martedì 3 luglio 2018

ARTICOLO 49

"Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale".
(art. 49 della Costituzione Italiana)

... "Saggezza profonda, secondo la quale il compito dei partiti non si consuma esclusivamente nell'esercitare il potere da parte di alcuni, ma si misura nella capacità di garantire e trovare le forme efficaci per permettere alla maggior parte dei cittadini di associarsi liberamente. Se anche volessimo tornare a questa saggezza costituzionale, cosa dovremmo fare?"
(Passioni e politica - P. Ginsborg e S. Labate - pag. 72)

"Al voto si attribuisce sia il valore di un simbolo, come espressione di rispetto di sé e autostima, sia quello d'essere uno strumento che consente di respingere potenziali attacchi a tale autostima da parte dello stato. L'importanza vitale del diritto al voto ai fini della dignità e della sopravvivenza, accanto alla seducente eguaglianza formale dell'operazione di voto e alla sensazione di adempiere il proprio dovere di cittadino-soggetto che essa procura, generano quella profonda sacralità che dona carattere morale ed emotivo agli elementi dell'elezione, attirando irresistibilmente gli elettori indiani".
<< Mukulika Benerjiee a proposito della partecipazione appassionata e diffusa alle elezioni in India, che vedono coinvolti 700 milioni di votanti e 8 milioni di seggi elettorali, non un posto qualsiasi, quindi, ma un Paese enorme in cui le diseguaglianze sono scolpite con il tratto irreversibile delle caste e la democrazia non sembra godere di una salute di ferro >>
                                 (Passioni e politica - P. Ginsborg e S. Labate - pag. 69)

"Le passioni sono insomma l'impulso essenziale che spinge ad attivarsi in occasione delle elezioni. Partecipare alle elezioni fa bene all'autostima e al rispetto di se, permette ai cittadini indiani di difendersi dai potenziali attacchi dello Stato. Questo sentimento di appagamento e di potenza accresciuta è ciò che restituisce alla democrazia, nel suo momento topico, la tonalità sacra che in Europa conoscevamo bene, un po' di tempo fa. La democrazia riesce ancora da qualche parte a catturare le passioni e a mostrarsi capace di accrescere la dignità di ognuno.
                               (Passioni e politica - P. Ginsborg e S. Labate - pagg. 69-70)

...

Ci sono pensieri teoretici, che pur espressi in un contesto razionale scientifico, leggendoli si palesano, in realtà, come trascendenti; ti colpiscono come un pugno nello stomaco e ti lasciano piegato in due senza fiato, come in una rissa da bar di periferia. La domanda sul valore di stima che oggi siamo in grado di attribuire a quella che chiamiamo nell'obsolescente Europa "democrazia"reca con se il valore medesimo che noi stessi attribuiamo alle nostre scelte, seppur faccio sempre più fatica a ritenerle "veramente nostre" e non indotte. L'attuale sistema societario, che io sono arrivato a definire "egocentrico", ovvero basato su ogni singola convinzione personale e non più su spinte motivazionali collettive, si nutre, appunto, di micro pensieri valutati dagli "altri" solo sulla base del ritorno personale, ovvero sulla scala di una possibilità di guadagno personale, che è possibile esemplificare come qualunque cosa cioè venga valutato come tale da chi lo recepisce. Il progressivo deperimento di valori condivisi, seppur richiamati a gran voce da ogni presunto leader che la dea bendata ha deciso di premiare solo ed esclusivamente per occultare il vero obiettivo che gli è stato assegnato da chi lo ha messo lì per la sua ingordigia ed amoralità, ci sta conducendo al dissolvimento.
Tutte le grandi civiltà del passato che celebriamo sui libri storia si sono dissolte senza un apparente motivo; ora è il nostro momento. Siete così certi di volerci mettere la firma?
A voi la scelta. Libero arbitrio. Per chi ci crede ...

domenica 24 giugno 2018

FLAVIO BRAGALONI AT MAD GALLERY IN CHELSEA


Flavio Bragaloni il 29 giugno p.v. esporrà alcune sue opere alla MAD GALLERY in New York assieme ad altri artisti contemporanei. E' un riconoscimento alla sua arte ed alla sua creatività che, credo e mi permetto di dire, ha finalmente trovato la sua forma e forza espressiva.


Il suo uso del colore lo caratterizza e lo definisce, esaltando le figure essenziali e dirette che dipinge.


Nella sua coerenza di pensiero critico sulla società americana i dipinti di Flavio Bragaloni celebrano l'armonia di ciò che invece dovrebbe essere per come lui vede il mondo.


La sua rivisitazione della celeberrima Ultima Cena (The Last Supper) mi ha profondamente colpito ed entusiasmato, in quanto credo che esprima tutto ciò che lui oggi può dare come contributo creativo all'arte contemporanea, che, a mio parere, è significativo.



Alla MAD GALLERY non mancherà quello che, ad oggi, definirei il suo capolavoro per la potenza che ha saputo imprimere al suo messaggio di dolore inchiodando la Statua delle Libertà ad una croce, simbolo che nel percorso evolutivo dell'umanità ha segnato l'anno zero.

sabato 16 giugno 2018

CAPITALISMO E ROMANTICISMO NEOLIBERISTA

Il problema nella storia del liberalismo:
"... consisterebbe nel paradosso per cui la capacità di orientare le emozioni pubbliche è considerata uno dei punti di forza dei politici più in vista, ma nonostante ciò il ruolo delle emozioni non è ritenuto così importante da essere oggetto specifico di riflessione sulle forme politiche"
 (Martha Nussbaum)

... Dobbiamo riconoscere che questa trascuratezza non vale solo per gli intellettuali ma anche per i cittadini e i politici (forse sopratutto per loro). Non sembra diffondersi la convinzione che tra i propri compiti civili vi sia quello di prestare maggiore cura alla qualità delle emozioni agite nello spazio pubblico. Si potrebbe sintetizzare il problema in questo modo: si sottovaluta la funzione pubblica delle emozioni, pur ammettendo che è proprio su di esse che si esercita attualmente una parte significativa del potere politico. Col risultato, da un lato di assistere a sempre un maggior uso politico delle emozioni (basti pensare alla rappresentazione del terrorismo e degli spostamenti migratori) e, dall'altro lato, di perseverare nella convinzione che le emozioni politiche, pur così importanti, non necessitino di troppa attenzione e non vadano né studiate né orientate. C'è però un limite teorico nella tesi di Nussbaum: quel che agli occhi di un intellettuale appare come un problema agli occhi del militante politico appare semplicemente una risorsa.
Una categoria politica che manifesta alla perfezione questo rovesciamento è quella del leader. Chi altro è il leader, almeno nella considerazione che ne abbiamo nelle democrazie occidentali, se non il politico che sposta l'opinione pubblica con la sola forza carismatica delle emozioni e dell'empatia? Le democrazie dei leader si radicano in un neoromanticismo politico. L'accettazione delle necessità di un leader sembra essere, nell'era delle post-democrazie, uno dei dogmi bipartisan ...
(Paul Ginsborg & Sergio Labate - Passioni e politica pp 50-51).
...
Occorrerebbe una feroce e profonda riflessione su come oggi l'astrazione di ciò che ancora chiamiamo democrazia sia in effetti percepita. La definizione di essa come postdemocrazia usata dai due autori, di cui ho riportato un estratto del loro interessante lavoro, mi ha profondamente colpito e indotto, appunto, a dedicarmi a farla. La spasmodica necessità della ricerca di un leader che guidi un popolo verso una qualunque direzione da lui prospettata ma ha sempre lasciato perplesso e pieno di domande sul perché il genere umano tenda a radicalizzarsi attorno a qualcuno dotato di un potere di fascinazione. Non sono mai stato attratto visceralmente dalle persone che nel corso della mia vita sono assurte al potere, né, tanto meno, ho avuto un debole per una qualunque ortodossia che si è susseguita nel corso di questo tempo; non ne ho mai compreso la necessità né cosa possa restituire a chi ne diventa un adepto, ma questo, credo, è un mio grande limite.
Oltre a ciò, quello che veramente mi rende incomprensibile il dogma del leader è che nella grande maggioranza dei casi questi non sono connotati da alcuna qualità particolare, sono persone piuttosto ordinarie direi; è proprio da questo punto, credo, che debba partire l'analisi su ciò che l'attuale civiltà del pianeta Terra stia in effetti cercando. 
La mia proposta, in proposito, è in realtà una domanda: Una rassicurazione sulla propria identità?

venerdì 15 giugno 2018

SCAMBIO DI PERSONA?

Giorni fa mi sono fermato in un bar tabacchi presso S. Giovanni per comprare un pacchetto di sigarette; all'uscita ho incrociato una donna, ci siamo guardati, lei mi ha sorriso e mi è venuta incontro esclamando: "Giorgio! Quanto tempo! Come stai?"; poi mi si è avvicinata e mi ha baciato sulla guancia.
Io non l'avevo mai vista in vita mia e poi non mi chiamo Giorgio, di questo sono abbastanza certo, ma come paralizzato dalla sua intraprendenza e sicurezza , nonché dalla sua bellezza, non sono riuscito ad emettere alcun suono riconducibile ad una qualunque lettera di un alfabeto conosciuto sul pianeta. Dopo di che mi ha preso sottobraccio ed incamminandosi sulla via Appia ha iniziato a propormi ricordi di un passato a me sconosciuto, ovviamente, non essendo io Giorgio, o chi per lui, anche se , devo ammettere che mi è balenata l'idea che mi fossi così proposto in un qualche passato quantistico che al momento era oscuro ai miei ricordi.
Dopo circa dieci minuti, in un barlume di lucidità apparente ho tentato di dirgli che forse si era sbagliata, pur se i sui magnetici occhi verdi mi inducevano a fare il contrario; ma lei, imperterrita, mi ha detto che ero sempre il solito giocherellone ed ha continuato nella sua narrazione di eventi trascorsi assieme. Poi arrestandosi di colpo mi ha chiesto se avessi la macchina e se potevo accompagnarla a casa.
"Dove abiti?"
"Continui?" mi ha risposto socchiudendo gli occhi spandendoli poi in un sorriso accattivante ... "dai sulla Tuscolana, a Cinecittà" ...
"Ok", ho detto io, visto che tanto valeva calarmi nella parte di Giorgio e che abitava comunque di strada per tornare a casa.
Arrivati sotto casa, dopo un ulteriore effluvio di ricordi con io nella parte di Giorgio mi ha chiesto se volevo salire; perché no, mi sono detto, è bella, molto bella e poi sti cazzi se me crede Giorgio, io salgo ...; le due ore successive resteranno impresse per sempre nella mia caduca memoria per la sua incredibile voracità e dolcezza espressa nell'arte amatoria ... uao!
Uscendo, a sera inoltrata, ero a tutti gli effetti Giorgio, pur se non riuscivo a capacitarmi di come fosse potuta accadere una cosa del genere; era veramente folle che mi avesse scambiato per un altra persona e fosse venuta a letto con me credendolo; che poi fosse successo a me mi appariva ancora più inverosimile.
L'indomani raccontando l'accaduto ad una persona cara questa, alla fine del racconto, non solo ci ha creduto, è una mia cara amica, ma sorridendomi beffarda mi ha detto: "André, quella te s'è voluta fa e c'è riuscita ..."
Già, a volte, quando si è scartato l'impossibile quello che resta, per quanto improbabile, è sempre la verità ...

sabato 28 aprile 2018

5 DOMANDE A: ATTILIO DI POCE



Attilio Di Poce, musicista e compositore, è nato a Roma il 13/09/1990, vive e lavora ad Anzio (RM). 
Ha studiato musica al Saint Louis Collage of Music, alla Percento Musica e con William Stravato . Suona la chitarra, la batteria, il basso il pianoforte e canta: ha iniziato a suonare dal vivo sul palco nel 200. Definisce la sua Musica come una combinazione di Rock, Funk, Blues, Jazz, Reggae, Fusion, Progressive e Soul. Esperzioni è il suo primo lavoro in studio di registrazione.





Come è nato il tuo primo lavoro? Ha avuto una gestazione lunga o l'hai scritto di "getto" ...?

Esperzioni è un Progetto che è nato dalla prima volta che ho toccato la chitarra, anzi se vogliamo dalla prima volta che ho ascoltato la musica dal vivo. Ricordo, quando ero bambino, di essere andato ad un concerto insieme a mio padre ed uno dei suoi amici musicisti, il bassista della band, mi dedicò un brano della serata, Disco Inferno, quella emozione la ricordo ancora oggi. E' stato come se un fuoco si accendesse dentro di me, indimenticabile. Perciò, si, ha avuto un lungo percorso evolutivo.


Lo ritieni autobiografico? Racconta, cioè di te?

Assolutamente si, ma non rappresenta a pieno ciò che è questo progetto. Essendo il primo, sento che sia il risultato del mio passato, ma credo che sia anche quello che spero sarà il futuro. Realizzare e suonare questi brani poi, non racconta solo la mia storia, penso che collaborare con altri musicisti e amici permetta di raccontare anche le loro esperienze. Perciò, se posso azzardare un ipotesi, direi polibiografico.


Cosa cerchi nella musica? Successo? Affermazione? Piacere?


Penso che ogni aspirante musicista abbia il desiderio di diventare famoso, veder suonare i grandi professionisti della scena musicale mondiale è veramente stimolante, quando si è giovani soprattutto. Col tempo ho compreso il motivo reale per il quale mi esprimo con quest’arte, cioè quello di conoscermi sempre più approfonditamente, per la mia crescita personale, e aspirare al miglioramento ogni giorno. Non si finisce mai di Imparare con la musica. E spero un giorno di diventare un musicista affermato, come i miei idoli.


Ne farai un lavoro?

Lavorare con e per la musica è il mio sogno. Mi sono sempre dato da fare in passato, cambiando mestieri e ambienti lavorativi, credo sia fondamentale per comprendere alcuni valori importanti della vita, come il sacrificio, la costanza, l’impegno e soprattutto il rispetto per le persone che abbiamo intorno a noi. E ho capito che comporre musica è la mia strada. 


Esistono ancora campi inesplorati nell'arte della musica? E se si, tu ti ritieni "un cercatore"?

Credo che la musica sia in continua evoluzione, d’altronde l’uomo in se lo è. In questi ultimi decenni ho potuto apprezzare un incredibile esplosione di creatività, in ogni campo della musica, sia dal punto di vista compositivo che tecnologico. Con la nascita di nuovi generi, secondo me, molto dovrà ancora avvenire. Sono positivamente ispirato da questa situazione, ed il mio modo di approcciare al nuovo panorama musicale è quello di riuscire ad essere il più personale possibile, cercando di utilizzare al meglio ciò che ho imparato e ascoltato in questi anni. C’è un bellissimo aforisma di Newton che recita così “ Io sono solo un piccolo uomo, che si poggia sulle spalle dei Giganti che mi hanno preceduto.” Io la penso così, perciò, si mi ritengo “ Un Giovane Cercatore”. 

...

Attilio è un ragazzo che sta cercando la sua strada con dedizione ed impegno in un contesto complicato e ricco di offerta, che viene consumata a velocità siderale. Creare è un esercizio faticoso, fare arrivare il tuo lavoro al pubblico lo è ancor di più, pur se oggi può sembrare esattamente il contrario vista la quantità di mezzi a disposizione, farlo restare nella memoria una grande scommessa con se stessi. Trovare un piccolo spazio nel nostro tempo fagocitato dal troppo, molte volte futile, ascoltarlo potrebbe rivelarsi piacevole ... 

sabato 14 aprile 2018

IL LIMITE INVALICABILE

Conoscerai come la Necessità,
 guidando la volta celeste,
 costringe gli astri a tenere i confini ...

(PARMENIDE, DK, fr. B10)

"La tecnica è di gran lunga più debole della necessità" (Téchne d'anankes asthenestéra makro) ebbe a dire Prometeo nel momento in cui decise di donare la "tecnica" agli uomini rendendoli "da infanti, quali erano, razionali e padroni della loro mente", così da ottenere da loro stessi ciò che un tempo chiedevano agli dei (ESCHILO, PROMETEO INCATENATO).
Così l'uomo, o l'Adam se considerato dal punto di vista religioso cristiano, pur abitando nel "tempo che invecchia", che mette a nudo, cioè, la sua condizione di mortale (Brotos) nell'alba della sua esistenza iniziò a credere di avere una speranza, seppur falsa, di poter dominare tutta la sua esistenza possedendo, appunto, la tecnica, finanche la natura, governata nella sua regolarità dalla Grande Legge (Nomos).
L'ampliamento del proprio orizzonte, la possibilità di entrare in possesso della "conoscenza", o di ciò che riteneva, e ritiene ancora oggi, tale ha condotto l'uomo, l'Adam, a ritenersi così libero dai vincoli imposti dalla natura intesa come legge cosmica e di potersi congedare nel corso del tempo dalla sua narrazione storica credendo, appunto, di poterla manipolare, modificare, con la tecnica; così l'"animale non ancora stabilizzato" (Nietzsche) si è via via persuaso di poter alterare la sua natura operando tecnicamente.
La speranza di "tutto potere" sostenuta dalla falsa ipotesi di poter produrre illimitatamente pur al di là di una limitata immaginazione dovuta all'umana condizione ha generato un mondo virtuale nel quale l'uomo, l'Adam, crede di vivere e, sopratutto, crede di possedere ovvero di averne sotto controllo gli effetti che ne derivano.
L'assuefazione alla tecnica, che oggi potremmo chiamare "era" nell'ottica della narrazione storica cui siamo stati abituati sin dalla nascita ci ha condotti a considerarla quale dottrina, dogma, inalienabile e quindi, per natura, totalitaria, rendendoci sottomessi a ciò che noi stessi abbiamo generato e in ragione di ciò passivi (il nichilismo della rassegnazione di Nietzsche).
L'annullamento dell'insegnamento di "colui che pensa in anticipo" (Prometeo), ovvero l'anticipazione di ciò che sarà, la responsabilità e padronanza, cioè, insita nel prevedere, e non quindi l'irresponsabilità e l'impotenza di fronte a  ciò che ne scaturirà, reca il massimo pericolo nel quale possa cadere l'uomo, l'Adam, l'insignificanza, cioè, del suo stesso esistere ritrovandosi a vivere in una condizione in cui la "tecnica" accade a sua insaputa. 
Se la natura stessa ha posto dei vincoli a ciò che possa accadere (necessità) perché mai l'uomo dovrebbe cercare di oltrepassare un limite invalicabile? E' forse questa limitata capacità di comprensione il vero "limite" dell'Adam? E se così realmente fosse il dono ricevuto da Prometeo, o chi per lui, tale non era? E a cosa sottendeva allora? La razionalità ha un limite oltre il quale non è possibile accedere? E' per questo che la disubbidienza dall'imperativo biblico trascendente non è stata mai perdonata? Cercare di valicare il "limite" è paragonarsi a Dio?


domenica 25 marzo 2018

GUN CONTROL: MARCH FOR OUR LIVES



Ieri, 24 marzo 2018, negli Stai Uniti centinaia di migliaia di persone si sono riunite per manifestare contro il possesso e l'uso delle armi,  un problema che negli USA ha raggiunto livelli insostenibili per un Paese che voglia ancora essere percepito come "civile"; la manifestazione è stata fortemente voluta dagli studenti sopravvissuti alla terribile strage (ultima in ordine di tempo) di Parkland, Florida, dove sono state uccise 17 persone.

 Providence , Rhode Island manifestando nello State House
La protesta contro la potente lobby americana delle armi, la NATIONAL RIFLE ASSOCIATON, ha avuto il sostegno di personalità di spicco del mondo dello spettacolo (George e Amal Clooney hanno fornito un sostanzioso contributo economico all'organizzazione) e si è svolta in contemporanea in circa 800 città avendo il suo cuore a Washington (New York, San Francisco, Los Angeles tra le altre).

Providence , Rhode Island
Il possesso e l'uso delle armi negli USA è un fenomeno che non può più essere sotteso alle sole logiche di mercato, essendo assurto, da tempo e per assurdo, quasi a "filosofia di vita", ovvero a qualcosa che esiste in quanto tale e in ragione di ciò normale.
Le continue stragi che si sono consumate sul suolo degli Stati Uniti, in particolare quelle nelle scuole, hanno ripetutamente scosso l'opinione pubblica fino al punto che il movimento studentesco, vista la debole, quasi inesistente direi, risposta del Congresso nell'affrontare il problema, ha voluto ieri manifestare il proprio "NO GUNS" in maniera civile ma ferma, decisa, inappellabile.
Le foto che pubblico mi sono state inviate da un partecipante diretto del grande evento andato in scena ieri, Flavio Bragaloni artista italiano che vive e lavora a New York, che mi ha testimoniato la forte partecipazione emotiva che avuto modo di riscontare direttamente marciando assieme alle centinai di persone che si sono radunate nello State House, Providece, Rhode Island.

 Flavio Bragaloni ed il suo dipinto
100% Pure American. Blood
Che qualcuno entri in un supermercato, compri un arma e poi vada a compiere una strage, magari in una scuola, è sicuramente una follia individuale; ma che quel qualcuno possa avere facile accesso ad un qualunque tipo di pistola, fucile, mitragliatore è una follia sociale, di cui qualcun altro è chiamato a dare una risposta. Il movimento studentesco americano ha trovato la forza per esprimere un sommo dissenso alla scriteriata assenza di una efficace legge sul "GUNS CONTROL", chiedendone una che lo sia nella realtà alle forze politiche USA soggiogate sino ad oggi dalla lobby delle armi.
Non ho mai compreso l'uso delle armi come non ho mai compreso l'aggressività umana contro il suo prossimo, che non trova riscontri nel mondo animale da cui proveniamo: l"animale" uccide per mangiare, l'"uomoanimale" uccide per tutti altri scopi.
Qualcosa non torna nel discorso evolutivo perché è così insito nella nostra natura uccidere (nella Genesi biblica è narrato il primo omicidio in assoluto di cui si abbia notizia, Caino che uccide Abele) da sembrare naturale per l'Homo Sapiens sopprimere il suo prossimo, tanto che è stato dovuto vietarlo dal Nostro Creatore stesso (Non Uccidere - V° Comandamento), che forse avrebbe potuto far meglio in proposito. 
Mi associo con tutta la mia forza agli studenti americani che sono scesi in strada per la loro March for our Lives ed a tutte le persone che li hanno sostenuti accompagnandoli affinché in America (e in tutto il resto del pianeta) le armi vengano definitivamente messe al bando ... 

NO MORE GUNS -NO MORE BLOOD 





sabato 10 marzo 2018

I PROFETI CONTEMPORANEI

Prima delle elezioni politiche, valutate le convenienze di una eventuale esposizione pubblica del proprio pensiero (il termine oggi in voga è endorsement, ovvero l'appoggio a qualcuno da parte di una personalità o di un gruppo importante: un artista,  un movimento politico,  un'organizzazione non governativa ecc...), persone più o meno famose (dipende dai punti di vista credo) invitano gli aventi diritto al voto (su questo punto mi propongo di scrivere un giorno ), più o meno velatamente, a sostenere elettoralmente questo o quel candidato, questo o quel partito, movimento, aggregazione.
Chiuse le elezioni, preso atto dei risultati, valutate le convenienze di un ulteriore esposizione pubblica, le predette persone iniziano i loro appelli, stavolta agli eletti, ovvero ai partiti, movimenti, aggregazioni, ad allearsi (termine terribile ed inopportuno direi in politica) per evitare che questo o quel partito, movimento, aggregazione, non possa costituire un governo ovvero possa farlo.
Questi appelli sono sempre esternati in ragione di un valore morale ineludibile di cui gli appellanti si sentono portatori per una qualche oscura ragione (almeno per me).
Ecco, quindi, a ridosso dell'espressione della così detta "volontà popolare"(anche su questo punto mi propongo di scrivere un giorno) un profluvio di "appelli morali" affinché quello che i portatori sani di valori morali ritengono giusto ed ineludibile venga portato a compimento in ragione del corretto rispetto di ciò che dovrebbe essere, nella migliore tradizione della perpetuazione della retorica della superiorità culturale e morale di alcuni rispetto a tutti gli altri.
Da ciò ne deriva l'impossibilità di un confronto, che può avvenire solo fra pari entro quel determinato contesto culturale e morale, e la necessità di uno scontro continuo basato non sulla costruzione di un modello condiviso ma sulla ricerca dell'auto affermazione in ragione della manifesta invalidità delle controparti considerate nel migliore dei casi inadeguate al supremo compito di guidare un Paese, che assume così un valore trascendente rintracciabile nel  preilluminismo.
Ne consegue che i postulati dei profeti mediatici, ovvero il loro "Verbo" prorompente direttamente dagli dei, manifestati come "appelli morali" in virtù dell'umiltà che hanno ricevuto in dono assurgono a moniti all'umanità su ciò che sarà qualora la volontà divina non fosse rispettata.
Non essendo un "eletto divino" (gradito cioè agli dei) io ovviamente faccio fatica a comprendere ciò che questi profeti riescono a vedere nel futuro in maniera così limpida da risultare imbarazzante per me comune mortale e mi chiedo continuamente perché non  ricostituiscano un "Moderno Olimpo" affinché possano condurci per mano dall'alto dei cieli liberandoci dalla gravità del pensiero.
Faccio anche fatica a comprendere, non essendo dotato di un quoziente intellettivo in grado di farlo, per quale ragione qualcuno debba dirmi cosa sia meglio per me sopra tutto se questo "qualcuno" nella sua vita terrena non abbia mai mostrato almeno un miracolo, come un tizio dicono abbia fatto circa duemila anni fa.
Visto che il biblico "popolo eletto" è ancora in attesa del Vero Messia, non sarebbe per loro il caso di cercarlo fra i Profeti Contemporanei Italiani? Io ci penserei ... hai visto mai ...













venerdì 9 marzo 2018

THE END OF LIBERTY - FLAVIO BRAGALONI


Flavio Bragaloni, artista contemporaneo, vive e lavora a New York da molti anni. Oggi mi ha inviato il suo ultimo lavoro accompagnato dal seguente commento: la spiegazione del mio dipinto The End Of Liberty: Fallo girare:  La libertà è il bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini"... 

"Cervantes fa pronunciare, senza retorica alcuna, queste parole a Don Chisciotte della Mancia, eroe dell'omonimo romanzo. Ora, qual che ne sia l'interpretazione, in chiave laica o religiosa, è evidente che quello della libertà è da sempre uno dei grandi problemi dell'uomo e, per questo, oggetto di mille riflessioni. La «libertà» non aveva nel mondo greco un significato universale e astratto. Lo stesso si può dire a proposito del mondo romano. E anche nel Medioevo non esiste un significato astratto e universale dell'idea di libertà. In senso universale e astratto sorge solo nel mondo moderno. Inutile per me però sarebbe entrare nella disamina storica delle mille interpretazioni di libertà date a partire da Locke, Rousseau, Constant o Tocqueville ... molto più semplicemente l'idea di questo dipinto nasce dall'espressione di una delle più sacre conquiste di libertà, quella di pensiero che non può prescindere dalla libertà di parola e di espressione. Spesso alla parola libertà si affianca, ed oserei dire, contrappone filosoficamente, la parola conquista. Ebbene sì, perché comunque ci sono voluti secoli e lotte sanguinosissime, prima che nella coscienza dei popoli maturasse la convinzione che la libertà di manifestare le proprie opinioni e quella di discuterne fossero fondamentali ai fini del progresso e del bene dell’umanità. Il conflitto autorità-libertà ha sempre visti contrapposti uomini e donne portatori di idee nuove a depositari di vecchi principi. Questa tela nasce dunque dal desiderio di affermare i miei ideali di libertà e fratellanza e la voglia di non rimanere inerme, o quello di lottare se volete, contro l'ingiustizia. L'ingiustizia di negare la libertà di ingresso in un paese a persone che cercano solo di trovare per sé e per le proprie famiglie una vita migliore, più sicura, più dignitosa. O l'ingiustizia di veder negare a dei bambini nati qui in America da genitori emigrati il diritto di restarvi. Il fastidio intellettuale ed umano nell'ascoltare, ancora oggi e dal massimo rappresentante di un paese civile, espressioni del tipo "shithole countries" in riferimento a paesi quali ad esempio Haiti, El Salvador o paesi africani molti dei quali martoriati anche da catastrofi naturali. L'idea di questo dipinto mi è cresciuta nell'anima leggendo e riflettendo sulle parole della poetessa Emma Lazarus incise sul basamento della statua della Libertà che mi hanno riportato indietro anche alla storia che lega la stessa a questo sonetto: "Give me your tired, your poor, your huddled masses yearning to breathe free, he wretched refuse of your teeming shore. Send these, the homeless, tempest-tossed to me, I lift my lamp beside the golden door!" In questa mia opera richiamo il concetto di distacco, allontanamento e non fratellanza con il rigido e freddo muro che separa; ostacolo per chi vuole solo una vita migliore. Richiamo, crocifiggendo,  la Statua della Libertà, la crocefissione e la morte, per tutti gli immigrati ed emigranti, della speranza di trovare una nuova casa, un nuovo inizio. Con il colore rosso richiamo la violenza prorompente e coercitiva, anche verbale, che spesso va a braccetto con il potere a sfregio della dignità umana; rimando al non rispetto della dignità delle donne (la cravatta rossa simbolo dell'orgoglio di Trump, ma anche dell'indelicatezza nel non ledere la dignità altrui, donne incluse); la fiaccola è quasi a terra in segno di non illuminazione, non speranza, di buio dell'anima. Il dipinto non vuole certamente ed assolutamente offendere nessuno e/o esser irrispettoso delle idee e scelte altrui, ma è il mio personalissimo modo di sottolineare la sofferenza che si può leggere negli occhi delle persone ingiustamente trattate o peggio maltrattate. La stessa sofferenza che la poetessa lesse negli occhi delle persone che la ispirarono a scrivere quel sonetto così famoso. Il mio intento è quello di esprimere liberamente il mio dissenso verso espressioni, opinioni ed azioni che io non condivido e la voglia di lottare contro l'ingiustizia nonché il desiderio di affermare i miei ideali di libertà, rispetto e fratellanza".
ps ..
L’ho postato anche su Instagram e va forte il mio Instagram e’ flavioartnycity ...
...
Pubblico quanto Flavio mi ha recapitato con immenso piacere non solo per l'amicizia che mi lega a lui da oltre 35 anni ma, sopra tutto,  per la profondità del pensiero che ha saputo esprimere su di un tema che nel periodo storico che stiamo vivendo assumo un valore inestimabile in ragione del suo vissuto personale, di una persona, cioè, che ha sperimentato sulla propria pelle il significato di dover lasciare il proprio Paese ed i suoi affetti più cari per trovare la sua affermazione professionale. I suoi lavori sono sempre speciali, ma questo, se posso permetterlo di dirlo, reca una vetta espressiva notevole, al di là della sua pregevole tecnica nella complessa arte della pittura. La Statua della Libertà crocefissa è un pugno nello stomaco del mondo occidentale, oramai piegato alle logiche commerciali di profitto che lo stanno portando alla sua inevitabile eclissi. Un mondo decadente e degradato, teso all'auto conservazione a dispetto delle conquiste sociali costate enormi sacrifici e lunghe, nonché sanguinose come da Flavio sottolineato, battaglie contro poteri inossidabili al tempo che si perpetuano senza soluzione di continuità ... che dire? Bravo, Flavio, se c'è una guerra da sostenere io sono pronto ... Voi?

venerdì 2 marzo 2018

2 marzo 2018 - 30.000

Oggi, 2 marzo 2018, il mio blog ha raggiunto le 30.000 visualizzazioni di pagina, che se pur possano apparire un numero esiguo in rapporto a chi riesce agevolmente a raggiungere numeri molto, molto più grandi, per me rappresentano un traguardo veramente significativo.
Quando decisi di dedicarmi a questa attività mai avrei pensato di poter un giorno raggiungere un simile risultato che, ripeto, può apparire insignificante, ma che in rapporto al tempo ed alla cura cui ho dedicato alla sua gestione, unite inoltre alla fatica continua di cercare, e trovare, argomenti che potessero avere un certo interesse, mi gratifica enormemente. 



Scrivere resta un esercizio difficile di cui solo ora sto prendendo pienamente coscienza,  in ragione sia di avere una coerenza di pensiero che ne giustifichi il significato sia di entrare in possesso di uno stile in grado di essere riconosciuto come tale, ovvero identifichi lo scrittore in maniera univoca.
Farlo poi nello spazio ristretto dei "post" che costituiscono l'espressione di ciò che è definito come "blog" è ancora più complesso ed articolato, in ragione di dover argomentare quello di cui si sta scrivendo in un numero limitato di righe, in quanto altrimenti per il lettore, vista la visualizzazione che se ne ha sui vari mezzi di cui dispone (telefono, tablet, pc), la lettura potrebbe risultare difficoltosa. Questo comporta di dover affinare una certa capacità di sintesi cercando nel contempo di non smarrire né la qualità né l'originalità del pensiero; di questo mi sono reso conto  rileggendo i post che ho pubblicato nel corso nel tempo, esercizio che mi ha permesso di migliorare questo particolare tipo di scrittura.
Al di la comunque di noiosi aspetti legati al "come", quello che resta è la soddisfazione che qualcuno legga ciò che si scrive e che venga anche fatto in varie parti del mondo (la cosa veramente fenomenale di questo mezzo di propagazione è quella di poter avere coscienza non solo che le persone visitino il blog ma anche da dove; mi risultano, infatti, lettori in più di venti Paesi!) : questo, non lo nascondo, mi reca la maggiore gratificazione come "scrittore".
Se tutto è relativo (come ebbe a certificare un certo Einstein) rispetto ad un qualcosa, beh, io questa relatività me la tengo stretta, perché molto significativa ed appagante.
Nella speranza di non annoiare mai nelle mie pubblicazioni, colgo questa occasione per ringraziare tutti quelli che anche solo per una volta hanno visitato una pagina dell'Albanense Irriverente ...




mercoledì 28 febbraio 2018

SENENMUT - L'ARCHITETTO DI DIO

"Avendo percorso tutti gli scritti dei saggi, non ignoro nulla di quanto è accaduto a partire dal Primo Giorno".


"Io sono uno che è uscito dai flutti e a cui è stata donata l'inondazione, grazie a cui ho potere sul Nilo".


Architetto Reale della XVIII Dinastia Egizia, SENENMUT incarna un uomo (?) talmente controverso, e fuori da ogni schema storico accettato dall'archeologia contemporanea, tanto che gli stessi antichi egiziani hanno cercato di rimuovere la sua figura storica dalla loro memoria; la sua tomba, infatti, chiusa al pubblico (perché? ... la risposta potrebbe essere che tutto quello che fino ad oggi è stato sostenuto sulla civiltà egiziana è un falso?), potrebbe nascondere i segreti della costruzione delle Piramidi (nonostante oramai è acclarato che la contro archeologia, ovvero non quella sedata dalla necessità di un continua auto affermazione in ragione di continuare ad esistere per essere presa in seria considerazione, si sia oramai orientata verso il pensiero che gli egiziani non abbiano potuto edificarle, ovvero non ne avevano né i mezzi né le conoscenze per farlo).
Nella tomba è stato riportato alla luce, nascosto da un profondo strato di intonaco (applicato da chi?), un disegno che nella parte superiore mostra la volta celeste (anche se stranamente Marte non è rappresentato) come appariva agli abitanti del pianeta Terra nel 10.450 A.C., con al centro la cintura di ORIONE (che le tre piramidi della Piana di Giza replicano sul suolo terrestre) e nella parte inferiore mostra il calendario egizio suddiviso in 12 mesi di 30 giorni ciascuno; il disegno in realtà non è tale in quanto fu scolpito, come se fosse destinato non ai contemporanei di Senenmut ma ai posteri, ovvero a noi ...


Nel 1.470 A.C.  costruì il tempio di DJESER DJESERU (Sublime Sublimità) anche conosciuto come GESER GESERU' (Meraviglia delle Meraviglie), costituito da tre terrazze che potrebbero rappresentare l'evoluzione spirituale della vita, di cui le prime due quella terrena e la terza (non visibile dal primo cortile) quella divina ...


Che in Egitto si trovi, da qualche parte sotto il deserto, la spiegazione delle  vere origini dell'origine dell'umanità è oramai palese, come lo è altrettanto che l'archeologia classica (così come altre scienze) e le sue stantie teorie stiano affondando nelle sabbie mobili dell'auto affermazione a tutti i costi .
Fred Hoyle  fisico, matematico e scrittore britannico, noto al grande pubblico soprattutto per le sue argomentazioni non convenzionali e per svariate teorie non ortodosse entro la comunità scientifica, in proposito delle convinzioni scientifiche ebbe a dire:
"Oggi la scienza è rinchiusa entro i paradigmi ... ogni via d'uscita è bloccata da credenze sbagliate e se si cerca di far pubblicare qualcosa di nuovo da una rivista ci si scontrerà con un paradigma e la redazione respingerà l'articolo."
A. Schopenhauer  (Filosofo), uno dei più grandi pensatori del XIX secolo, sintetizzò così il passaggio inevitabile dall'ignoto al noto, ovvero quello che comunemente si definisce progresso:
"Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti."
Negli incredibili, apparentemente inverosimili, millenni Avanti Cristo sono state realizzate opere impossibili per l'attuale umanità che crediamo evoluta, figlie di una conoscenza superiore a quella oggi detenuta dagli abitanti terrestri; non mi sembra un caso, in proposito, che Dio, o chi per Lui, parlasse continuamente con i nostri antenati, a volte dandogli indirizzi, motivazioni, a volte chiedendogli spiegazioni sul loro agire, adirandosi oppure compiacendosi ... a pensarci bene, dopo l'apparizione emblematica, e altrettanto inverosimile, di Gesù ha smesso di farlo ... ci siamo mai chiesti perché?
Mi sono imbattuto recentemente nel corso dei miei studi in questo pensiero di Marco Rigamonti, Segretario Generale del Priorato di Sion nonché Gran Maestro: "E' evidente che quel livello di espressione del genio creativo, che poi è il vero ed autentico genio, in grado di catalizzare e riassumere la conoscenza e l'essenza singolarmente in qualcosa, sia oramai alle spalle dell'umanità attuale; al posto di questo, c'è un progresso basato non sulla vera intelligenza e sull'autentico genio, al quale istintivamente non si mira più, avendone già raggiunto il picco, ma bensì è iniziata l'inesorabile ed irreversibile agonia di questo ciclo, che si manifesta attraverso una umanità, che per non restare in stasi, sviluppa il proprio apparente e di fatto illusorio progresso sulla  tecnica e sull'esasperazione di quest'ultima al posto di una evoluzione viva e genuina, fase che faceva parte di un ciclo già alle spalle ... Non si tratta quindi di una intelligenza saggia, quella moderna, ma tendenzialmente nozionistica, non è l'era della conoscenza, ma de sapere, dove della prima è ricercata l'estetica e non l'essenza".
Voglio chiudere questo lungo post con un pensiero di  Albert Einstein, che non poteva certamente mancare visto l'argomento, che nella sua estrema sintesi, rara capacità appartenente solo agli Eletti, chiarisce ciò che dovrebbe essere la stella polare della conoscenza:
"La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso". 



giovedì 8 febbraio 2018

JAPAN'S FIRST LADY ABDUCTED BY ALIENS

Il 2 settembre 2009 la moglie del Primo Ministro giapponese rilascia una incredibile dichiarazione alla stampa, ovvero che circa 20 anni prima lei è stata rapita dagli alieni e portata sul pianeta Venere (segue testo stampa in inglese ed in italiano pubblicato su alcuni siti all'epoca dell'esternazione):

But it is her extraterrestrial experiences that have triggered an avalanche of media coverage her husband could never hope to match. In a book entitled "Very Strange Things " I've Encountered, his wife has claimed that she was abducted by aliens as she slept one night 20 years ago, then whisked off to the final frontier. "While my body was asleep, I think my soul rode on a triangular-shaped UFO and went to Venus," she wrote, adding: "It was a very beautiful place, and it was very green."



Ma sono le sue esperienze extraterrestri che hanno innescato una valanga di copertura mediatica che suo marito non avrebbe mai potuto sperare di eguagliare. In un libro intitolato "Cose molto strane" che ho incontrato, sua moglie ha affermato di essere stata rapita dagli alieni mentre dormiva una notte di 20 anni fa, quindi si è diretta verso l'ultima frontiera. "Mentre il mio corpo dormiva, penso che la mia anima abbia cavalcato un UFO triangolare e sia andato su Venere", ha scritto, aggiungendo: "Era un posto bellissimo, ed era molto verde".

Recentemente in una serie (Enigmi Alieni)  in onda su History Channel, che seguo da qualche anno, durante una puntata dedicata al popolo giapponese (che ho sempre ritenuto alieno al genere umano che abita il pianeta Terra) mi sono imbattuto in queste considerazioni che ho registrato:




Ora, da qualunque punto di vista si voglia valutare quanto ha dichiarato una donna così tanto esposta   a livello politico e mediatico come, appunto, la First Lady giapponese e di come il popolo giapponese lo abbia preso per vero, quello che resta è il mistero che avvolge una nazione che vive una dimensione estranea a tutte le altre che popolano il nostro pianeta. Una nazione con conoscenze aliene a tutte le altre, dove il futuro ipotetico per gli altri per loro è già passato, dove la tecnologia in uso evolve ad un ritmo insostenibile per l'umana specie, dove tradizioni millenarie costituiscono la base inalienabile per sostenere le generazioni future, dove la parola data conta più di ogni altra cosa tanto da doverne rispondere onorandola fino al costo della vita stessa di chi la proferita. Cosa facciano e come riescano a farlo non è dato saperlo, così come non è dato sapere come riescano a tenere segreta la loro incommensurabile conoscenza scientifica legata indissolubilmente alle loro credenze religiose politeiste. Devono per forza di cose avere riferimenti in un posto lontano, molto lontano se Venere per loro è così vicino ... o no?

domenica 4 febbraio 2018

CHE DIRVI?

A volte è molto difficile esternare i propri sentimenti, si rischia quasi sempre di cadere nella retorica del sentimentalismo o peggio ancora nel socialmente dovuto come aspettativa del prossimo; è un esercizio difficile pur conoscendo tante parole, anche se in effetti ne occorrono in realtà molte poche, quelle giuste direi.
Da qualche tempo i social network sono entrati nel nostro uso quotidiano più o meno frequente; per quanto mi riguarda accedo a Facebook (l'unico che uso) ogni giorno, a volte per un minuto a volte per tempi più lunghi, comunque nel corso della giornata ogni tanto apro la mia pagina per leggere o per postare qualcosa, un pensiero, una foto, un video ... mi rilassa, mi diverte, mi tiene aggiornato, mi permette di condividere esperienze anche, e sopratutto, con persone che vedo raramente.
Oggi compio 51 anni e non posso nascondere che leggere i tanti messaggi di auguri che ho ricevuto su FB, come ogni anno, ha reso questo giorno speciale come il sorriso che lo ha accompagnato da quando mi sono svegliato ad ora che sto cercando di scrivere di questo (con molta difficoltà, lo ammetto).
Stamattina mentre camminavo immerso nello splendore spirituale del bosco dei Cappuccini, luogo magico, misterioso ed esoterico, rimuginavo su come un incorporeo sistema digitale potesse restituirti un senso di appartenenza così radicato e se questo fosse mai passato nella testa di chi lo ha progettato e reso fruibile a tutto il pianeta.
Ad un certo punto della vita gli impegni diventano così invasivi ed ineludibili che lasciano alla socialità un tempo da dedicare veramente esiguo e che quindi, in ragione di ciò, le persone che è possibile frequentare con una certa assiduità si restringono per forza di cose; il social network, per quanto incorporeo ed immateriale, invece ci permette comunque di restare in contatto con un numero più ampio delle stesse. Osservato da questo punto di vista, il sulfureo ed etereo susseguirsi di post nella pagina condivisa acquista un certo valore relazionale, stimabile in ragione dei rapporti costruiti e mantenuti nel corso della nostra vita. Pur nella mia follia esistenziale rappresentabile in un diagramma cartesiano con picchi estremi ascendenti e discendenti, quindi quasi mai stabili, il social network riesce comunque a farmi tenere vivi rapporti relazionali di vario genere, che come ho avuto modo di descrivere nel post Anno Zero, mi sorprendono ogni volta che mi trovo a farci sopra una qualche considerazione.
Si, lo so, quando prendo il coraggio di esternare un qualche mio assurdo pensiero la mia instabilità mentale si palesa come inequivocabile ed inappellabile ... forse è per questo che vi voglio bene ... GRAZIE ...

martedì 30 gennaio 2018

ANNO ZERO

Il mio periodo trascorso da anacoreta, fortemente voluto come esperimento sociale, sta per concludersi domenica prossima 4 febbraio 2018, giorno nel quale compirò 51 anni. Prendendo i miei 50 anni come riferimento per un bilancio della mia esistenza, ammesso sempre che questa che credo realtà lo sia a tutti gli effetti, cosa di cui dubito sempre più, ho trascorso un anno quasi in isolamento, limitando al necessario la mia socialità, ristretta alle persone per cui nutro affetto, a rare uscite da casa, a parte quelle necessarie per recarmi al lavoro, e a comunicazioni tramite social network e blog. L'esperimento, successivo a quello nel quale non ho usato per il mio cellulare più o meno per lo stesso periodo, teso ad una valutazione sull'impatto nelle relazioni di assenze prolungate dalla scena per così dire pubblica, ha confermato quanto emerso dai miei studi sociologici inerenti la necessità di una presenza fisica nelle relazioni e quanto questa possa essere sostituita da una presenza virtuale, ovvero tramite mezzi di comunicazione (telefono, internet, messaggi fatti pervenire da terzi): la mia idea di un egocentrismo oramai ineludibile delle relazioni sociali è stata così confermata tramite esperimenti empirici, ovvero condotti sul campo, come si suole dire in ambiente didattico.
Le relazioni che ognuno di noi mantiene, a vario titolo, ruotano necessariamente attorno alla nostra disponibilità alle stesse, ovvero a quanto tempo vogliamo e/o possiamo loro dedicare; in sostanza i nostri contatti sociali dedicheranno il medesimo  tempo a interloquire con noi che noi dedichiamo a loro, con la medesima intensità affettiva che noi riversiamo nelle stesse. Il tempo che trascorre fra due contatti risulta ininfluente partendo da una scala di un solido legame fra le due persone fino a divenire influente, ovvero proiettato all'abbandono, in caso di legami non solidi, volatili, di convenienza: ciò può sembrare scontato ma in effetti non lo è. In questo lasso di tempo, circa due anni, ho visto consolidarsi legami che credevo meno solidi e crollare legami che ritenevo invece inossidabili, travolti dalla mancanza fisica vissuta come distacco considerata, invece, nel caso opposto come componente aggiuntiva alla relazione affettiva. Ho compreso che la stima di una relazione affettiva è molte volte sopravvalutata ovvero sottovalutata in proporzione a quanto noi crediamo in essa, molte volte commettendo un errore di valutazione dovuto a vari fattori tra i quali il principale è il tempo: da quanto ci si frequenta in realtà non incide nella solidità del legame se le frequentazioni visive divengono rarefatte. Ciò che incide è solo quanto il legame fosse (sia) veramente affettivo, qualità che potrebbe sorprendere per quanto sia così poco rinvenibile fino a contarsi, come si suol dire, con i diti di una sola mano. Già, e ci voleva così tanto a comprenderlo? si potrebbe obiettare: ma in effetti io non sono così perspicace e intuitivo come sembra, e quindi mi occorre tempo per le mie considerazioni, che tendo a fare in senso generale e non come valutazione specifica delle persone con le quali mi relaziono e di cui nutro affetto aprioristico. Cosa mi resta dopo tutto ciò? Che quello che sembra molte volte non lo è, e che nulla deve darsi per scontato in termini di relazioni, che restano volubili ed ancorate ad aspettative non sempre conciliabili fra gli interpreti delle medesime. Anno zero ... magari mi è venuta voglia di innamorarmi ...

venerdì 24 novembre 2017

ANA - NON DIRE NULLA


(SERIE ANA - EPISODIO UNDICI)

Qué es poesia?,
dices mientres clavas
en mi pupila tu pupila azul;
Qué es poesia!
Y tù me lo preguntas?
Poesia ... eres tu

Alla sua domanda rispondo così, con questi versi che mi tornano in mente d'improvviso, letti in una raccolta di poeti di lingua spagnola, credo, anche se non ho la minima idea di chi li abbia scritti; altro non ricordo.
Mi guarda con una dolcezza infinita, poi mi accarezza nel cuore di questa notte che sembra perfetta per noi due, posando infine le sue labbra sulle mie in un tocco leggero, quasi impercettibile; mi sorride, chiude gli occhi, li riapre, sembra prendere fiato per dire quello che vuole dire, anche se è perfettamente conscia che lo so anche io quello che sta per dirmi.
Se due rette parallele si incontrano in un punto chiamato infinito quel luogo ipotetico può essere solo rappresentato dall'amore, su questo non ho più il minimo dubbio; che l'incontro generi un nuovo teorema non posso dimostrarlo, né credo sia possibile.
La strada è deserta, le flebili luci dei lampioni sembrano bagnarla, gli alberi ai suoi fianchi le fanno da cornice, mentre le macchine parcheggiate conferiscono profondità a ciò che vediamo: un De Chirico sconosciuto da battere all'asta per milioni di euro.
Mi guarda di nuovo dopo la sua apnea; una lacrima percorre il suo viso; posso ascoltare il suo cuore in tumulto.
- non dire nulla, ti prego. vai e non voltarti, segui il tuo destino. non voglio che tu mi veda piangere. ti amo, ti amo come non ho mai creduto fosse possibile, come ho sempre sognato. vai e non voltarti. quando quella notte i nostri occhi si sono incontrati ho avuto subito chiara la sofferenza cui andavo incontro rivolgendoti la parola, ma non potevo non farlo. ti amo e ti amerò per sempre, anche se è così difficile da spiegare: sei la mia droga, il mio credo, la mia fonte di vita, sei ragione e sentimento, passione e ideale, l’altra metà del mondo, il sorriso che mi ha riportato in vita. vai e non voltarti, non voglio che tu mi veda piangere. ti ho aspettata e ti ho incontrata e ogni minuto che ho passato con te è stato così denso e vivo da ripagarmi. è stato fantastico. ma ora vai, non trattengo più le lacrime. se c'è un prezzo da pagare per aver avuto il privilegio di vivere tutto questo accetto di pagarlo, i soldi li ho. ti faccio dono il mio amore Ana, di tutto l'amore che mai credevo di poter essere capace di provare. fanne tesoro. ora va, ti prego, senza dire nulla. si, sto piangendo, sono solo un uomo Ana, solo un uomo che ama una donna ...


giovedì 23 novembre 2017

ANA - DELIRIO & SPIRITUALITA'


(SERIE ANA - EPISODIO DIECI)


Ana mi telefona e mi dice che ha mollato il ragazzo e che vuole vedermi; io le dico "mi dispiace", ma sappiamo entrambi che sto spudoratamente mentendo. Mi da un appuntamento assurdo, all'una di notte devo andare a prenderla in un posto ancora più assurdo dell'orario, al Serpentone del Nuovo Corviale alla Portuense, noto per il palazzo lungo un chilometro, emblema e delirio di un certo tipo di architettura contemporanea (credo sia degli inizi anni 70) tesa all'agglomerazione delle più disparate individualità fluttuanti dell'enorme e desolata periferia romana; è li ad una festa, dice, pur se fatico a immaginarla in un qualunque appartamento di quel posto, ma essendo curioso per natura e non essendoci mai stato per nulla al mondo mi perderò questa opportunità.
Sono le undici ed un quarto, non conoscendo la strada per arrivare in quel posto remoto accendo subito il pc per cercarla; studio la cartina, la memorizzo ed esco. Opto per arrivarci dal GRA, ma confondo l'uscita e mi perdo; percorro così una strada illuminata ma deserta, finché non mi imbatto in un tipo fermo accanto ad una macchina sulla strada; mi fermo e gli chiedo se ha la minima idea di come arrivare dove devo andare: in un raro colpo di culo mi dice che sono molto vicino e mi indica la strada più breve e sicura per arrivare. Bene, gli dei sono con me, è di sicuro una serata propizia penso mentre mentalmente annoto tutto quello che mi sta dicendo il loro portavoce sul pianeta terra.
Quando dalla strada mi si appalesa il serpentone cado subito preda di uno stato ansiogeno, dovuto al buio, all'ora, al deserto che percorro, all'allucinante struttura che sfila alla sinistra del finestrino della mia macchina. Mi fermo in un piccolo spazio a ridosso di quello che sembra un marciapiede e la chiamo; è l'una di mattina meno dieci minuti. Mi dice che è in strada, più avanti; riparto in una specie di catalessi protettiva e dopo due minuti che sono sembrate due ore la vedo che mi cammina incontro: sembra tranquilla mentre agita la mano per farsi notare, come se ce ne fosse bisogno visto che non c'è l'ombra di un essere umano, o qualcosa che gli si avvicini, in giro. Entra in macchina sorridendo, per prendersi gioco di me, credo, visto che sa benissimo quanto possa essere agitato nel trovarmi lì, nel posto più lontano dalla mie fantasie sul dove rivederla dopo tutto questo tempo.
Mi dice di andare a casa sua, che è stanca, che la festa era una palla, c'erano solo gay amici del suo amico gay, cioè lei era l'unica donna biologica ed è stata ignorata per tutto il tempo che è restata la; non so perché ma la cosa non mi sorprende.
Dopo circa quaranta minuti trascorsi in macchina in una specie di trance emotiva derivante dal non sapere cosa dirci arriviamo sotto casa sua. Spengo la macchina ed accendo una sigaretta, mi stringo nel giubbotto per il freddo e poi la stringo a me. Lei appoggia la testa sulla mia spalla e ce ne restiamo lì, abbracciati, muti, con pensieri diversi.
Ana sta correndo incontro al suo destino, indecisa sul da farsi, ma volenterosa, Ana sa fare tante cose,  ma secondo me non ne sa  fare una  veramente bene. Giochicchia con le sue capacità, si trastulla, sperimenta, ma non riesco a vedere nelle cose che fa un tocco di  genialità, di estroversione.
Non sembra capace di rendere unico quello che crea, forse è troppo proiettata su di  lei, forse dovrebbe  aprirsi di più con  il mondo che la circonda, o forse più semplicemente la sua visione è proiettata in una dimensione che non  riesco a  percepire, come se fosse occultata da una nube sempre sul momento di schiarirsi; ma riuscirà nel suo intento, ne sono sicuro.
E' comunque in questi inspiegabili momenti che sono veramente felice, averla vicina e lontana nello stesso folle momento, sull'onda del soffio leggero che percorre il mio cuore quando la stringo a me, caduco e saldo senza soluzione di continuità pur se apparentemente immortale.
- sono proprio felice di vederti. I suoi grandi occhi neri esaltano  il suo viso bianco, vampiresco.
- sai non è stato un gran ché con lui. ero certa che mi avrebbe coinvolta di più. mi piaceva molto. I suoi capelli sembrano come impazziti sulla sua testa, sembra una medusa, una nera medusa andalusa.
 - abbiamo passato bei momenti ma la situazione non decollava. Le sue braccia scoperte sembrano quelle di  un lottatore.
 - poi persa nell' eremo in cui mi sono cacciata mi sono ancora più depressa. Le dita di entrambi le sue mani calzano anelli d'argento.
- e volevo vederti. parlarti. sentire la tua risata. passare qualche ora con te. ora lavoro, in un locale nuovo. faccio quattro serate a settimana. mi servono soldi. Le sue gambe che escono dalla gonna corta  che indossa mi ricordano donne di altri tempi. Sono robuste, volitive.
- e tu?




lunedì 20 novembre 2017

ANA - APPUNTI SUL MIO DIARIO


(SERIE ANA - EPISODIO NOVE)
           

Tutto sembra muoversi e restare fermo nello stesso tempo con Ana; è una considerazione banale, me ne rendo conto, ma per quanto mi sforzi non riesco a farne una migliore ora. Gli accadimenti della vita vanno accettati per come vengono, cercare di modificarli forzando le situazioni mi è sempre apparso un inutile quanto vanitoso sforzo; ognuno di noi su questa terra deve compiere un suo percorso prestabilito, e quando le strade da percorrere non sono più parallele non resta che prenderne atto.
Certo, per quanto mi riguarda mi rode il culo, ma sinceramente tutto ciò è anche abbastanza divertente: la vedo una volta ogni tanto e ogni tanto ci facciamo delle magnifiche scopate; quello che resta è buono per riempire le mie giornate vuote o le depressioni post notti alcoliche.
Provare un sentimento per qualcuno resta a volte una necessità non sempre procrastinabile all'infinito, anche a costo di soffrirne; può essere sufficiente del resto anche solo idealizzarlo, facendo finta di aver incontrato la donna che hai sempre desiderato, per perdersi nel fuoco fatuo della magnificenza di quello che potrebbe essere. Adularsi nella sontuosità di un rapporto ineguagliabile, perdersi nell'estasi catatonica del tutto per lei: si penso che l'amo, ma poi, nella realtà dei fatti, me ne dimentico spesso. Poi mi ritorna in mente, ma subito dopo torno a sentirmi solo; poi sto bene con lei, poi che cazzo dai, poi quell'insieme di cose che non si riescono mai a spiegare, poi che cazzo si crede di essere, e poi, e poi, e poi ... Credere sempre di avere un'altra possibilità, questo è realmente importante; se per sopravvivere agli tsunami che ciclicamente scuotono la tua anima già irrequieta di suo ti aggrappi al primo legno che trovi sparso nell'oceano del tuo piccolo mondo, beh è umano, no? Ora intanto per me è importante, quindi devo cercare di tenerla vicino, quando finirà e avrò bisogno di un'altro legno per tenermi a galla il fato me lo farà avvistare fra le onde alte e fredde; quello che conta è non lasciarmi annegare.
Un'altra possibilità, sempre e comunque, fino al giorno che  il mio culo brucerà all'inferno, pur se anche là potrei avere la mia possibilità; questo non devo dimenticarlo mai.
...

Ana è depressa, vuole stare sola, quando la sento al telefono è intrattabile, penso che live sarebbe anche più virulenta, infettiva se mai ciò fosse possibile. Mi racconta di essere insoddisfatta, di non piacersi più; un altro giorno mi dice che forse parte, un altro ancora che forse ha bisogno di una relazione stabile con. Ieri mi ha propinato la storiella che forse si isola troppo, che forse dovrebbe cambiare; sembra che quando mi parla dia voce ai miei pensieri piuttosto che ai suoi. Forse siamo troppo simili, per questo non può funzionare: lei sembra la versione femminile di me, e questa cosa mi destabilizza in un modo che non riesco nemmeno a descrivere, anzi a volte sinceramente mi terrorizza.
...

Oggi mi ha chiamato per dirmi che ha conosciuto un tipo e che lo sta frequentando da qualche tempo. Volevo dirgli "pensi che non lo sapevo?", ma me ne sono astenuto, la conversazione sarebbe divenuta gargantuesca, impossibile da gestire telefonicamente, se non altro per i costi dei nostri rispettivi gestori telefonici. Mi ha raccontato di lui, ma questa parte voglio subito dimenticarla, quindi non me la scrivo, sperando che quando rileggerò questa pagina non ne avrò il minimo ricordo. Mi ha anche detto che vorrebbe vedermi, per parlarmene; io gli ho risposto che in questo momento la mia agenda è molto fitta (chissà perché ho usato questa frase così formale, mah ...), ed ho chiuso la telefonata assicurandogli che troverò un paio d'ore per vederci; lei mi ha salutato facendomi le fusa e dicendomi di volermi bene, per quello che vuol dire a questo punto della nostra storia.
Ora sono qua che rimugino indisturbato sugli ultimi accadimenti della mia vita, cercando di rimescolare le carte predittive del mio futuro, appeso alla sottile speranza di lasciarmi alle spalle le scorie radioattive di questo ultimo periodo, né felice né infelice: transitorio, ripetitivo, noioso ed evanescente.
I will survive ...
           


venerdì 17 novembre 2017

ANA - CERTI GIORNI NON FINISCONO MAI


(SERIE ANA - EPISODIO OTTO)
           
Dopo due mesi di conversazioni telefoniche nel cuore della notte, fissiamo un appuntamento per andare a pranzo da qualche parte; giugno è alle porte e preannuncia un estate con temperature insopportabili.  
Alle undici sono da lei, a Porta Metronia, quartiere San Giovanni, parcheggiato di lato dove è posteggiata la sua auto, così le manterrò il posto per quando torneremo, altrimenti rischiamo di dover girare un ora per cercare un parcheggio.
Scende dopo una ventina di minuti che sono li, e seppur questa cosa di dover aspettare mi fa incazzare molto oggi mi lascia del tutto indifferente; mi saluta radiosa, deve aver dormito almeno quattro ore penso, ed io ricambio accordandomi sulla sua stessa nota emozionale.
Partiamo senza una meta precisa con lei alla guida (mai e poi mai mi lascerebbe guidare il suo gioiello) e fra amenità varie finiamo in un posto nell'alto Lazio, al confine con la Toscana; mentre cerchiamo di comprendere dove siamo un cartello con la scritta "agriturismo" ci libera della necessità di prendere una decisione su dove dirigerci per mangiare.
Dopo un paio di chilometri di strada sterrata percorsa a passo d'uomo per non compromettere l'assetto già di per se instabile della sua triumph finiamo in un grande spiazzale circondato da alberi che proiettano sulla strada bianca lunghe ombre; ne scegliamo uno per parcheggiarci sotto, quello più lontano dall'entrata di quella che probabilmente era una fattoria ora riconvertita, appunto, in agriturismo, anche se non c'è nessun'altra macchina. Mi dice di andare a chiedere se possiamo mangiare, mentre si accende una sigaretta appoggiandosi allo sportello della macchina togliendosi, nel contempo, il piumone tenuto nel viaggio percorso senza capotte.
Entro, chiedo, ottengo un tavolo e sono di nuovi fuori; mentre mi dirigo verso di lei un brivido di eccitazione inizia a farmi vibrare come una corda di chitarra da flamenco; ed eccola li, superba, estatica, invitante.
Un lungo  bacio le da la risposta che cercava, poi le sue mani iniziano a profanare i bottoni dei miei 501 neri mentre le mie accarezzano le sua cosce nude; poi le alzo il vestito, lei si gira senza dire nulla e in una frazione di eterno è a gambe larghe, piegata in avanti con le braccia tese sul cofano della macchina. Inizio a prenderla da dietro, con colpi regolari, ritmici; ho la testa all'indietro. Di fronte a noi c'è un grande prato, nel mezzo di due colline,  con tanti alberi intorno; sarà mezzogiorno, abbiamo un tavolo prenotato in questa parte di mondo e ora stiamo prendendo un aperitivo all'aperto. Adesso mi accompagna nel movimento, si lascia cadere verso il cofano, si rialza,  si volta a guardarmi, cerco di aumentare il ritmo aggrappandomi ai suoi fianchi,  i colpi diventano feroci, affamati, violenti, fermati alla fine dall'eclissi solare che oscura i miei occhi placando l'adrenalina in circolo nelle mie vene, conducendoci nell'eden terrestre di cui solo Adamo ed Eva hanno avuto il privilegio di godere, come la Sacra Bibbia ci insegna.
Nell'etero silenzio che all'improvviso avvolge il luogo mistico nel quale ci troviamo si alza, si abbassa il vestito ed infine si volta, mi bacia, mi abbraccia e come attratta da un angelo sospeso sopra di noi inizia a fissare l'azzurro denso del cielo, tappezzato da rade nuvole, bianche, come anime pure.
 Dentro Ana mangia con una certa voracità, mentre io la guardo sorseggiando un ottimo vino rosso d'annata; ha una pelle bianca, candida; i capelli sono arruffati e le cadono davanti gli occhi, che guardano in alto mentre rumina la carne favolosa che abbiamo ordinato per secondo.
Brilla di  una luce propria, particolare, morbida, ed io assorbo ogni singola goccia di questo giorno, partito bene dal risveglio, dell'ottimo umore di entrambi, disponibili, carichi, generosi, a briglia sciolta.
Dopo, nel giardino dietro la fattoria, ci teniamo per mano passeggiando, parlando a voce bassa ammiriamo estatici l'infinito gustando fino all'ultima goccia di quest'incantesimo che siamo riusciti a creare.  
Al ritorno le luci della città ci appaiono all'improvviso come un set cinematografico in cui stanno battendo l'ultimo ciak.
Un bacio lussurioso mi invita a salire al primo piano.
Certi giorni, per fortuna, non finiscono mai.