giovedì 20 luglio 2017

AL TRAMONTO


nell’eutanasia del giorno mi ritrovo in coda sul grande raccordo anulare. la giornata al lavoro mi ha sfinito. nonostante due pasticche antidolorifiche per il mal di testa e gli unguenti morali delle mie due compagne non sono riuscito a farlo assorbire pienamente. e adesso questa sigaretta mi provoca solo nausea. basta bere la sere quando al mattino devo andare al lavoro. oggi non sono riuscito a combinare un bel nulla. per fortuna i miei due angeli che rispondono al nome di patrizia ed eleonora hanno faticato anche sulle mie carte. e per questo mi sento in colpa. è da qualche tempo che il mio rendimento è scadente. prima o poi qualcuno se ne accorgerà. anche se loro farebbero di tutto affinché questo non accada. poi il trillo del cellulare mi riporta nel mondo sensoriale terreno.
- sei in fila eh ... e sei depresso ... e alla radio ...
... passano solo canzoni di merda! 
eleonora è telepatica. mi raggiunge in ogni angolo delle mie emozioni e le fissa in frasi che sono istantanee, che mi permeano e rivitalizzano in momenti come questi.
- sai sempre cosa faccio e penso. non sarai mica una fattucchiera?
- mi dici sempre questa cosa ... diventi monotono a volte diego.
- non è stata granché come giornata.
- lo so bene. ho dovuto rifare due volte i conti dei contratti ... ti prego torna in te! lo sai che questo lavoro non mi piace, poi se devo mettermi anche a fare il tuo ... finisce che mi deprimo anche io.
- tu ti deprimi? non ci credo neanche se lo vedo.
- e già, io che cado in depressione ... mica sono umana io.
- no, tu vieni da un altro mondo.
- parallelo!
- parallelo! brava! mi sto avvicinando a passo di palombaro alla mia uscita ...
- io sono quasi a casa.
- beh, allora buona serata.
- a te, diego. un bacio.
- bacio.
 e la linea torna silente. mi accompagna solo il fruscio soffuso del condizionatore dell’aria nella mia micromacchina. la moto è in riparazione. speriamo di riaverla presto. il sole volge al tramonto. dentro di me è già buio. ho ancora nella testa dolorante il ricordo di gino. non riesco a by-passarlo. mi occorrerà del tempo forse chiederò alcuni giorni di ferie e me ne starò chiuso in casa. o forse no. è meglio lavorare.
domani, a mente fresca prenderò una decisione migliore e più razionale. forse era meglio se andavo a casa sua. in compagnia avrei avuto migliori chance di rilassarmi. oppure no.
 la fila svanisce d’incanto ad un semaforo insieme al mio corrosivo pensiero. il verde mi apre la strada. ingrano la marcia e affondo il piede sul gas. lascio dietro di me questa giornata. anche se so perfettamente che domani ne inizierà un’altra. ma sarà un altro giorno. e vedremo cosa ci porterà. ma sarà un nuovo giorno. e chissà che ...
spero che esista davvero un posto migliore di questo. te lo auguro con tutto il cuore caro amico mio.

 

OGGI C'E' IL SOLE

la corrente nell’acqua è visibile. la guardo e riguardo nel suo scorrere. maggio colora la primavera e l’acqua cheta del lago albano a castel gandolfo è percorsa da quel brivido ininterrotto come un moto continuo uniforme.
mi accordo sulla melodia che vibra dalle voci della natura e ogni tanto un refolo di vento attraversa i miei capelli, facendomi socchiudere gli occhi e rendendo i miei pensieri alieni imperscrutabili.
ne godo, immerso in questo paradiso seppur violato da immondizia lasciata da turisti (turisti?), occasionali visitatori, bagnanti, passeggiatori e da chiunque passi per una qualche ragione di qua. mi verrebbe voglia di raccoglierla. ma non lo faccio. e solo dio sa perché. quindi resto immobile e sognatore, rimuginando su fatti accaduti, ipotesi future, obiettivi, risorse, inclinazioni naturali e ogni altra cosa che viaggia nel tempospazio delle mie cellule cerebrali, noncurante di dipanarsi della vita dietro di me.
 non sono andato a lavorare. non ne avevo voglia. ho preso un giorno di ferie con una semplice telefonata ed una scusa. il mio datore di lavoro si è innervosito ma di fronte ad un lutto, seppur di un amico, non ha opposto molta resistenza. domani mi farà una ramanzina, elaborerà una lettera con la quale porterà a conoscenza dei dipendenti di alcune necessarie, nonché ineludibili, modifiche al regolamento aziendale interno e la collocherà in bella vista nella bacheca all’ingresso dove si vista, tramite badge, l’entrata e l’uscita dal lavoro. dopodiché riceverà il comitato interno dei sindacalisti, nascerà una accesa discussione e la lettera verrà tolta e sostituita con un altra pressoché identica nella sua parte focale ma diversa nella frase iniziale e in quella finale. seguirà una piccola assemblea per le comunicazioni di rito e per porre in evidenza l’insostituibile ruolo delle sigle a tutela dei lavoratori quando il padrone (padrone?) cerca di assumere taluni atteggiamenti “nocivi all’interesse generale e mortificanti nei confronti dei lavoratori”. qualcuno alla fine se la prenderà con me. altri mi sosterranno. dopo due giorni sarà tutto un ricordo e alla prossima occasione qualcun altro farà di nuovo una telefonata per assentarsi. e il gioco inizierà daccapo.
 ma oggi c’è il sole. è maggio. fa caldo. una caro amico se ne andato, suo malgrado. ed io non ho voglia di niente. se non stare qua. in silenzio. a guardare l’acqua e lo scintillio del sole sopra di essa.
ma oggi c’è il sole. ed io sono più solo. avverto una lacrima prorompere dai miei occhi lucidi e scendere lentamente sul mio viso, fin sul labbro superiore.
ma oggi c’è il sole.
e nonostante questo non mi sembra un buon giorno per morire.









mercoledì 19 luglio 2017

LA SOLITA STORIA

il funerale mi è sembrato eterno. la chiesa era gremita. morire giovani, quarantaquattroanni, profonde un ulteriore effetto lacerante nei partecipanti alle esequie. i volti degli amici erano tirati. distratti da pensieri che sicuramente volavano ai momenti trascorsi assieme a lui, prima apparente vincitore e poi sconfitto dall’alieno, per dirla come oriana fallaci, intrufolatosi nel suo corpo.
sono rimasto in fondo alla chiesa, negli ultimi banchi. non ho voluto incrociare gli sguardi dei familiari. non ne avevo la forza, né la dignità. ho ascoltato in silenzio le parole del prelato, cercandone un conforto che non ho trovato. poi sono uscito e non ho seguito il corteo funebre al cimitero per la tumulazione. non ci sono riuscito.
ho preso la moto e mi sono diretto ad un bar che ha in dote una splendida terrazza con vista sul lago albano. e li, solitario, ho bevuto alla sua salute. un drink dietro l’altro. fino allo sfinimento. con gli occhi fissi sullo specchio lacustre. ripercorrendo anni giovanili fatti di calci ad un pallone, poi gli anni della maturità ... fino a ridurmi ad una forma indefinita metaforizzabile surrealisticamente in uno straccio da pavimenti, ma inservibile.
hanno dovuto chiamare un taxi per farmi riportare a casa. non avevo neanche più i soldi per pagarli i drinks. ma sono un cliente. e poi ho lasciato la moto dinanzi all’entrata del locale, come pegno.
ora sono alla mia scrivania, con la testa in confusione e maledettamente ronzante. ho faticato ad alzarmi ma non potevo assentarmi di nuovo, avrei messo a repentaglio il mio posto di lavoro. e oggi, questo, non è altamente consigliabile, specie se hai assunto impegni importanti con una banca.
patrizia, la mia bionda collega, mi guarda con compassione e mi chiede se ho voglia di un caffé. eleonora, l’altra componente del terzetto, mi sorride affettuosa e mi elargisce una carezza sul viso. abbiamo un rapporto molto forte noi tre, che esula dal fatto che siamo colleghi.
- è dura diego, è dura. ma non avrai bevuto troppo, comunque? patrizia emana le parole come fossero un dolce soffio di vento, rinfrancandomi e avendo cura di me nello stesso momento.
- certo che ha bevuto troppo, non vedi che straccio che è?  eleonora, come sempre, è più pragmatica e avvezza a tali situazioni, che ben conosce per averle assiduamente frequentate nel suo passato da pankettona (il bere dico). ride di me e poi mi accarezza di nuovo.
- andiamo a prenderci un caffè, pronunciato non sono bene da chi, ci mette in moto come automi, o almeno a me così pare, che camminano verso la macchinetta posta al piano terra.
- hai creato un bel casino ieri, sapevi bene che siamo nel periodo di chiusura di quella grossa commessa, non potevi venire e prendere poi un permesso per il funerale?  abbaia mentre lo incrociamo sul corridoio matteo, un rappresentante sindacale che ha invano cercato di ottenere la mia iscrizione nella sua organizzazione.
- hai messo in difficoltà tutto il personale, ora ci tocca rimediare ...  continua alzando la voce affinché venga sentito da chi vuole lui.
- senti stronzo, non mi sei mai stato simpatico, e ora lo sei anche meno. se hai qualcosa da dirmi dimmela in privato se hai le palle. altrimenti resta in silenzio o la prossima volta ...
- mi stai minacciando?
- e tu?
- diego, per favore. e tu matteo falla finita!  patrizia, come sempre, prende in mano la situazione e dall’alto della sua grandissima capacità di auto controllo cerca di tenere a bada due cani che cercano di azzannarsi.
- diego è in un momento delicato, non è opportuno ora fare queste considerazioni. ci sarà tempo e modo per approfondire e comunque senza per questo doversi insultare. siamo persone civili e con una certa istruzione ...
- noi, lui non mi sembra ...
- diego! falla finita!  patrizia adesso assume il tono del comando, conferendo alla sua voce quella autorità che caratterizza il suo carisma.
- matteo, ti prego. possiamo parlarne domani? convoca una assembla e ne discuteremo insieme, civilmente, ci vi l me n te, vero diego?
- certo patrizia ...  boffonchio riprendendo il mio cammino ancora obnubilato dall'alcol in eccesso che circola nel mio sistema nervoso.
- va bene, ne riparliamo in assemblea. ma se non cambia tono ...
- adesso basta matteo. l’incidente è chiuso. torniamo al lavoro. ti prego. e non lo farò ancora per molto.
- va bene patrizia. ciao eleonora.
- ciao stronzo, sussurra eleonora, ben attenta a che non si sentita mentre gli finta un sorriso cordiale.
riprendiamo a camminare. arriviamo alla macchina del caffé in silenzio. aspettiamo che sia pronto per tutti.
- diego, devi risolvere i tuoi problemi con le rappresentanze. patrizia non riesce ad attendere oltre e inizia a farmi la sua solita ramanzina, fissandomi dritta negli occhi, accecandomi.
- non puoi e non devi essere sempre contro solo perché non li ritieni all’altezza del loro compito.
- non é che non li ritengo all’altezza del loro compito. o meglio. non è solo quello. sai bene quello che penso.
- lo penso anche io. sono d’accordo totalmente con diego. eleonora assume, come ogni volta ce ne sia bisogno, le mie difese facendo irritare ancora di più patrizia. e questo la diverte.
- tu zitta! sei come lui. siete due incoscienti idealisti e combinate solo casini!
- si ma siamo forti, vero diego?
- siamo fortissimi!
- si come ... oddio devo fare quella telefonata! torniamo in stanza.
- ecco, il dovere, il dovere ... eleonora sorride e getta il bicchiere nel bidone porta immondizie e altre cose accanto alla macchinetta del caffè.
noi facciamo altrettanto.
l’aria torna serena.
la vita continua.
addio caro amico.
che la pace sia con te.

 

 

 

 

 

martedì 18 luglio 2017

NOTTE SULL'AVENTINO

kouros ancora aleggia nell’abitacolo della mia toyota aygo color argento quando la fermo sotto casa di patrizia. ho fatto una doccia, ho messo su jeans, camicia a maniche lunghe e scarpette da ginnastica puma, rigorosamente total black, e mi sono gratificato in una cascata di profumo.
ora sono qua. scendo. ho lasciato i capelli liberi di fluttuare nella notte, liberi e leggeri. suono. mi apre. in un attimo sono al secondo piano. lei è li, sulla porta, in uno splendido versace rosso e i capelli raccolti in una coda che lascia cadere sulla spalla sinistra. un filo violetto sulle labbra le prolunga leggermente il dolce sorriso con cui mi accoglie. io non dico nulla, meravigliato e vinto dalla bellezza che riesce a sprigionare ogni volta che lo desidera. le sfioro la bocca in un bacio lascivo, di grazie per l’accoglienza, ed entro, mentre lei richiude la porta dolcemente, accompagnandola delicatamente con entrambi le mani sino al clik metallico di chiusura. 
- era ora ... mi sospira, sorridendomi enigmatica come una novella gioconda.
- sei un incanto.
- grazie. anche tu non sei niente male, risponde in un filo di voce, suadente e colmo di carica erotica.
- ceniamo fuori, in terrazzo, vero?  la faccio la domanda, pur conoscendo perfettamente la risposta.
- certo! e dove ...
- altrimenti? finisco io la frase che mi ripete ogni qualvolta dico qualcosa di scontato su di un luogo che ama particolarmente.
la terrazza affaccia sulla roma notturna, avvampata di caldo in questo inizio luglio 2008, vista dall’aventino. ha una splendida casa, patrizia, frutto di un regalo dei suoi genitori. viene da una buona famiglia partenopea, che ha trovato la sua culla nella città eterna e qui ha proliferato, raggiungendo una buona posizione nella scala sociale. ma questo, adesso non mi interessa. è lei che ha ogni mia attenzione.
il tavolino è illuminato da due splendide candele aurelia bianche, della chelsea after dark, a forma di arancia, aperte in alto con un taglio netto traversale e con il dorso striato, alla fragranza di orchidea; al centro troneggia, rigorosamente in fresco, il colli albani superiore donnardea.
la sua attenzione per i particolari mi manda fuori di testa. è tutto così organico al momento quello che propone, tutto così rigorosamente ricercato e pieno di attenzioni da enuclearti da qualsiasi altro pensiero possa attraversare la tua testa, catturandoti ed esaltandoti ogni volta in momenti continui e confluenti. ci sono anche due flute per il prosecco di aperitivo.li prendo; ne passo uno a lei, e nel chiaroscuro del terrazzo brindiamo a noi, a questa notte, a tutto quello che verrà.
- certe volte mi chiedo se merito tutto questo.
- non lo so, ma sicuramente me lo merito io.
patrizia sorride appoggiandosi con la testa contro la mia spalla, in un momento di lieve imbarazzo e in cerca di un contatto fisico. le tocco i capelli e poi la mano mi scivola sulla sua coda bionda legata da un vistoso fiocco nero. scendo, ancora, lentamente, sulla sua schiena, avvinghiandola infine a me in un abbraccio vigoroso, seppur con il solo braccio sinistro. il suo viso adesso è a meno di un millimetro dal mio e ascolto il suo tenue ansimare. un lungo momento di occhi negli occhi anticipa il bacio che sgorga veemente e fragile dalle nostre anime intorpidite e perse nell’esaltazione della nostra attrazione che viola i confini della corporeità esondando nella galassia imperscrutabile del divino.
- sediamoci.
- certo.
- arrivo in un momento.
il suo esile posteriore si allontana da me volteggiando su un paio di decolletées trasgressive con plateau e tacco alto nere, sparendo momentaneamente alla mia vista. torna in un baleno, sorridente e con un vassoio di frutti freschi di mare nelle mani. si scusa e sparisce di nuovo, per tornare ancora con un altro vassoio, contenente stavolta una "et voilà, caprese con mozzarella di bufala"; rido di gusto al gesto che fa per mostrarmi la pietanza. si siede anche lei. ora ogni cosa è al suo posto. come volutamente programmato in ogni minimo dettaglio.
- vedo che stai meglio, inizi a fartene una ragione.
- direi che sto metabolizzando l’accaduto, ma per favore, parliamo d’altro, sussurro mentre verso del vino ad entrambi e ne assaporo un sorso.
- meraviglioso!
- allora di cosa vuoi parlare?  è delicata mentre porta alla bocca la forchetta con appesa una parte di caprese.
- quello che vuoi basta che non sia gino l’argomento.
- bene. lavoro?
- stai scherzando, vero?
- certo che scherzo, cherì, declama in un filo di voce mentre sorride guardandomi caritatevolmente.
- direi più un argomento ludico, che s’intoni con la serata.
- bene, proponi.
bevo un’altro sorso di vino.
- la scelta di proporre la lascerei a te, oggi ...
e la notte procede, nei leggiadri e incantevoli refoli caldi che ci attraversano mentre ridiamo e scherziamo parlando di amenità varie. guardandoci e spogliandoci con gli occhi, giocando in ammiccamenti, in carezze e furtive frasi sibilline sul futuro prossimo che ci verrà incontro. la grappa barrique chiude la notte al tavolino, mentre un soffio leggero spegne le candele e una mano mi invita a seguirla. mi lascia dinanzi alla camera da letto. "torno in un momento" è la frase magica  che la fa sparire e riapparire in un non tempo esoterico , mentre il cd che ho scelto, jazz a mezzanotte, s’incunea nella piastra che lo riceve e lo fagocita richiudendosi, attivandosi, infine, per farcelo ascoltare. è nuda. ha lasciato solo le scarpe. la porta si richiude. la luce si spegne. i faretti alle pareti emanano un flebile, prestigioso e caldo chiarore soffuso. la notte è alle porte. sarà lunga ed entusiasmante ...

 

venerdì 14 luglio 2017

BACK TO THE FUTURE

 
... e se tutto quello che conosciamo oggi fosse stato già conosciuto nei tempi remoti che definiamo "preistorici" o addirittura ancora prima di questi?
Se veramente la conoscenza arrivasse ad un punto sommo oltre il quale non fosse possibile andare e se questo causasse l'annientamento della civiltà che l'ha raggiunta provocando la sua estinzione, cosa resterebbe a chi viene dopo se "non ricominciare"?
Se fosse che il "tempo ciclico" caro ai Maya che, di certo, ne sapevano molto più di noi su come quello che appelliamo come "universo" sia regolato, non sia altro che un continuo temporale di inizio-fine?
D'altronde nel sistema universo tutto nasce e muore senza soluzione di continuità, ovvero non sembra sussistere un benché minimo concetto riconducibile alla staticità di un persempre immoto se non esulando dalla razionalità per entrare del misterioso ed inesplorato concetto della trascendenza.
Fin dove è possibile accumulare conoscenza? E fin dove una qualsiasi forma vivente biologica razionale può spingersi nel tentativo di dare una spiegazione scientifica a un qualcosa che a tutti gli effetti appare come "infinito"?
Nel momento in cui la nostra stella si spegnerà, per restare ancorati al tempo terrestre, e ammettendo anche che l'uomo potrebbe essere in grado di spostarsi su di un altro pianeta, sarà possibile trasportare tutta la conoscenza fin lì acquista ovvero anche i materiali, nonché le persone, per tenerla in vita oppure sarà costretto a fare comunque delle scelte che necessariamente ridimensioneranno le possibilità di sviluppo ulteriore di progresso e quindi, in sostanza, dover, per forza di cose, approcciarsi ad un nuovo inizio?
Se tutto quello che viviamo fosse già accaduto? ovvero riaccadrà ciclicamente? E se così non fosse, ammettendo per paradosso che una specie possa accumulare conoscenza all'infinito, non arriverebbe comunque ad un punto tale in cui tutto è conosciuto? E sempre che questo fosse possibile, non renderebbe quella specie qualcosa simile a ciò che chiamiamo Dio?
La domanda mi sembra pertinente, ma non credo che possa avere una risposta. O no? Già, tutto sommato il back to the future fa apparire il tutto molto più razionale, sempre ammesso che quella che chiamiamo razionalità esista ...
 
 
 
 
 


sabato 8 luglio 2017

TRA IL DIRE E IL FARE

... ci sei di mezzo tu ... e niente altro ... per quanto tutto quello che è riconducibile alla locuzione "altro" potrebbe essere qualificato come scusa per non aver fatto ciò che ci si era proposti.
In questa lunga pausa di riflessione che mi sono preso sull'onda di aver raggiunto il traguardo dei cinquanta anni di vita non faccio altro, per l'appunto, che prendere nota dei miei fallimenti, che sono così tanti da riempire, ad oggi, troppe pagine del mio diario.
Nel mentre la vita segue il suo corso, frenetico nel mio caso, raramente ci si ferma a registrare quanti dei propositi con i quali l'abbiamo affrontata sono stati portati a compimento, in quanto risulta molto più facile rimodularli in corso d'opera che constatarne il mancato raggiungimento; ma arriva pure il momento in cui, volenti o nolenti, occorre prenderne atto.
Quel momento per me si è manifestato al compimento del mezzo secolo di vita, che detto così sembra una cosa enorme, ma che, in effetti, non è che sia un periodo così lungo come siamo portati a credere.
Pur tuttavia, per quanto la presa di coscienza mi abbia profondamente ferito e non mi lasci indifferente, non riesco a farmene una colpa, intesa come sforzo compiuto per aver tentato di tagliare alcuni dei traguardi che mi ero riproposto di raggiungere; probabilmente le mie qualità non erano, sono, tali da poterlo fare.
Aver compreso ciò mi porta a credere di aver comunque sviluppato un notevole senso critico su quello che riguarda la mia persona e questo calmiera senza dubbio la mia frustrazione per tutto quello che non sono riuscito a portare a termine.
Si, non c'è alcun dubbio che tra il dire ed il fare ci sia di mezzo tu ...


 
 
 
 
 

lunedì 19 giugno 2017

PROGETTO "GIULIA"

Stand Up for Life Onlus ha avviato un progetto di raccolta fondi tramite crowfunding sulla piattaforma messa a disposizione dalla Banca Carim di Rimini, specializzata in progetti all'estero delle onlus umanitarie.
La raccolta è tesa alla messa in uso di una mensa all'interno di un edificio in via di costruzione (La Casa della Speranza), che dovrebbe essere ultimato a breve; la piattaforma ETICARIM assicura i donatori che quanto raccolto sarà utilizzato per la realizzazione della proposta.
La scelta del crowfunding dovrebbe, nelle intenzioni, permettere di avere a disposizione una vasta platea di possibili donatori, affinché si possano sommare tante micro donazioni che consentano di raggiungere l'obietto prefissato per la raccolta, ovvero 5.000 euro.
Sul link indicato di seguito è possibile visionare il progetto nella sua completezza, nonché, ovviamente, effettuare una donazione:
 
http://www.eticarim.it/progetti/giulia_248/index.html

Collaboro attivamente con la Stand Up for Life Onlus da qualche tempo, ed ho partecipato attivamente alla predisposizione di questa progetto, che ha richiesto molto tempo nella sua preparazione, ma che, in ultimo, ha avuto l'approvazione del Comitato Etico della Banca Carim ed è da oggi on line, con nostra grande soddisfazione.
Il crowfunding può avere successo solo tramite la pubblicizzazione del progetto per il quale vi si è fatto ricorso, e, da sempre, la migliore forma di pubblicità è il "passaparola", che nella sua forma moderna può essere identificato nella condivisione di contenuti tramite i social network.
Aprire il link non costa nulla; condividerlo nemmeno, ammesso che il contenuto mostrato possa apparire di un minimo interesse; magari un click con il mouse o con il touch screen ci fa raggiungere un piccolo obiettivo che donerebbe felicità a tanti bambini ...
Grazie!
 
 
 
 

venerdì 16 giugno 2017

L'INCREDIBILE POTERE DEI FANTASMI


 
brano tratto dal documento di Paolo Barnard
 
IL PIU' GRANDE CRIMINE
 
(inchiesta di rigore scientifico che si è avvalsa della consulenza di dodici economisti universitari internazionali. I loro nomi, le note e la bibliografia che attestano della serietà di questo saggio sono elencati in calce. Ma l’ho scritto in stile narrativo affinché chiunque la possa leggerlo e divulgarlo)
 
Il passaggio dagli anni ’70 agli anni ’80 è senza dubbio uno spartiacque della Storia, come lo fu ad esempio la sconfitta di Napoleone, o la scoperta della dinamite, uno di quei passaggi che semplicemente ci dice che nulla sarà mai più come prima. Il mondo intero cambiò, e una nuova era ‘supersonica’ s’impadronì del Pianeta: media supersonici, consumismo, distruzione dell’ambiente, speculazioni finanziarie, stili di vita, criminalità, tossicodipendenze, corsa al riarmo e spese militari… tutto supersonico. Ma anche un supersonico attacco ai sindacati, supersonica demonizzazione degli Stati Sociali, supersonico individualismo. A troneggiare su questa era arrivarono i quattro assi della politica Neoliberista: Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Helmut Kohl, e Francois Mitterrand, che di fatto spazzarono via ogni altro gioco politico moderno, ponendo il globo sotto il controllo dei loro sponsor: le elite finanziarie e le corporations. Infatti, nel momento in cui le quattro più potenti economie del mondo – gli USA, la Gran Bretagna, la Germania e la Francia – si unirono per imporre l’intransigenza del Libero Mercato (intransigenza per tutti eccettoelelite), per imporre al Terzo Mondo il Washington Consensus (la stessa intransigenza applicata sadicamente al Sud), e per imporre lo smantellamento a man bassa delle regolamentazioni governative, c’era poco che il resto del pianeta potesse fare per fermarli. 
 
Particolarmente insidiosa fu la strategia del presidente francese, che sulla carta era un leader di sinistra fra i suoitre colleghi ultra conservatori. Mitterrand fu in grado di dar inizio in Europa alla trasformazione della sinistra socialista e socialdemocratica in una sorta di macchina politica ibrida, che mantenne la facciata di sinistra solo per nascondere politiche del tutto Neoliberiste, quindi di destra. L’economista italiano Riccardo Bellofiore (univ. Bergamo) ha chiamato il risultato finale di questa mutazione ‘Liberismo sociale’ (16), dove il governo 
farà gli interessi delle elite, e lo Stato dovrà intervenire solo per ripararne i disastri in termini di Spesa a Deficit Negativa per idolenti problemi sociali che sempre ne conseguono, e in termini di salvataggi a suon di soldi pubblici delle banche fraudolente. Questa trasmutazione perniciosa iniziò appunto dai socialisti francesi, poi venne il New Labour inglese, poi il Centrosinistra italiano, e il resto delle sinistre europee capitolarono poco dopo.
In Francia, oltre al presidente Mitterrand, altri uomini meno noti lavorarono dal 1981 in poi al cambio di pelle delle sinistre. Cito quelli chiave: Jaques Delors, Jaques Attali, e Jean Claude Trichet… sì, proprio lui, guarda caso l’attuale governatore delle Banca Centrale Europea. Il presidente francese, nelle parole dell’economista Joseph Halevi , “… sosteneva che la gente si dovesse togliere di mezzo, che la piena occupazione avrebbe dato troppo potere al popolo, mentre la deflazione, la disoccupazione e i lavori precari gliel’avrebbero sottratto. Queste idee furono una costante in Francia, a partire da De Gaulle, poi Giscard D’Estaing e infine Mitterrand, che le volle espandere a tutta l’Europa” (email di Halevi circolata nel suo gruppo di lavoro). 
A questo punto le cose si erano messe assai bene per le elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste, ma c’era sempre il pericolo di un’improvvisa ribellione che costringesse i governi a intervenire. Infatti fino a quel punto il loro unico strumento per bloccare i poteri di spesa che gli Stati sovrani avrebbero potuto usare a favore dei cittadini e delle piccole e medie imprese, era stata una propaganda ideologica attraverso il Piano di Contiguità. In Europa ‘soluzione finale’ per la distruzione della sovranità legislativa e di spesa degli Stati (la UE dei tecnocrati non eletti e l’Euro) era ancora un progetto del futuro distante. Bastava un incidente di percorso per mandare all’aria il piano delle elite, come il sorgere di un movimento popolare che avesse divulgato il complotto, o il lavoro di un giornalista coraggioso che avesse capito come i dogmi Neoliberisti ci stavano ammazzando dietro una maschera di finto progresso. Un nuovo John Maynard Keyness avrebbe potuto emergere con carisma e scardinare la macchina teorica dei manovratori occulti. Insomma, essi pensarono che occorreva qualcosa di potente che cementasse il loro crescente controllo della politica in qualcosa di inattaccabile, e che oltre tutto convincesse anche la gente comune ad accettare i loro dogmi come non solo virtuosi, ma proprio inevitabili. Ad accettare cioè “la singola ideologia del sacrificio(17).
 
E allora si inventarono dei fantasmi… o meglio, ne rilanciarono dei vecchi. La loro abilità fu nel saper divulgare con precisione alcuni concetti-­‐spauracchio pensati per far presa immediata sia sulla gente che sui politici. Dovevano apparire di buon senso, ma anche istillare paura. Eccoli.
Fantasma 1: l’inflazione.
 
Milton Friedman lavorò sulla minaccia dell’inflazione e la rese ancora più inquietante. Prese in considerazione la teoria della Curva di Phillip che sostiene che se si abbassa la disoccupazione si ottiene una aumento proporzionale dell’inflazione (più stipendi che circolano, più soldi nel sistema = inflazione). Friedman sostanzialmente disse che no, Phillip aveva torto, nel senso che la sua era una predizione troppo benigna. L’inflazione, secondo lui, non solo sarebbe seguita un aumento di occupazione, ma sarebbe aumentata in proporzione molto di più, col rischio di finire fuori controllo. Questa sua idea apparve catastrofica ai politici, e il fantasma dei cittadini che si portano in giro valige di contante per comprare un chilo di pane divenne di comune dominio. Friedman di conseguenza sentenziò che un ‘naturale’ livello di disoccupazione doveva necessariamente esistere per evitare tale disastro. Peccato che questa idea fosse falsa, assieme alla Curva di Phillip, e oggi diverse scuole di economia fra cui la Modern Money Theory lo hanno dimostrato con autorevolezza. Peccato che milioni di persone soffrirono per questa follia, e peccato che dopotutto non fosse affatto follia ma un piano calcolato per ottenere il solito risultato: impedire agli Stati di operare la Spesa a Deficit Positiva per ottenere la piena occupazione e dunque una cittadinanza forte. Va ricordato che anche con la piena occupazione l’inflazione si tiene sotto controllo proprio per l’aumento di produttività che la maggior forza lavoro crea. Poi si possono aumentare le tasse se necessario, e molto altro. Solo quando la piena occupazione porta il sistema al suo limite produttivo esiste un pericolo di inflazione, ma questa evenienza è ancora lungi dal verificarsi in qualsiasi nazione. Tuttavia da allora qualsiasi accenno a un programma nazionale di occupazione piena fu bandito dal vocabolario politico, senza speranza.
 
Fantasma 2: l’Isteria da Deficit.

Di seguito venne il fantasma del deficit. “Gli Stati sono come famiglie, e come le sagge famiglie essi non devono spendere più di quanto guadagnano”. Ricordate questo? Era lo slogan di estrema efficacia che fu ‘venduto’ al pubblico e ai politici per nascondergli i vitali benefici della Spesa a Deficit Positiva, come già detto. Infatti i deficit divennero una bestemmia in economia, specialmente quando ci fu detto che i deficit sono un debito per noi cittadini. Era una menzogna, che ignorò di proposito che negli Stati con moneta sovrana il deficit è precisamente il credito dei cittadini, ciò che posseggono i cittadini in termini di beni finanziari al netto che il governo gli accredita sui conti correnti quando spende. Drammaticamente, invece, milioni di elettori vissero e vivono oggi angosciati da allarmi isterici come “… ogni singola famiglia ha sulle spalle un debito di tot da ripagare… I nostri figli nascono con un peccato originale di debito che si porteranno nel futuro!…”. Sono fantasmi, solo fantasmi, e infatti l’Isteria da Deficit ha oggi infettato tutto il mondo nonostante sia “una superstizione (…), una religione arcaica per spaventare la gente con dei miti, affinché si comportino in un modo accettabile dal sistema civile”, nelle parole del premio Nobel Paul Samuelson (18).
 
Ma lo scopo delle elite fu ottenuto: cementare il soffocamento della Spesa a Deficit Positiva a favore del pubblico, di nuovo senza speranza. Ora rammentiamoci dei nomi degli economisti principali responsabili per questo inganno: Robert Lucas, Tom Sargent, Neil Wallace (scuola New Classical), Jude Wanniski, George Gilder (Supply Siders), Greg Mankiw
 
(New Keynesian conservatore), e poi opinionisti di moda come Carmen Reinhart and Kenneth Rogoff. Randall Wray, capo economista delle scuola MMT ci spiega: “Questi economisti si sono infiltrati nella macroeconomia con le loro idee di microeconomia, sostenendo che l’economia consiste di individui che si assommano e gli individui si comportano in modo microeconomico”.
 
L’odierna ondata di depressione economica che sta spazzando l’Europa e gli USA è direttamente comandata da quanto descritto sopra, perché i mali della crisi finanziaria potevano essere curati con una iniezione di Spesa a Deficit Positiva a tutto campo. Gli USA lo fecero dopo la seconda guerra mondiale, quando il loro deficit viaggiavano normalmente sul 25% del PIL, e questo gli regalò il ventennio di ricchezza più spettacolare di tutta la sua storia, che fra l’altro fu riversata nell’Europa distrutta e ci sollevò dal disastro. Non esagero se affermo che questi fantasmi si infiltrarono nella psiche collettiva sia della gente che dei politici come acqua sulla spugna. E le elite si sentirono al sicuro.
 
 
 


 
 
 
 
 

lunedì 12 giugno 2017

DO YOU REALLY?

 
Paradossalmente nell'attuale società dove il culto dell'immagine ha raggiunto il suo apice estremo, restiamo sempre più diffidenti verso quello che ci viene recapitato sui social che usiamo per condividere contenuti di vario genere; le foto e i video che girano sulla rete globale, che unisce virtualmente il pianeta in un unicum di spazio/tempo, sono sempre più difficili da classificare come "veri", "reali".
Cosa è, quindi, in effetti che vediamo sui dispositivi (portabili nella maggior parte dei casi) che oramai abitualmente usiamo? Cosa è oggi che possa classificarsi come reale? Cosa siamo portati a credere e cosa rifiutiamo a priori? E come arriviamo a questa dicotomia?
Mi pongo di continuo queste domande mentre scorro giornalmente la mia pagina social, attratto da alcune cose e completamente indifferente ad altre, senza che, in effetti, abbia una preclusione verso questo o quello; alcune cose mi si manifestano subito come "irreali", altre, viceversa, mi palesano all'istante una certa condizione di verità.
Ma tutto questo, riflettendoci sopra con una certa attenzione, lo faccio in modo automatico, senza un apparente riflessione che possa, in qualche maniera, portarmi a considerare quello che sto vedendo; già, perché?
Un riflesso condizionato inconscio, mi viene da rispondere. Ammesso che sia così, da cosa o da chi questo presunto riflesso è condizionato? E sempre ammesso che sia così, questo condizionamento a cosa è, in effetti, orientato?
La comunicazione pubblicitaria tesa alla vendita di prodotti usa tecniche di condizionamento occulte da tanti anni, pur se apparentemente vietate, ovvero regolate, ma mi sembra ovvio che le medesime tecniche, o forse ancora più raffinate, possono essere usate in ogni informazione che viene a vario titolo veicolata.
Quanto siamo consapevoli di ciò? Quanto ce ne interessa? Possiamo considerare "reali" le scelte che operiamo in ragione dell'accettazione di questo o quello come "vero"? La nostra capacità di giudizio, nonché di etica e morale mi viene da aggiungere, è intatta, ammesso che ne fossimo in possesso, o è oramai irrimediabilmente alterata da paradigmi virtuali che siamo abituati a classificare come "certi"?
Si, effetti mi rendo conto di essere paranoico; forse sono inconsciamente entrato in un loop metafisico dadaista che ha dissolto i miei già appannati sensi cognitivi.
Mi sovviene spesso, nel corso di queste mie introspezioni cerebrali, l'immagine della mia vecchia zia, pace sempre all'anima sua, che guardava a casa mia ciò che gli proponeva la TV all'epoca allibita e stupefatta, e sempre poi si rivolgeva verso me dicendomi in dialetto: "ma davero ..." ...
Già Zia, solo che oggi è più cool Do You Really?, ma nella sostanza le nostre facce replicano la tua ...
 
 
 
 


sabato 10 giugno 2017

LA MIA GENERAZIONE

25 anni è il periodo convenzionale con il quale si racchiude quella che viene appellata come "generazione", ovvero un periodo di tempo nel quale è possibile etichettare le persone nate in quel periodo come, appunto "generazione qualcosa", per quanto questo possa avere un senso.
Al di là delle convenzioni umane, che servono più che altro a permettere classificazioni buone per chi studierà quel periodo storico, comunque mi sembra naturale che individui che nascono entro un determinato lasso di tempo condividano la propria vita in ragione di quello che è il contesto nel quale vivono, ovvero in ragione di gusti, identificazione sociale, prospettive future, idee politiche e quanto altro.
Da qualche tempo mi trovo a riflettere sulla mia di generazione, che viene generalmente identificata come "generazione x" e che dovrebbe comprendere quelli nati fra il 1965 ed il 1984, e dove la "x" dovrebbe identificare la mancanza di una identità sociale definita, ovvero una generazione a tutti gli effetti anaffettiva (ovviamente in riferimento al mondo occidentale).
Sono sempre diffidente delle categorizzazioni sociali ancorché storiche o comunque largamente accettate come tali, ma riguardo alla mia devo concordare, pur in una certa riluttanza, con la descrizione sommaria che ho riportato.
Cresciuti fra la caduta del muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda e l'enfasi sviluppatesi sulla cresta dell'onda dell''Edonismo Reaganiano (piacere come massima espressione del bene morale in ragione dei dogmi del capitalismo selvaggio), ci siamo trovati a vivere privi di un alcun credo: religioso, politico, morale, dogmatico.
Il Vietnam ed il '68 non sono mai entrati nel nostro mondo, quello che volevamo vivere, né, tantomeno,  le battaglie sociali, il terrorismo (in Italia), la lotta di classe, la Chiesa come Dottrina, l'Ideologia come credo, un qualunque ideale come riferimento, e potrei continuare; la società attuale, liquida e vuota, ne è stata solo la logica conseguenza.
In sostanza la mia generazione ha vissuto in un vuoto pneumatico in cui ognuno era il proprio riferimento, nella grande maggioranza dei casi pur in una totale ed assoluta ignoranza dovuta alla deficienza, appunto, di un qualunque modello culturale quale ispirarsi ed orientarsi; solo ora io ne sto prendendo coscienza, nelle continue domande che mi pongo su come sia stato possibile il progressivo degrado nel quale si colloca la società attuale.
Credo che oggi, la classe dirigente che guida il mondo occidentale, frutto maturo della "generazione x" , debba a ciò la sua mediocrità di pensiero, incentrato sulle proprie convinzioni e non radicalizzato in un più ampio contesto ideologico generazionale frutto di un percorso teso ad affermare, appunto, un  nuovo modello da proporre come organizzazione sociale.
L'atomizzazione del pensiero, che fino a noi è sempre stato individuato come collettivo, è il solo risultato prodotto dalla "generazione x", tesa all'autoaffermazione a discapito di chiunque e indifferente a qualsiasi problema che ne rallentasse il raggiungimento.
Da qualunque punto di vista cerchi di giustificare la cosa non mi riesce; quello che mi viene da dire, ora, è che non siamo noi i figli delle stelle ... questo dovrebbe essere chiaro ...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


domenica 4 giugno 2017

QUELLO CHE NON HO APPRESO

In effetti cosa è che alla veneranda età di cinquanta anni non ho imparato? Troppo, mi verrebbe da dire ... se "troppo" abbia mai un senso.
Provo anche in questo caso a generare un indice, non esaustivo ma spero indicativo di ciò che ad oggi ritengo di non aver completamente afferrato, ovvero perché:
  • fare la cosa conveniente ti fa sempre camminare in discesa;
  • l'erba del vicino è sempre più verde;
  • esistono tre religioni monoteiste;
  • il concetto di democrazia si sia così diffuso quando nessuno, in realtà, ne capisca appieno il significato;
  • sul pianeta terra camminano tutti a quattro zampe meno che gli umani;
  • le sirene non vogliono avere contatti con la nostra specie;
  • i Beatles hanno avuto tanto successo;
  • mio zio è single;
  • non possiamo vedere l'altra metà della Luna;
  • il pianeta "Terra" si chiama così;
  • qualcuno si è preso la briga di scrivere le gesta eroiche di un uomo chiamato Gesù;
  • gli ebrei ancora attendono il loro "Messia";
  • io non sono nato in Burkina Faso;
  • esistono gemelli monozigoti;
  • gli USA pretendono di guidare la specie umana;
  • ci hanno fatto credere di essere stati sulla Luna quando oggi non sono in grado di farlo;
  • il poker è così diffuso ed il tresette no;
  • Einstein si è messo in testa di farci conoscere il concetto di "relatività";
  • Dante ha chiamato il suo lavoro "Divina Commedia";
  • lo "spread" può far cadere un governo;
  • ad un certo punto della vita tutti vogliono fare "politica";
  • mi sono messo a studiare;
  • non parliamo tutti la stessa lingua e non siamo tutti dello stesso colore;
  • esistono popoli estremamente poveri e persone schifosamente ricche;
  • se parlo da solo vengo considerato "fuori di testa";
  • tutto questo dovrebbe essere vero.
Si, devo riconoscere che è già troppo  così quello che non ho appreso, e quindi mi fermo a questo punto. Chissà, magari un giorno di questi mi raggiungerà un illuminazione che mi chiarirà tutti i concetti a me oscuri ... o no?

sabato 3 giugno 2017

QUELLO CHE HO APPRESO

... nulla mi verrebbe da dire ... poi, ad una più attenta analisi, qualcosa, in effetti, l'ho imparata. Non molto, a dire la verità, ma poi potremmo a lungo discutere anche sul pieno significato di "molto", che credo vari soggettivamente in relazione alle aspettative che ognuno ha di se.
Allora, creando un certo ipotetico indice di importanza, quello che ora credo di sapere sono le cose racchiuse nell'elenco che mi appresto ad elencare, non esaustivo sicuramente ma che racchiude alcune delle mie certezze, ovvero che:
  • il più grande dittatore della storia dell'umanità è Dio (o chi per lui) ... "Non avrai altro Dio all'infuori di me" è di sicuro l'affermazione più insindacabile ed imperativa di tutti i tempi (o comunque di quelli che pensiamo di conoscere);
  • la qualità media dell'umanità è piuttosto scarsa, in ragione della ricerca ossessiva che ha di cercare e trovare leader che la guidino;
  • ogni cognizione scientifica è vera fino a che non arriva qualcuno a metterla in discussione;
  • non mi sembra sufficiente affermare che sono in quanto penso ... il mio gatto non mi sembra d'accordo;
  • le persone pensano a te molto meno di quello che in realtà credi;
  • quello che fai, se mai lo fai, non sarà mai completo;
  • comunque per quanto cerchi di sforzarti non avrai mai un consenso generale;
  • criticare è molto più semplice e comodo di pensare;
  • il futuro un minuto dopo è già passato;
  • quello che non accade in cinque anni può accadere nel momento stesso che lo affermi;
  • tesi e antitesi non necessariamente abbisognino di una sintesi;
  • il rock è la migliore musica che un umano possa ascoltare;
  • semi analfabeti possono arrivare a ruoli guida non per volere del fato ma per precisi disegni evolutivi di quella che appelliamo come società civile;
  • in effetti, io non sia sano di mente;
  • Gesù Cristo e Dynamo hanno camminato entrambi sull'acqua, ma mentre il primo è finito in un testo sacro ed è chiamato "Figlio di Dio" il secondo è finito su youtube ed chiamato "Illusionista";
  • l'inferno esista e sia situato accanto al giardino dell'eden;
  • Carlo Marx si faceva di acidi;
  • Leonardo da Vinci in realtà era la Gioconda;
  • i testi apocrifi siano stati immessi in rete illegalmente da sistemisti eretici;
  • mia zia fosse  un genio incompreso;
  • il Papa è comunque un uomo;
  • non uscirò vivo da qua;
  • arriva un momento in cui capisci che contraddire una donna sia lo sforzo più inutile che tu possa fare;
  • il tuo momento si procrastina all'infinito;
  • due rette parallele si incontrano in punto chiamato amore;
  • qualunque cosa dico potrebbe essere vera oppure no.
In effetti non mi sembra una lista significativa ... forse nulla lo è di più ...

domenica 28 maggio 2017

LIVELLO 11

Ieri sulla pagina FB Culture Club Albano Albano Laziale che gestisco ho trovato il segunte commento in riferimento a quanto ho scritto nella chiosa del post PREMIO LETTERARIO "PAROLE MIE": " ma davvero? " mi sono ritrovato a leggere e rileggere, nonché sottolineare e riportare nell'agenda in cui custodisco tutto ciò che mi procura brividi alla lettura, pensieri e frasi struggenti, poetiche (si sciolse come cera accanto al cuore ...)" sarebbe questo il suo livello!? Eh beh! così si spiegano tante cose...
Alla mia risposta, che non rileva per quello di cui mi appresto ad argomentare, è arrivata la seguente replica: "sono certa della sua sincerità, ma per me è chiaro che non ha fatto gradi passi avanti da quei lontani suoi 11 anni. buone cose anche a lei, magari sarà in grado di riconoscerle e soprattutto di conservarle, non dico, no, di apprezzarle,... questo sarebbe chiederle davvero troppo...".
Ora, pur non comprendendo quale sarebbe il mio livello (presumo 11 in ragione dell'età a cui le mie considerazioni possano riferirsi) e, sopratutto, cosa avrei involontariamente spiegato, mi sono comunque fermato a riflettere su queste parole.
Ho sempre sottolineato nei miei post sia la mia ignoranza nell'accesso a quella che viene comunemente appellata come "conoscenza" sia come non sia in possesso di alcuna qualità particolare: nella sostanza non lascerò alcuna traccia nel genere umano, né, tanto meno, nel mondo letterario, privilegio riservato a pochi eletti al di là delle singole preferenze individuali.
Inoltre, mi sembrava chiaro come l'enfasi nell'uso degli aggettivi che ho usato fosse da contestualizzarsi a quanto in argomento e non ad un valore assoluto, cosa cui, oltretutto, non mi arrogo mai di fare; in sostanza quello che ho letto mi ha profondamente colpito positivamente in ragione dell'età dei ragazzi che hanno partecipato e le parole che ho usato volevano questo testimoniare.
Non conosco il commentatore (che usa un doppio acronimo per il suo profilo FB) e presumo che anche lui (lei) non conosca me, ma devo riconoscere che mi ha procurato una certa invidia apprendere come sia possibile attribuire un "livello" ad una persona da tre righe estrapolate da un contesto più ampio.
Ho dedotto da ciò come il mio senso critico sia alquanto involuto e come sia possibile radicalizzare stime in ragione di aspettative individuali legate alla considerazione che i medesimi individui hanno di se stessi.
Ma, in fondo, è proprio per questo che scrivo: per apprendere. 
Ora so che la cifra che individua il mio "livello" è undici; se sia alto o infimo questo, però, ancora non mi è dato sapere.
Quello che non conosco ancora, ma il tempo come sempre sarà galantuomo, è il dono che gli individui cui si possa attribuire un "livello" considerevole lasceranno al futuro genere umano ...






venerdì 26 maggio 2017

PREMIO LETTERARIO "PAROLE MIE"


L'agenzia editoriale Seprom e l'Associazione culturale Veledicarta hanno promosso la prima edizione del Premio letterario Parole mie.




Tutta la manifestazione si è svolta sotto il patrocinio dell'Assessorato alla Persona, alla Scuola e alla Comunità solidale del Comune di Roma e con il contributo della'Agenzia di viaggi Happyland.
Tema del premio 2017: "Migranti", rivolto alle Scuole Secondarie di primo e secondo grado di Roma e Provincia.


Gli scritti che sono arrivati alla segreteria del Premio sono stati in tutto 559:
377 della sezione Under 14
182 della sezione Young
sono stati letti dai componenti di un comitato di selezione composto da circa 40 persone, in forma anonima. Tra tutti i racconti pervenuti ne sono stati selezionati circa 30 per ogni sezione e questi hanno avuto accesso alla fase finale del Premio, letti e valutati dai giurati.

Composizione della giuria:

sezione under 14
Eva Tidei (docente di lettere)
Andrea De Rossi (scrittore)
Maurizio Centi (scrittore)


sezione young
Alessandro Pera (scrittore)
Ilaria Elisea Scerrato (docente di lettere)
Ramona Gioia (docente di lettere)



Presidente della giuria:
Eraldo Affinati, autore di romanzi di successo, lo scorso anno classificato secondo al Premio Strega con il libro "L'uomo del futuro", docente nonché fondatore della scuola di italiano per immigrati gratuita Penny Wirton.


I 40 racconti finalisti verranno pubblicati in una raccolta edita dalla Casa Editrice Veledicarta; tutti i racconti pervenuti saranno pubblicati sul sito www.seprom.it.


Ho avuto la fortuna, nonché il piacere, di essere selezionato per far parte della giuria di questo premio letterario per ragazzi (in proposito ringrazio Maurizio Centi Direttore editoriale di Veledicarta).
E' stata una esperienza che non dimenticherò per quello che mi ha dato leggere cosa sono stati capaci di scrivere (per la mia sezione) ragazzi e ragazze (la maggioranza) fra gli undici e i quattordici anni. 
Al di là del tema, attuale e significativo della realtà che proprio loro più di ogni altro si trovano a vivere, mi sono ritrovato a leggere e rileggere, nonché sottolineare e riportare nell'agenda in cui custodisco tutto ciò che mi procura brividi alla lettura, pensieri e frasi struggenti, poetiche (si sciolse come cera accanto al cuore ...), dense, vere, ingenue, profonde ... e tanto altro.
Vederli sul palco della premiazione, così piccoli e così incredibilmente così maturi per quello che sentono dentro ed hanno riversato in massimo due cartelle, mi ha reso una gioia che non assaporavo più da anni.
Ieri, al termine di una lunga giornata, dopo anni sono finalmente tornato a casa soddisfatto.


Grazie ragazzi. E buona vita.

martedì 23 maggio 2017

BACK HOME

In un lurido, arido, e lunare periodo vuoto di senso della realtà disancorato dalla razionalità, pervaso da ambigui e disarmonici istinti suicida, confinato in estenuanti silenzi rotti da frangiflutti cerebrali di pensieri privi di logica senza soluzione di continuità, sorretti, paradossalmente, dall'inerzia fisica consumata nella bolla di un divano divenuto, a sua volta paradossalmente, spazio, ho creduto di vivere. Ho creduto di essere. Ho creduto di avere. Ho creduto di dare. Ho creduto, sopratutto, di credere, cercando rifugio, con spessa vergogna per me stesso, nell'atavico e consunto Dio buono per ogni stagione.
In questa frazione di tempo insignificante in quello che è più significante, la mia ombra è tornata nella caverna per comprendere il senso geometrico di ciò che apparentemente non lo è, immergendosi in un ignoto impalpabile e tetro seppur seducente.
Corroso da un acido neutro riversatosi nelle ramificazioni venose del mio corpo in mutazione, ho iniziato a vedere oltre il confine umanamente invalicabile dell'orizzonte, credendo di vivere in un'allucinazione lisergica perenne.
In vertiginosi sali scendi umorali brevi e dirompenti come scosse di terremoto, ho assaporato sensazioni sconosciute indescrivibili, vibranti in brividi tesi come corde da strumento musicale scaturenti una melodia di rara armonia; se mai la pazzia potesse assumere una forma ero certo che quella forma era ormai la mia.
L'orgiastica deflagrazione sensoriale sembrava non potesse avere più fine, avendo valicato il punto di non ritorno del delirio, quando tanti me stesso mi hanno circondato come cannibali affamati in cerca di preda; se tutto ha una fine, quella sembrava essere la mia.
Nel giro a vite persa in un cielo stellato ho atteso l'inevitabile impatto fissando Orione, avendo infine compreso che si, stavo, finalmente, tornando a casa.









giovedì 27 aprile 2017

PREMONIZIONI - Henri-Frédéric Amiel

Frammenti di diario intimo - 1871 - 12 giugno

Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo le decisioni intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'Uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento. L'adorazione delle apparenze si paga.

Questo scriveva Henri-Frédéric Amiel (17/09/1821 - 11/05/1881),  filosofo, poeta e critico letterario svizzero il 12 giugno 1871 nel lavoro per il quale è tutto oggi conosciuto "Diario intimo".
Descrive in maniera impietosa quello che oggi è sotto gli occhi di chiunque abbia un minimo di senso critico sulla realtà sociale che stiamo vivendo, una realtà nella quale il trionfo del qualunquismo ha raggiunto il suo apice, sgretolando principi morali, politici e societari faticosamente acquisiti e consolidatisi dopo la rivoluzione francese sull'onda dell'illuminismo, depauperando, nel contempo, il supremo concetto di "democrazia", ovvero governo del popolo.
Leggere queste parole oggi mi ha fatto rabbrividire, considerando il periodo nel quale sono state scritte; se non recano in se un senso profetico non so cosa si possa intendere per tale.
Ho scritto molte volte sulla necessità di un "nuovo illuminismo" che ci porti fuori dal labirinto nel quale ci siamo cacciati, non so quanto volontariamente, e nello scorrere del tempo ne sono sempre più fermamente convinto.
Faccio sempre più fatica a comprendere quello che la massa vuole nella realtà e faccio ancora più fatica a comprendere come le stesse restino abbagliate dai profeti che puntualmente emergono a cicli che ritengo regolari, mi riprometto di fare una analisi approfondita su questo, e di come affidino ciecamente il loro destino a persone prive di una qualsiasi qualità.
... L'adorazione delle apparenze si paga ... e nella nostra società liquida l'apparenza è l'attore protagonista, privo, scusate il gioco di parole, di un serio antagonista.
Non ha mai creduto nell'uguaglianza, né, tanto meno, posso avere un minimo di considerazione per ciò che chiamiamo "democrazia diretta"; non credo nello spirito guida, né, tanto meno, nei suoi adoratori.
Non credo più a nulla, tanto meno di "sapere", ma continuo a cercare dedicandomi allo studio di ciò che è, pur restando, ne sono conscio, profondamente ignorante; sarà forse per questo che quando mi imbatto in pensieri di tale portata ne resto affascinato. 
E forse sarà sempre per questo che le parole pronunciate da Totò in "Miseria e Nobiltà", quando chiedendo al tizio che voleva scrivere una lettera, essendo lui capace a farlo, se fosse ignorante alla sua risposta affermativa gli disse "Bravo! Viva l'ignoranza", non mi abbandonano mai ...






lunedì 17 aprile 2017

QUELLO IN CUI CREDO

Mi pongo questa domanda di continuo e, per quanto possa apparire incredibile, non arrivo mai ad una risposta concreta, o meglio credo (in senso paradossale) che  la locuzione "fare affidamento" abbia un senso più aderente al nostro "essere umani", partendo dal presupposto, non certo, che noi esistiamo in senso compiuto. 
Da parecchio tempo il dubbio sistematico sulla certezza dell'esistenza come a noi sembra apparire mi ha assalito e non mi molla, anzi, si è incrementato con il passare del tempo sino a essere divenuto così stabile da assurgere a fondamento dei principi su cui "faccio affidamento".
Per questa ragione, oltre a tutte le altre che ho  rappresentato nei post che ho scritto nel tempo, ho via via preso coscienza di essere stato assalito da una certa forma di pazzia irrazionale che mi sta allontanando dalla visione del mondo così come crediamo che sia.
In considerazione di ciò il verbo "credere" per me non ha più alcun senso se usato nell'eccezione nel quale noi umani lo facciamo, e questo sta lentamente corrodendo quello che resta del mio essere un "composto biologico", per l'appunto, in senso compiuto.
Comprendo che quanto scrivo possa apparire folle, e forse, in definitiva, lo è, ma cosa è in realtà quella che appelliamo come "follia"?; io, credetemi (sempre in senso paradossale) non lo so più, se mai ne abbia compreso veramente il significato reale.
Più approfondisco lo studio sul percorso dell'evoluzione umana che abbiamo accettato sino ad oggi, per una reale mancanza di alternativa suppongo che altro, più concretizzo che nulla sappiamo in realtà, ovvero che fondiamo quello che spacciamo come conoscenza su ipotesi sulfuree che hanno un senso solo nei microsolchi scientifici nelle quali vengono teorizzate e nulla più.
Per quale ragione dovrei accettare come verità ricostruzioni definite "storiche" partorite in un ristretto cerchio di persone quando tanti popoli hanno tramandato nel corso di millenni, in alcuni casi, al loro interno fatti che non collimano con quanto la così detta "scienza" afferma?
E per quale ragione, inoltre, dovrei avere come riferimento testi definiti "sacri" non si sa bene da chi in ordine a quella che viene consacrata come "religione"?
Lo ammetto, sono confuso e, in un certo senso, anche smarrito. La mia bussola è impazzita, come se i poli si fossero improvvisamente invertiti e il pianeta terra avesse iniziato a girare attorno al suo satellite anziché alla sua stella.
Per questo non "credo" più, e faccio affidamento solo su alcuni principi che reputo solidi.
Se tutto questo fosse reale non avrebbe alcun senso. Se tutto questo fosse virtuale non avrebbe comunque alcun senso. Se tutto questo fosse una transizione l'uomo in quanto tale potrebbe avere un senso.
Si, lo so sono pazzo. Ma se per una qualche ragione io fossi a conoscenza di un qualcosa momentaneamente sconosciuto ai più potrei essere comunque appellato come tale?
Si, credo di si. Ma se Einstein ha potuto teorizzare la relatività. e dimostrarla senza essere mai stato nel non luogo che chiamiamo "spazio", chi è che è veramente pazzo?
Chi  accetta per vero qualcosa che non comprende o chi lo mette in dubbio?
Se un presunto illusionista chiamato Dynamo ha camminato sul Tamigi come un altro presunto illusionista assurto alla storia come Gesù, perché qualcuno non si sta prendendo la briga di scrivere un vangelo su di lui?







martedì 11 aprile 2017

WWW.VELEDICARTA.IT/13-DOMANDE-A-ANDREA-DE-ROSSI

   Di recente sono stato intervistato dal sito Vele di Carta a proposito delle mia attività di scrittore che, qualora ne avreste voglia, potete leggere al seguente link :

http://www.veledicarta.it/13-domande-a-andrea-de-rossi

   Essendo io di solito a porre domande a qualcuno devo riconoscere che la richiesta, nonché la successiva pubblicazione, mi ha molto gratificato, avendola intesa come un riconoscimento al tempo che ho dedicato, dedico e sicuramente dedicherò in futuro, a tale attività.
   Devo anche necessariamente riconoscere che rispondere a delle domande che in qualche maniera investono la tua vita privata, oltreché, se così si può dire, pubblica, implica una riflessione alquanto accurata su quello che si sta per dire, in quanto andrà a svelare qualcosa di intimo che forse mai avresti pensato di poter rivelare.
   Poi, successivamente, vederla pubblicata in rete, a disposizione di chiunque avesse un minimo di interesse alla cosa, procura un sottile piacere narcisistico che fa vibrare il tuo ego, che, per quanto si tenti di minimizzare, a volte deborda dai confini dell'autocontrollo disperdendosi in un concetto alquanto filosofico di infinito.
   Ma ciò può anche assumere la forma di una vela che può sospingere a trasformare un'attività che consideri un passatempo come una redditizia e profonda analisi introspettiva di un percorso compiuto, che può condurti in oceani mai solcati sino ad ora per una latente quanto misteriosa paura di divenire un naufrago attaccato disperatamente ad un occasionale legno galleggiante in cerca di un approdo che possa salvargli la vita.
   Non lo so per quanto sarò in grado di scrivere parole in una sequenza che abbiano un senso per qualcuno che non sia io, e forse neanche mi interessa; ora, in questo preciso istante che pigio sulla tastiera del mio vecchio pc, devo confessare che farlo mi rende felice ...
   
   

sabato 1 aprile 2017

CROWFUNDING & STAND UP FOR LIFE

Il crowdfunding (dall'inglese crowd, folla e funding, finanziamento) o finanziamento collettivo in italiano, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni; è una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse. Il crowdfunding si può riferire a iniziative di qualsiasi genere: dall'aiuto in occasione di tragedie umanitarie al sostegno all'arte e ai beni culturali, spingendosi fino, anche, ai confini dell'imprenditoria innovativa ed alla ricerca scientifica.  
Può anche essere utilizzato per promuovere l'innovazione e il cambiamento sociale, abbattendo le barriere tradizionali dell'investimento finanziario.



La ONLUS Stand Up For Life presenterà a breve su di una piattaforma specializzata nel finanziamento collettivo per donazione (Equity Based - Il finanziamento collettivo per donazione è quel modello di crowdfunding in cui i sostenitori del progetto contribuiscono al medesimo finanziandolo senza aspettarsi un beneficio tangibile dalla donazione: sono spinti cioè dalla dedizione-attaccamento alla causa e dalla emotività che la campagna è riuscita a suscitare. Per questo motivo, il modello equity-based è particolarmente sinergico con le organizzazioni non a scopo di lucro o con quelle impegnate nel sociale)  un progetto da concretizzare in Madagascar, del quale verranno fornite le opportune specifiche di realizzazione (costi e benefici da ottenere per i residenti).

La piattaforma scelta per la raccolta è  ETICARIM (Economia del bene Etica del fare), gestita da BANCA CARIM  (Cassa di Risparmio di Rimini - Ente Pubblico Economico), specializzata in equity based a fini umanitari: il progetto presentato è in attesa dell'approvazione del Comitato Etico della banca.

Il video incluso in questo post presenta una raccolta di foto scattate durante l'ultima missione svolta dalla Onlus Stand Up for Life nell'anno 2016 ...

domenica 5 marzo 2017

NARCISISMO ED IDEOLOGIA

... culto innaturale e patologico della propria persona ... elitarismo o indifferenza nella condizione altrui ...
Questo disturbo del senso di se, individuale o collettivo, sembra essere esploso in maniera esponenziale nell'attuale società, ampliato e veicolato dalle nuove forme di tecnologia in uso e in maniera ancora più incisiva dal web, tanto che è stato necessario coniare un nuovo termine per meglio specificarlo: narcisismo digitale, da abbinarsi, per avere un'idea completa del fenomeno, alla pratica dell' egosurfing, ovvero dell'atto di inserire il proprio nome in un motore di ricerca web al fine di valutare la propria presenza e rilevanza su internet; in questa ottica il narcisismo individuale viene a fondersi con un narcisismo culturale come forma di negazione dell'alterità, ovvero di diversità di tradizioni, nell'atto di un estremo autocompiacimento.
Con il crollo delle ideologie dominanti del secolo scorso e il senso di smarrimento collettivo che ne è dipeso, l'individuo ha assunto spontaneamente un rilevanza centrale nel contesto societario indipendentemente dal proprio valore aggiunto che possa apportare alla medesima, concentrando su se stesso ciò che prima riceveva di riflesso, ovvero aggregandosi a contesti religiosi e politici che ne influenzavano le scelte e ne determinavano gli orientamenti.
Sentendosi così libero di poter affermare se stesso tramite la propria immagine, ha iniziato a declinare ogni pensiero guida statico indirizzandosi in contesti più dinamici, fluidi, incorporei, tendendo a considerare il proprio pensiero unico nello sciame collettivo.
Nel lungo periodo ciò ha determinato la nascita di aggregazioni di vario genere tendenti a demolire ogni potere precostituito al fine di sostituirlo, facendo nascere una nuova forma ideologica legata indissolubilmente al concetto narcisistico.
Partendo dall'assunto di univocità nel contesto collettivo, l'individuo, o il gruppo di aggregazione costituito, ha iniziato ad accampare le medesime pretese dei referenti ideologici che non gli rendevano  più soddisfazione tentando, per l'appunto, di sostituirvisi al fine di soddisfare il proprio ego represso.
Nell'esplosione della nuova Torre di Babele che è il mondo di internet tutto ciò è divenuto degenerativo, in quanto nulla più è vero nella misura in cui tutto è vero, ampliando ancora di più il senso di smarrimento dovuto al crollo delle ideologie dominanti.
In un contesto nel quale ognuno crede di essere migliore di chiunque altro in rapporto alla gestione dell'ordine collettivo, il sistema societario vacilla sotto il peso di queste micro organizzazioni auto celebrative nelle quali il concetto di qualità individuale non è più valutato in base a determinati orientamenti ma bensì alla capacità di promuovere se stesso in canali digitali di cui nessuno comprende appieno il funzionamento.
Assurgono, così, ad improvvida notorietà e delicati ruoli societari individui scevri di particolari doti o di solide formazioni culturali, dai quali si sente ripetere sempre il medesimo mantra: io faccio, io dico, io decido ...
Cosa possa comportare questa deriva culturale iconoclastica certo io non posso saperlo, a meno che il morbo narcisistico non colpisca anche me ...


venerdì 3 marzo 2017

5 DOMANDE A: MARTINA TARDIOLI (COMITATO UN GIORNO PER GLI ALTRI)

 

COMITATO ORGANIZZATORE
(oltre ovviamente ai nostri preziosi mariti che ci danno un valoroso supporto)
COSI GERMANA
COSI LUANA
FERRANTE CONNIE
ROSSI CARLA
TARDIOLI MARTINA 



 1) Come nasce l’idea di questa “festa di beneficenza”?


Nel 2001 insieme ad una coppia di amici, io e il mio compagno (ora marito) decidiamo di ospitare due bambine provenienti dalla Bielorussia per un progetto di risanamento fisico.  Le bambine sono arrivate malnutrite, con problemi fisici e psicologici di vario tipo. Nel 2002 decidiamo di metterci in viaggio verso Rudenk per andarle a trovare e vedere dove vivono. L’Istituto nel quale alloggiavano, situato in un paesino sperduto a  50 km dalla capitale, mi ha dato l’impressione di un carcere … l’impatto emotivo fu molto forte . L’organizzazione ospitava bambini orfani o bambini tolti ai genitori per problemi giudiziari dai 7 ai 17 anni, il suo direttore  ci aveva comunicato che con  i finanziamenti statali non riuscivano a coprire i fabbisogni dei loro ospiti e ci chiese di aiutarli per comprare loro scarpe e vestiti.  A seguito di questa esperienza abbiamo coinvolto i nostri amici per la prima festa di beneficenza che si è svolta a casa mia a luglio del 2003 e abbiamo raccolto € 1.200. Da qui ogni anno abbiamo organizzato una festa per cercare di aiutare chi ne avesse bisogno, portando direttamente i soldi senza intermediari. Il nostro gruppo si chiama “1 giorno per gli altri”.

2) C’è nel vostro futuro in programma  la nascita di una Onlus? 

Ne abbiamo parlato varie volte con idee un po’ contrastanti. Sicuramente una Onlus ci permetterebbe di ricevere più finanziamenti, ma richiederebbe anche più impegno: comunque non la escludiamo come ipotesi futura. 

3) I risultati ottenuti finora vi soddisfano?

Riguardo ai risultati posso dirti che nel corso degli anni le persone che partecipano ai nostri eventi sono aumentate; infatti, le prime feste le facevamo nel giardino di casa mia, poi, dopo aver superato le cento persone, siamo stati costretti a trovare nuove soluzioni. Si, siamo contenti, sia perché riusciamo comunque a trarne benefici in termini di soldi da donare sia perché le persone che vi partecipano rimangono entusiaste. E’ un modo anche per incontrare amici che non si vedono da  molto tempo.

4) Pensate, inoltre, di dedicarvi ad un programma in particolare? Ovvero ad un obiettivo mirato da raggiungere in un determinato tempo? 

Un programma in particolare vorrebbe dire dedicarsi ad un unico progetto e non alle diverse necessità che si possono presentare ogni anno. I nostri interventi sono innanzitutto rivolti principalmente ai bambini  Ci sono diverse realtà territoriali che hanno necessità impellenti  e noi vogliamo esserci anche per loro. Anche in occasione del terremoto de L’Aquila e di Norcia siamo stati presenti.  

5) Infine, una curiosità … dedicare tempo a questa attività resta in un sé un atto di profondo di profondo egoismo? Nel senso che il benessere che se ne trae può essere definito una spinta essenziale a farlo? 

Aiutare gli altri, aiuta sicuramente a fare stare bene noi e, anche se in questo ci fosse un poco di egoismo , io lo definirei “sano” . 



  Cosa dire … seppur da un certo periodo di tempo anche io ho iniziato a dedicare parte del mio tempo per cercare di fare qualcosa di utile per chi vive in contesti particolarmente difficili, mi entusiasma sempre ascoltare chi fa altrettanto …
Conosco Martina da tanto tempo, ma da altrettanto non la sentivo … poi quello strano mezzo che è facebook ci ha rimesso in contatto, sono venuto a conoscenza di questa sua attività benefica e non ho resistito per saperne di più.
A lei ad al suo gruppo vanno i miei ringraziamenti per quello che fanno sottraendolo al loro tempo personale, cosa che rende, indubbiamente, il nostro mondo migliore, perché è in ogni singolo gesto individuale  che l’umanità giustifica, o meno,  la sua esistenza …