giovedì 28 aprile 2016

5 DOMANDE A: MR GARDENIO (ALBERTO VALERIO FERRINI)

Mr Gardenio, innanzitutto grazie per la tua disponibilità a soddisfare il mio appetito di curiosità ... poi vorrei iniziare con il chiederti: come nasce la tua idea di presentare i piatti che servi nel tuo ristorante "La Gardenia" come un food blogger?

L’idea parte grazie a facebook che ci permette di fare video in diretta. Vedevo tutti che facevano video di feste di compleanno, di pranzi al mare, di semplici momenti in casa. E li mi è scattata le genialata! Ma perché non sfruttare questa opportunità per fare un po’ di marketing? Avendo un attività mi è venuto subito in mente di presentare piatti mentre li mangio, in diretta dove spiego mie sensazioni e faccio a voce alta esami organolettici delle pietanze.

Come si concepisce un nuovo piatto da inserire in un menù già rodato?

Io direi più che "nel piatto" dobbiamo cercare nei sapori. Cos’è il sapore perfetto? Nasce da un abbinamento, un gusto, un insieme di consistenze, una ricetta. È difficile darne una definizione, è come se dopo l’assaggio di alcuni piatti la nostra mente in combutta con il nostro palato si rifiutasse di ricordare altro se non quell’esatto sapore. Non è solo l’esperienza alle prese con piatti di alta cucina, può essere il pane al pomodoro per esempio, come nel mio caso. La merenda perfetta di me bambino, che non riesco più a replicare esattamente. Eppure la ricetta è semplice, gli ingredienti essenziali. Riferito al mondo degli chef può essere un discorso ancora più complesso. Mi spiego meglio. Immaginate uno chef, il cui compito, oltre al lavoro quotidiano, è quello di creare nuovi piatti. Da dove comincia? Da un’ispirazione che ha avuto camminando per strada, da un piatto del passato rielaborato, da un ingrediente, da un disegno, un’opera d’arte, un viaggio all’estero, da un insieme di esperienze e assaggi. Come si va alla ricerca del piatto perfetto? Le strade della creatività in cucina sono le più disparate. C’è chi per scegliere un piatto da inserire in menù lo prova 100 volte, chi invece è folgorato da ispirazione immediata, chi ne crea 60 per metterne in carta 6, chi perfeziona, chi sceglie, chi crea in team, chi ne intuisce anticipatamente il successo.

Dalla tua esperienza acquisita dal tanto tempo che sei in questo settore, è cambiato il gusto di cosa "mangiare fuori" di noi italiani ed il "modo di farlo"? E se si, come?

Quanto mangiavamo? Un tempo però spendevano molto di più per mangiare, e se facciamo un ipotetico raffronto con l’euro, basta dire che dopo l’Unità d’Italia, nel 1861, quasi 2/3 del reddito medio italiano - circa 2.022 euro annui pro capite a potere di acquisto attuale - era destinato al cibo; cinquant’anni dopo era il 46% del reddito per abitante, cioè 3.067 euro annui. Già dai primi Anni ’70 del secolo scorso la spesa alimentare si è dimezzata e negli ultimi quarant’anni i consumi alimentari hanno “perso pezzi”, pur essendo aumentati di 1/3. C’è lo zampino della Dieta Mediterranea. Siamo diventati più ricchi ma la spesa per mangiare è cresciuta poco. Alimenti come il pesce, la frutta e la verdura,comprese le bevande, sono diventati più presenti e “importanti” sulle nostre tavole. Al contrario il pane, i cereali, il latte, i formaggi e le uova hanno subito un ridimensionamento nei consumi. Carne e salumi, dopo una forte espansione nei venti anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, si sono stabilizzati negli Anni ’70. A partire dalla metà di quegli stessi anni la spesa per i prodotti alimentari è scesa dal 30% al 15%, poi dal decennio successivo la cosiddetta Dieta Mediterranea ha dato un ulteriore colpo di grazia. 
Come mangiamo oggi. Siamo ormai lontani anni da luce dai modelli di alimentazione degli inizi del ’900, quando assumevamo poche calorie, si mangiavano sempre le stesse cose e la dieta mutava in modo lentissimo. Rispetto al secolo scorso siamo passati dal sostentamento ad una dieta di benessere, segno che abbiamo risolto il fabbisogno degli alimenti primari, si sono ridotte le differenze nutrizionali tra le classi sociali, i consumi sono aumentati, i gusti sono cambiati, abbiamo scoperto nuovi modi di cucinare grazie ai fenomeni migratori, i cibi preparati e surgelati ci hanno fatto risparmiare tempo.

La dicotomia costo/qualità come si concilia? Ovvero, offrire un servizio di elevata professionalità ad un prezzo che il cliente possa ritenere fruibile, cosa comporta?

È una domanda ambigua, nel senso che la bontà o la bellezza non hanno prezzo e quando si cerca di quantificarlo, tenendo conto della materia prima, del servizio, del pensiero e del gusto che si trovano dietro ogni piatto, ognuno la pensa a modo suo. Per semplificare, tra l’ essere caro o costoso, Gardenio è "gustoso". 

In ultimo, Mr Gardenio, cosa vedi nel futuro della ristorazione? 

Il futuro lo vedo male … vedo chef stellati che lavoreranno per grandi industrie food e beverage. Ci saranno sempre più piatti pronti anche nei ristoranti. Finalmente ci mangeremo anche gli insetti. Dopo di che spero che un grande masso distrugga la terra per ricominciare tutto daccapo!!


Per saperne di più: http://www.ristorantelagardenia.it


Lo confesso, sono di parte. Mangio molto spesso e da tanto tempo alla Gardenia e Alberto, così come Paolo, il papà, e Mattia, suo fratello, sono miei amici, ma proprio per questo e approfittando della novità introdotta proprio da Alberto di presentare i propri piatti in compagnia di Mr. Gardenio, ho proposto questa intervista.
Sono curioso per natura e volevo saperne di più in virtù della loro professionalità che si è affermata dal tanto tempo che operano nel settore, e grazie alla disponibilità concessami, per cui colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta, questo è il risultato.
La cucina è cultura, è arte, è passione, è sacrificio e molto altro ancora; quando un piatto arriva in tavola ha percorso un cammino che abbiamo provato a sintetizzare in questo piccolo spazio di questa piccola rubrica, nella speranza di essere riusciti a soddisfare magari anche qualche curiosità dei lettori che quotidianamente sfogliano idealmente le pagine di questo blog nella rete. proponendo, nel contempo, un luogo dove trascorrere una buona serata in compagnia gustando le proposte di Mr Gardenio ai suoi avventori ...


martedì 26 aprile 2016

TRASHED: RIFIUTI ZERO

Trashed: rifiuti zero è un film/documentario prodotto da Jeremy Irons (nelle vesti in video anche di giornalista investigativo) che indaga sul problema planetario dei rifiuti; è enorme e non può più non essere considerato anche un problema di coscienza collettiva.
Sette miliardi di persone che affollano il pianeta producono giornalmente una quantità di rifiuti che è sempre più difficile da smaltire.
Il film parte col denunciare il problema delle discariche (c'è ne una in Libano che sta creando seri problemi al Mare Meditteraneo che interessa anche noi), passando poi a enunciare i seri problemi che comportano gli inceneritori, sia dal punto di vista dei costi di gestione che dalle diossine (classe di composti organici eterociclici delle quali quelle POLIAGENATE sono INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI) che rilasciano nell'aria.
Il film mostra come in vari posti nel mondo (tra cui l'Islanda che alla fine ha chiuso il proprio), gli inceneritori lavorino quasi sempre fuori dai valori massimi stabiliti come emissione delle diossine e di come queste pur disperdendosi nella'aria tornino poi in circolo ricadendo nel mare finendo per essere assorbite dalla flora acquatica che poi, rientrando nella catena alimentare, le riporta, di fatto, a contatto con gli esseri umani.
Viene altresì mostrato come la plastica, ed in particolare i sacchetti che usiamo per la spesa, finisca sempre negli oceani creando fanghiglie poltigliose nelle sei parti del pianeta in cui negli stessi oceani si creano dei vortici nei quali si ammassa e di come la frantumazione in miriadi di micro pezzi questa venga sempre assorbita dalla fauna ittica e, in ragione di quanto detto prima, riportata a contatto con gli esseri umani.
Viene spiegato anche come in natura tutto si trasforma e ritorna in circolazione; anche i terreni assorbono ciò che piove dal cielo e ciò che gli viene sotterrato sotto, che è molto difficile da contenere quando degrada in fluidi.
Da questo principio viene mostrato come la raccolta differenziata eseguita con criteri seri e scientificamente processati è possibile creare per i materiali organici "compost" da utilizzare come fertilizzante, nei posti in cui avviene su questi dettami ha comportato un incremento della produzione anche di 5 volta maggiore rispetto ai prodotti chimici usati oggi con contestuale incremento della qualità della stessa, mentre per quelli inorganici è possibile creare riutilizzi che non comportino incrementi di produzione ed ulteriore smaltimento.
Infine viene evidenziato come in alcuni posti (vedi la città di San Francisco), dove si è raggiunti l'80% di raccolta differenziata sia sensibilmente migliorata la situazione generale e di come questa stia producendo posti di lavoro senza soluzione di continuità (in Italia molto interessante è il caso di Capannori, città della Toscana dove, appunto, si è raggiunti l'80% di raccolta differenziata).
Vi consiglio di vederlo.
Siamo ad un punto di non ritorno. Il nostro contributo su questo argomento non è più procrastinabile. Le generazioni future avranno sicuramente grandi problemi se non riusciamo ad educare i popoli alla raccolta differenziata; l'imposizione per legge non è l'unica soluzione (ovviamente non tutti i Paese del pianeta hanno preso questa direzione, basti pensare alla Cina).
Occorre un grande sforzo da parte di tutti affinché questo problema diventi al più presto uno dei più grandi problemi e che non basta più dire solo NO agli inceneritori; occorre dire basta a tante altre cose, in primis all'utilizzo dei sacchetti di plastica per la spesa.
Non si tratta di fare morale e di lavarsene le mani, si tratta invece di diventare attivi nella sensibilizzazione di quello che sta avvenendo e che avverrà in futuro se resteremo inermi ad assistere all'annientamento del pianeta.
La mia generazione, io per primo, ha fatto molto poco, per non dire nulla, in fatto di battaglie sociali.
Forse, questa, è l'ultima occasione per riparare ...

Per saperne di più:
http://www.leggerifiutizero.it/
http://www.leggerifiutizero.it/capannori-citta-a-rifiuti-zero/
http://www.zerowasteitaly.org/

domenica 24 aprile 2016

IL PARADISO PUO' ATTENDERE

Era un giorno afoso, corroso dallo scirocco che imperversava libero su questa parte del pianeta proveniente chissà da dove, pregno di una umidità che non ti faceva respirare e che ti portava a maledire il fatto che in quel momento non ti trovassi in un paese nordico, in un comodo refrigerio.
Me ne stavo lì, assorto nei miei non pensieri guardando l'orizzonte dalla sommità delle colline a sud di Roma; sotto di me bagnanti nel lago dove si specchia la residenza estiva del Papa; sopra di me la Rocca che porta il suo stesso appellativo.
Rare macchine ogni tanto mi sfilavano dietro in un fruscio indefinito; la mia moto pur spenta emanava calore; alcune persone poco più avanti mangiavano un panino sotto l'ombra di dozzinali e usurati ombrelloni da strada.
Tutto scorreva restando apparentemente fermo, in un non senso spirituale e atavico, detergente e avvolgente, comodo e asfissiante, relativo e assoluto.
Poi si accostò una macchina proprio nel punto in cui ero seduto e si aprì un finestrino dal lato passeggero e una flebile voce mi chiese qualcosa; scesi dal muretto e mi avvicinai non avendo ben capito cosa mi avesse chiesto, e mi affacciai all'interno.
Una donna minuta mi accolse con un sorriso e mi chiese un indicazione per dove non ricordo. Un viso orientale incastonato in rossi capelli e illuminato da occhi perlati mi travolse come un uragano di rara potenza, trascinandomi di colpo in un posto irreale, senza tempo né confini in cui risuonava una dolce melodia da violino e sembrava che tutti i colori esistenti al mondo si fossero mescolati assieme per tirarne fuori uno mozzafiato mai visto da occhi umani.
Non una parola uscì dalla mia bocca, paralizzato e vinto da cotanta bellezza lontana da ogni mia più fervida immaginazione.
Lei disse ancora qualcosa. Io non udii nessuna parola. Di colpo il vento cessò e il caldo mutò in una fresca e invitante mattina di primavera. 
Sorrisi. Lei tolse la cintura. Aprì lo sportello. Scese. Girò attorno alla macchina e mi si materializzò dinnanzi, splendente come l' angelo dell'annunciazione dipinto da Leonardo da Vinci, dionisiaca come la primavera del Botticelli, eterea come la donna immortalata da Klimt nel suo bacio più famoso, accattivante come la young lady with gloves di Tamara de Lempicka.
Ci guardammo negli occhi rapiti dal persempre. Ci baciammo danzando. Poi ci voltammo verso l'orizzonte mano nella mano in cerca del futuro mentre il sole calava dietro le colline che proiettavano la loro ombra sull'acqua immota del lago tornato solitario e silenzioso ...
Infine mi svegliai, solo, in un grande letto irradiato dai primi raggi solari e il mio viso mosse un sorriso compiaciuto nell'odore del suo profumo che ancora vibrava nella semi oscurità della mia stanza da letto ...


sabato 23 aprile 2016

LA MIA AMICA M.

Qualche anno fa, non mi ricordo bene quando, ho avuto il piacere e l'onore di conoscere M. a causa del suo lavoro e con il passare del tempo si è sviluppata tra di noi una certa conoscenza e, sopratutto da parte sua, una certa empatia.
Non la incontro quasi mai, mi reco sul suo posto di lavoro due o tre volte l'anno, la sento a volte per telefono, la maggior parte delle nostre conversazioni avvengono tramite mail in ufficio e, di rado, su messanger; non abbiamo mai preso un caffè assieme o fatto semplicemente due passi in giro,forse un paio di volte l'ho incontrata in strada scambiandoci un rapido saluto ed un paio di battute; di lei, in sostanza, non conosco nulla.
Nonostante ciò la considero una mia grande amica, una persona cara a cui mi sento profondamente legato.
Io sono una persona problematica, difficile, chiuso, se pur apparentemente molto socializzante, aspro, a volte, determinato e fermamente convinto di quello che faccio e di come lo faccio, duro nei confronti e poco disposto al compromesso, teso al mio obiettivo e per questo pressante, seppur cercando sempre di mantenere il tutto nell'educazione di cui sono stato abbondantemente fornito.
Con lei ho avuto confronti a volte dai toni accesi, tesi, vibranti, sempre terminati comunque con un sorriso; nonostante ciò con il tempo è diventata la mia confidente, la mia fiduciaria, la mia razionalità direi: ha saputo domare un animale allo stato brado, selvaggio, immune ad ogni tipo di costrizione, irrazionale, refrattario alle regole, con una idiosincrasia cronica a fare quello che gli viene chiesto.
Proprio ieri, mentre scambiavamo mail senza soluzione di continuità in una di queste mi è capitato di vedere i suoi occhi nei miei che mi redarguivano con autorevolezza, seppur pregni di comprensione ed è lì che ho compreso quanto fosse divenuta importante per me al di là di quello che fa per guadagnarsi da vivere.
I miei rapporti con il genere femminile non sono mai stati facili, anzi, è vero il contrario; lei con il suo approccio al nostro confronto mi ha mostrato una nuova via che proprio ieri si è palesata.
Ha avuto pazienza quando l'ho tenuta magari per una mattinata sotto stress o quando l'ho cercata fuori dall'orario di lavoro, mi ha messo sempre e comunque di fronte alle evidenze, proponendo soluzioni, arrabbiandosi e magari anche tirandomi qualche parolaccia ma mai lasciandomi solo, arrendendosi sempre e  solo alla fine; tutto questo non era dovuto, poteva fare altrimenti.
Disconosco il motivo per cui ad un certo punto della mia vita lei ne è entrata a far parte seppur non fisicamente nel senso di frequentazione e, tutto sommato, non ho voglia di saperlo.
E' successo e basta.
Oggi rimuginando nei miei pensieri solitari questa considerazione ha preteso spazio e non ho potuto negarglielo, non mi era permesso.
Mi ha portato a riflettere su me stesso pensando a come lei ha interagito con la mia persona, facendomi comprendere cose che non riuscivo a vedere; per me questo vale molto.
Magari un giorno di questi così come si è manifestata nella mia vita evaporerà.
Oggi però voglio ringraziarla e questo, mi saprà perdonare, è l'unico modo in cui sono capace di farlo ...




mercoledì 20 aprile 2016

IL PIU' GRANDE CRIMINE


Quello che segue è l'incipit di un saggio che non ha trovato editori per la pubblicazione. Spiega come è stato concepito, strutturato e portato a compimento il più grande crimine dell'era moderna.
Se qualcuno fosse interessato a leggerlo posso inviarglielo via mail. Vale la pensa spendere parte del proprio tempo per dargli una letta ... (ps è stato convertito dal formato pdf e non sono riuscito a impaginarlo meglio di così...)


IL PIU’ GRANDE CRIMINE
Di Paolo Barnard
Ottobre
2011
AVVERTENZA

Questa è una inchiesta di rigore scientifico che si è avvalsa della consulenza di dodici economisti universitari internazionali.
I loro nomi, le note e la bibliografia che attestano della serietà di questo saggio sono elencati in calce.
Ma l’ho scritto in stile narrativo affinché chiunque possa leggerlo e divulgarlo.

Ecco Il Più Grande Crimine.
E’ semplice da capire. Ci fu un giorno di non molti anni fa in cui finalmente, e dopo secoli di sangue versato e di immane impegno intellettuale, gli Stati abbracciarono due cose: la democrazia e la propria moneta sovrana moderna. Un connubio unico nella Storia, veramente mai prima esistito. Significava questo: che per la prima volta da sempre noi, tutti noi, avremmo potuto acquisire il controllo della ricchezza comune e stare bene, in economie socialmente benefiche e prospere. Ma questo non piacque a qualcuno, e fu la fine di quel  sogno prima ancora che si avverasse.
Questo saggio vi parla del più grande crimine in Occidente dal secondo dopoguerra a oggi. Milioni di esseri umani e per generazioni furono fatti soffrire e ancora soffriranno per nulla. I dettagli e l’ampiezza della loro sofferenza sono impossibili da rendere in parole. Soffrirono e soffriranno per una decisione che fu presa a tavolino da pochi spregiudicati criminali, assistiti dai loro sicari intellettuali e politici. Essi sono all’opera ora, mentre leggete, e la spoliazione delle nostre vite va intensificandosi giorno dopo giorno, anno dopo anno.
La loro operazione su scala globale è definita, per gli scopi di questo saggio, come Il Piano Neoclassico, Neomercantile e Neoliberista. Sulla loro identità mi dilungherò fra poco, ma per ora posso dire che sto parlando dei leader dei maggiori istituti finanziari del mondo e delle corporations di stazza multinazionale, accompagnati da uno stuolo di fedeli pensatori economici e di tecnocrati. I politici, obbedienti, spesso li seguono a ruota. A volte li sentirete chiamare “gli investitori internazionali” che si riuniscono in alcuni club esclusivi come la Commissione Trilaterale, il Bilderberg, il World Economic Forum di Davos, l’Aspen Institute e altri. Sono coloro che il settimanale The Economist ha di recente chiamato “I Globocrati (1).
Ma prima di vederli nel dettaglio, assieme alle loro organizzazioni, ai loro sponsor e ai particolari del loro piano decennale, vorrei offrire al lettore un’idea più precisa del danno che essi hanno inflitto (e che stanno infliggendo) a milioni di esseri umani qui, nel mondo occidentale. Lasciatemi dire semplicemente che almeno negli ultimi 40 anni il loro piano è stato la causa dei seguenti fenomeni (per nominarne solo alcuni):
  • -   una gran parte della disoccupazione e sottoccupazione che abbiamo conosciuto – mantenute in vita senza che vi fosse un reale motivo, con le devastazioni sociali che ci hanno portato;
  • -     la perenne mancanza di fondi per lo Stato Sociale, cioè dall’assistenza sanitaria alle pensioni minime e molto altro – con l’enorme espansione delle sacche di povertà urbana e le migliaia di morti anzitempo che abbiamo sofferto;
  • -   la discriminazione nell’accesso all’istruzione migliore, dove solo i privilegiati hanno goduto di reali opportunità – con milioni di nostri giovani consegnati a un futuro minore e a una vita di frustrazioni;
  • -   l’erosione dei diritti dei lavoratori e della forza contrattuale sindacale fino a livelli che sono pochi anni fa sarebbero apparsi inimmaginabili – che ci ha portato all’attuale gara al ribasso degli stipendi a fronte di uno sfruttamento sempre maggiore sul posto di lavoro, il tutto peggiorato dalla delocalizzazione dell’occupazione verso Paesi esteri;
  • -   i drammi delle generazioni anziane, che sono state dipinte come i capri espiatori per l’Isteria da Deficit che ha travolto le nostre nazioni – facendo sì che milioni di nostri pensionati si sentano oggi responsabili per la carenza di mezzi finanziari disponibili per i giovani;
  • -   l’impotenza in cui sono stati trascinati gli Stati, ai quali è stata sottratta la sovranità monetaria e legislativa, cui si aggiunge la messa al margine della cittadinanza. Il tutto mirato ad impedire alla maggioranza dei cittadini di beneficiare dei legittimi poteri degli Stati di creare per loro ricchezza – le tragiche conseguenze di ciò e l’incredibile successo di questa parte del piano Neoclassico, Neomercantile e Neoliberista vi saranno più chiari in seguito;
  • -   le privatizzazioni selvagge, divenute una religione economica inattaccabile, che ha consegnato agli investitori internazionali enormi fette di beni pubblici a prezzi stracciati – e che ha consegnato anche interi popoli nelle mani di fornitori di servizi essenziali a caccia di profitti, con conseguenze spesso disastrose per il tessuto sociale;
  • -   l’enorme espansione di un settore finanziario pericolosamente sotto regolamentato  che oggi ha il potere di creare devastazioni in qualsiasi Stato, frodando milioni di persone e speculando su crisi economiche create a tavolino;
  • -   l’attuale crisi finanziaria ed economica mondiale, che sta infliggendo immensi danni  alle piccole e medie imprese, e di conseguenza a intere economie nazionali con masse di lavoratori a rischio, quando non già rovinati del tutto.

  Quanto sopra descritto si è materializzato in un progetto di proporzioni storiche come pochi prima, architettato con un dispiegamento di mezzi impressionante, quasi impossibile da concepire per una mente comune, e con una finalità che toglie il respiro solo a considerarla:
 la distruzione degli Stati a spesa sovrana, delle leggi, delle classi lavoratrici, e di ogni virgulto   rimasto di democrazia partecipativa in tutto l’Occidente, per profitto.
Fu letteralmente deciso a tavolino, e ci sono riusciti. I sindacati non hanno mai saputo né capito nulla, poveracci loro, ancor più miseri i lavoratori.
A un livello personale, stiamo parlando di milioni di vite, sogni e speranze castrati o del tutto distrutti per sempre, qui, nel mondo occidentale. Ma vorremmo mettere subito in chiaro coi lettori che questa non è una teoria del complotto. Al contrario, i tratti più generici di questo crimine sono stati oggetto per decenni di libri, dibattiti e saggi, da parte di intellettuali, attivisti e movimenti assortiti. Ciò che invece non è mai stato reso noto, è questo:

 A)    CHE L’ATTUALE, APPARENTEMENTE INCONTRASTABILE POTERE DEI “GLOBOCRATI”, E L’IMMENSA SOFFERENZA CHE HA CAUSATO, SONO IL FRUTTO DI UNA STRATEGIA LUNGA 75 ANNI, COORDINATA, STRUTTURALE, E SOSTENUTA DA UN’IDEOLOGIA ECONOMICA PRECISA. E CHE NON SONO, COME SPESSO DICHIARATO, UNA ABERRAZIONE DEL CAPITALISMO.

  • B)    CHE ESISTE UNA DOTTRINA E FILOSOFIA ECONOMICA CHE AVREBBERO POTUTO EVITARE, E ANCORA OGGI POTREBBERO EVITARE, TUTTA QUELLA SOFFERENZA, CHE VIENE INVECE RAPPRESENTATA DALLA PROPAGANDA COME IL RISULTATO DI UNA SFORTUNATA NECESSITA’ DERIVANTE DALLE CRISI GLOBALI. NON LO E’ MAI STATA, ALMENO NEGLI SCORSI 40 ANNI. LA VERSIONE ODIERNA DI QUELLA DOTTRINA E FILOSOFIA ECONOMICA SI CHIAMA MODERN MONEY THEORY
  • C)    CHE FU PRECISAMENTE PER DISATTIVARE QUELLA DOTTRINA E FILOSOFIA ECONOMICA CHE LE ELITE NEOCLASSICHE, NEOMERCANTILI E NEOLIBERISTE HANNO LOTTATO PER DECENNI, INFILTRANDO LA POLITICA, LE UNIVERSITA’ E I MEDIA.
  • D)    CHE QUELLO CHE E’ STATO AGGREDITO, E FORSE COLPITO A MORTE, E’ L’ESSENZA STESSA DELLA DEMOCRAZIA, DEFINITA COME L’ESISTENZA DI STATI SOVRANI CHE USANO IL LORO POTERE DI CREARE RICCHEZZA PER IL BENEFICIO DEI CITTADINI
  • E)    CHE LE MENTI DI QUESTO PIANO CRIMINOSO STANNO PROPRIO ORA SPINGENDO LE NOSTRE SOCIETA’ ED ECONOMIE SULL’ORLO DEL BARATRO PER SOLI MOTIVI DI PROFITTO, CON CONSEGUENZE DRAMMATICHE. DEVONO ESSERE FERMATI CON  UNO SFORZO PER AVVERTIRE IL PUBBLICO, CHE DOVRA’ CHIEDERNE CONTO AI POLITICI.

domenica 10 aprile 2016

END RUN

Tutto ha una fine.
Volontariamente oppure no il nostro intercedere nel tempo produce rotture in ragione di quello che facciamo; si concludono rapporti, smettiamo di fare cose, cambiamo abitudini, variamo i gusti, cerchiamo nuovi scopi, scrutiamo l'orizzonte per scoprire le nostre nuove stelle polari.
Nella ricerca del nuovo abbandoniamo strade percorse, a volte, per lungo tempo, in un continuo aggiornamento del nostro essere che non ci soddisfa più per come è stato sino a quel momento.
Il modo umano di concepire il tempo come una linea retta produce distacchi fra ciò che è  e ciò che si vorrebbe che sia nel futuro prossimo, interrompendo il tragitto iniziandone un altro.
Il tentativo di cambiamento reca in se l'insoddisfazione latente che corrode le nostre vite, tese egoisticamente al costante appagamento spirituale del nostro io, mai domo nello scorrere della vita.
L'impatto della conclusione può essere dolce oppure violento, traumatico, devastante; le variabili che ci circondano e che non possiamo controllare producono reazioni al nostro interagire con loro che conducono, appunto, a modificare lo status quo nel quale ci muoviamo.
L'inerzia della stabilità cede, ciò che sembrava chiaro, acclarato, non lo è più, occorre un nuovo inizio per affermarsi in una nuova dimensione nella quale riprodurre la medesima inalterabilità lasciata; questo può lasciare segni profondi dentro di noi con i quali occorre abituarci a convivere.
L'evolversi, poi, non assicura un miglioramento; le cause scatenanti, volontarie o meno, la frattura possono tracciare decisioni frenetiche, non ponderate, che, a loro volta, possono portare a nuove rotture e necessità di diversificazione.
Tutto ha una fine perché tutto muove, senza soluzione di continuità; si subisce tentando di comprendere.
Ma alla fine ci si potrebbe anche stancare, e l'end run divenire definitivo.

Non si può essere altro di quelli che si è ...

mercoledì 6 aprile 2016

ONANISMO POLITICO

Non guardo i telegiornali. Nei giornali leggo solo gli editoriali dei giornalisti che reputo tali. Su internet cerco scrittori indipendenti che abbiano qualcosa da dire, o comunque notizie che esulano dal monocromatico colore che caratterizza l'informazione italiana in genere.
Detto questo, negli ultimi tempi, oramai stufo e completamente in disaccordo su come viene affrontata la "cosa pubblica" nel Belpaese, una considerazione mi è entrata in testa e non vuole più uscirne: l'onanismo politico, ovvero come la maggior parte dei personaggi pubblici eiaculano auto celebrandosi nelle considerazioni che fanno in ragione del gruppo di potere di appartenenza per distinguersi dagli altri.
Da questo ho associato una locuzione accanto ad "onanismo", per caratterizzare, a mio modo di vedere, partiti politici e lobbies, sempre più accreditate nel nostro sistema, che si agitano in questa Italia sempre più alla deriva, in una sorta di gioco fra il serio ed il faceto.
Allora:

Onanismo dell'Onestà: Movimento 5 Stelle
Onanismo del Politicamente corretto: Partito Democratico 
Onanismo delle Partite Iva: Forza Italia
Onanismo del Vogliamoci Bene: Movimento Cattolico
Onanismo del Diverso è Bello: Sinistra Italiana
Onanismo del Bullismo Imperante: Lega Nord
Onanismo del Padrone: Quel che resta dei Comunisti
Onanismo del fu Potere Temporale: Chiesa
Onanismo del Negro di Merda: Estrema Destra
Onanismo del Dipende dal Negro: Destra Italiana
Onanismo del Fate quello che vi Pare ma non fatelo qua: Movimenti indipendenti No Tav-No inc ecc.
Onanismo del Adesso arrivo Io:  I Sindaci e gli aspiranti tali
Onanismo del Pareggio di Bilancio: I sedotti e abbandonati dall'Unione Europea
Onanismo del Più Tasse per Tutti: I lavoratori  dipendenti che non possono evadere/eludere le imposte
Onanismo dell'Integrazione a tutti i Costi: Gli imprenditori in cerca di mano d'opera a basso costo
Onanismo dei Nostalgici: Quando c'era lui
Onanismo del Governo Ladro: Quel che resta del popolo italiano disperso nella miriade di associazioni a tutela
Onanismo del Non so che Fare ma lo faccio Bene: I sindacati

E' un gioco ... ma quando ascolto chi parla nei media, quando ho voglia di farlo, quello che mi resta è questo.
Di sicuro il mio intelletto non è in grado di recepire l'alta qualità che prorompe da queste voci illustri ed onorate, perdonatemi, se potete ...







martedì 29 marzo 2016

LA RAGION DI STATO

Realizzare un'azione contraria a certi interessi o ideali dello Stato per evitare conseguenze peggiori ai suoi cittadini è divenuto il motivo principale dell'abuso, oramai consueto, anzi direi sistematico che si fa di questo nobile e, purtroppo, necessario principio regolatore della vita democratica di uno stato di diritto.
Argomentato in maniera compiuta da Macchiavelli nel suo "Il Principe", ha subito nel corso del tempo una distorsione per giustificare comportamenti a volta inaccettabili, come sta avvenendo in Italia con l'incarico di premier assegnato senza votazioni per tre volte consecutive, e per secretare attività rientranti nel presunto principio del "segreto di stato" che possiamo equiparare, senza possibilità di smentita, alla medesima ragion di stato.
In un crescendo di presunte necessità di tenere all'oscuro dei cittadini le ragioni per le quali i dominus del potere democratico indirizzino verso alcune strade la vita democratica del Paese privandola della dovuta discussione stiamo assistendo inerti ad un ribaltamento dei principi statuiti nella nostra Costituzione, la Legge Primaria da cui dovrebbero discendere tutte le altre che stabilisce i confini del come e del perché il sistema politico si autoregola.
Due guerre mondiali combattute sul territorio europeo avevano condotto ad una diffusa democrazia negli stati legati territorialmente, ed in parte culturalmente, deponendo infine le armi per gli anni futuri statuendo l'alleanza che oggi è definita Unione Europea dopo essere transitata dalla Comunità Economica Europea e la successiva Comunità Europea.
I cittadini europei hanno assistito più o meno passivamente a questa rivoluzione culturale e politica, stabilita in centri di comando e di indirizzo non negoziati all'interno dei singoli stati che si sono via via affiliati; così la "ragion di stato" ha assunto una duplice veste: quella dell'Unione e quella di ogni singolo membro all'interno della stessa.
Questa elevazione al quadrato ha prodotto, e produce, veicolazioni degli indirizzi economici e politici, oltre ad altri, sui quali è stato posto, di fatto, diritto di veto, seppur, come ho già spiegato nel post nel quale mi sono occupato dell'Unione Europea grazie ad un referendum svolto in due paesi membri non è stata sancita la Carta Costituzionale Europea che, di fatto, avrebbe cancellato quella dei paesi facenti parte dell'Unione.
Pur in questo diniego, cui non è stata data comunque rilevanza nel centro di comando, la ragion di stato, pur priva a tutti gli effetti di uno stato di diritto in quanto non si può considerare l'Unione come tale, continua a essere la giustificazione per la quale alcune scelte vengono operate sulla pelle di circa 500.000.000 di persone.
Tra questo oscurantismo e quello praticato nei veri stati di diritto inglobati in questa unione, gli argomenti di discussione della vita pubblica sono divenuti alquanto irrilevanti in ordine alla strada che si sta intraprendendo riguardo al nostro futuro.
Non a caso vengono estratte in serie problematiche comunque minori sulle quali vengono puntualmente accesi feroci dibattiti con il solo scopo di deviare l'attenzione sul gioco che si sta mettendo in atto, come ogni discreto mago/illusionista ben sa, in maniera da tirare fuori dal cilindro quello che in realtà si vuole infine imporre fra gli ooohhh degli attoniti cittadini europei (non ha più senso alcuno definirsi francesi, italiani o spagnoli, questo credo che ora dovrebbe essere chiaro).
In tutto questo si è inserita la "strategia del terrore", ovvero la diffusa insicurezza a cui si stanno abituando i residenti europei che fa si che ci si aggrappi sempre più a chi può più o meno tenere sotto controllo il dilagare del terrorismo islamico che sembra inarrestabile nonostante che l'occidente evoluto abbia mezzi tecnologici a disposizione che dovrebbero agevolmente drenare questo fenomeno;  ciò ha, di fatto, abilmente blindato "la ragion di stato".
Ognuno di noi è responsabile di ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi, questo è bene non dimenticarlo mai.
Poi, libero arbitrio.
Se la famosa e famigerata "maggioranza" ritiene che questo sotto ogni aspetto sia comunque il meglio pace.
Io non credo. Ma sono uno. E forse non sono nemmeno così tanto lucido. Si, forse è così, o forse, magari, no ...





lunedì 28 marzo 2016

NABUCODONOSOR

Noto in antichità per essersi dedicato alla ristrutturazione di Babilonia, pavimentando strade, ricostruendo templi e scavando canali, è famoso invece ai posteri per essere accreditato alla costruzione dei Giardini Pensili, una delle sette meraviglie del mondo antico, e per aver distrutto il tempio di Salomone, causando la prima deportazione del popolo ebraico, meglio conosciuta come Esilio babilonese. È inoltre menzionato nel Libro di Daniele e in altri testi della Bibbia (FONTE WIKIPEDIA)


La prima guerra in Iraq, meglio conosciuta come "Guerra del Golfo" è stata combattuta tra il il 2 agosto 1990 e il 28 febbraio 1991 con il proposito di non permettere all'allora dittatore dello stato Saddam Hussein di utilizzare le così dette "armi di distruzione di massa" di cui sembrava essere in possesso dopo che questi aveva attaccato e occupato il Kuwait.
Le famose armi, la celeberrima "pistola fumante" indicata dal capostipite della dinastia dei Bush, non furono, in effetti, mai trovate; c'è un buon film americano che narra di come la storia fu costruita apparentemente su di un equivoco per l'acquisto da parte dell'Iraq di materiale che in gergo viene definito Dual Use, ovvero materiale che può essere utilizzato sia per fini civili che materiali.
Questo è ciò che è stato tramandato alla storia e che si legge e leggerà sui testi formativi in uso nei vari livelli scolastici di apprendimento.
L'Iraq moderno corrisponde in gran parte a quella che nell'antichità era definita Mesopotamia, ovvero la "Terra dei fiumi", dove è nata è si è sviluppata la civiltà umana come la conosciamo e dove, da indicazioni contenute nelle Sacre Scritture tra cui la Bibbia, era individuato il "Paradiso Terrestre".
Saddam Hussein, definito "un pazzo", per quello che vuol dire, era convinto di essere la reincarnazione di Nabucodonosor II, sovrano Babilonese vissuto tra il 634 ed il 562 a.c., tanto che fece costruire un edificio con impresso su ogni singolo mattone usato per la costruzione questa dicitura.
Durante l'assalto al Tempio di Salome in Gerusalemme si verificò un episodio, sempre riportato nelle Sacre Scritture, alquanto indecifrabile proprio nel tempio; questo fu dato alle fiamme e mentre bruciava Nabucodonosor costringette tre saggi del popolo ebraico, eminenti rappresentanti dello stesso, ad entrarvi per ucciderli.
Questi non solo non perirono ma uscirono integri dal tempio accompagnati da una entità biologica soprannaturale che, una volta fuori, si eclissò alla vista; i tre saggi furono, successivamente, deportati a Babilonia; Saddam Hussain conosceva bene questa storia e forse sapeva anche altro.
Il Tempio di Salomone è il centro nevralgico di tutte e tre le grandi religioni Monoteiste del pianeta terra e riveste un'importanza che viola anche i confini estremi della stessa religione intesa come credenza; si ritiene che la struttura sia in effetti uno Stargate (porta delle stelle).
Gli stargate sono considerati dei portali con i quali connettersi con l'universo, ovvero porte dalle quali è possibile accedere per viaggi interspaziali, muoversi, cioè, nello spazio in un continuo temporale fra diverse dimensioni.
Gli Usa rappresentano la struttura societaria vivente sul pianeta più enigmatica, con conoscenze precluse agli altri; sono gli unici, in effetti, ad aver violato il confine della gravità terrestre ed aver visitato mondi alieni, di cui diffondono notizie parche e frammentarie.
Che la guerra del golfo sia stata pretestuosa lo sanno anche i bambini, che della pistola fumante non ci fosse neanche l'ombra era chiaro già all'epoca, che il petrolio sia stato usato come alibi da chi era contrario alla guerra indicandolo come vero obiettivo ne è piena la letteratura storica; che Saddam Hussain fosse in grado di utilizzare lo Stagate del Tempio di Salomone, invece, lo sapevano solo gli USA, ovvero la massoneria americana che detiene la conoscenza suprema della cose umane.
Forse il Dittatore irakeno non è stato attaccato per quello che è stato fatto credere. Nei paesi islamici è in corso una distruzione sistematica di reperti archeologici di estrema importanza nel silenzio pressoché generale; è la medesima operazione condotta dai crociati al tempo dell'imposizione del cristianesimo in quelle medesime zone.
E' lì che tutto è nato ed è lì che può essere trovata la chiave che spiega le ragioni dell'esistenza umana.
Quando si è scartato l'impossibile, quello che resta, per quanto improbabile, è sempre la verità ...





domenica 20 marzo 2016

L'ABBANDONO

Le mie profonde crisi depressive hanno infine prodotto una catarsi spirituale che mi sta conducendo in una nuova genesi, bruciando i miei demoni e frantumando i conflitti interiori che mi attanagliano da quando sono divenuto senziente.
Intellettualmente vivo ma deceduto nell'animo ho vissuto gli ultimi anni della mia vita come uno zombie, dentro un limbo di vita apparente, nella diaspora dei sensi, nell'eco dei ricordi, nell'estrema e straziante solitudine, sull'orlo di un precipizio invitante, nello specchio che nulla rifletteva.
Ho camminato nella mia stessa ombra, parlandogli e ricevendone risposte, in un assurdo kafkiano di rara potenza.
Ho posseduto la follia gratificando il mio ego, in un crescendo esoterico e misterioso, a volte così violento da imprimere lividi che segneranno per sempre il mio corpo.
Ho violato le soglie inviolabili della percezione destrutturando la mia psiche, entrando in un mondo oscuro popolato da spiriti ansimanti in un delirio corrodente come acido.
Ho assaporato la vacuità dell'umana specie vedendone la fine nello spegnimento solare, così impotente e fragile nel suo nanismo cosmico.
Ho creduto di essere, compenetrato e infine vinto dalla mia presunta unicità nel mondo conosciuto.
Ho lottato e perso battaglie cruente in campi di battaglia sterminati, privi di protezione, assolati come deserti, freddi come la luna, sanguinanti come una macelleria di bovini.
Ho visto ciò che non volevo vedere pur tenendo gli occhi serrati, come un profeta del nulla asserragliato sulla montagna divina in attesa della parola di un dio.
Ho vomitato quello che avevo ingerito, in un continuo da girone infernale dantesco, nella speranza di espiare le mie colpe terrene.
Ho pianto, sommerso da onde marine annaspando in cerca d'aria per non affogare, in tramonti struggenti e malinconici, privi di fede di un domani nascente.
Giunto nel limite massimo dell'umana sopportazione e con in mano il coltello per il taglio finale ho voluto dare un ultimo sguardo al mondo terreno, affacciandomi alla finestra in un alba vitrea e uggiosa, permeata del senso della solitudine a me cara, e nell'incanto di un qualcosa che è impossibile descrivere pur con tutte le parole che conosco ho pianto di nuovo.
E nelle lacrime riganti il mio viso depauperato della voglia di lottare ancora per un giorno il pallido sole nascente ha iniziato a brillare, riaccendendo occhi spenti.
Il coltello è scivolato via dalla mano finendo in terra nel silenzio dell'immateriale, evaporando infine nella luce accecante penetrante dalla finestra senza più vetri.
Una forza mai percepita prima ha manifestato la sua presenza in un vigore crescente, riequilibrando uno spirito alla deriva nell'oceano della pazzia.
Immobile come una statua classica nell'elegia della sua bellezza ho pianto ancora, assaporando di nuovo l'estasi della vita ...







mercoledì 16 marzo 2016

MARTE

Il 14 marzo  è stato lanciato dalla base di Bajkonur (Kazakhstan) il razzo Proton con a bordo il lander Schiapparelli, una sonda che servirà ad esplorare il pianeta rosso per conto dell'ESA (in realtà solo dieci paesi sono coinvolti dei 22 facenti parte dell'European Space Agency), che vede l'Italia in prima fila con le industrie Thales Alenia Space Italia, Telespazio e Altec (32% quale quota di un investimento complessivo di 1,3 miliardi di euro) per questa prima missione denominata EXOMARS.

La sonda Schiaparelli (astronomo esploratore di Marte che proprio il 14 marzo avrebbe compiuto 171 anni) dovrebbe atterrare il 19 ottobre 2016 dopo un viaggio di 143 milioni di chilometri, e il suo compito, manco a dirlo, sarà cercare tracce di vita biologica sul pianeta che più di tutti ha una stretta relazione con il nostro.

La NASA, come è noto, ha già inviato sonde su Marte, ed ha un satellite in orbita attorno ad esso che invia foto del pianeta, a volte veramente sorprendenti, di strutture che sembrano manufatti artificiali e non naturali, tra cui: tre piramidi allineate come nella pianura di Giza in Egitto, una di ciò che appare come un sarcofago,

e quella oramai famosissima dell'enorme viso umanoide che tanto ha fatto discutere.


E' innegabile che Marte eserciti sulla nostra specie una attrazione direi fatale e quello che stiamo spendendo tra americani e resto del mondo per cercare di studiarlo al fine di inviarci sopra la nostra specie per colonizzarlo sta lì a dimostrarlo.

Che sul pianeta rosso fosse presente acqua è oramai innegabile, al di là delle comunicazioni ufficiali che la NASA dirama in proposito delle ricerche che sta effettuando (mi ripeto in proposito ma la National Aeronautics and Space Administration pur se ufficialmente è classificata come agenzia governativa civile è in realtà ricompresa all'interno del ministero degli interni e deve sottostare al segreto di stato, ragion per cui quello che comunica sono le informazioni non classificate Top Secret),ed in ragione di ciò è molto probabile che ci sia stata vita biologica in un tempo remoto che, per una qualche di ragione, potrebbe essersi trasferita sul pianeta terra dando vita alla nostra specie, non necessariamente uguale ma forse simile.

Questo spiegherebbe in parte il senso di attrazione che noi umani abbiamo verso Marte, un richiamo così forte da apparire come un elevato desiderio di risalire alla vera storia dell'origine dell'umanità. Da tempo accanto alle teorie che vengono accreditate come ufficiali dalla scienza di riferimento ne sono nate altre molto interessanti, grazie alla tecnologia oggi a disposizione di una moltitudine di persone che non si accontentano più di quanto viene riferito ma cerca spiegazioni alternative credibili a quelle che, in molti casi, appaiono improponibili seppur certificate a livello mondiale.

Una teoria è credibile finché il paradigma che la sostiene è accettato a livello scientifico, quanto questo cambia la teoria muore ed è sostituita da una nuova (la terra è stata piatta fino a quando non è stato dimostrato il contrario); ovviamente i referenti scientifici della teoria in voga cercano sempre di screditare quella nuova finché è dimostrato che non è più possibile sostenerla.

L'evoluzione della nostra specie è legata alla nuova conoscenza, che ha sempre bisogno di tempo per essere metabolizzata e accettata e quindi riconosciuta come vera; ciò che viene scoperto comporta sempre riflessioni sui modi e i tempi per comunicarlo in quanto potrebbe incidere profondamente sui futuri comportamenti sociali.

Seppur possa apparire paradossale la struttura sociale umana è legata indissolubilmente all'aspetto religioso, che ha una funzione regolatrice, tralasciando tutto ciò che è legato alla trascendenza, della stessa: ci lega e ci veicola, calmierando istinti primordiali che, nonostante tutto, esplodono in continuazione causando gravi ripercussioni sulla stabilità del pianeta.

La dicotomia scienza/religione al contrario di ciò che si pensa come acclarato, non è stata superata, una qualunque rivelazione scientifica che andasse ad intaccare il credo religioso riguardo alle nostre origini creerebbe ripercussioni non controllabili sulla nostra specie; è per questo che le informazioni vengono dosate e fatte uscire al momento che si pensa possano venire socialmente accettate.

Qualcuno sa, o è in procinto di sapere. A breve molta di quello che crediamo la nostra storia verrà cambiata. Ci stanno preparando. I nuovi profeti hanno già parlato o stanno parlando. Forse le future generazioni, definite già oggi  "figli delle stelle", saranno giudicate pronte alle nuove rivelazioni. Forse verrà scritto un ulteriore Testamento che avrà un fondamento scientifico piuttosto che religioso.

Forse, chi vivrà saprà ...




lunedì 14 marzo 2016

IL VALORE DELL'AMICIZIA

Si arriva ad un punto della vita in cui, volente o nolente, si inizia a pesare ogni singola cosa; una di queste è il valore dell'amicizia.
Può essere genericamente definito come un sentimento affettivo relazionale, che può vedere coinvolte due o più persone, teoricamente basato sul rispetto, sulla fiducia, sulla stima, sulla disponibilità reciproca; questa definizione ha un senso se la consideriamo da un punto di vista sociale, ovvero ciò che dovrebbe intendersi quando si pronuncia la parola amicizia: poi c'è quello che viene sviluppato nella realtà attorno a questo sentimento.
Occorre che prima che io sviluppi la mia tesi faccia una premessa: forse sono la persona meno indicata per discutere e trarre conclusioni su questo nobile valore in quanto faccio molta fatica ad essere accettato dal genere maschile e ho sempre trovato grande diffidenza verso di me da parte del genere femminile; mi sono sempre fatto molte domande in proposito ma alla fine ho smesso di ponermele: è così, lo accetto e basta.
Detto questo, ho cambiato molte volte idea su questo tipo di relazione speciale che si instaura fra gli umani  nonostante che io gli attribuisca ancora oggi un notevole significato; ho sempre più remore ad usarlo ovvero ad indicare quella persona come amico/amica. 
Ho compreso, mio malgrado, che questo sentimento poggia molto del suo credo su una stima degli interessi congiunti sui quali, appunto, due o più persone possono convergere e nulla altro; fino a che esiste una unità di intenti, ovviamente di varia natura, la relazione sussiste; cessate le comuni finalità la relazione subisce un degrado progressivo fino a dissolversi.
Per questo, con il tempo, le amicizie cambiano: rapporti che sembravano ferrei si palesano in realtà eterei ed evaporano nello sciame sociale seppur con varie giustificazioni, o, a volte, con imbarazzanti silenzi; e si aggiungono nuove persone alla lista delle amicizie in virtù dei nuovi interessi o in virtù del consolidamento di quelli datati.
Ho sempre considerato l'amicizia per i difetti, chiamiamoli così, dei miei amici/amiche più che per i loro pregi, li ho, cioè, sempre accettati in quanto tali e mai per la "cosa giusta" che mi sarei aspettato da loro; siamo persone e reagiamo alle cose la maggior parte delle volte per istinto.
Quello che ho sempre ripudiato è stato il calcolo, l'opportunismo, la convenienza di avere relazioni in quanto potenziali occasioni per avere opportunità altrimenti precluse; niente aspettative, solo ed esclusivamente un rapporto leale e sincero di un cammino fatto assieme a persone inizialmente estranee e poi col passare del tempo parte integrante della tua vita.
Faccio errori di continuo, seppur con gli anni sempre meno vistosi, e non posso pretendere che gli altri non ne facciano. Cresciamo, consolidiamo una nostra personalità, con il trascorrere degli anni diventiamo altro da quello cui siamo partiti; a volte la crescita è comune, di pari passo con le nostre relazioni, altre volte no, è disarmonica, si crea un distonia che in alcuni casi sembra insanabile.
Nascono così fratture che nel tempo si dilatano sino ad essere impossibili da ricongiungere; le strade divergono e ci si ferma, incontrandosi, magari solo per un saluto di educazione, ma si evita un contatto diretto come era poco tempo prima.
Subentrano fattori esterni condizionanti il rapporto e il più delle volte non si ha la forza per superarlo questo condizionamento, o renderlo meno influente, in alcuni casi, forse, non se ne ha neanche la voglia, resta così magari il ricordo dei momenti trascorsi assieme e nulla altro; l'orizzonte cambia e ci si adegua al nuovo scenario.
Nonostante sia possibile comprendere determinate situazioni resta, almeno per me, l'amaro in bocca ancora oggi per perdite di rapporti che rendono la vita monca di un qualcosa che è stato e non sarà più.
Mi sto abituando, è vero, ma non vuol dire che lo accetti di buon grado. Forse un giorno mi sveglierò e mi accorgerò che tutte le persone che hanno camminato assieme a me condividendo questo che credevo un valore assoluto ed immutabile non ci saranno più; mi ritroverò solo e cercherò nuove relazioni che, per forza di cose, non potranno avere quel senso di trascendenza e potenza che quelle andate recavano in se.
Forse non ci ho capito molto. Forse è così che deve andare. Forse è nella nostra natura. Forse gli diamo troppa importanza. Forse si generano aspettative impossibili da sostenere. Forse ...


domenica 6 marzo 2016

LA RETORICA DEL SINDACO

Prima della ultima votazione per nominare il sindaco attualmente in carica ad Albano Laziale sono stato contattato da una lista civica per una candidatura a consigliere; a recapitarmi l'offerta è stata una persona di cui ho una stima infinita che ho la fortuna di conoscere da tempo.
Devo riconoscere che quando mi arrivò la telefonata ne fui piacevolmente sorpreso nonché gratificato.
Il successivo incontro che avemmo per i chiarimenti relativi allo scopo che si prefiggeva il gruppo di persone cui lui faceva riferimento non fece che confermare quanto di buono già conoscevo di questa persona; dopo di che mi presi qualche giorno di tempo per riflettere sulla proposta e poi diedi il mio assenso.
Poco dopo la struttura amministrativa per la quale lavoro mi diede un incarico particolarmente gravoso in termini di impegno che mi portò a dover riconsiderare la cosa e, seppur a malincuore, dovetti rinunciare.
Pur non partecipando attivamente alla vita politica, non voto oramai da più di venti anni, mi sono sempre impegnato indirettamente tramite i miei scritti su questo blog a esternare il mio pensiero su ciò che accade in quello strano mondo popolato da figure di vario genere; d'altronde mi sono laureato in scienze politiche e relazioni internazionali non per caso, in quanto, appunto, questa sfera sociale ha da sempre attirato la mia attenzione.
Incidentalmente la proposta che mi era pervenuta mi ha portato in seguito a fare alcune considerazioni su cosa rappresenti oggi la carica di sindaco; l'analisi effettuata mi ha portato a considerala, allo stato delle cose, una figura retorica quindi inutile.
L'amministrazione di un comune è regolata dal diritto, ovvero dalle funzioni che a questa carica vengono attribuite; le funzioni sono, a loro volta, regolate dalle norme che vengono emanate dal legislatore riguardo ad ogni settore della vita sociale sottoposto a tale vincolo.
Ne discende che ogni decisione che dovrebbe essere presa da chi ricopre tale funzione è già stata predeterminata, ovvero, tutte le istanze che pervengono all'amministrazione comunale sono accettate o rifiutate in forza di una legge; l'apparato amministrativo permanente considera le proposte, le valuta ed infine le accetta o le rigetta, al limite ne chiede modificazioni.
Iperboli decisioniste in questo senso rappresentano tutte forzature di legge cui occorre risponderne nei competenti tribunali; nella sostanza, chi ricopre la carica di sindaco non può che prendere atto di quanto già disposto sui temi che gli vengono proposti.
Quello che resta è in genere quello per cui nessuno è contento della persona che ha votato, o meglio, che gli hanno indicato di votare.
Costruire una scuola, creare centri di formazione, riparare una buca piuttosto che un buco nel soffitto  ecc. ecc. possono anche restare nobili attività ma che possono essere eseguite senza che si metta in piedi la farsa delle votazioni e di ciò che le precede, ovvero le roboanti idee cui vengono innaffiati quelli che una volta erano definiti comizi elettorali, che restano, quasi sempre, lettera morta.
Il sistema politico tieni in piedi queste cariche, nonché quelle regionali, al solo scopo di auto legittimarsi nonché, ovviamente, di distribuire poltrone ai portatori di voti.
In  uno stato moderno efficace e teso al bene comune questa figura dovrebbe essere abolita e sostituita con un manager amministrativo cui dare un incarico predefinito da effettuare in un tempo prestabilito. Alla scadenza valutare la performance effettuata e confermarlo oppure destinarlo ad altro incarico.
Oggi la gestione di un comune rappresenta la gestione di un conto economico dare/avere, nulla di più e nulla di meno; lo spazio da destinare al "sociale" è talmente esiguo che può, e deve, essere gestito diversamente.
Perché spendere tanti soldi in termine di elezioni e stipendi per persone che nulla possono in effetti? La demagogia del possesso che invaso la nostra scena politica ha prodotto guasti inenarrabili. Ma non vi fa orrore quando nell'altra tragicommedia che va in scena al momento dello spoglio dei voti si parli di "vincitori", di "conquista", di "ritorno alla legalità", di "abbiamo in mano tot comuni e rappresentiamo la parte sana del paese" e di chi più ne ha più ne metta?
La presa del feudo con le bandiere sventolanti di "chi a vinto" non è, nella sostanza, la più grande sconfitta di quella che chiamiamo, a torto, democrazia?
Considerare i cittadini numeri da enunciare per tenere in mano il pallino del comando non è, sempre nella sostanza, la più grande forma di autarchia legittimata dall'espressione del così detto voto popolare?
Aboliamola questa votazione; pretendiamo la formazione di manager in grado di amministrare con competenza la cosa pubblica invece di affidarci a persone sconosciute presentate come la panacea di mali strutturali che essi stessi hanno contribuito ad alimentare. 
Perché un noto chirurgo avrebbe lasciato quello che sapeva fare meglio ovvero curare persone per andare a fare il sindaco di Roma e contribuire a farle ammalare quelle medesime persone?
La risposta credo la conosciate. 
Questo sistema va cancellato; questa apoteosi di futilità bruciata nel più grande falò popolare mai acceso.
Poi, democraticamente parlando, se la maggioranza vuole aprire un buco nella tua casa per defecarci dentro può farlo; ha i voti ...




mercoledì 24 febbraio 2016

UE - UNIONE EUROPEA

Il 30 marzo 2010, sulla Gazzetta Ufficiale Europea C83 è stato pubblicata la versione consolidata del TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA ed IL TRATTATO SUL FUNZIONAMENTO DELL'UNIONE EUROPEA, che contiene al suo interno LA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA (pag. 389).

Il trattato, detto anche Trattato di Lisbona, è nato sulle ceneri della Carta Costituzionale Europea che non è stata ratificata in quanto nei due unici paesi (Francia e Paesi Bassi) dell'unione in cui è stata sottoposta a referendum  popolare è stata bocciata e in conseguenza di ciò, non essendoci stata l'unanimità necessaria alla sua promulgazione, non ha visto la luce; in tutti gli altri paesi, compreso il nostro ovviamente, l'accettazione della carta era stata sottoposta solo ai voti delle camere di rappresentanza che l'avevano ratificata con apposita votazione.

Parte del contenuto di quella che doveva essere, appunto, la carta costituzionale europea è stato inserito nel Trattato sull' U.E, tra cui la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea; il preambolo di quest'ultima recita questo:

"I popoli d'Europa, nel creare tra loro un'unione sempre più stretta, hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni.
Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l'Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello Stato di diritto. 
Pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
 L'Unione contribuisce alla salvaguardia e allo sviluppo di questi valori comuni nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli d'Europa, nonché dell'identità nazionale degli Stati membri e dell'ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale; essa si sforza di promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile e assicura la libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali, nonché la libertà di stabilimento. 
A tal fine è necessario rafforzare la tutela dei diritti fondamentali, alla luce dell'evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici, rendendo tali diritti più visibili in una Carta. 
La presente Carta riafferma, nel rispetto delle competenze e dei compiti dell'Unione e del principio di sussidiarietà, i diritti derivanti in particolare dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni agli Stati membri, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, dalle carte sociali adottate dall'Unione e dal Consiglio d'Europa, nonché dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e da quella della Corte europea dei diritti dell'uomo. 
In tale contesto, la Carta sarà interpretata dai giudici dell'Unione e degli Stati membri tenendo in debito conto le spiegazioni elaborate sotto l'autorità del praesidium della Convenzione che ha redatto la Carta e aggiornate sotto la responsabilità del praesidium della Convenzione europea. 
Il godimento di questi diritti fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future. Pertanto, l'Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi enunciati in appresso".
Quante persone, non dico in europa, ma in Italia sono a conoscenza di questa Trattato, esclusi gli addetti ai lavori?
Quante persone sono a conoscenza che il Parlamento italiano aveva approvato la Carta Costituzionale Europea senza chiederne il parere ai cittadini?
Quante persone sono a conoscenza di come effettivamente funziona l'Unione Europea?
Quante persone sono a conoscenza di quali e quante materie ha competenza a legiferare esclusivamente l'Unione Europea?
Abbiamo accettato passivamente la cessione di sovranità di stato in alcune materie specifiche, che hanno, per forza di cose, riverberi sulla potere legislativo anche nelle materie che restano di esclusiva competenza di ogni singolo stato membro.
Progressivamente le facoltà di legiferare liberamente sono state erose e con l'entrata in circolazione della moneta unica ridotte all'osso nella materia economica, quella, forse, che più ha incidenza nella vita quotidiana di ognuno di noi.
Il Patto di stabilità ha prodotto, e produce, effetti collaterali sempre più difficoltosi da tenere sotto controllo, ovvero ha ridotto, anzi  quasi azzerato, gli spazi di manovra per gli stati membri.
L'entrata in vigore della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea ha sancito, a tutti gli effetti, la nascita di una Confederazione di Stati simile a quella degli Usa, con un potere legislativo centrale forte ed uno residuale di competenza dei singoli stati affiliati.
Tutto questo nell'assoluta indifferenza, per larghi tratti, della partecipazione popolare alla discussione su come, quando e sopratutto perché.
Frammentati e dispersi nelle corporazioni che affollano la partecipazione politica italiana, già di per se piuttosto scadente, la nostra incisività nelle scelte fondamentali sul nostro futuro è poco meno di nulla; a decidere, in effetti, sui destini di circa cinquecento milioni di persone sono da un punto di vista numerico 28 persone (i presidenti dei vari consigli europei), in pratica due, forse tre.
Occorre prenderne coscienza prima che sia troppo tardi (ammesso che già non lo sia); questo non è più procrastinabile.
In alternativa occorre smettere di lamentarsi. Come funziona l'Unione è stato scritto, è stato accettato,  è stato ratificato ed è entrato in vigore.
Il resto sono chiacchiere, ammesso che si abbia ancora voglia di farle.



domenica 21 febbraio 2016

IL PIANETA INOSPITALE

Il 70,8% della superficie del pianeta terra è occupato dall'acqua; il restante 29,2% da montagne, deserti, altipiani e pianure.
Se consideriamo che il 29,2% comprende vaste aree comunque non adatte alla vita, quello che resta, diciamo per eccesso un 10% di territorio considerato abitabile, seppur in alcuni casi con condizioni di vita alquanto estreme, vede risiedere sopra di esso circa 7 miliardi di individui (stima dell'anno 2011).
In pratica, la vita sul pianeta è concentrata solo in una piccola parte di esso e, per lo più, circa il 60% (diciamo 4 miliardi) in aree urbane; il resto in aree che potremmo definire rurali  in contrapposizione alle prime.
Dunque, la crescita esponenziale della razza umana sta producendo enormi ammassamenti di individui nelle zone così dette abitabili, ovvero ospitali, dove le condizioni si ritengono idonee per la sopravvivenza della specie; molte zone sono state abbandonate e altre stanno subendo la stessa sorte. C'è in atto una tendenza mondiale a lasciare posti remoti dove la vita è molto difficile a causa sia della situazione morfologica del territorio sia del clima.
Il problema che prima o poi saremo costretti ad affrontare sarà quello della sovra popolazione con conseguente riduzione delle risorse naturali che il pianeta mette a disposizione per la vita.
La civiltà umana ha avuto nel mediterraneo la sua culla, non per caso; è, in assoluto, il posto più adatto per la vita umana, considerando sia il territorio sia il clima. C'è un mare circoscritto che tempera la temperatura solare di concerto con le catene montuose che costituisco la spina dorsale del continente europeo; pur nelle estremità dello stesso, i paesi scandinavi al nord e i paesi che fronteggiano il continente africano al sud, la vita è da considerarsi comunque agevole, o comunque non impossibile.
La transumanza in atto verso il paesi europei non è dettata solo dalla nostra evoluta struttura sociale, che permette di vivere in considerazione di poter lavorare, guadagnare e far crescere i figli al riparo da da tutte le intemperie (di ogni natura) che, purtroppo, regolano la vita in altre parti del pianeta. Lo stesso dicasi per gli Stati Uniti d'America, pur se quel territorio è, per vaste aree, comunque disabitato e, di certo, con una situazione climatica non paragonabile a quella europea.
A mio modo di vedere è in atto una ricerca di sostituzione del territorio dove vivere, ovvero, l'uomo, portato per sua natura alla sopravvivenza, è sempre in cerca di posizioni territoriali migliori nelle quali sviluppare la propria progenie.
Mi sembra di percepire che questa ottica oggi non sia ben chiara dove dovrebbe esserlo; il problema, perché tale è, viene vissuto, a mio parere, solo in un ottica di ricerca del benessere in quanto tale assicurato dal livello di vita raggiunto sia in europa che negli USA.
Il proliferare di barriere artificiali ai confini (si pensi a quella, appunto, americana al confine con il Messico, lunga 4.000 km, ma potrei citarne tante altre) testimoniano questa protezione ma, ripeto, dettata solo da una natura di tipo economico e non come protezione del territorio vera e propria.
Si potrebbe obiettare che al di là dello scopo il territorio venga comunque protetto; sono d'accordo, ma questa ottica resta riduttiva se il problema non viene affrontato radicalmente.
La prossima guerra che si combatterà sul pianeta sarà quella della conquista dello spazio vitale, ovvero del posto fisico dove vivere in ragione della sopravvivenza.
Il clima sta cambiando; sul pianeta è sempre successo e succederà finché sarà in vita: il succedersi delle varie era sta li a dimostrarlo. La natura ha le sue esigenze e poco importa di chi ci vive nel mezzo; segue il suo corso e mieterà le sue vittime.
Il pianeta terra non è un pianeta ospitale, questo è un falso mito; ci sono zone su di esso che permettono a strutture biologiche come la nostra di viverci sopra (probabilmente la nostra struttura organica è stata pensato proprio in funzione delle condizioni del piante e non viceversa, ovvero che ci siamo adattati), ma resta per il 90% un posto non adatto alla vita umana.
Una stele ritrovata in territorio caucasico, di cui si ignora la provenienza ovvero chi l'abbia costruita, reca un monito scritto in varie lingue che consiglia in relazione alle risorse naturali della terra che la popolazione mondiale non avrebbe dovuto superare i cinquecento milioni.
Siamo andati molto oltre. Probabilmente, magari, questo non è e non sarà un nostro problema nel breve; siamo egoisti e pensiamo, forse giustamente, solo a noi stessi. Forse tutto questo discorso non ha senso. Forse, in futuro, sarà possibile, magari, vivere nell'acqua o sotto di essa. Forse domani finisce tutto e amen. Forse no.
La domanda resta: dove stiamo andando?

giovedì 18 febbraio 2016

LA APPLE. L'FBI, IL KILLER

Sta facendo rumore il rifiuto da parte della Apple di creare un software che violi il codice di accesso dell'IPhone dell'autore della strage di San Bernardino (22 morti e 14 feriti in un centro disabili in California).
L'FBI ha chiesto all'azienda di Cupertino di progettare un programma che permetta di individuare il pin di accesso del telefono dell'autore della strage nella speranza di accedere ad informazioni ancora residenti nella memoria dello stesso.
Il pin di 4 cifre permette 10.000 combinazioni; per tentare l'accesso si hanno al massimo 10 tentativi, fallito l'ultimo il contenuto all'interno dell' IPhone di cancella automaticamente. Inoltre, occorre che passi un certo periodo di tempo fra un tentativo e l'altro, motivo per cui la progettazione del software dovrebbe prevedere anche l'eliminazione di questo problema accelerando i tentativi.
Il motivo del rifiuto è stato comunicato dalla APPLE ai propri clienti: "Il governo suggerisce che tale strumento verrebbe usato solo una volta. Ma non è vero. Una volta che avessimo creato questa tecnologia, essa potrebbe essere usata continuamente. Sarebbe paragonabile, nel mondo fisico, a una chiave maestra in grado di aprire milioni di serrature, da ristoranti a banche, da negozi a case private. Nessuna persona ragionevole accetterebbe una cosa simile".
Il problema in questione riguarda la crittografia (encryption), ovvero codici cifrati molto complessi da violare se non si ha a disposizione la chiave per decriptarli, e la tutela della privacy e delle tecnologie informatiche.
La crittografia in questione è denominata "FULL DISK", che garantisce privacy totale, con controllo assoluto dei propri dati da parte dei clienti APPLE (anche Android si sta dotando dello stessa sistema), in quanto neanche, appunto, il produttore la può violare.
Non esiste alcuna legge in proposito, né negli USA (né nella UE), per questo la Corte Suprema degli Stati Uniti si occuperà del caso.
E' un problema filosofico di non facile soluzione; da un punto di vista della garanzia di poter perseguire reati avere questo accesso permetterebbe, forse, di arrivare a conclusioni certe riguardo alla questione indagata; da un punto di vista della natura privata dei dati che vengono archiviati dalle persone sui loro hardware questa sarebbe una grave, e a tutto oggi illegittima, violazione della privacy.
E' giusto che per ragioni di ordine pubblico (nel tema in argomento il punto focale è il terrorismo) qualcuno abbia a disposizione una chiave universale per accedere ad informazioni private? La strage di San Bernardino è il grimaldello per violare ulteriormente il diritto di tutelare la nostra propria vita privata, come se già non lo fosse abbastanza?
L'esplosione a livello globale di atti terroristici con conseguente incremento della paura che dal 2001 (Torri Gemelle) è il tema centrale di tutte le precauzioni vengono prese dagli Stati mondiali riguardo ad essa, che recano con se continue aggressioni alla vita quotidiana delle persone e vessazioni da sopportare nel suo nome (si pensi agli aeroporti a titolo esemplificativo).
Stiamo per entrare in un punto di non ritorno riguardo al potere dei Governi mondiali sui singoli abitanti del pianeta; ci forniscono tecnologia e ci dicono come tutelare il suo possesso, ma vogliono mani libere se occorresse lori di sapere quello che vogliono in quel determinato momento.
Mi ripeto, usiamo macchine di cui ignoriamo il funzionamento; ammettiamo per un momento che questa protezione Full Disk in realtà non esista e che i dati dell' IPhone siano stati già letti. Cosa resterebbe? Di avere tutela legale, oggi mancante, per usare pubblicamente le informazioni di cui sono già in possesso, oltre tutto con il consenso della pubblica opinione terrorizzata dagli uomini neri ma messa in garanzia, ovvero tranquillizzata dai governi che comunque tutto ciò non riguarda loro ma, appunto, i cattivi; e con l'appoggio del maggior produttore mondiale di alta tecnologia, che dopo il rifiuto, dovuto per ragioni di marketing verso i propri clienti, non potrebbe che fare ciò che la legge gli ordina ...


martedì 16 febbraio 2016

5 DOMANDE A: LA MALASTRADA



Come è nata La MALASTRADA?

La MaLaStraDa nasce dall'esigenza di trovare un nome ad un nuovo modo di esprimermi che comprendesse musica e testi, mi spiego meglio: ai tempi dell’audiolibro Prenestinity (2010) avevo la necessità di farmi riconoscere negli spettacoli di presentazione non solo come Andrea Caovini, autore dei testi, ma come il più complesso ensemble di persone che aveva partecipato alla creazione delle basi musicali ed alla loro esecuzione sia registrata che dal vivo. Essendo queste persone molto spesso diverse mi è piaciuto pensare inizialmente a la malastrada proprio come uno spazio da percorrere, una vera e propria strada sulla quale puoi passarci sopra, ma non necessariamente devi percorrerla per la vita, puoi anche solo passarci un minuto. Poi è nata la band più o meno stabile, ma sempre votata ad invitare a passeggiate estemporanee un gran numero di amici musicisti (come è accaduto per questo ultimo disco dove ci sono ben otto ospiti). Poi a dirla tutta La MaLaStraDa prende una assolutamente non velata ispirazione da La Cattiva Strada di De André/De Gregori, un luogo dove c’è amore un po’ per tutti e tutti quanti hanno un amore!

E' stato un parto doloroso l'album? Raccontateci un aneddoto ...

L’album è stato un bellissimo viaggio, durante il quale sono anche diventato padre (a proposito di parto), sinceramente molto lungo ma mai duro, sempre in compagnia delle persone giuste, sempre con al centro grosse storie di amicizia. Un aneddoto? Durante gli ascolti finali io e Luca Balsamo (il mio bassista e fonico) non ci dicevamo nulla e ci scambiavamo appunti sulle cose che dell’audio secondo ognuno erano da modificare, beh, ci scrivevamo puntualmente le stesse cose!

I testi, come mi aspettavo, sono molto profondi seppur, a tratti,  proiettano un senso di profonda malinconia; sono lo specchio di come avvertite oggi l'attuale socialità?

I testi toccano diversi argomenti che mi stanno a cuore, dai diritti civili al femminicidio, a temi più introspettivi come l’assenza e la vergogna. Io mi definisco un cinico per certi versi, o forse è meglio nichilista? Ma alla fine ognuno fa quel che può per non morire, ed occupa il tempo come può nell'attesa della morte. Io descrivo ciò che vedo intorno a me, proprio perché la prossima volta che lo vedo forse farà meno male.

"Niente da perdere escluso me" (una canzone sulla Pioggia) è un gran bel verso ... autobiografico?

Autobiografico quanto dedicato a chiunque voglia condividere le sue esperienze in modo “artistico”. A quelli che si mettono a nudo sapendo che se ne viene fuori qualcosa di bello ci guadagnano tutti, se invece va male c’hanno rimesso solo loro. Come dire: le belle canzoni sono patrimonio dell’umanità, come Imagine piuttosto che La marcia Turca di Mozart, quelle brutte sono solo di chi le ha scritte. Cosa ho da perdere a provarci?

I vostri programmi futuri?

Concerti concerti concerti, un video, concerti concerti concerti, un altro disco, concerti concerti concerti ...



"Tra la macchina e il portone" è  una gran bel lavoro, che merita la giusta attenzione. Nell'ascoltarlo si ha l'impressione di un amico che ti racconta la sua visione della vita, e tu sei lì a sentirlo rapito dalla sua arte oratoria e poetica che viene sciorinata dentro note che scivolano via in armonia con quello che ha da dire in una velata vena malinconica.
Mi piace, e l'ascolto ininterrottamente da qualche giorno. Ho il piacere di conoscere personalmente Andrea Caovini e Luca Balsamo, due ottime persone e due ottimi professionisti, che so che hanno messo tutto quello che sono capaci di fare in questo lavoro, assieme agli altri che hanno partecipato ai lavori; fanno musica da sempre e la sanno suonare.
Vale la pena comprarlo e ascoltarlo; vale la pena prestare attenzione ai testi, mai banali; vale la pena parlarne agli amici, non ne resteranno delusi.

PER ASCOLTARE ANTEPRIMA DEI BRANI:

https://andreacaovini.wordpress.com/2016/02/16/tre-brani-in-esclusiva-dal-nuovo-disco-de-la-malastrada/