioni. 
Ho già avuto modo di scrivere sull'argomento nel post TRASHED: RIFIUTI ZERO, nel quale ho cercato di sensibilizzare sulla necessità di comprendere che raccogliere i rifiuti in maniera differenziata per poterli riciclare è una delle strade obbligatorie da percorrere al fine di concepire e mettere in pratica una strategia comune che ci conduca fuori dall'incubo che è divenuto lo smaltimento di quello che produciamo ed usiamo giornalmente.
In questi giorni l'argomento è rimbalzato nuovamente sui giornali come speculazione politica per la "monnezza capitale", che pur essendo stata sempre dove è adesso, ora sembra, invece, che sia stata notata e abbia rigenerato istinti etici e morali nelle personalità politiche pubbliche che bivaccano sulle spalle dei contribuenti, i quali in un impeto di orgoglio hanno esternato e portato a conoscenza dei mass media  il profondo disagio dei cittadini della Capitale, che ha, ovviamente, una cassa di risonanza nazionale al confronto di medesime situazioni in posti con meno appeal dal punto di visto di visibilità politica.
Non sto scrivendo per commentare le soluzioni proposte dalla nuova giunta, non mi interessa, in quanto statiche e prevedibili; sto scrivendo, invece, per ribadire quanto sto proponendo ultimamente circa i reali poteri della organizzazione amministrativa italiana e come questi vengano invece percepiti dai componenti della società nella quale viviamo che vengono classificati come "elettori".
Mago Merlino, personaggio da legenda pur se esistito veramente, è apparso una volta su questo pianeta, proveniente chissà da dove, e per il momento non sembra che possa palesarsi di nuovo; le persone normali che si propongono sulla scena politica non detengono i medesimi poteri né, tanto meno, la medesima perspicacia ed intelligenza.
Pensano normalmente e normalmente agiscono, perché è così che sono state istruite nei loro percorsi formativi, a volte pur molto deboli; l'eccezionalità nella specie umana è cosa così rara che quando si manifesta cambia radicalmente il corso della storia e, sarete d'accordo con me, attualmente il nostro ristretto italico panorama ne sembra completamente scevro: attendersi soluzioni geniali dagli attuali presunti leader, di concerto, appare completamente fuori luogo.
Il sistema democratico è fallace per natura perché comporta privazioni di libertà e di scelta, pur se viene pomposamente descritto come l'esatto contrario; una scelta che accontenta voi può scontentare altri e viceversa.
Non esistono soluzioni radicali al problema "monnezza" né soluzioni tampone in attesa di; esiste il problema, che è molto più grande di quanto venga in realtà considerato dalla società contemporanea. Alcune problematiche devono necessariamente uscire dai postulati della politica e trovare spazio nella comunità scientifica, che è l'unica che può cercare di proporre soluzioni idonee alle medesime.
Neanche loro sono Mago Merlino. Neanche loro hanno bacchette magiche. Ma sono teste pensanti, pur con tutti i loro limiti, e non vanno in tour promozionali per proporre la propria candidatura auto celebrandosi.
Io non comprendo molto di quello che succede, è vero, ma per questo, non ritenendomi un mago né, tanto meno, un genio evito di promettere cose che non posso in alcuna maniera mantenere ...




mercoledì 10 agosto 2016

Il Signor Titolo

Un giorno di qualche anna orsono apparve sulla scena pubblica il Signor Titolo, sino allora un perfetto sconosciuto, noto piú che altro nei tribunali penali nei quali, a tutto oggi, continua a collezionare condanne di vario genere.
Il tutta'altro che irreprensibile Signor Titolo, anche se lui ama affermare l'esatto contrario, assurse così a personaggio noto, tanto da essere presente giornalmente sui quotidiani nazionali, cosa che lo rendeva, e rende, gonfio di orgoglio, pur se, ad onor del vero, quasi mai gli articoli, a parte quelli di qualche giornalista presente sul suo libro paga, incessassero i suio comportamenti ed esternazioni.
Ma Egli, compenetrato e vinto dalla sua unicitá nei confronti del mondo che solo lui riesce a vedere nel suo profondo e sfrenato egocentrismo, ha sempre tirato dritto per la Sua strada irradiata dai lumi delle sue intuizioni a suo dire geniali.
Così, come in tutte le storie degli eroi prima derisi e poi acclamati di holliwoodiano retaggio, convinto di essere sempre e comunque nel giusto, è imcredibilmente riuscito in questi anni di notorietà a compattare il pensiero dell' opinione  pubblica nei suoi confronti; ma a differenza delle storie cinematografiche americane sempre tese al buon fine, verso il Signor Titolo è montata un avversione crescente sino a renderlo insopportabile.
Essendo, però, l'Eroe solo per definizione, questo non avrebbe dovuto rappresentare un ostacolo al  suo mirabile obiettivo che Egli si è posto come meta, ovvero entrare nella legenda dei miti immortali, almeno sino a qualche giorno orsono, quando in un momento di orgoglio represso con annessi conati di vomito, si è ritrovato a suonare al citofono di comuni mortali per ringraziarli della fiducia che ancora ripongono nella sua assurda persona.
Celebrato dai giornalisti cui passa assegni sotto banco, ma ignorato dalla stampa reale, il Signor Titolo, si è seduto sullo scranno simbolo del suo potere attendendo folle di penitenti per rendergli omaggio.
Dopo qualche giorno, mentre sulle strade desolate continua a imperversare solo un sole cocente, il Signor Titolo, compreso che l'amo della farsa non aveva fatto abboccare alcun pesce, se l'è presa con un piatto di breasola nella mensa della sua azienda, facendolo roteare in aria fra grottesche imprecazioni sotto lo sguardo allibito dei suoi dipendenti.
L'episodio, a suo dire, confermava che Egli ha sempre avuto ragione, e così, ripresosi dal leggero sbandamento ha ripreso a macinare i suoi deliri, nel nulla che lo circonda.
La cosa interssante di questa normale vicenda italiana è che il Signor Titolo continuerà ad imperversare con buona pace dell'opinione pubblica che nulla può nei suoi confronti, e presto assurgerà a simbolo di un nuovo retaggio dittatoriale che si sta facendo strada nella nostra societá, dove il dissenso è ammesso come puro esercizio di stile ...


martedì 9 agosto 2016

SPIRITUALITA' E TRASCENDENZA - KNOCKIN' ON HEAVEN'S DOOR

... E tutto ebbe inizio sul pianeta azzurro ... Nel delta dove il fiume Tigri incontrava il fiume Eufrate ... Biblicamente conosciuto come il Paradiso Terrestre ... Nostro Signore decise che fosse ora che questo remoto posto dell'universo conosciuto fosse abitato da una specie senziente ma mortale ... Studiò il modo, concepì, sbagliò, riprovò, ed alla fine soddisfatto diede vita alla sua creazione, che ancora oggi vive e prospera sul pianeta azzurro. Cosa restava all'essere creato se non ringraziarlo ed essergli devoto per l'eternitá, seppur per un essere mortale questo concetto possa apparire alquanto assurdo? E così è stato. L'eternitá è stata assicurata dalle Sacre Scritture, scritte in un tempo immemore senza possibilitá di smentita, visto che qualunque scritto diveregente è stato classificato apocrifo e quindi rigettato come non postulante il verbo. 
Dio c'è, é qui con noi, ci accompagna, vigila, ogni tanto s'incazza, ma in definitiva è piuttosto comprensivo con le gesta della nostra specie primordiale, una sorta di abitante preistorico della galassia, che deve ancora uscire dallo stato di minoritá cui è stato tarato al momento della creazione. Una sorta di work in progress perdurante, teso al raggiungimento dell'equilibrio cosmico che regola l'universo, altro concetto imponderabile per l'umana specie che fatica ad uscire dagli stretti confini gravitazionali che gli impongono sforzi eccezzionali quando tenta di forzarli.
Ma Dio assiste, suggerisce, specula, attende fiducioso che l'evoluzione cui ha destinato la sua creatura compia il percorso evolutivo che le è stato assegnato tramite taratura del dna, certo del risultato in quanto, appunto, Dio, che è partito dall'anno zero, dopo il necessario rodaggio di qualche millennio in cui sono avvenute cose fantastiche che non riusciamo a spiegare dal nostro limitato punto di osservazione razionale. Un extraterrestre chiamato Gesù, concepito tramite fecondazione artificiale con geni, appunto, non umani, con la sua apparizione ha indirizzato l'umana specie verso il suo obiettivo, ovvero di una vita im comune scevra di violenza, in armonia con il karma che regola quello che chiamiamo spazio non riuscendo a concepire un termine più appropriato in virtù della nostra ignoranza cosmica. Dopo aver illuminato è tornato dove doveva, alla destra del Padre, al di fuori del pianeta azzurro e quindi, per definizione, extraterrestre Egli stesso.
Tutto è stato scritto. Tutto è stato detto. Poche parole. Significative. Travi portanti di concetti apparentemente semplici ma che, come ben sappiamo, invece molto difficile da assecondare per noi poveri umani primordiali. Credere o non credere resta un esercizio spirituale di notevole portata, ma quello che veramente conta è come noi stessi ci poniamo rispetto a quei concetti che abbiamo accettato come religiosi ma che, a ben vedere, sono stati, e vengono ancora, replicati in tutte le leggi umane che cercano di disporre una vita in comune sostenibile ....

venerdì 5 agosto 2016

ZOMBIE'S CATHARSIS

La follia divoratrice che ha succhiato la mia anima come un vampiro assetato di sangue che lo tiene in vita mi ha condotto fra i non morti, macchine prive di volontà non classificabili in una specie vivente, appunto.
Uno stato di degradazione psichica e morale, scevro di raziocinio, depauperato del sentimento, privato dell'emozione, assuefatto all'inevitabile, in un microcosmo impalpabile e languente, lascivo, corrosivo, freddo, inconcludente, metafisico.
Proiettato come un ombra definita nei contorni ma oscura al suo interno, restituisco un immagine impalpabile, ambigua, da decifrare in ragione dell'impatto della luce sul mio corpo che si frappone fra lei e il mondo, che l'allunga e l'accorcia assecondando la rotazione terrestre.
E come un ombra vivo, assorbito dal non reale, estraneo alle vicende umane, in un infertile magma, in un non luogo che prende forma solo nella mia fantasia corrotta e ripetitiva, alienante.
Tutto scorre come in un video accelerato dentro al quale io sono immobile, fagocitato dal movimento stesso che altera il mio senso visivo rendendolo, di fatto, cieco.
Il tempo nel non luogo non scorre, è immoto, causando fratture spazio temporali cui non riesco a porre rimedio non potendo più far leva sull'intelletto, cancellato nel corso della lunga e virulenta battaglia che si è consumata al suo interno.
Resto appeso in questa catarsi da zombie, in attesa, come i biblici automi del paradiso terrestre, di un evento catalizzante che mi renda di nuovo quello che già mi era stato donato e che non ho saputo usare.
Non me ne faccio una colpa, ora non posso. Questa obsolescenza non controllata può condurmi nell'oblio di una quiete acquiescenza da cui non potrei più uscire, come inghiottito da sabbie mobili. 
Pur sfinito e privo di armi l'unica certezza che ancora ho è che non posso arrendermi; sono pur sempre un uomo, e ogni uomo sa quale è il suo destino ...



MODERNITA' LIQUIDA - estratto -

La nostra epoca è quanto mai gravida di capri espiatori, si tratti di politici dalla vita privata dissennata, di criminali che sbucano fuori da vicoli oscuri, o di "estranei mischiati a noi". È un epoca di lucchetti rinforzati, di allarmi antifurto, di palizzate e filo spinato, di incessante controllo sui vicini di casa e di vigilantes; nonché di giornalisti "investigativi" di riviste popolari perennemente alla ricerca di cospirazioni volte a popolare di fantasmi lo spazio pubblicitario pericolosamente a corto di attori, e di nuovi, attendibili motivi di " panico morale" abbastanza raccapriccianti da far esplodere buona parte della paura e della rabbia trattenuta ...

ZYGMUNT BAUMAN 
modernitá liquida

giovedì 4 agosto 2016

LA SUA BELLEZZA

... Valica i confini dell'umana immaginazione. Il suo sorriso é quello che sognava Beethoven quando ha scritto per Elisa ...
L'etereo mondo dei rapporti uomo donna può farti scendere all'inferno e fartici restare per un tempo indefinito, pur continuando a vivere nel mondo dei presunti vivi.
Quale é il limite massimo di sopportazione degli umani? Apparentemente illimitato, ma in effetti nella realtá definito, seppur variabile in ogni essere biologico senziente. E quali sono le conseguenze se il presunto limite viene violato? Imponderabili, mi viene da dire. Sondare il confine tra quello che crediamo reale e quello che in realtá non lo é puó produrre effetti devastanti in quella ipotetica zona che chiamiamo spirito, ma ci sono momenti nella vita in cui occorre buttare tutto sul piatto pur con una coppia di due in mano. Del resto non é un azzardo tutta la vita pur se crediamo il contrario? E' possibile definire il futuro con una equazione matematica riuscendo a mettervi dentro un certo numero di variabili pur se indefinibili comunque entro una ragionevole certezza? Credo di no. Dobbiamo affrontarlo nell'incognita, che forse è l'unica ragione che ci tiene veramente in vita. Continuiamo ad aprire porte per guardarvi dentro nella speranza di un qualcosa cui aneliamo, a volte c'é, molte altre volte no.
Ma non possiamo fermarci per questo, la nostra essenza ci spinge a continuare ad aprirle, fino allo sfinimento, che per natura è un limite.
Ma quando tutte le porte che aprimiamo iniziano a farci vedere sempre la medesima cosa quanto é possibile continuare prima di impazzire?
Le domande retoriche non hanno senso, questo lo comprendo da me, ma comprendo anche che ci nutriamo di risposte e che quando queste cessano di arrivare si puó essere sopraffatti dall'asfissia della paura di non ricervene mai piú.
Risposte non ne ricevo più, perché ho smesso di aprire porte. Le guardo, ma passo oltre, e quando esaurisci la,cuoriositá cosa ti resta?
La sua bellezza valica i confini dell'umana immaginazione, il suo sorriso é quello che sognava Beethoven quando ha scritto per Elisa ... Questa é l'unica porta che é rimasta aperta, ma dentro non c'é nulla ...

mercoledì 3 agosto 2016

SOCCER LEAGUE "SERIE A"

Mettendo in fila i bilanci della stagione 2014-2015 il risultato è sconcertante. Le 19 squadre della serie A dell'anno scorso hanno accumulato perdite per 365 milioni di euro, uno al giorno. Sono 12 i club (su 19) ad aver chiuso gli esercizi con una passività e la ventesima società è il Parma che, essendo saltato per aria, non ha dovuto presentare il proprio bilancio. Aggiungendo i numeri dei ducali il quadro sarebbe stato anche peggiore ...

La crescita economica della serie A è lenta, quasi anemica. In un anno il fatturato è salito di soli 40 milioni di euro (+2,2%) da 1.800 a 1.840. Nello stesso lasso di tempo i costi sono aumentati di un centinaio di milioni e i debiti sono saliti fino alla cifra di 1,7 miliardi di cui circa il 60% finanziari, cioé contratti con banche e istituti di credito ...

(FONTE:http://www.panorama.it/sport/calcio/serie-a-bilanci-debiti-365-milioni-fallimento)

Lo vogliamo ancora chiamare sport il calcio al massimo livello professionistico? Le cifre sopra riportate testimoniano che oramai di sport c'è rimasto veramente poco. Io per lavoro leggo i bilanci societari e posso testimoniare che neanche multinazionali di elevata potenza commerciale riescono a raggiungere certi fatturati e, tanto meno esposizioni creditizie così significative con istituti di credito, anche perché sarebbero dichiarate fallite in un batter d'occhio.

Il calcio come è concepito oggi è un industria che dovrebbe fornire uno spettacolo ai clienti interessati, ovvero attrarli con una capacità di restituirgli un piacere visto anche il costo eccessivo dei biglietti per entrare in uno stadio, che escluso quello della Juventus, in Italia sono nella maggior parte dei casi fatiscenti o comunque inadatti ad assistere, appunto, a quello che dovrebbe essere uno spettacolo.

Ma dov'è questo spettacolo? Sbirciando fra le partite che offre la pay tv nei lunghi week end invernali dedicati alle partite nella maggior parte di casi si assiste a noiose esibizioni di gente in mutande tesa sopratutto a guadagnarsi i lauti stipendi eseguendo meccanicamente quello che gli viene ordinato dagli allenatori, che impostano tutta la loro sapienza sul "primo non prenderle" (tralasciamo le insulse dichiarazioni pre e post partita, infarcite di banalità assurde e monotone recitate come litanie religiose ...).

I giornali si chiedono perché la Premier League inglese e la Liga spagnola esercitano maggior fascino fuori dai loro paesi, ovvero le partite che si giocano in quei campionati vengono vendute in tutto il mondo mentre le nostre non le vuole nessuno; la risposta, però, sembra imponderabile visto che amiamo definirci professori di tattica e che qui crescono i migliori tecnici del mondo.

A parte l'assurdità di questa ultima affermazione (che credo al momento possa essere solo ascrivibile a Carlo Ancellotti), non sarà proprio che l'esasperato tatticismo del nostro calcio lo rende a tutti gli effetti un calcio noioso? Non sarà che anche la gente che frequentava gli stadi gli abbiano lasciati per la noia che gli veniva ad assistere a partite nelle quali se ti andava bene vedevi tre tiri in porta?

Cruyff, forse il calciatore più forte che abbia mai calcato un campo di gioco nonché detentore di una capacità intellettiva superiore alla norma, in una delle sue ultime interviste parlando del calcio italiano ha fatto questa affermazione: "Occorre comprendere una cosa nel calcio, uno solo vince ma tutte le squadre partecipanti dovrebbero provare a farlo. Arrivare settimi o decimi non cambia nulla, quello che cambia è che la gente che va allo stadio si possa divertire; giocare per lucrare non porta da nessuna parte ... in Italia non si gioca per divertire il pubblico pagante ..."

Io ho smesso con lo stadio nel 2001, quando i controlli ossessivi hanno iniziato ad infastidirmi in quanto non sono un delinquente abituale; ho un contratto con Sky ma vedo solo le partite della Roma e ultimamente neanche più quelle; ogni tanto guardo la Liga o la Premier, come in tutto il resto del mondo perché voglio divertirmi ad assistere ad uno spettacolo. Il calcio italiano è defunto, in primo luogo perché ancora legato a logiche aziendali patronali, come gran parte della piccola e media industri del Paese, e in secondo luogo perché gestito da persone impresentabili prive di scrupoli che se ne fregano dei polli da spennare, ovvero noi.

Se i mistici allenatori italiani continuano a pensare che uno zero zero è meglio di una quattro a quattro lasciamoli soli in questo delirio; quando anche la televisione a pagamento si stancherà di dover fare acrobazie con le telecamere per non inquadrare stadi vuoti forse resteranno disoccupati.

La cosa, lo confesso, mi lascia del tutto indifferente ...

giovedì 21 luglio 2016

A.A.A

Prossimo cinquantenne bella presenza, mediamente istruito, onesto, educato, ordinato, impegnato nel sociale, buon cuoco, pratico nei mestieri di casa e con impiego statale mediamente retribuito ma con ottime probabilità di carriera cerca una donna scopo matrimonio che:
sia determinata, che abbia senso pratico, abbia fatto della gentilezza la sua stella polare, sia dotata di capacità di comprensione, che abbia passione per l'arte, che possieda un forte senso dell'humor, che sia capace di sorridere anche in momenti negativi, che sappia ascoltare, che non perda la pazienza nel silenzio, che reagisca con fermezza alle avversità, che sappia ancora sognare, che abbia gusto, che abbia ancora voglia di avere figli.
Si offre un tentativo di serenità e riservatezza, condensato in un contesto placido ma non monotono, condito da lunghi dialoghi ed esasperati silenzi interrotti da cene in casa con gli amici, da fughe dalla routine non appena possibile in luoghi scarsamente frequentati, da feste quanto basta, da cinema, teatro, mostre di pittura, reading letterari più tutto quello che voglia e sappia aggiungere ...

Chi sia interessata  è pregata di contattarmi privatamente agli indirizzi mail riportati sotto la testata del blog.

P.S.
Si convengo con voi che questo annuncio possa sembrare assurdo, ma riflettendoci sopra con cura potrebbe non apparire in realtà tale. 
Cosa c'è, in realtà, di più assurdo della stringente necessità che noi esseri biologici senzienti abbiamo di amare e di condividere la propria vita?
Tutto può apparire fuori luogo finché non si comprende che quel luogo non esiste, se non nelle nostre convenzioni, e nell'idea romantica dell'amore non c'è posto per loro ...




IL MITO DELLE PIRAMIDI

Il Faraone, proprio perchè faraone, un giorno in un impeto di egocentrismo sfrenato chiamò il suo architetto preferito e gli disse: Caro io devo lasciare un segno immortale della mia presenza e voglio per questo farti costruire una tomba che non si è mai vista. Quindi studia e portami qualche idea fra qualche giorno, ma tieni bene a mente che devi realizzare qualcosa di eccezionale.
L'architetto ringraziò il Faraone per aver affidato a lui questo compito e non appena uscito si mise al lavoro e dopo qualche giorno tornò dal Faraone per illustrargli le idee che gli erano venute. Questi lo ascolto, poi chiamò le guardie e lo fece decapitare. La scena si ripeté alcune volte, finché più nessuno degli architetti di palazzo si presentò alla chiamata dandosi alla macchia. Il Faraone allora decise di provvedere da solo. Si recò nella piana di Giza, radunò mano d'opera varia e illustrò il suo piano: costruiremo una piramide gigantesca che sarà la mia tomba, seppur io essendo immortale la lascerò in tempi brevi, ovvero quanto mi serve per raggiungere il posti in cui devo andare. La manovalanza ascoltò con attenzione e iniziarono a cercare di capire come fare. Si radunarono i capi mastri e si decisero le misure, quindi si piantarono quattro pali che avrebbero dovuto rappresentare la base. Non essendo capaci di scrivere, assegnarono a ciascuno un compito ben preciso e stabilirono che, ad occhio, ci sarebbero volute qualche milione di pietre ben intagliate per dare corpo al sogno del Faraone. Arruolarono, quindi, altra mano d'opera che avrebbe estratto la pietra a molte centinaia di chilometri da li e ne mandarono altri a tagliare alberi per avere i rulli su cui posare le enormi pietre da trasportare, sempre a svariati centinaia di chilometri, in quanto non conoscevano la ruota. Organizzato il tutto, stabilirono che avrebbero dovuto farcela in tempi brevi visto che il Faraone aveva una certa età e che a quei tempi l'aspettativa di vita non era così lunga come oggi. Non appena il primo materiale iniziò ad arrivare cominciarono a posarlo sotto l'attento occhio del Capo dei capi mastri, che essendo esperto in costruzioni, indirizzava i lavori e risolveva problemi. Così, giorno dopo giorno, anno dopo anno, a forza di mettere pietre una sopra l'altra arrivarono in cima. Quando il Faraone vide ne fu entusiasta perché scoprì anche che, per puro, caso la Piramide:
era Orientava verso Orione, la sua destinazione finale;
aveva misure perfette di 90 gradi agli angoli;
la sua altezza corrispondeva ad una certa distanza della Luna dalla Terra che rispondeva ad un numero esoterico di estrema importanza;
era anche un alimentatore di energia, cosa che le permetteva di essere illuminata all'interno;
conteneva un certo numero di stanze segrete, buone per farsi i cazzi propri dopo morto;
aveva molte altre proprietà che ora sarebbe lungo da elencare.
Il Capo Mastro, che pur puro caso aveva ottenuto tutto questo, fu insignito della massima riconoscenza che ai tempi veniva conferita in Egitto. 
IL Faraone, nella sua magnificenza, gli fece anche il regalo di dipingere sui muri del tempio delle scene della costruzione, a futura memoria. 
Poi morì, fu infilato nella tomba egocentrica e da lì se ne andò dove doveva, sapendo bene che gli egittologi moderni avrebbero ben compreso quello che aveva fatto e gli avrebbero reso omaggio, come in effetti è accaduto.
Certo a pensare che oggi avremmo dovuto arruolare il migliore studio di architetti solo per presentare un progetto di tale portata mi fa pensare che non è che siamo tanto evoluti ... Il Capo Mastro ancora ride ....







giovedì 14 luglio 2016

A FRANCESCA

Qualche tempo fa un mio amico commercialista mi chiese lumi per una fattura che doveva emettere una Onlus per aiuti umanitari da spedire in Madagascar; approfondendo il discorso mi capitò di conoscere Francesca che, seppur di Albano Laziale e avendo anche molti amici in comune, io non conoscevo. Dopo quell'incontro mi venne l'idea di chiederle un intervista sull'operato dell'associazione in cui lei è parte attiva; dopo un consulto con gli altri componenti accettò di rispondere alle domande. Da lì è nata una profonda amicizia di cui vado molto fiero, alla quale oggi voglio rendere omaggio.
A volte il destino ti mette in contatto con persone delle quali poi capisci che avevi bisogno di conoscere, e seppur è possibile pensare che questo avvenga per caso io credo, invece, che nulla capita se non c'è un fine o comunque una predisposizione affinché ciò avvenga.
Francesca è una persona speciale pur nella sua apparente normalità, emana una positività per me terapeutica ed è capace di trasmettermi serenità semplicemente con uno sguardo; comprende sempre quello di cui ho bisogno e le sue parole verso di me non sono mai casuali.
Tra noi è nato un flusso emotivo di rara potenza che avrebbe potuto anche essere difficile da tenere sotto controllo, ma che invece autonomamente si è subito assestato sull'onda placida di una profonda amicizia rendendo così il nostro rapporto ancora più speciale ed intimo di quanto avrebbe in teoria potuto in una relazione sentimentale.
Ora, in questo momento così difficile per me, il pensiero di avere accanto persone capaci di trasmettermi valori positivi mi permette di avere un motivo per guardare sempre con ottimismo al mio domani, e Francesca, in questo, ha un ruolo per me determinante.
Pubblico le parole che le ho scritto per il suo recente compleanno perché sento la necessità di farlo; lei, ne sono certo, comprenderà ...


Tu vivi
Nell'eccesso del dolore 
Nel tripudio dell'amore 
Tu vivi 
Nel calore del materno 
Nel sudore del fraterno 
Tu vivi
Nel bisogno dell'unguento 
Nel costante cedimento 
Tu vivi 
Nel sorriso che ti ammalia
 Nel silenzio tua balia 
Tu vivi
Nel cristiano pentimento
Nel costante sentimento 
Tu vivi 
E tutto vive nel tuo riflesso 
Tu, vivi! 

Buon compleanno amica mia ...

mercoledì 6 luglio 2016

SUICIDE SOLUTION

Quando tutto diviene buio dinnanzi a te ti assale una furiosa forma di panico che stenti a controllare. Inizi a tentennare in ogni tua cosa, riduci le tue attività, eviti i rapporti relazionali, ti chiudi in te stesso, cercando di trovare risposte a domande impossibili da riceverne. Quel buio ti consuma, lacerando il tuo essere umano, rendenderlo insopportabile, opprimente, disgustoso. Entri in una forma di inerzia che ti fa apparentemente vivere, cercando di fare quello che facevi normalmente ma senza un briciolo di entusiasmo, di gioia, di gratitudine. Vivi in un riflesso, come quelle stelle che brillano nel cielo ma che sono spente da millenni; quello che vedi è la luce che viaggia ma chi la emanata ha smesso di farlo. E così tu, quello che fai è far viaggiare una luce residua della stella della tua vita spenta. Lentamente scivoli nell'indifferenza, nell'accidia, nella solitudine silente, impazzendo giorno dopo giorno. Ti accorgi di non aspettare più nulla pur tentando di trovare un qualcosa che possa ancora attirare la tua attenzione e coinvolgerti per farti sentire vivo. Lasci che i giorni scorrano come acqua che cade da una cascata da tempo immemore, in un continuo che nessuno nota più. Non riesci più a sorridere pur condannato all'eterno riso che gli altri ti hanno sempre invidiato, come se a loro questo che credono un privilegio non sia stato concesso. Poi il buio diviene tenebra che occulta la tua vista sul futuro prossimo tanto da immagginarlo inesistente. Neanche piangere è più di sollievo alla tua anima indurita dall'arido deserto nel quale si è ritrovata. Quando ne hai piena coscienza tutto questo ti fa orrore, non puoi negarlo, e pensi che si, si può pur vivere così ma che ogni giorno che passa è sempre più dura farlo. Allora un giorno guardi verso il mare dalla tua finestra e quel senso di infinito sembra portarti una serenità oramai sconosciuta, se mai posseduta. Sospiri, abbassi gli occhi, poi li alzi di nuovo. Sospiri di nuovo. Forse ė ora di andare ...

martedì 5 luglio 2016

L'ASSESORE " IN PECTORE"

E' stupefacente come alcune persone non appena investite di una ipotesi di carica amministrativa inizino subito a pontificare su argomenti di cui sono all'oscuro. 
Tal Paolo Berdini, in odore dell'asserato all'urbanistica per il Comune di Roma targato 5 Stelle, ha iniziato a sproloquiare sullo stadio della Roma, iniziando col dire in una trasmissione radiofonica che avrebbe fatto tutto in suo potere per bloccarlo, anche se in tal senso non ne avrebbe alcuno per legge, poi si è rimangiato la parola, sotto la pressione del suo stesso movimento, e poi ha ricominciato, dicendo che oramai la questione è di competenza della Regione Lazio ma che comunque quello che si sta portando avanti è uno scempio. Al di là della questione, sulla quale ognuno può avere il proprio parere, quello che è veramente inaccettabile è  l'esternazione continua di una persona che ad oggi non ha alcun ruolo amministrativo assegnato e parla come se possedesse chissà quali poteri assegnati dal legislatore. La normativa sull'edilizia è regolata dal TUE, testo unico sull'edilizia, e questo fra le altre cose, prevede che l'assegnazione di un lavoro pubblico avvenga tramite Conferenza dei Servizi, nella quale partecipano tutte le istituzioni coinvolte nel lavoro che si deve autorizzare. Ognuna deve esprimere un proprio parere e nella somma di questi il lavoro può essere autorizzato o meno, ovvero l'unico divieto può essere espresso dai Beni Culturali che hanno potere di veto assoluto. Tutte le altre amministrazioni possono proporre, se del caso, modifiche al piano presentato, ma che non sono vincolanti per il proponente qualora la maggioranza propendesse per la realizzazione di quanto presentato. Il Promesso assessore quindi parla a vanvera insultando, oltretutto tutto i tecnici specializzati che hanno presieduto i lavori al Comune di Roma. Non conosco il curriculum di questo signore che dice di essere un uomo di legge, e non so quali qualità lo abbiano portato ad essere candidato al ruolo al quale dovrebbe accedere, ma credo che una persona equilibrata e con il senso delle Istituzioni dovrebbe tacere se non è a conoscenza di quanto parla. Assuregere ad un ruolo pubblico comporta doveri e rispetto per chi nella cosa pubblica ci lavora da anni. Superman resta un fumetto, per quanto sia possibile che esista veramente, e nessuno può decidere cosa fare e non fare secondo i suoi convincimenti personali; tutto è regolato dalla legge ed a questa occorre attenersi. Sono le persone a fare le istituzioni e credere di avere una soluzione per tutto resta un vizio tutto italico; mo' arrivo io e ve faccio vedè ...
L'uomo solo al comando non rientra nei dettami dell'esercizio democratico, è scritto espressamente nella Costituzione, così tanto sbandierata a vanvera.  Certe cose, purtroppo, non cambiano mai ...

domenica 26 giugno 2016

ON THE ROAD

Ho vissuto "sulla strada" gran parte della mia vita, finché un giorno di qualche anno fa, apparentemente senza che io avessi preso questa decisione, la strada non è stata più la mia casa. Ad un certo punto non era più accogliente, invitante, eccitante percorrerla in lungo ed in largo, senza meta definita, viaggiando nell'attesa che il fato proponesse il suo evento.
Un giorno indefinito del mio calendario la strada si è allontanata volontariamente da me, come se avesse la esatta percezione di cosa stesse accadendo, come se avesse un vita propria e avesse deciso che il nostro rapporto non dovesse continuare.
La frequentazione prima ha iniziato a diradarsi, divenendo nel tempo occasionale e iniziando a mal sopportarci a vicenda  non avendo più intima confidenza; poi l'insopportabilità è divenuta infine ostilità, il che ci ha condotto ad un inevitabile traumatico divorzio.
Avevamo feeling, siamo divenuti intimi presto, fin da subito direi; ero giovane e la strada era lì, pronta ad essere percorsa per andare incontro al mondo. Con il tempo il nostro rapporto si era consolidato, era divenuto saldo e ci sostenevamo a vicenda, pur negli inevitabili pericoli insiti in lei, esposta al vento degli eventi di chi la percorreva senza conoscerla.
Mi ha procurato dolore, come tutte le persone con cui hai un rapporto intimo e profondo, le sole che possono farlo, ma mi ha dato anche infinite gioie facendomi diventare un uomo negli anni trascorsi con lei.
Eppure un giorno, uscendo di casa, mi sono reso conto che mi era divenuta estranea, sconosciuta, e iniziai a diffidarne. La conoscevo nel profondo, credevo, mi fidavo e non avevo paura a percorrerla, sapevo come affrontarla e come domarla, sapevo renderla docile e sottomessa, pur rispettandola nel profondo.
Ma quella notte, nella pallida luce dei lampioni che la rendeva indefinita e informe, mi si è manifestata davanti come un buio tunnel nel quale avevo paura ad entrare; esitai a lungo prima di andargli incontro, ma infine lo feci in una profonda insicurezza che mai prima di allora avevo avvertito.
Riprovai alcune altre volte, ma il buio tunnel era sempre lì e la mia insicurezza cresceva sempre di più di pari passo con la paura, sensazione a me sconosciuta fino ad allora.
Poi il buio tunnel iniziò a manifestarsi anche in piena luce, nelle mattine che dovevo affrontarla per andare al lavoro; era sempre lì, oscuro, tetro, incombente, come una bocca vorace che avrebbe potuto inghiottirmi e non sputarmi più fuori, ma dovevo necessariamente affrontarlo, non potevo esimermi.
La paura è divenuta infine  terrore, che riesco oggi a vincere solo se obbligato a farlo, ovvero andare al lavoro; per il resto evito di affrontarlo.
Non conosco il motivo per cui è successo questo, che ora mi tiene chiuso in casa nei giorni di festa; ci penso, ma non trovo risposta. Forse sono pazzo, forse è una strana forma di rigetto, forse è una fobia che non riesco a controllare. Non lo so. Quello che so è che la strada non è più mia amica, anzi è divenuta una mi acerrima nemica.
Ho vissuto  "on the road" e forse ora ne sono rimasto prigioniero, come in un incantesimo potente dal quale, per ora, non riesco a venire fuori ...


giovedì 23 giugno 2016

RAGGI DI SOLE

Dopo fiumi di parole, analisi politiche più o meno professionali e imparziali, alla fine la Città Eterna ha il suo nuovo sindaco, per la prima volta appartenente al gentil sesso. Seppur in una continua emorragia di persone che si recano alle urne, comunque la maggioranza di chi è andato ha fatto la sua scelta. Cosa io  penso di questa carica  istituzionale l'ho espresso nel mio post "la retorica del sindaco", ma siccome il nostro ordinamento la prevede è giusto che questa venga assegnata.
Non esistendo un percorso formativo che crei adeguati profili per il conferimento di questa carica, quello in cui occorre sperare è che la persona eletta abbia ragionevole buon senso per operare per il bene comune, al di là di ogni convincimento o ideologia personale.
Il concetto risalente all'epoca romana di "bonus pater familias" (buon padre di famiglia), modello di uomo libero e fornito di "sui iuris", ovvero di capacità adeguate e consapevole della propria posizione e delle proprie azioni, resta il principio cui dovrebbero attenersi le persone che ricevono l'onore e l'onere di una carica istituzionale; a questo dovrebbero anche aggiungersi una diligenza specifica riguardo all'attività che si va ad esercitare e una rettitudine morale di alto profilo.
Ho avuto anche modo di approfondire in un altro post il discorso relativo alla "ragion di stato", sia dal punto di vista delle necessità della riservatezza della stessa nonché delle necessità di operare in determinati ruoli su di un labile confine tra lecito ed illecito (ovviamente non nel senso di appropriarsi indiscriminatamente della cosa pubblica).
Quello che credo deve essere chiaro è che l'onestà e la rettitudine morale in senso lato non rappresentano le uniche qualità, senz'altro occorrenti e acclarate, su cui fare affidamento nel momento in cui si decide di affidare una carica istituzionale ad un libero cittadino che si è proposto in tal senso.
La complessità di una città come Roma (o Milano, Torino o Londra,  non cambia nulla) presuppone che chi la guida abbia molte altre qualità oltre a quelle sopra declinate; prendere decisioni, seppur limitate dalla legge che regola l'istituto, resta comunque un compito gravoso che necessita di una grande lucidità mentale e capacità di avere lungimiranza in tal senso; molte delle scelte che vengono operate avranno ripercussioni negli anni a venire e potrebbero causare derive incontrollabile se non attentamente ponderate; potremmo citare in proposito una moltitudine di casi.
E' anche vero che il voto è anche una espressione di fiducia "a prescindere" e che il giudizio deve essere necessariamente espresso alla fine del mandato istituzionale, e che l'esperienza non è sempre un fattore determinante per avere successo in quello che ci si propone di fare; ci sono persone che riescono in quello che altri non possono nemmeno immaginare di fare.
Rompere schemi inalterati da anni è comunque positivo e l'elezione del nuovo sindaco di Roma potrebbe rappresentare quel cambiamento di cui questo Paese ha grande necessità.
Nessuno di noi ha super poteri credo, e sarebbe anche ingiusto avere aspettative impossibili oggi; i cambiamenti sociali sono lenti ed hanno bisogno di essere metabolizzati.
Quello che è necessario è che chi è stato eletto possa lavorare in un clima di serenità, che le permetta di prendere confidenza con il suo ruolo e crescere con il passare dei giorni che dedica al lavoro.
In una socialità che trangugia tutto in poco tempo questo potrebbe essere considerato un lusso, ma fare prima non equivale a fare bene e se riconsideriamo il fatto che concedere un tempo adeguato possa rappresentare un valore aggiunto forse una nuova era potrebbe aprirsi dinnanzi a noi.
Buon lavoro.



lunedì 20 giugno 2016

SPIRITUALITA' E TRASCENDENZA - di Simona Rosatelli

Ricevo e pubblico con piacere il pensiero di Simona Rosatelli sul questo tema. 

L’argomento mi risulta interessante in quanto ormai da qualche anno sento con  certezza di aver trovato la risposta alle mie domande.

Io che sin da bambina sono cresciuta in scuole religiose, abituata a pensare che fosse giusto santificare le feste e recarsi in Chiesa con assiduità e costanza ad oggi sono tutt’altro che praticante. Il fatto è che negli anni mi sono resa conto che la spiritualità e la fede non vadano di pari passo. 

Ci sono persone che si professano spirituali ma che non hanno fede e nel momento in cui gli accade una disgrazia si chiedono :”ma perché mi è accaduto questo? Cosa ho fatto di male?” .  

Ecco che  si figurano l’immagine di un Dio castigatore e incrementano le preghiere, ma poi quando la tragedia avanza la fede vacilla e cominciano a pensare che forse quel Dio in cui hanno creduto fino a quel momento non esista: “Perché non mi ascolti Signore?”. 

Poi ho incontrato persone con un diverso  credo o dichiaratamente agnostici che racchiudevano in se la massima espressione di fede. Gente che sapeva sorridere  di fronte ai cataclismi della vita e che sapeva soprattutto trasmettere sorrisi e gioia ad altri.                                                                           

 Ecco credo che la spiritualità sia un fatto intimo e la fede un dono.  Come ha avuto modo di spiegare molto bene anche Antonio Zichichi nel suo libro “Tra  fede e scienza”, sarebbe presuntuoso pensare di essere soli al mondo  e questo sembrerebbe secondo  la religione cattolico cristiana un pensiero eretico, purtuttavia appare evidente anche all’eccellente scienziato che sia alquanto difficile credere che l’intero universo e l’uomo stesso siano  stati generati dal caso.  Il nostro mondo per quanto imperfetto è ben ordinato e questo sembrerebbe entrare in contrasto con la teoria darwiniana. Questa è un’ intuizione da me condivisa con Antonio Zichichi.   

 La spiritualità e la trascendenza di fatto visti sotto questa ottica fanno parte dell’uomo perché l’idea stessa di un Dio (in quanto ordinato e perfetto) è di per se’ parte dell’uomo stesso.     

Dunque,  forte di queste convinzioni, credo  ci sia un unico Dio responsabile della creazione umana e di tutto il resto, perché ammettere che ci siano più divinità significherebbe credere al caos che abbiamo già escluso a priori, quello che però mi interessa precisare è che ognuno sia libero di chiamare il proprio Dio come vuole e che non vi sia necessità di  pregare in un luogo prestabilito  perché concordo (e lo sento fortemente in me) su quanto si afferma nella Bibbia e cioè che ci si possa chiudere nella propria stanza per pregare perché anche là è Dio. Dio è in noi e noi siamo in Dio!

Ecco  il punto d’incontro tra spiritualità e trascendenza  sta nell’uomo stesso. 

mercoledì 8 giugno 2016

L'ONDA EMOTIVA DELL'INDIGNAZIONE RELOADED

Michela Baldo è stata trovata morta nella sua cucina assieme al fidanzato, il quale dopo averle sparato si è tolto la vita; il tutto è successo a Spilimbergo, un piccolo paese in Provincia di Pordenone, profondo e chiuso nord-est italiano.
Nessun clamore. Nessuna onda emotiva di indignazione, che aveva invece accompagnato appena qualche giorno fa l'orrenda fine di Sara Di Pietroantonio, uccisa e data alla fiamme a Roma, capitale d'Italia; Michela aveva 29 anni, Sara 22. Entrambe avevano sogni ed aspettative dalla loro vita. Entrambe sono state uccise da una persona di cui si erano fidate e cui avevano concesso il privilegio di dividere parte della loro esistenza assieme.
Dov'è la differenza?
Spilimbergo è un minuto comune friulano, conosciuto probabilmente, oltre che dai residenti, da chi vi ha fatto il militare quando ancora la naja esisteva; il che l'ho fatto a Palmanova del Friuli infatti lo conosco. 
Non è mai sulle pagine dei giornali, i friulani sono gente schiva, vivono fuori dai clamori della cronaca; io ho letto la notizia su Dagospia, ma è stata riportata solo per dovere di cronaca credo.
Come purtroppo ho scritto nel post su Sara dal medesimo titolo, passata l'indignazione si torna alla routine quotidiana e si aspetta un nuova onda per accodarsi e sistemare parte della propria coscienza. Eppure anche Michela era una donna. Anche Michela è stata vittima della medesima follia che ha subito Sara. Anche Michela è stata uccisa dal suo ex fidanzato.
Qualcosa non mi torna, ma non mi lascia stupito. Per lei non scorreranno fiumi di parole e domani i fogli di giornale che hanno riportato il fatto parleranno d'altro. Poi, succederà di nuovo. A Milano, fra i due episodi ne è successo un altro, una donna è stata trovata impiccata in un parco, la sola differenza è che ancora non è chiaro se si sia suicidata o sia stata uccisa, anche se la ricostruzione  dei fatti propenderebbe a dar credito alla seconda ipotesi.
Questa follia sembra non avere termine. Michela e Sara continueranno a morire per mano di squilibrati che credevano di poter amare. Che nulla possiamo in proposito purtroppo è un dato di fatto ineludibile. Che questo riguardi comunque la nostra cultura anche è ineludibile. Che alcuni crimini abbiano una presa maggiore di altri sull'immaginario collettivo è altrettanto ineludibile.
Resta un senso di vuoto. Un terribile ed angosciante senso di vuoto. Nell'anno di grazia duemilasedici, nell'era della comunicazione globale in tempo reale che mostra ripetutamente crimini e la conseguente disapprovazione sociale, ci sono ancora persone che perdendo quello che credevano erroneamente gli appartenesse decidono di fare quello che non dovrebbe nemmeno sfiorare come idea un essere biologico razionale come l'uomo.
Dovremmo forse meglio riflettere sulla causa-effetto che può produrre un sistema globale in cui l'enorme quantità di notizie che circolano incontrollate possano creare situazioni virali sia di emulazione sia di un retaggio di senso dell'onore che credevamo sepolto abolendo una norma penale che lo barbaramente giustificava.

lunedì 6 giugno 2016

BORN TO BE FREAK

Se alla fine degli anni 70 avessi avuto l'età della ragione invece che dieci anni probabilmente avrei aderito al così detto movimento freak, da noi italianizzato in frikkettone.
I frikkettoni in quell'epoca rappresentavano l'ala della controcultura, della ribellione allo status quo vigente all'epoca, ispirati più che dal movimento hippies dalla beat generation spinta da Kerouac e Ginsberg; poi, come tutti i movimenti si dissolse in tutte le variabili culturali che fiorirono negli anni successivi.
Ma pur non avendo potuto partecipare attivamente alla controcultura di quegli anni ne sono stato sempre attratto e idealmente ne sono stato partecipe, continuando ad esserlo ancora oggi; sono, in sostanza, un "frikkettone ad honorem".
La controcultura si identica in ogni epoca storica come ribellione, appunto, al sistema sociale che viene vissuto nel momento, germogliando sempre dalle nuove generazioni che non accettano quello che trovano e provano a cambiarlo.
Come tutti i movimenti culturali anche chi cerca di identificarsi in una controcultura di fatto ne crea uno nuovo, che pur apparentemente refrattario alle regole ne detta nel suo svolgersi di nuove, cercando di proporre  modelli societari alternativi che possono o meno resistere nel tempo.
Ma il movimento freak, seppur con tutti i limiti dettati dalla necessità di diversificarsi, credo che abbia resistito nel tempo, seppur diluendosi in altre espressioni dettate dal nuovo modo di essere "diversi" dallo status quo dominante al momento.
Seppur possa apparire romantico oggi riproporre un modello di controcultura nato alla fine degli anni settanta, credo che il nostro modello societario abbia bisogno di un propulsore che cerchi di destabilizzare la quieta struttura si cui esso posa oggi, seppur alcuni movimenti alternativi ad esso siano già esistenti ed operativi , a mio modo di vedere, sia in Europa che nel resto del mondo:  i 5 Stelle, i No qualcosa, gli Zero Waste, i 15-M Indignados ecc. ecc.
La diversificazione è un valore aggiunto irrinunciabile, ma nel proporla ed esercitarla occorre che guardi al passato per capire gli errori che sono stati commessi nelle proposte che si sono succedute negli anni e che si sono dissolte in quelli a seguire.
Proporre e non imporre deve assurgere a dogma di un nuovo movimento freak che cerchi adepti che poi facciano proseliti, fondato su poche e semplici regole che assumano un valore per chi le accetti e che come tale cerchi di diffonderle nella parte di struttura societaria che vive.
Un movimento che non si aggreghi attorno ad un leader ma che accetti gli aderenti come tali, ispirati da un comune senso di appartenenza e di obiettivi, che non rappresentino conquiste, ovvero che non vengano considerate come tali ma come mattoni su cui poggiarne di nuove.
Una struttura astratta per definizione ma concreta nell'operare, che non abbia bisogno di sedi per riunire né di mezzi per diffondere la sua proposta, da realizzare nella comunicazione one to one, impossibile da controllare e cercare di veicolare dal potere precostituito.
Utopico? forse. Sognatore? forse. Folle? forse.
Di sicuro, frikkettone ...



domenica 5 giugno 2016

COPPIA DI SETTE

Il piatto era molto cospicuo, l'"over" l'aveva alzato a circa mille euro e tutti e quattro i giocatori avevo deciso di giocarlo. Il primo del giro cambiò tre carte. Il secondo si diede servito. Il terzo ne prese soltanto una. L'ultimo ero io. In mano avevo una coppia di sette, un otto, un dieci ed una donna. Non essendo costretto avrei potuto passare la mano, ma visto che non ne prendevo una da più di un ora ho deciso di tentare. Sul servito del secondo giocatore presi una decisione apparentemente assurda: mi diedi servito anche io. Mentre lo facevo mi accesi una sigaretta e posai le carte sul tavolo e diedi la parola al primo servito. Lui aprì e chiuse le carte, poi iniziò a contare le fiches e nel farlo chiese tempo per il rilancio. Alzò gli occhi i mi guardò. Poi aprì nuovamente le carte e le richiuse. Poi disse "parola". Il terzo giocatore fece altrettanto. Io aspirai l'ultima boccata di tabacco, spensi le sigaretta e senza alzare le carte dal tavolo dissi "piatto", mettendo con calma le fiches corrispondenti al valore presente a quel momento al centro del tavolo. Il primo giocatore passò. Il secondo, ovvero il primo servito, chiese nuovamente tempo al rilancio. Aprì nuovamente le carte mentre io lo fissavo. Poi si passò una mano nei capelli. Posò le carte. Prese a contare le fiches. Arrivato alla cifra per restare in gioco la mise di lato alle altre che possedeva. Riprese la carte. Poi disse "passo". Il terzo giocatore gettò le carte senza proferire parola e mi passò le fiches al centro del tavolo. Il mazziere successivo, il primo giocatore, prese le carte coperte di ognuno degli altri giocatori e iniziò a mischiarle per il giro successivo. Dopo alcune mani in rigoroso silenzio il secondo giocatore mi chiese che punto avevo in quella mano; gli risposi che avevo una coppia di sette. Non mi credette. Continuammo a giocare in silenzio. Dopo altri giri a carte coperte ne uscì uno di telesina, quattro carte scoperte a giocatore più una coperta; sul tavolo due carte coperte. Ricevetti quattro carte di quadri "a scala reale": un otto, un nove, un dieci ed un jack: la mia carta coperta era il K di quadri. A forza di rilanci al piatto, per ottenere la carta occorre pagare la puntata che decide il giocatore con il punto più elevato in quel preciso momento ovvero rilanciare la sua posta, restò in corsa solo il primo giocatore. Aveva fuori due carte di cuori. Due cuori scoperti li aveva anche il secondo giocatore e uno il terzo, ma entrambi avevano lasciato la mano. Restavano, a quel punto, solo due carta di cuori disponibili. Il terzo giocatore aveva fuori anche  il sette di quadri, una delle due carte che mi avrebbe permesso di chiudere una scala reale; l'altra era la donna di quadri e poteva, ammesso che non l'avessi io (ma questo, ovviamente gli altri non potevano saperlo), essere, quindi, una delle due carte coperte ancora da girare. A parlare toccava al primo giocatore in quanto pur senza una coppia aveva l'asso di cuori. Mi diede la parola. Feci "piatto". Lui vide. Il mazziere girò la donna di cuori. Ora a parlare toccava a me con una scala alla donna. Feci nuovamente "piatto". Il primo giocatore contò nuovamente tutte le carte fuori; aveva tre cuori, una carta coperta, una carta coperta al tavolo e poteva ancora chiudere teoricamente il colore di cuori ma non poteva chiudere, per il 10 fra la carte del secondo giocatore, la scala reale. Vide. il mazziere girò il K di cuori. Toccava me parlare con la scala alla donna fuori. Feci di nuovo "piatto"; a quel punto eravamo oltre i mille e cinquecento euro. Il primo giocatore mi guardò. A quel punto era ovvio che avesse chiuso il colore di cuori ma se io avessi avuto coperta la donna di quadri avrebbe perso. Vide. E prese il piatto. Contro ogni logica aveva giocato da perdente per tutte le mani, con la bassa probabilità statistica che le due carte coperte fossero di cuori e l'alta probabilità statistica che io avessi già in mano una scale reale che lui non poteva chiudere.
Persi, alla fine, quella partita, ma la coppia di sette da allora mi ha accompagnato nella mia vita; la fortuna mi aveva girato le spalle nella mano dei due colori rossi ma comunque il primo giocatore aveva una possibilità dettata dalla visibilità delle carte e l'ha sfruttata. Nel mio bluff, invece,  non era possibile fare calcoli: la scelta era cieca. 
A volte  quando può sembrare che non si abbia via di uscita da una qualunque situazione quello che conta non è ciò che è ma quello che si riesce a far credere che sia ...

sabato 4 giugno 2016

IN DODICI ORE CIRCA - DOPO TUTTO - prologo

Prologo del primo dei due racconti pubblicati con Ibiskos con il titolo "In dodici ore circa"


- Epicuro ... è difficile continuare  ...

Una mosca ronza attorno alla mia testa mentre un aeroplano invisibile si sovrappone momentaneamente alla colonna sonora suonata nella macchia delimitante i bordi dello specchio d’acqua nel quale si riflettono le nostre figure.

-  e invece dai continua, ti prego ...

Giunge la mani Azzurra, sorridendo e socchiudendo le fessure degli occhi, mentre due papere si avvicinano a noi, prima unite, poi divergenti, apparentemente seguendo interessi diversi.
Le fisso, attratto dal loro taciturno scivolare sull’acqua e dalla scia a “v” che si lasciano dietro. Ma anche, e soprattutto, per non continuare a guardarla.
Maggio, finalmente! ci lascia assaporare calore solare, dopo mesi di piogge e inondazioni, e terremoti e fiumi in piena e...

- sei così bella.

Le braccia, lasciate scoperte dalla canotta rosa che indossa e che risalta la candida pelle dei seni ancora lungi da divenire abbronzati ma ugualmente, teneramente, invitanti, le fanno da leva nella posa lasciva che adotta mentre mi ascolta.
Io sono seduto su di un masso. Il sole inizia ad affondare i suoi raggi sulla mia pelle e gocce di sudore iniziano a colorare, all’altezza del torace, la mia maglietta rossa sbiadita.

- sei così bella ... e così giovane ...

Si volta di nuovo verso me e sorride ancora, abbandonando poi, di nuovo, la testa all’ingiù parallela all’esigue spiaggia sulla quale ci siamo nascosti, protetti dalla flora e dagli alberi ancorati alle pareti di quello che una volta era un vulcano.

- continua, ti prego.

- a parlare di Epicuro o di te?

- a parlare ad Epicuro di me!

Adesso è un’ ape a ronzarmi attorno ma non mi  infastidisce, anzi. Gli uccelli cinguettano armoniosi, la visuale è dionisiaca. Castel Gandolfo s’adagia in cima alla parete che abbiamo di fronte, dall’altro lato dello specchio lacustre, immerso in una mattina che sarebbe piaciuta a Monet.
Poi c’è lei.
Azzurra, 18 anni da due giorni, bionda, burrosa semidea precipitata dall’Olimpo al mio fianco.
Ed io.
Andrea, 42 anni da febbraio, moro, asfittico cultore delle buone maniere, umano. Apparentemente umano.

- Azzurra, caro Epicuro, ti sarebbe piaciuta. né tanto né poco. azzurra è la giusta dose.

L’acqua s’increspa leggermente in un refolo di brezza ascensionale, facendo vibrare le nostre figure adagiate sull’acqua.

- è un divenire, una tenue, calda corrente che scorre sotto il pelo dell’acqua colorata di verde  da questi enigmatici fondali.

Sento il suo sospiro confondersi nel gospel della natura. Guardo le sue gambe distese e, seppur siano occultate da estivi pantaloni bianchi, non riesco a non pensare a quanto sarebbe bello accarezzarle.

- Azzurra promette e mantiene, pur non proferendo parola.

- sdraiati vicino a me, Andrea.

Pur in quell’angusto ma siderale spazio, siamo lontani in effetti; o meglio, sono io che cerco disperatamente di starle lontano.

- sei così teso ....

Mi lascio scivolare dal sasso sul quale siedo, finendo disteso accanto a lei, sul compatto arenile color catrame di origine vulcanica.
Il sole mi colpisce negli occhi, accecandomi.
Poi lei crea un’ eclissi artificiale, frapponendosi fra me e quella stella. Poi l’eclissi mi diviene visibile, radiosa. E si scioglie, fondendosi in un bacio che solo Rimbaud avrebbe potuto immortalare nella sua giovane e prepotente vena poetica.
Le sue primaverili forme s’adagiano sulle mie e inizia ad accarezzarmi, mentre l’odore della sua pelle mi permea soave e tremulo lasciandomi in uno stato ipnotico.
Mi bacia di nuovo,  e poi ancora. E ancora.
E l’eden diviene realtà, trascendendo la sua natura spirituale in un coacervo di immagini che mi attraversano placide, bonarie, come fiori lusingati da un alito di vento.

- ti voglio.

In quell’esile sussurro Azzurra esplode il suo voler essere donna, sentirsi donna, assurgere a donna.
In quell’esile sussurro mi ritrovo prigioniero della mia avidità, del mio egoismo, del mio essere un uomo, dopo tutto.
Un corrosivo minuto di occhi negli occhi si dipana sull’accordo di quelle due parole, infrangendosi sulla mia voce roca e cantilenante.

- sei solo una bambina.

- non sei mio padre.

- no. ma resti pur sempre una bambina.

Le frasi escono come soffocate. Sottovoce.

- io ti amo.

Su quella chiara manifestazione dettata, penso, forse dal momento la rivolgo con le spalle alla spiaggia, con un gesto dolce ma furtivo, adagiandomi, stavolta, io su di lei.

- cosa ne sai tu dell’amore?

- ne so abbastanza per capire di essere innamorata di te.

- sei forse innamorata dell’idea romantica di fare l’amore con me. non sei innamorata di me.

- sono innamorata di te, invece. sei solo uno stupido se non lo capisci.

Versa una lacrima.
Mi alzo in piedi.
Le tendo una mano.
Una volta diritta la stringo a me.
Restiamo a fissare il lago. Inerti. Abbarbicati l’una all’altro.
Una nuvola vela la sfera solare, opacizzando l’azzurro del cielo ed il verde dell’acqua.

- capirai, quando ti innamorerai davvero.

- io ti amo, Andrea.

- capirai, quando l’incontrerai. ti basterà guardarlo negli occhi. e capirai. e ripenserai a questo momento.

- amo te, stupido, possibile che non lo capisci?

E inizia a piangere. In un fiotto ad intermittenza, singhiozzante. Mentre continua a ripetermi: stupido, sei solo uno stupido.
La stringo ancora di più. Il suo viso annega fra i lunghi capelli mossi come onde nella tempesta che vortica nel suo cuore ancora imberbe.

- capirai azzurra. eccome se capirai.

La lascio lontano da casa, per il pudore non dichiarato che porto dentro ogni volta che sono in una situazione che mi crea imbarazzo.
Più tardi, dopo cena, siedo in terrazzo e guardo nell’orizzonte la linea scura del mare, fumando una sigaretta e ripensando al mattino ... chissà se ...
Il telefono cellulare vibra nella ricezione di un messaggio.

ti amo. comunque grazie”.

Allungo le gambe, chiudo gli occhi e inspiro una vorace boccata di tabacco.
Dopo tutto, sono un uomo.