sabato 10 giugno 2017

LA MIA GENERAZIONE

25 anni è il periodo convenzionale con il quale si racchiude quella che viene appellata come "generazione", ovvero un periodo di tempo nel quale è possibile etichettare le persone nate in quel periodo come, appunto "generazione qualcosa", per quanto questo possa avere un senso.
Al di là delle convenzioni umane, che servono più che altro a permettere classificazioni buone per chi studierà quel periodo storico, comunque mi sembra naturale che individui che nascono entro un determinato lasso di tempo condividano la propria vita in ragione di quello che è il contesto nel quale vivono, ovvero in ragione di gusti, identificazione sociale, prospettive future, idee politiche e quanto altro.
Da qualche tempo mi trovo a riflettere sulla mia di generazione, che viene generalmente identificata come "generazione x" e che dovrebbe comprendere quelli nati fra il 1965 ed il 1984, e dove la "x" dovrebbe identificare la mancanza di una identità sociale definita, ovvero una generazione a tutti gli effetti anaffettiva (ovviamente in riferimento al mondo occidentale).
Sono sempre diffidente delle categorizzazioni sociali ancorché storiche o comunque largamente accettate come tali, ma riguardo alla mia devo concordare, pur in una certa riluttanza, con la descrizione sommaria che ho riportato.
Cresciuti fra la caduta del muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda e l'enfasi sviluppatesi sulla cresta dell'onda dell''Edonismo Reaganiano (piacere come massima espressione del bene morale in ragione dei dogmi del capitalismo selvaggio), ci siamo trovati a vivere privi di un alcun credo: religioso, politico, morale, dogmatico.
Il Vietnam ed il '68 non sono mai entrati nel nostro mondo, quello che volevamo vivere, né, tantomeno,  le battaglie sociali, il terrorismo (in Italia), la lotta di classe, la Chiesa come Dottrina, l'Ideologia come credo, un qualunque ideale come riferimento, e potrei continuare; la società attuale, liquida e vuota, ne è stata solo la logica conseguenza.
In sostanza la mia generazione ha vissuto in un vuoto pneumatico in cui ognuno era il proprio riferimento, nella grande maggioranza dei casi pur in una totale ed assoluta ignoranza dovuta alla deficienza, appunto, di un qualunque modello culturale quale ispirarsi ed orientarsi; solo ora io ne sto prendendo coscienza, nelle continue domande che mi pongo su come sia stato possibile il progressivo degrado nel quale si colloca la società attuale.
Credo che oggi, la classe dirigente che guida il mondo occidentale, frutto maturo della "generazione x" , debba a ciò la sua mediocrità di pensiero, incentrato sulle proprie convinzioni e non radicalizzato in un più ampio contesto ideologico generazionale frutto di un percorso teso ad affermare, appunto, un  nuovo modello da proporre come organizzazione sociale.
L'atomizzazione del pensiero, che fino a noi è sempre stato individuato come collettivo, è il solo risultato prodotto dalla "generazione x", tesa all'autoaffermazione a discapito di chiunque e indifferente a qualsiasi problema che ne rallentasse il raggiungimento.
Da qualunque punto di vista cerchi di giustificare la cosa non mi riesce; quello che mi viene da dire, ora, è che non siamo noi i figli delle stelle ... questo dovrebbe essere chiaro ...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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