martedì 27 agosto 2019

STATO DI FATTO (ASSOLUTO) E STATO DI DIRITTO

Per quanto possa apparire contraddittorio e, forse, troppo esasperato, il concetto di legebis solutus sembra di nuovo in auge in un certo contesto politico sia della così detta destra che nell'impalpabile ed indefinibile sinistra.
L'ennesimo governo caduto, nato da un improbabile contratto sottoscritto da un partito radicato nel nord industriale allergico al potere politico stabilito a Roma e un esperimento sociale esploso, forse, inaspettatamente anche al suo ideologo, in maniera fragorosa alle elezioni politiche del 2018, ripiomba l'Italia nel periodo apostatico  del presidente Napolitano, che impedì nuove elezioni dalla caduta del 16.11.2011 dell'ultimo governo Berlusconi (IV) imponendo i governi Monti (16.11.11-27.04.13), Letta (28.04.13-21.02.14) Renzi (22.02.14-27.02.16), con il presidente Mattarella a farne le veci, in quanto eletto il 31.01.2015 eredita il governo Renzi per poi farlo transitare in quello di Gentiloni (tutti del partito PD eccetto Monti) fino al 01.06.2018 per assegnarlo, infine, al termine delle elezioni dello stesso anno allo sconosciuto Conte, primo caso di Presidente del Consiglio non autenticato da una volontà popolare.
Ora che l'improbabile Governo Lega-5Stelle è caduto (anche se paradossalmente il fondatore del Movimento fosse più indirizzato verso politiche di destra che di sinistra), il presidente Mattarella cerca una soluzione che non contempli la consultazione popolare.
Su questo punto resto fermo  (come già avuto modo di scrivere nei post Eutanasia della Repubblica del 25.04.13 e G.N. e l'apostasia della  democrazia del 15.01.15) sull'idea che uno Stato di Diritto non può in alcuna maniera vedersi imporre alcunché che non sia stato legittimato dalla volontà popolare.
Uno Stato di Diritto può dirsi tale solo se se è in grado di assicurare il rispetto dei diritti del popolo e garantire un equo stato sociale, attraverso l'utilizzo dei principio della separazione dei poteri e di quello legalità.
In questo Paese è in corso una pericolosa deriva ideologica di cui si sono appropriate alcune élite, che facendo leva sulla ragion di stato si sono assoggettate il compito di decidere per conto del popolo; nel caso in questione, poi, oltre a questo, occorre anche sottolineare come anche il governo nato dalle elezioni sia stato una imposizione delle élite fatta passare come espressione di maggioranza.
Ora il presidente Mattarella ha dato inizio alle consultazioni e sta cercando di far credere che stia  valutando le possibilità di dar vita ad un governo formato dal PD e dai 5Stelle, già sottoscrittori di un contratto di governo con Lega stracciato con buona pace degli elettori; nella realtà la cosa è già stata decisa da tempo come è facilmente intuibile e le finte risse verbali di questi giorni sono solo ad uso e consumo dei giornali e per valutare le reazioni del popolo: così facendo  le élite avranno modo di consolidare ulteriormente la loro posizione, continuando a presentare facce pulite da esibire in TV (ad esempio Conte) ma vuotate di ogni contenuto di pensiero.
Ritengo che questa situazione sia in gran parte anche colpa nostra, che, forse, per assuefazione abbiamo iniziato a credere normali queste imposizioni che tutto possono riflettere meno che il concetto di democrazia (il presidente Mattarella è, in proposito, giudice costituzionale, e sa bene cosa sta facendo). Forse dovremmo riorganizzare i nostri pensieri e iniziare a rumoreggiare ogni qual volta i nostri diritti vengono calpestati in ordine a volontà estranee a quella popolare (in Spagna per le nostre stese condizioni hanno votato per tre volte). Uno Stato di Diritto è tale non solo per i principi  espressi ma anche e, sopratutto, perché chi lo vive e ne usufruisce dei contenuti lo comprende e vuole mantenerlo tale anche a costo di combattere. Ecco, forse è proprio questa voglia che sta scemando non solo nei nostri pensieri ma anche nei nostri cuori; "l'état c'est moi" è stato abbattuto da una rivoluzione; dovremmo considerare che forse sia giunta l'ora di affrontarne un'altra.

mercoledì 17 luglio 2019

SE VIVERE E' IL MEGLIO CHE CI SIA

(brano tratto da )
  Tropico del Cancro - 1934 - Henry Miller

Nell'aria c'è una sorta di sommesso pandemonio, una nota di violenza repressa, come se per l'esplosione che si aspetta occorresse l'avvento d'un ultimo minuto dettaglio, qualcosa di microscopico ma assolutamente non premeditato, assolutamente inatteso. In quella specie di semisogno che ti consente di partecipare ad un fatto pur restandone completamente estraneo, il minuto particolare che mancava comincia oscuramente ma insistentemente a coagularsi, ad assumere forma capricciosa, cristallina, come il gelo che forma disegni sul vetro d'una finestra. E come quei disegni di gelo che paiono tanto bizzarri, così liberi e fantastici, ma che tuttavia sono determinati da leggi rigidissime, così questa sensazione, che aveva cominciato a prender forma dentro di me, pareva anch'essa obbedire a leggi ineluttabili. Tutto l'esser mio rispondeva al dettato di un ambiente di cui mai prima di allora avevo fatto esperienza; quella cosa che io avrei potuto chiamare me medesimo pareva contrarsi, condensarsi, accorciarsi rispetto ai limiti vieti, usuali della carne, la cui periferia conosceva soltanto le modulazioni delle terminazioni nervose. E quanto più sostanziale, quanto più solido diventava il nocciolo di me medesimo, tanto più minuta e stravagante appariva la realtà vicina, palpabile, che mi si stava strizzando. Nella misura in cui sempre più io diventavo metallico, nella stessa misura si gonfiava la scena dinanzi ai miei occhi. Lo stato di tensione era ormai così perfettamente equilibrato che l'introduzione di una sola particella estranea, anche d'una particella microscopica,  diciamo, avrebbe squassato ogni cosa. Per una frazione di secondo, forse, io provai quell'estrema chiarezza che all'epilettico, dicono, è dato di conoscere. In quel momento io persi completamente l'illusione del tempo e dello spazio: il mondo spiegò il suo dramma simultaneamente, lungo un meridiano che non aveva asse. In quella specie di eternità, arrischiata come in punta al grilletto più sensibile di un arma, io sentivo che ogni cosa aveva la sua giustificazione, la sua giustificazione suprema; sentii le guerre dentro di me che s'erano lasciate dietro questa melma, questi relitti; sentii i crimini che bramavano di emergere domani in titoli cubitali; sentii miseria che si macinava da sé con pestello e mortaio, la lunga opaca miseria che sbava via nei fazzoletti sporchi. Sul meridiano del tempo non c'è ingiustizia; c'è soltanto la poesia del movimento, che crea l'illusione della verità e del dramma. Se in un momento qualsiasi, in un posto qualsiasi, uno si trova faccia a faccia con l'assoluto, allora si gela quella grande simpatia che fa sembrare divini  uomini come Gotamo e Gesù; la cosa mostruosa non è che gli uomini hanno tratto rose da questo mucchio di sterco, ma è invece che essi per una qualche ragione, debbano volere le rose. Per una qualche ragione l'uomo cerca il miracolo, e per ottenere questo egli è pronto a guadare un fiume di sangue. Si corromperà con le idee, si ridurrà un ombra,purché per un secondo soltanto la sua vita possa chiudere gli occhi all'orrore della realtà. Ogni cosa si sopporta: sfacelo, umiliazione, miseria, guerra, delitto, ennui nella fiducia che dalla sera alla mattina accada qualcosa, un miracolo, che ci renda sopportabile la vita. E intanto dentro di noi gira un contatore e non c'è mano che possa giungere a fermarlo. Intanto qualcuno mangia il pane della  vita  e ne beve il vino, un grasso sudicio bacherozzo di prete che si nasconde in cantina a gozzovigliare, mentre sopra, nella luce della strada, una moltitudine di fantasmi si sfiora con le labbra e il sangue è pallido come l'acqua. E dal tormento interminabile e dalla sciagura non può venir miracolo, nemmeno il più microscopico vestigio di conforto. Soltanto idee, idee pallide, estenuate, che bisogna ingrassare con la strage; idee che vengono su come la bile, che affiorano come le budella di un maiale quando si sventra la carcassa. 
E così io penso che miracolo sarebbe se questo miracolo che l'uomo aspetta in eterno si dimostrasse non essere altro che quei due stronzi enormi che il fedele discepolo molla nel bidet. E che, se all'ultimo momento, quando il tavolo del banchetto è imbandito, e strepitano i cembali, comparisse all'improvviso, del tutto senza preavviso, un vassoio d'argento su cui persino un cieco vedesse che non c'è niente più, e niente meno, di enormi pezzi di merda. Questo, io credo, sarebbe più miracoloso di ogni qualsiasi cosa l'uomo abbia mai desiderato. Sarebbe più miracoloso del sogno più pazzo perché chiunque potrebbe immaginarne la possibilità, ma nessuno la mai immaginata, né probabilmente la immaginerà mai più.
Non so come, la costatazione che non c'era più nulla da sperare ebbe su di me un effetto salutare. Per settimane e mesi, per anni, anzi per tutta la vita, io avevo atteso che qualcosa succedesse, un evento intrinseco che alterasse la mia vita , e ora all'improvviso, inspirato dall'assoluta disperazione d'ogni cosa, mi sentii sollevato, mi sentii come se m'avessero tolto dalle spalle un grande peso. All'alba lascia il giovane indù, dopo avergli scroccato qualche franco, quanto bastava per pagarmi una stanza. Mentre m'incamminavo verso Montparnasse decisi di lasciarmi andare alla corrente, di non fare la minima resistenza al destino, in qualsiasi forma si presentasse. Niente che m'era successo finora era bastato a distruggermi; nulla era andato distrutto, se non le mie illusioni. Io ero intatto. Il mondo era intatto. Domani poteva anche esserci la rivoluzione, l'epidemia, il terremoto; domani poteva non restare viva un'anima a cui rivolgersi per compassione, per aiuto, per fede. A me sembrava che la grande calamità già si fosse manifestata, che io non potevo esser più veramente solo che n quel preciso momento. Decisi che non mi sarei attaccato a nulla, che non avrei atteso nulla, che d'ora in poi non avrei atteso nulla, che d'ora in poi avrei vissuto come un animale, una bestia da preda, un pirata,un predone. Anche se dichiarassero la guerra e toccasse a me di andare, io afferrerei la baionetta per affondarla, affondarla fino all'elsa. E se stupro fosse ordinato, stuprato io avrei, con il massimo zelo. E proprio in quell'attimo, nell'alba tranquilla di un giorno nuovo, non era forse la terra vertiginosa di delitti e di miserie? La marcia incessante della storia aveva mai alterato, vitalmente alterato, un solo elemento della natura dell'uomo? DA ciò che egli chiama la parte migliore della natura, l'uomo è stato tradito, ecco tutto. Ai limiti estremi del suo essere spirituale l'uomo si ritrova nudo come un selvaggio. E quando trova, per modo di dire Iddio, allora è pulito e schietto: uno scheletro. Bisogna intrufolarsi nella vita per mettere su carne. Il mondo deve diventare carne; l'anima ha sete. Su qualunque crosta mi si fermi l'occhio, io voglio piombarci sopra, e divorare. Se vivere è il meglio che ci sia, allora voglio vivere, a costo di diventare cannibale. Finora ho cercato di salvare la mia pellaccia preziosa, ho cercato di conservare i pochi pezzi di carne che mi nascondono le ossa. Ne ho abbastanza. Ho raggiunto i limiti della sopportazione. Son con la schiena al muro; non posso ritrarmi più indietro. Per ciò che riguarda la storia sono morto. Se è rimasto qualcosa più in là, dvrò balzare indietro. Ho trovato Dio, ma è insufficiente. Io sono morto spiritualmente. Fisicamente sono vico. Moralmente sono libero. Il mondo da cui mi sono staccato è un serraglio. Erompe l'alba su di un mondo nuovo, una giungla in cui gli spiriti magri vagano con artigli aguzzi. Se io sono una iena, sono una iena magra e affamata: vado a ingrassarmi.

venerdì 3 maggio 2019

QUARANTA GIORNI CIRCA

Esiste realmente la possibilità di incontrare la donna che hai sempre sognato? Dopo tutte le volte che mi ero posto questa domanda ero arrivato alla conclusione che no, in effetti, non lo credevo possibile. In fondo sogniamo proprio quello che la realtà non ci propone o comunque non crediamo possibile che si avveri. Già, proprio così, i sogni sono belli, forse, proprio per questo. Ma poi un giorno entrando in un locale ti imbatti in una ed il primo pensiero che ti salta in testa vedendola è più o meno questo: "e questa chi cazzo è?" Ma tutto sembra finire lì, su quell'assurdo e scurrile pensiero, frutto, ti sembra, più della tua idiosincrasia ad avere rapporti con l'altro sesso piuttosto che essere riferito ad una persona che per una qualche ragione ti ha colpito. E così, sul momento, te ne fotti, e continui a far scorrere la tua vita come se nulla fosse accaduto. Ma poi tornando nello stesso posto ogni volta che la vedi quella domanda retorica ti continua ad assillare e lì per lì cerchi di non darci peso, forse come retaggio nostalgico e profondamente egoista della tua splendida, in apparenza, solitudine. Ma poi il suo volto inizia ad apparirti in ogni momento delle tue monotone giornate sempre uguali a se stesse, così identiche da sembrare di vivere in un video gioco piuttosto che nella vita reale; ma poi, a pensarci bene, che cos'è in effetti veramente reale? E mentre il tempo scorre, ed ogni tanto torni in quel posto in cui lei lavora inizi a pensare che forse e questa chi cazzo è non esplica in maniera chiara il tuo pensiero, non lo chiarisce, non la rappresenta. Inizi, allora, a porti delle domande che per ovvie ragioni non possono avere una risposta se non tenti di approfondire la sua conoscenza. Ma seppur pacifica questa considerazione entra in contrasto con il tanto tempo che hai trascorso in solitudine, e per una qualche ragione cerchi di convincerti che si tratti, a tutti gli effetti, solo di un estremo momento di debolezza. Poi capita che per ragioni estranee alla tua volontà non la vedi più per un lungo tempo, ma lei resta nei tuoi pensieri in un modo che mai avevi provato prima. E tutto ciò ti rende nervoso, perché proprio nel momento in cui credevi di essere impermeabile ad ogni sentimento che potesse avvicinarsi, minimamente, a ciò che gli umani chiamano amore quella fiamma inizia a scaldarti, ed il fastidio provocato dal suo pensiero sembra bruciare nello zampillare di quel fuoco che divampa in te senza che tu possa minimamente controllarlo. Poi capita che una sera nel locale tenti di dirglielo. Poi capita che non ci riesci. Poi capita che il giorno dopo ci riprovi. E lo fai recitando come fossi su di un palco teatrale, forse solo per vincere la tua paura di un rifiuto, o peggio, che possa mettersi a ridere. Ora che scrivo queste righe sono trascorsi circa quaranta giorni da quel momento; quaranta giorni che hanno capovolto il mondo come lo conoscevo, o meglio, credevo di conoscere. Quaranta giorni circa per essere precisi; ma la sostanza non cambia: quello che è cambiato è tutto il resto. Ora stiamo assieme. Quella folgorazione che credevo possibile solo nei film ha colpito noi, ed ora so che è possibile innamorarsi a prima vista. E questa chi cazzo è oggi ha una risposta: è la donna che amo. Altre parole non servono, anche perché per quante ne conosca non sarebbero mai abbastanza per descrivere quello che provo da quando la frequento. Ti amo. E questo è quanto. Quello che posso dirti, ora, amore e che è vero, non succede solo nei film ...

lunedì 8 aprile 2019

LA LINEA


Let it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
         Let it roll, all night long
...

Un ottimo chitarrista suona un'ottima Roadhouse Blues dei Doors accompagnato da un buon vocalist nel piccolo locale pieno di gente in questa domenica sera di inizio primavera; c'è una ragione perchè io mi trovi qui ora, e la cosa mi eccita ed impaurisce nello stesso tempo ma non potevo non esserci.
Quando ho ricevuto il suo messaggio che c'era ottima musica da ascoltare nel posto in cui lavora,  per una qualche misteriosa logica esoterica mi sono ritrovato sospeso fuori dal mio appartamento nel nero pece di una notte senza stelle e sempre per la medesima logica mi sono trovato a riflettere che, a volte, tra avere tutto ciò che un uomo possa desiderare e avere la possibilità di vedere ogni giorno il sorriso più bello che essere umano abbia mai visto sul pianeta, beh non ci sia alcuna possibilità di scelta ... ed ecco per cui ora io mi trovi in questo posto seduto davanti a lei: per il suo inarrivabile sorriso.

Bevi qualcosa? 
si
Bevi qualcosa?
si 
si, ma che cosa? 
cosa vuoi che io possa bere?
il solito ...
gia ...

 Avrei potuto continuare a rispondere si alla sua richiesta per un tempo infinito solo perché smarrito nei suo occhi e vinto dal suo modo ridere nel pormi una domanda di cui conosceva in anticpo la risposta;  ecco questo è lei: un nonsenso temporale che mi trascina dentro gli sterminati confini di un nonsenso estetico.
Mentre la musica continua sulle note di Fly Away di  Lanny Kravitz  ed a me viene voglia di ballare, la luce che prorompe dai nostri occhi s'interseca ripetutamente frantumandosi ogni volta in cristalli colorati che si disperdono sul pavimento per poi materializzarsi magicamente di nuovo all'interno delle nostre anime, travolte, infine, dal drum circle che ora stanno suonando un decina di persone comparse all'improvviso nel locale o forse qui da quando sono entrato, ma capirete che ora questo particolare per me non è di alcun interesse.
Poi d'improvviso ci coglie un lungo silenzio; due calici allineati appaiono sul bancone del bar con lei pronta a riempirli con il vino che qualcuno ha richiesto, ed inizia a versarlo, lentamente, chinandosi, infine, per vedere ciò che io non riesco a capire: la linea ... mi dice, chiarendomi che sta cercando di versare in entrambi la medesima quantità di alcol.
La linea ... come perfezione ... come passione ...  ortodossia ... come un tutt'uno con lei stessa; ed è lì, in quel momento, che tutto mi è chiaro. Mi alzo, faccio leva con le braccia sul bancone e la bacio su entrambe le guancie salutandola mentre le lascio i soldi per pagare il mio drink.
Ora sono fuori e ogni emozione vissuta in quell'ora nel locale accanto a lei sembra liquefarsi nella quiete della notte; accendo una sigaretta e socchiudo gli occhi mentre li alzo verso il cielo liberandomi da ogni pensiero potenzialmente negativo.
D'improvviso il gingle che annuncia i messaggi wapp sul mio cellulare suona :"Non mi hai dato il tempo di chiederti ... dove mi porti martedi?  è il messaggio che leggo, ed è il suo; martedì è il giorno di chiusura del locale.
E' vero, a volte non c'è alcuna possibilità di scelta perchè quella che percorriamo non è niente altro che una linea retta verso un punto chiamato infinito ...





mercoledì 3 aprile 2019

REPRESSIONE E DINTORNI


 L’attacco a qualsiasi forma di “aggregazione sociale” attraverso la negazione di tutte quelle libertà, ritenute ormai acquisite e quindi consolidate,  la repressione che il potere, attraverso i vari livelli istituzionali, sta esercitando nel nostro Paese sembra davvero non conoscere limiti.
L’attacco alle libertà sindacali vedi diritto allo sciopero, la ghettizzazione delle persone migranti e dei poveri, la cancellazione del diritto non solo all’abitare ma alla cittadinanza attraverso leggi anticostituzionali (vedi art.5 decreto Lupi), la minaccia di chiusura di tutti gli spazi sociali nei quali l’aggregazione rappresenta  il comun denominatore, la demolizione sistematica della scuola pubblica, il luogo dove nasce l’humus dell’idea e del pensiero, una informazione la cui funzione è rimasta soltanto nel nome visto che  il vero esercizio della stessa è quello non solo di disinformare, ma soprattutto di manipolare la realtà.
 Insomma un’azione repressiva a 360 gradi che parte da lontano, praticata in luoghi e situazioni insospettabili, come una sorta di prova generale che, spesso, ci ha visto distratti o comunque poco attenti rispetto a quei segnali che avrebbero dovuto metterci quanto meno in pre-allarme.
Già da qualche anno negli Stadi italiani, infatti, si sono svolte quelle  prove generali di cui sopra, si sono attuate pratiche che poi abbiamo visto espandersi  in tutti i settori aggregativi e sociali. Una omogeneità di pensiero delle classi dominanti è dimostrata dal sistema securitario inaugurato dal Ministro Minniti e portato oggi a compimento da Salvini (tutti sulla stessa barca o barcone …).
Il cambio di rotta da parte delle Istituzioni rispetto al luogo di aggregazione per antonomasia e più antico in assoluto, spesso usato dal potere per foraggiare il popolo e distrarlo dai problemi sociali, ha rappresentato l’apripista, il modello comportamentale da applicare in qualsiasi momento e in qualsiasi spazio di aggregazione della società civile, perché è chiaro che tutto ciò che rappresenta ancora qualcosa di autenticamente “popolare” fa paura e deve essere represso.
Cambia dunque la gestione del  cittadino/tifoso/lavoratore, controllato e oppresso  in ogni spazio sociale: il tifoso chiuso nelle quattro mura di casa a foraggiare il buissness delle pay tv; l’utente dei mezzi pubblici  perso nei meandri del proprio telefonino incapace di comunicare con chi gli sta intorno; il lavoratore precarizzato che vede nel prossimo solo il potenziale ladro del proprio incerto posto di lavoro e il lavoratore a tempo indeterminato che, grazie al concetto di “meritocrazia”, è attore più o meno consapevole della guerra tra lavoratori  ormai in atto.
            Lo stadio, lo spazio sociale e il posto di lavoro sono luoghi  di raduno di persone di diverse età, diverse estrazioni sociali, diversi orientamenti politici, luoghi che se vissuti con  un comune denominatore, creano aggregazione, solidarietà e soprattutto confronto, scambio di idee e di punti di vista.
            La comunicazione, l’aggregazione, il confronto e anche lo scontro potrebbero generare conflitto sociale e dunque ogni luogo potenzialmente “eversivo” da questo punto di vista deve essere abbattuto, ostacolato, arginato o chiuso.
           Cercare di scardinare, di dividere fisicamente il popolo  è la manifestazione inquietante dell’ esercizio repressivo da parte del potere, divisione che viene esercitata con un raggio di azione totale, se pensiamo appunto al Daspo cittadino quindi all’impossibilità di aggregarsi anche soltanto per puro divertimento: solo pochi giorni fà a Roma zona Trastevere nelle ore serali a qualche ragazzo che passeggiava chiacchierando è stato intimato da Carabinieri a piedi (ormai costantemente presenti nelle vie delle zone centrali) di “abbassare” la voce …
            Se sei dunque “lavoratore” devi considerare nemici i tuoi colleghi, se sei tifoso non devi “osare” di usare il tuo ruolo appunto da tifoso per pensare ad altre questioni sociali (pensiamo agli striscioni su Cucchi e Aldovrandi sistematicamente sequestrati), se sei studente non puoi avere l’ardire di uscire la sera e divertirti e, se lo fai, solo a bassa voce …
La tentazione di aprirsi ad un conflitto sociale è sistematicamente repressa attraverso i  tipici strumenti che hanno la funzione di spostare l’attenzione: “sicurezza e legalità”.
Oltre quindi alla “paura” , vecchio ma sempre efficace spauracchio per tenere chiusa in casa la gente, questa volta l’aggravante è costituita dalla cosiddetta “garanzia di legalità”…
            Uno strano modo di esercitare la legalità, una sorta di doppio binario attraverso il quale per esempio, sempre rimanendo a Roma, non si scioglie una Giunta Comunale inquinata  (neanche dopo l’arresto di De Vito) ma si chiude una curva di uno stadio all’interno del quale non si verificano da tempo  episodi di violenza .
            Una strana legalità quella di un Paese dove occupare una casa è diventato reato ed il falso in bilancio è, invece, prova di abilità e competenza professionale;  dove cambiare posto allo stadio prevede sanzioni pesanti ma dove la lotta all’evasione fiscale di fatto non c’è.
Una ancor più strana legalità che con il Decreto sicurezza di Salvini raggiunge il suo apice  laddove si istituisce di fatto il reato di “protesta”, visto che per presidi di lavoratori non autorizzati si rischia dai 2 ai 7 anni  quando per i reati dei colletti bianchi il massimo della coercizione è l’arresto domiciliare.
            In questo, solo apparentemente confusionario modello di società, in realtà appare evidente la determinazione a sradicare anche l’appartenenza che ognuno di noi sente verso una “classe sociale”.
            Infatti si tende a delineare la figura del brutto e cattivo che osa ribellarsi al sistema  avulsa dal suo essere comunque anche cittadino quindi studente o lavoratore o piuttosto pensionato se non disoccupato, e dunque contro chi lotta si possono fare leggi speciali, anti-costituzionali e fasciste relegando “chi dissente” e le classi subalterne in un ghetto ben preciso.
E forse qui si chiude il cerchio del disegno sociale che si va delineando: una società che tende all’esclusione sociale, con pochi ricchi i quali sicuramente non frequentano le curve degli stadi ma forse solo le tribune, che senz’altro non hanno la necessità di occupare case ma quella di essere il più possibile tutelati per eventuali “reati tributari”; gente che non ha bisogno del sussidio di disoccupazione o di migliori condizioni di lavoro ma piuttosto di essere assolti per disastri ambientali.
D’altra parte il “dividi et impera” ha sempre funzionato e se costruire una gabbia che chiuda l’individuo in tutti i suoi “ruoli sociali” potrebbe essere piuttosto complicato, scippare ad ogni singolo individuo la sua  trasversalità di cittadino  e confinarlo in un unico  profilo per poi annichilirlo, diventa un’azione repressiva a cui ci si dedica con metodo. Non c’è niente di occasionale nell’azione delle forze che oggi dominano la scena politica.
E forse la risposta potrebbe stare proprio all’interno di questa contraddizione, le nostre provocazioni e le nostre proposte dovrebbero essere trasversali alle classi sociali, dovremmo affrontare temi spiazzanti da questo punto di vista per essere di nuovo convincenti ed inclusivi … se il potere chiude e relega in spazi angusti, non solo fisici ma anche e soprattutto mentali, noi dovremmo essere e praticare altro.
   Tonino e Alessandra
     Osservatorio Represione 

                                                               














giovedì 14 febbraio 2019

SAN VALENTINO


Eravamo tre figli della terra che tentavano di decidere qualcosa nella notte e con tutto il peso dei secoli passati che si gonfiava nel buio davanti ai loro occhi. nell'apprtamento c'era una strana quiete. Io andai a dare un colpetto sulla spalla di Dean e gli dissi di andare da Marylou; e mi ritirai sul divano. Potevo dentire Dean sussultare freneticamente. Solo un tipo che ha passato cinque anni in prigione può arrivare a tali maniaci irreparabili estremi; implorare alle soglie della dolce sorgente, pazzo per la realizzazione completamente fisica delle origini della vita; cercare ciecamente di tornare da dove era venuto. Questo è il risultato degli anni passati a guardare film erotici dietro le sbarre; ad ammirare le gambe ed il petto delle donne sulle riviste popolari; valutando la durezza dei cancelli di ferro e la morbidezza della donna che non c'é. La prigione è il luogo dove si promette a se stessi il diritto di vivere. Dean non aveva mai visto in faccia sua madre. Ogni nuova ragazza, ogni nuova moglie, ogni nuovo bambino era un aggiunta alla sua desolante povertà. Dov'era suo padre? ... Il vecchio vagabondo Dean Moriarty il Lattoniere, che viaggiava sui treni merci, lavorava come lavapiatti nelle cucine delle ferrovie, inciampava, cadeva per terra pieno di vino nei vicoli, la notte, spirava infine su un mucchio di carbone, facendo cadere i suoi denti ingialliti a uno a uno nei fossati del West. Dean aveva tutti i diritti di morire della dolce morte di un completo amore per la sua Marylou. Io non volevo interferire, volevo solo seguire.

(ON THE ROAD - JACK KEROUAC)

giovedì 18 ottobre 2018

MITO & MITOLOGIA

Mito: Personaggio non reale; elaborazione fantastica di avvenimenti o persone reali, persona o fatto che sembra leggendario.
MitologiaStudio dei miti nelle singole religioni
(vocabolario della lingua italiana Zanichelli)

La narrazione così detta "mitologica" ci è stata propinata come tale da sempre; dagli dei mitologici greci e romani ai fatti narrati dai popoli vissuti nei millenni prima di Cristo: egiziani, sumeri, maya e quanti altri ancora.
Per una qualche ragione a noi ancora oscura negli albori dell'uomo, secondo il paradigma scientifico su cui si fonda la storia dell'umanità, il primo bisogno di questi popoli non appena inventato (o preferibilmente appreso?)  l'uso della scrittura non è stato quello di descrivere fatti realmente accaduti e di cui sono stati spettatori ma bensì di inventare di sana pianta storie incredibili (ai nostri occhi) di dei che condividevano con loro la vita quotidiana, ovvero con i quali interagivano e colloquiavano: ora, ne converrete, tutto ciò appare alquanto assurdo nonché più inverosimile delle storie tramandate.
Le recenti scoperte archeologiche e il nuovo paradigma scientifico, definito dai sostenitori di quello classico "eretico" come ogni nuovo pensiero che cerca la sua affermazione su quello in uso, che si sta formando sostiene invece come storici quegli stessi accadimenti che sino a ieri erano etichettati come fantastici: ciò, obiettivamente, ha un senso.
In sostanza tutto quello additato come mito costituirebbe per la scienza non eretica una sorta di fantascienza o fumetto ante litteram, qualcosa a metà tra Star Wars e Superman per intenderci; possiamo accettarlo visto che molti di quei racconti fantastici hanno costituito la base di molte delle religioni ancora oggi praticate? Direi proprio di no.
Le popolazioni abitanti sul nostro pianeta dall'inizio dei tempi non avevano nulla di primitivo, e le loro capacità razionali erano pari, se non superiori, alle nostre, come le loro conoscenze; può darsi che non fossero effettivamente terrestri di origine ma hanno comunque dato il via alla progenie umana che ha abitato, ed abita ancora, la Terra.
Il muro di omertà teso all'auto affermazione, nonché alla sua residua credibilità, della scienza fondata su principi ottocenteschi sta per essere abbattuto dalle nuove teorie e dalle nuove scoperte che si susseguono. Affermare ancora oggi che costruzioni incredibili siano state erette con funi e legni rotolanti per trasportare pietre che noi oggi non saremmo in grado di trasportare; continuare a sostenere ciò che non è più sostenibile, come le misurazioni del passaggio di stelle e pianeti fatte ad occhio nudo in alcuni casi ancora più precise di quelle effettuate ai nostri giorni con sofisticati sistemi di misurazione,  non solo è patetico, ma anche profondamente falso e fuorviante.
Esiste un limite a ciò che può essere accettato come imposizione culturale; se questo poi riguarda la storia dell'umanità questa violenza non può in alcuna maniera esistere. In fondo, a ben vedere, se fosse vero, come credo che sia, che l'uomo è il risultato di una manipolazione genetica effettuata da visitatori extraterrestri che l'hanno creato usando parte del loro dna, che ci sarebbe di male? Ciò non dovrebbe nemmeno avere riflessi su quella che definiamo religione, in quanto la questione di fondo resterebbe aperta: se loro hanno creato noi, chi ha creato loro?
Allora, perché continuare a negare ciò che è sempre più evidente? Oltre a mantenere lo status quo nel quale muove, la scienza non eretica vuole volutamente nasconderci qualcosa?




THE NUANCE OF DREAMS IV - CONTEMPORARY ART

ROGUE SPACE, 508W
26th St, NEW YORK
from the 25 October - 1 november 2018


Press release - testo intro mostra - per gentile concessione di Rosi Raneri , art curator dell'evento

La ricerca sperimentale di ogni singolo artista presente in mostra si rivolge  all'osservazione della bellezza e della condizione propria del mondo artistico, di essere ai confini dell'esistenza, a metà tra la realtà ed il sogno per ritrarne ogni limite.Vogliamo presentare la bellezza dell'arte contemporanea e alcuni fulcri di incontro rappresentativi. Differenti scambi, richiami, echi di modalità espressive e singole identità artistiche (proprio come all'interno delle sfumature dei sogni, da cui prende il titolo la mostra) divengono e si esprimono come le parti affioranti, di congiunzione, che legano un frammento di sogno all'altro. Oltre al singolo stile dell'opera vogliamo analizzare l'aspetto rilevante di unione tra gli artisti, tale congiunzione scaturita proprio dall'intensità delle loro lontananze. Prendono vita opere così talvolta più iconiche, altre volte ad indagare le trame del reale in maniera più vasta e descrittiva, altre ancora  più rivolte alla ricerca di dimensioni quasi metafisiche che trascendono la realtà, come quasi se ogni artista divenisse una singola voce espressiva rappresentativa di un coro comune, di un'arte contemporanea attuale volta a cercare, seppur con forme diverse, una bellezza a volte irraggiungibile ma tuttavia ancora afferrabile, come stelle di una notte distanti e brillanti. Presentiamo inoltre il concetto di immigrazione (opera esposta in mostra) inteso come entità individuale o collettiva "Uno nessuno e centomila" proprio come i sogni hanno centomila prospettive, una luce bianca illumina la loro superficie e ne svela sempre differenti centomila, se vogliamo, possibilità interpretative. Ogni identità, ogni opportunità, ogni via di lettura, ogni strada diviene un sogno e le sfumature sono i collegamenti tra differenti visioni oniriche. Esistono incroci caotici tra queste differenti strade e letture e la collettività le tiene insieme e ne rappresenta la loro forza, proprio come nell'immigrazione acquisisce valore l'identità collettiva, il riconoscersi intorno ad un idea. Non è niente altro ciò che facciamo noi artisti, riconoscerci di fronte alla smisurata tonalità di assoluto e in qualche modo volerla manifestare.
Rosi Raneri - art curator

Exhibiting artists:

Stefania Alibrandi - Alessandra Baruzzo - Carla Battaglia - Roberto Bellucci - Flavio Bragaloni - Sara Twomey - Karl Gufler - Lalage Florio Hacker - Lufer - Yuri Perin - Barbara Monaro - Tapio Hirvonen - Stephan Mundi - Gisella Pasquali - Mascia Venceslao - Rebie Ramoso - Umberto Squarcia Jr - Peter Riss -  Caroline Tschumi - Hedi Maiman


mercoledì 3 ottobre 2018

GIUSEPPE FLAVIO - TACITO - PLINIO IL VECCHIO

GERUSALEMME 70-100 A.C. circa

"Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a prestar fede; e in realtà io credo che ciò che sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall'altra la conferma delle sventure che seguirono. Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione dei carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano la città. Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste, i sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno (di Gerusalemme) per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano: da questo luogo noi ce ne andiamo"

(Giuseppe Flavio - Guerra giudaica)

"Avvennero prodigi che quella gente schiava della superstizione, ma ostile ai riti non ritiene lecito espiare né con sacrifici né con le suppliche. Si videro nel cielo scontrarsi eserciti, rosseggiare spade e il tempio risplendere di subitanei bagliori. Le porte del santuario si spalancarono d'un tratto e una voce sovrumana esclamò che gli dei fuggivano: e nello stesso tempo un gran frastuono come di gente che fugge. Questo suscitò paura in pochi: nei più era la convinzione che negli antichi scritti dei sacerdoti si predicesse che in quel tempo l'Oriente avrebbe prevalso e uomini partiti dalla Giudea avrebbero conquistato il dominio del mondo. Per enigmi queste profezie annunciarono Vespasiano e Tito, ma il volgo, come è proprio dell'umano desiderio, interpretando a proprio vantaggio così grandi destini, neppure spinto dalle sciagure mutava parere per credere al vero".

(Tacito - Historiae)

GUERRE CIMBRICHE  (Umbria) 113-101 A.C. circa 

"Clangore d'armi e squilli di tromba furono uditi nel cielo, si riferisce, al tempo delle guerre cimbriche, e spesso anche in precedenza ed in seguito. Ma nel terzo consolato di Mario, quelli di Amelia e Todi scorsero armi nel cielo scontrarsi fra loro, venendo da oriente e occidente. Che persino il cielo si infiammi, non ha nulla di stupefacente, e in effetti lo si è visto spesso, quando le nubi sono invase da un incendio particolarmente grande".

(Plinio il Vecchio - Naturalis Historia)

domenica 30 settembre 2018

IL POPOLO

1) Il complesso degli abitanti ordinati in un reggimento civile, di uno stato o di una città ...
2) L'insieme dei cittadini che costituiscono le classi economicamente e socialmente meno elevate ...
3) Insieme di uomini, accomunati da caratteristiche o elementi comuni, anche molto generici ...

Le tre definizioni sopra riportate riferibili alla voce "popolo" sono elencante nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli; perché farlo? Visto che in questi giorni in Italia la parola popolo è usata come mai accaduto prima ed in un modo che io non capisco,  ho voluto assicurarmi che conoscessi il significato della parola prima di esprimere un mio, modesto alquanto direi, pensiero sull'argomento.
A quale popolo fanno riferimento oggi i personaggi politici che governano l'Italia nonché i commentatori pubblici, ospitati cioè sui media, quando usano questa parola? Io, francamente, non sono riuscito a comprenderlo, ma ciò, evidentemente, deve essere riferito alla mia scarsa conoscenza della lingua italiana nonché alla mia difficoltà di capire il raffinato linguaggio usato dagli attuali politici, nonché dai commentatori di cui sopra.
Tuttavia, pur nella mia evidente ottusità, ho tentato, leggendo tutti i quotidiani che sono riuscito a comperare, di colmare questo vuoto per allinearmi al presunto pensiero corrente; ma essendo evidentemente non pienamente capace di apprendere concetti di così alto livello intellettuale, alla fine mi sono arreso: in parole povere, le uniche che conosco, non ho ancora capito quale sarebbe il popolo che beneficerebbe di quanto promesso in questi giorni dalla classe politica dominante; ho concluso che me ne farò una ragione.
Mi farebbe comunque piacere sapere, qualora fosse possibile, quanti in Italia hanno compreso a quale popolo fanno riferimento i dioscuri di cui sopra, ovvero in quale delle tre definizioni sopra riportate si identificano e perché; ma purtroppo la mia curiosità non potrà essere soddisfatta, per ovvie ragioni.
Mi resta così il dubbio che forse il termine "popolo" in questi giorni sia usato impropriamente negli slogan che riempono i media (questo oramai è divenuto il modo di comunicare) e che anche chi lo usa, e ne abusa, forse non ne comprende appieno il significato. 
La scienza e l'arte di governare lo Stato (la politica) ha raggiunto forse il suo punto più basso, in linea, sempre forse, con l'emorragia culturale che ha colpito il nostro paese (p minuscola); il bene comune non può mai essere confuso con il bene di alcuni (se mai ci fosse un bene per questi "alcuni", cosa di cui dubito profondamente) e quello che viene additato come "populismo", come ho scritto nel mio recente post "Del Populismo", in realtà non è altro che un "camminare a tentoni nella speranza che qualcosa cambi" ...
Del resto, nella mia profonda ignoranza, c'è un'altra locuzione in voga in questi giorni sui social che faccio fatica a comprendere (ovvero mi fa orrore): me ne frego ...

mercoledì 12 settembre 2018

DEL POPULISMO - NOAM CHIMSKY

Noam Chimsky (linguista, teorico della comunicazione e attivista politico) è stato intervistato da Fabrizio Rostelli per il Manifesto. Riportiamo uno stralcio dell'intervista che è possibile leggere per intero su Culture Club Albano Laziale.
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Domanda)

Negli USA e in Europa stiamo assistendo a un progressivo spostamento a destra di una grande fetta della classe lavoratrice. I media lo chiamano "populismo", ma non credo che questo sia il termine adatto. Da cosa è dipeso questo processo? Cosa dovrebbe fare la sinistra per recuperare terreno?

Risposta)

Porrei la questione un po' diversamente. I lavoratori si stanno rivoltando contro le élite e le istituzioni dominanti che li hanno puniti per una generazione. Oggi negli Stati Uniti, ad esempio, i salari reali sono inferiori rispetto a quando fu portato avanti l'assalto neoliberale a partire dalla fine degli anni 70', intensificandosi bruscamente sotto Regan e Thatcher, con prevedibili effetti sul declino del funzionamento di istituzioni formalmente democratiche. C'è stata una crescita economica e un aumento della produttività, ma la ricchezza generata è finita in pochissime tasche, per la maggior parte a istituzioni finanziarie predatorie che, nel complesso, sono dannose per l'economia.
In Europa è accaduto più o meno lo stesso, in qualche modo anche peggio, perché il processo decisionale su questioni importanti si è spostato sulla Troika che è un organismo non eletto. I partiti di centro-destra/centro-sinistra (democratici americani , socialdemocratici europei) si sono spostati a destra, abbandonando in gran parte gli interessi della classe lavoratrice.
Ciò ha portato alla rabbia, alla frustrazione, alla paura e al capro espiatorio. Poiché le cause reali sono nascoste nell'oscurità: deve essere colpa dei poveri non meritevoli, delle minoranze etniche, degli immigrati o di altri settori vulnerabili. In Tale circostanze le persone si arrampicano sugli specchi. Negli Stati Uniti molti lavoratori hanno votato per Obama, credendo nel suo messaggio di "speranza" e di "cambiamento", e quando sono stati rapidamente disillusi, hanno cercato qualcos'altro.
Questo è terreno fertile per demagoghi come Trump, che finge di essere la voce dei lavoratori mentre li indebolisce di volta in volta attraverso le brutali politiche anti-sindacali della sua amministrazione, che rappresenta l'ala più selvaggia del Partito Repubblicano. Non ha nulla a che fare con il "populismo", un concetto con una storia mista, spesso piuttosto rispettabile.
Al tempo stesso ci sono reazioni costruttive, come le campagne di Sanders e Corbyn, avvenute sotto il rancoroso attacco delle élite dell'establishment, in particolare nel Regno Unito dove quest'ultimo è insolitamente violento. Per quanto riguarda il continente, DiEM25 (Democracy in Europe Movement 2025) è piuttosto promettente ma affronta ostacoli rilevanti ...

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Non c'è molto da aggiungere alle parole dette da Chimsky, se non ribadire il concetto su questo blog più volte espresso della fine della democrazia come la conosciamo oggi e l'inizio di un era post-democratica il cui sviluppo è, per forza di cose, ignoto.  L'unica difesa resta il pensiero proprio, da tenere scevro da ogni condizionamento "social" o "media", mezzi di diffusione nei quali prevalgono "slogan" piuttosto che analisi reali di ciò che è. 
E' un compito arduo gestibile solo mediante l'autocontrollo, esercizio complesso ma divenuto ineludibile. Il nostro futuro non può restare appeso a moti dinamici predeterminati cui i programmatori attendono pazienti il fine che si sono preposti. Le carte sono in nostra mano. Vedere, o meno, un bluff significa portare a casa il piatto, ovvero il nostro futuro e quello dei nostri figli.

lunedì 10 settembre 2018

STAND UP FOR LIFE ONLUS - MISSIONE LUGLIO 2018 - DAL DIARIO DEL PRESIDENTE


Valentina Bargelli, Presidente della Onlus Stand Up for Life con la quale ho l'onore, nonché l'onere, di collaborare ha pubblicato il resoconto della missione svolta nel luglio 2018 in Madagascar di cui pubblico un estratto tratto dalla  pagina del suo diario personale ...

Il link per vedere il resoconto completo è il seguente: 

https://standupforlife.wordpress.com/2018/08/09/report-missione-madagascar-luglio-2018/


Report Missione Madagascar: Luglio 2018 


VORREI INIZIARE QUESTO REPORT CON UN TRATTO DEL MIO DIARIO CHE VOGLIO CONDIVIDERE CON VOI

“Ci sono emozioni che solo l’Africa può darti … si può piangere per gioia e stupore e un minuto dopo piangere di dolore … quel dolore che ti trafigge il cuore e ti fa sentire sconfitta. 
Sconfitta perché di fronte a tanta povertà forse niente può essere mai sufficiente, tutte queste vite che si mostrano ai tuoi occhi, tutte queste anime sul tuo cammino … 
Si, mai a nessuno dirò di no … 
I bambini sono angeli, esseri innocenti che hanno il diritto di poter vivere e sorridere. Quei volti inermi delle madri, rassegnate di fronte alla malattia del figlio sono per me ogni volta un pugnale nel cuore … Là sperduti nella brousse, forse dimenticati anche da Dio, chi può aiutarli? Ricorderò sempre quella bellissima fanciulla, 11 anni, nata in perfetta salute mi dice la madre … ma poi è stata a un passo dalla morte e dall’età di 4 anni è un vegetale. 
Ho pianto, perché la madre aveva fatto km per venire da noi e noi non abbiamo potuto darle una speranza per sua figlia. Ed è qui che ti senti sconfitta … ed è qui che provi quel dolore che ti trafigge il cuore. Il bimbo orfano di 7 mesi di soli 3,5 kg ci ha invece donato gioia e stupore quando solo dopo 2 giorni di cure e latte era aumentato di mezzo kilo. 
E ti domandi ma perché un paese così ricco di materie prime è così povero. Tutto è alla deriva:le strade, le capanne, ma soprattutto le “vite” sono alla deriva, con una natura in alcune zone così rigogliosa che è in totale contrasto con questa “deriva". 
Esistenze rassegnate a quel ciclo di vita: sorge il sole e nella miseria più vera aspetti che arrivi la notte, ma il giorno successivo sarà talmente uguale al giorno prima e al giorno prima ancora che rimani completamente inerme e con rassegnazione aspetti ancora il nuovo giorno. 
Ma in questo ciclo di vita non mancano mai i sorrisi dei bambini; nonostante la deriva intorno a loro, sorridono … sorridono per il piatto di riso ricevuto, per i vestiti nuovi donati, per la tua visita ... perché tu, dicono loro, sei colei che viene da lontano per salvare loro la vita. 
E allora tu non puoi altro che piangere dalla commozione e dirgli GRAZIE! 

Il Presidente
Valentina Bargelli