Esiste realmente la possibilità di incontrare la donna che hai sempre sognato? Dopo tutte le volte che mi ero posto questa domanda ero arrivato alla conclusione che no, in effetti, non lo credevo possibile. In fondo sogniamo proprio quello che la realtà non ci propone o comunque non crediamo possibile che si avveri. Già, proprio così, i sogni sono belli, forse, proprio per questo. Ma poi un giorno entrando in un locale ti imbatti in una ed il primo pensiero che ti salta in testa vedendola è più o meno questo: "e questa chi cazzo è?" Ma tutto sembra finire lì, su quell'assurdo e scurrile pensiero, frutto, ti sembra, più della tua idiosincrasia ad avere rapporti con l'altro sesso piuttosto che essere riferito ad una persona che per una qualche ragione ti ha colpito. E così, sul momento, te ne fotti, e continui a far scorrere la tua vita come se nulla fosse accaduto. Ma poi tornando nello stesso posto ogni volta che la vedi quella domanda retorica ti continua ad assillare e lì per lì cerchi di non darci peso, forse come retaggio nostalgico e profondamente egoista della tua splendida, in apparenza, solitudine. Ma poi il suo volto inizia ad apparirti in ogni momento delle tue monotone giornate sempre uguali a se stesse, così identiche da sembrare di vivere in un video gioco piuttosto che nella vita reale; ma poi, a pensarci bene, che cos'è in effetti veramente reale? E mentre il tempo scorre, ed ogni tanto torni in quel posto in cui lei lavora inizi a pensare che forse e questa chi cazzo è non esplica in maniera chiara il tuo pensiero, non lo chiarisce, non la rappresenta. Inizi, allora, a porti delle domande che per ovvie ragioni non possono avere una risposta se non tenti di approfondire la sua conoscenza. Ma seppur pacifica questa considerazione entra in contrasto con il tanto tempo che hai trascorso in solitudine, e per una qualche ragione cerchi di convincerti che si tratti, a tutti gli effetti, solo di un estremo momento di debolezza. Poi capita che per ragioni estranee alla tua volontà non la vedi più per un lungo tempo, ma lei resta nei tuoi pensieri in un modo che mai avevi provato prima. E tutto ciò ti rende nervoso, perché proprio nel momento in cui credevi di essere impermeabile ad ogni sentimento che potesse avvicinarsi, minimamente, a ciò che gli umani chiamano amore quella fiamma inizia a scaldarti, ed il fastidio provocato dal suo pensiero sembra bruciare nello zampillare di quel fuoco che divampa in te senza che tu possa minimamente controllarlo. Poi capita che una sera nel locale tenti di dirglielo. Poi capita che non ci riesci. Poi capita che il giorno dopo ci riprovi. E lo fai recitando come fossi su di un palco teatrale, forse solo per vincere la tua paura di un rifiuto, o peggio, che possa mettersi a ridere. Ora che scrivo queste righe sono trascorsi circa quaranta giorni da quel momento; quaranta giorni che hanno capovolto il mondo come lo conoscevo, o meglio, credevo di conoscere. Quaranta giorni circa per essere precisi; ma la sostanza non cambia: quello che è cambiato è tutto il resto. Ora stiamo assieme. Quella folgorazione che credevo possibile solo nei film ha colpito noi, ed ora so che è possibile innamorarsi a prima vista. E questa chi cazzo è oggi ha una risposta: è la donna che amo. Altre parole non servono, anche perché per quante ne conosca non sarebbero mai abbastanza per descrivere quello che provo da quando la frequento. Ti amo. E questo è quanto. Quello che posso dirti, ora, amore e che è vero, non succede solo nei film ...
venerdì 3 maggio 2019
lunedì 8 aprile 2019
LA LINEA
Let
it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
Let it roll, all night long ...
Let it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
Let it roll, all night long ...
Un ottimo chitarrista suona un'ottima Roadhouse Blues dei Doors accompagnato da un buon vocalist nel piccolo locale pieno di gente in questa domenica sera di inizio primavera; c'è una ragione perchè io mi trovi qui ora, e la cosa mi eccita ed impaurisce nello stesso tempo ma non potevo non esserci.
Quando ho ricevuto il suo messaggio che c'era ottima musica da ascoltare nel posto in cui lavora, per una qualche misteriosa logica esoterica mi sono ritrovato sospeso fuori dal mio appartamento nel nero pece di una notte senza stelle e sempre per la medesima logica mi sono trovato a riflettere che, a volte, tra avere tutto ciò che un uomo possa desiderare e avere la possibilità di vedere ogni giorno il sorriso più bello che essere umano abbia mai visto sul pianeta, beh non ci sia alcuna possibilità di scelta ... ed ecco per cui ora io mi trovi in questo posto seduto davanti a lei: per il suo inarrivabile sorriso.
Bevi qualcosa?
si
Bevi qualcosa?
si
si, ma che cosa?
cosa vuoi che io possa bere?
il solito ...
gia ...
Avrei potuto continuare a rispondere si alla sua richiesta per un tempo infinito solo perché smarrito nei suo occhi e vinto dal suo modo ridere nel pormi una domanda di cui conosceva in anticpo la risposta; ecco questo è lei: un nonsenso temporale che mi trascina dentro gli sterminati confini di un nonsenso estetico.
Mentre la musica continua sulle note di Fly Away di Lanny Kravitz ed a me viene voglia di ballare, la luce che prorompe dai nostri occhi s'interseca ripetutamente frantumandosi ogni volta in cristalli colorati che si disperdono sul pavimento per poi materializzarsi magicamente di nuovo all'interno delle nostre anime, travolte, infine, dal drum circle che ora stanno suonando un decina di persone comparse all'improvviso nel locale o forse qui da quando sono entrato, ma capirete che ora questo particolare per me non è di alcun interesse.
Poi d'improvviso ci coglie un lungo silenzio; due calici allineati appaiono sul bancone del bar con lei pronta a riempirli con il vino che qualcuno ha richiesto, ed inizia a versarlo, lentamente, chinandosi, infine, per vedere ciò che io non riesco a capire: la linea ... mi dice, chiarendomi che sta cercando di versare in entrambi la medesima quantità di alcol.
La linea ... come perfezione ... come passione ... ortodossia ... come un tutt'uno con lei stessa; ed è lì, in quel momento, che tutto mi è chiaro. Mi alzo, faccio leva con le braccia sul bancone e la bacio su entrambe le guancie salutandola mentre le lascio i soldi per pagare il mio drink.
Ora sono fuori e ogni emozione vissuta in quell'ora nel locale accanto a lei sembra liquefarsi nella quiete della notte; accendo una sigaretta e socchiudo gli occhi mentre li alzo verso il cielo liberandomi da ogni pensiero potenzialmente negativo.
D'improvviso il gingle che annuncia i messaggi wapp sul mio cellulare suona :"Non mi hai dato il tempo di chiederti ... dove mi porti martedi? è il messaggio che leggo, ed è il suo; martedì è il giorno di chiusura del locale.
E' vero, a volte non c'è alcuna possibilità di scelta perchè quella che percorriamo non è niente altro che una linea retta verso un punto chiamato infinito ...
mercoledì 3 aprile 2019
REPRESSIONE E DINTORNI
L’attacco a qualsiasi forma di “aggregazione sociale”
attraverso la negazione di tutte quelle libertà, ritenute ormai acquisite e
quindi consolidate, la repressione che
il potere, attraverso i vari livelli istituzionali, sta esercitando nel nostro
Paese sembra davvero non conoscere limiti.
L’attacco alle libertà sindacali vedi diritto allo
sciopero, la ghettizzazione delle persone migranti e dei poveri, la
cancellazione del diritto non solo all’abitare ma alla cittadinanza attraverso
leggi anticostituzionali (vedi art.5 decreto Lupi), la minaccia di chiusura di
tutti gli spazi sociali nei quali l’aggregazione rappresenta il comun denominatore, la demolizione
sistematica della scuola pubblica, il luogo dove nasce l’humus dell’idea e del
pensiero, una informazione la cui funzione è rimasta soltanto nel nome visto
che il vero esercizio della stessa è
quello non solo di disinformare, ma soprattutto di manipolare la realtà.
Insomma
un’azione repressiva a 360 gradi che parte da lontano, praticata in luoghi e
situazioni insospettabili, come una sorta di prova generale che, spesso, ci ha
visto distratti o comunque poco attenti rispetto a quei segnali che avrebbero
dovuto metterci quanto meno in pre-allarme.
Già da qualche anno negli Stadi italiani, infatti, si
sono svolte quelle prove generali di cui
sopra, si sono attuate pratiche che poi abbiamo visto espandersi in tutti i settori aggregativi e sociali. Una
omogeneità di pensiero delle classi dominanti è dimostrata dal sistema
securitario inaugurato dal Ministro Minniti e portato oggi a compimento da Salvini
(tutti sulla stessa barca o barcone …).
Il cambio di rotta da parte delle Istituzioni rispetto
al luogo di aggregazione per antonomasia e più antico in assoluto, spesso usato
dal potere per foraggiare il popolo e distrarlo dai problemi sociali, ha
rappresentato l’apripista, il modello comportamentale da applicare in qualsiasi
momento e in qualsiasi spazio di aggregazione della società civile, perché è
chiaro che tutto ciò che rappresenta ancora qualcosa di autenticamente
“popolare” fa paura e deve essere represso.
Cambia dunque la gestione del cittadino/tifoso/lavoratore, controllato e
oppresso in ogni spazio sociale: il
tifoso chiuso nelle quattro mura di casa a foraggiare il buissness delle pay tv;
l’utente dei mezzi pubblici perso nei meandri
del proprio telefonino incapace di comunicare con chi gli sta intorno; il
lavoratore precarizzato che vede nel prossimo solo il potenziale ladro del
proprio incerto posto di lavoro e il lavoratore a tempo indeterminato che,
grazie al concetto di “meritocrazia”, è attore più o meno consapevole della
guerra tra lavoratori ormai in atto.
Lo stadio, lo spazio sociale e il
posto di lavoro sono luoghi di raduno di
persone di diverse età, diverse estrazioni sociali, diversi orientamenti
politici, luoghi che se vissuti con un comune
denominatore, creano aggregazione, solidarietà e soprattutto confronto, scambio
di idee e di punti di vista.
La comunicazione, l’aggregazione, il
confronto e anche lo scontro potrebbero generare conflitto sociale e dunque
ogni luogo potenzialmente “eversivo” da questo punto di vista deve essere
abbattuto, ostacolato, arginato o chiuso.
Cercare
di scardinare, di dividere fisicamente il popolo è la manifestazione inquietante dell’
esercizio repressivo da parte del potere, divisione che viene esercitata con un
raggio di azione totale, se pensiamo appunto al Daspo cittadino quindi
all’impossibilità di aggregarsi anche soltanto per puro divertimento: solo
pochi giorni fà a Roma zona Trastevere nelle ore serali a qualche ragazzo che
passeggiava chiacchierando è stato intimato da Carabinieri a piedi (ormai
costantemente presenti nelle vie delle zone centrali) di “abbassare” la voce …
Se sei dunque “lavoratore” devi
considerare nemici i tuoi colleghi, se sei tifoso non devi “osare” di usare il
tuo ruolo appunto da tifoso per pensare ad altre questioni sociali (pensiamo
agli striscioni su Cucchi e Aldovrandi sistematicamente sequestrati), se sei
studente non puoi avere l’ardire di uscire la sera e divertirti e, se lo fai,
solo a bassa voce …
La tentazione di aprirsi ad un conflitto sociale è
sistematicamente repressa attraverso i
tipici strumenti che hanno la funzione di spostare l’attenzione: “sicurezza
e legalità”.
Oltre quindi alla “paura” , vecchio ma sempre efficace
spauracchio per tenere chiusa in casa la gente, questa volta l’aggravante è
costituita dalla cosiddetta “garanzia di legalità”…
Uno strano modo di esercitare la
legalità, una sorta di doppio binario attraverso il quale per esempio, sempre
rimanendo a Roma, non si scioglie una Giunta Comunale inquinata (neanche dopo l’arresto di De Vito) ma si
chiude una curva di uno stadio all’interno del quale non si verificano da
tempo episodi di violenza .
Una strana legalità quella di un
Paese dove occupare una casa è diventato reato ed il falso in bilancio è, invece,
prova di abilità e competenza professionale;
dove cambiare posto allo stadio prevede sanzioni pesanti ma dove la
lotta all’evasione fiscale di fatto non c’è.
Una ancor più strana legalità che con il Decreto
sicurezza di Salvini raggiunge il suo apice laddove si istituisce di fatto il reato di
“protesta”, visto che per presidi di lavoratori non autorizzati si rischia dai
2 ai 7 anni quando per i reati dei
colletti bianchi il massimo della coercizione è l’arresto domiciliare.
In questo, solo apparentemente
confusionario modello di società, in realtà appare evidente la determinazione a
sradicare anche l’appartenenza che ognuno di noi sente verso una “classe
sociale”.
Infatti
si tende a delineare la figura del brutto e cattivo che osa ribellarsi al
sistema avulsa dal suo essere comunque
anche cittadino quindi studente o lavoratore o piuttosto pensionato se non
disoccupato, e dunque contro chi lotta si possono fare leggi speciali,
anti-costituzionali e fasciste relegando “chi dissente” e le classi subalterne in
un ghetto ben preciso.
E forse qui si chiude il cerchio del disegno sociale
che si va delineando: una società che tende all’esclusione sociale, con pochi ricchi i quali sicuramente non
frequentano le curve degli stadi ma forse solo le tribune, che senz’altro non
hanno la necessità di occupare case ma quella di essere il più possibile
tutelati per eventuali “reati tributari”; gente che non ha bisogno del sussidio
di disoccupazione o di migliori condizioni di lavoro ma piuttosto di essere
assolti per disastri ambientali.
D’altra parte il “dividi et impera” ha sempre
funzionato e se costruire una gabbia che chiuda l’individuo in tutti i suoi
“ruoli sociali” potrebbe essere piuttosto complicato, scippare ad ogni singolo
individuo la sua trasversalità di
cittadino e confinarlo in un unico profilo per poi annichilirlo, diventa
un’azione repressiva a cui ci si dedica con metodo. Non c’è niente di
occasionale nell’azione delle forze che oggi dominano la scena politica.
E forse la risposta potrebbe stare proprio all’interno
di questa contraddizione, le nostre provocazioni e le nostre proposte
dovrebbero essere trasversali alle classi sociali, dovremmo affrontare temi
spiazzanti da questo punto di vista per essere di nuovo convincenti ed
inclusivi … se il potere chiude e relega in spazi angusti, non solo fisici ma
anche e soprattutto mentali, noi dovremmo essere e praticare altro.
Tonino e Alessandra
Osservatorio Represione
giovedì 14 febbraio 2019
SAN VALENTINO
Eravamo tre figli della terra che tentavano di decidere qualcosa nella notte e con tutto il peso dei secoli passati che si gonfiava nel buio davanti ai loro occhi. nell'apprtamento c'era una strana quiete. Io andai a dare un colpetto sulla spalla di Dean e gli dissi di andare da Marylou; e mi ritirai sul divano. Potevo dentire Dean sussultare freneticamente. Solo un tipo che ha passato cinque anni in prigione può arrivare a tali maniaci irreparabili estremi; implorare alle soglie della dolce sorgente, pazzo per la realizzazione completamente fisica delle origini della vita; cercare ciecamente di tornare da dove era venuto. Questo è il risultato degli anni passati a guardare film erotici dietro le sbarre; ad ammirare le gambe ed il petto delle donne sulle riviste popolari; valutando la durezza dei cancelli di ferro e la morbidezza della donna che non c'é. La prigione è il luogo dove si promette a se stessi il diritto di vivere. Dean non aveva mai visto in faccia sua madre. Ogni nuova ragazza, ogni nuova moglie, ogni nuovo bambino era un aggiunta alla sua desolante povertà. Dov'era suo padre? ... Il vecchio vagabondo Dean Moriarty il Lattoniere, che viaggiava sui treni merci, lavorava come lavapiatti nelle cucine delle ferrovie, inciampava, cadeva per terra pieno di vino nei vicoli, la notte, spirava infine su un mucchio di carbone, facendo cadere i suoi denti ingialliti a uno a uno nei fossati del West. Dean aveva tutti i diritti di morire della dolce morte di un completo amore per la sua Marylou. Io non volevo interferire, volevo solo seguire.
(ON THE ROAD - JACK KEROUAC)
giovedì 18 ottobre 2018
MITO & MITOLOGIA
Mito: Personaggio non reale; elaborazione fantastica di avvenimenti o persone reali, persona o fatto che sembra leggendario.
Mitologia: Studio dei miti nelle singole religioni
(vocabolario della lingua italiana Zanichelli)
La narrazione così detta "mitologica" ci è stata propinata come tale da sempre; dagli dei mitologici greci e romani ai fatti narrati dai popoli vissuti nei millenni prima di Cristo: egiziani, sumeri, maya e quanti altri ancora.
Per una qualche ragione a noi ancora oscura negli albori dell'uomo, secondo il paradigma scientifico su cui si fonda la storia dell'umanità, il primo bisogno di questi popoli non appena inventato (o preferibilmente appreso?) l'uso della scrittura non è stato quello di descrivere fatti realmente accaduti e di cui sono stati spettatori ma bensì di inventare di sana pianta storie incredibili (ai nostri occhi) di dei che condividevano con loro la vita quotidiana, ovvero con i quali interagivano e colloquiavano: ora, ne converrete, tutto ciò appare alquanto assurdo nonché più inverosimile delle storie tramandate.
Le recenti scoperte archeologiche e il nuovo paradigma scientifico, definito dai sostenitori di quello classico "eretico" come ogni nuovo pensiero che cerca la sua affermazione su quello in uso, che si sta formando sostiene invece come storici quegli stessi accadimenti che sino a ieri erano etichettati come fantastici: ciò, obiettivamente, ha un senso.
In sostanza tutto quello additato come mito costituirebbe per la scienza non eretica una sorta di fantascienza o fumetto ante litteram, qualcosa a metà tra Star Wars e Superman per intenderci; possiamo accettarlo visto che molti di quei racconti fantastici hanno costituito la base di molte delle religioni ancora oggi praticate? Direi proprio di no.
Le popolazioni abitanti sul nostro pianeta dall'inizio dei tempi non avevano nulla di primitivo, e le loro capacità razionali erano pari, se non superiori, alle nostre, come le loro conoscenze; può darsi che non fossero effettivamente terrestri di origine ma hanno comunque dato il via alla progenie umana che ha abitato, ed abita ancora, la Terra.
Il muro di omertà teso all'auto affermazione, nonché alla sua residua credibilità, della scienza fondata su principi ottocenteschi sta per essere abbattuto dalle nuove teorie e dalle nuove scoperte che si susseguono. Affermare ancora oggi che costruzioni incredibili siano state erette con funi e legni rotolanti per trasportare pietre che noi oggi non saremmo in grado di trasportare; continuare a sostenere ciò che non è più sostenibile, come le misurazioni del passaggio di stelle e pianeti fatte ad occhio nudo in alcuni casi ancora più precise di quelle effettuate ai nostri giorni con sofisticati sistemi di misurazione, non solo è patetico, ma anche profondamente falso e fuorviante.
Esiste un limite a ciò che può essere accettato come imposizione culturale; se questo poi riguarda la storia dell'umanità questa violenza non può in alcuna maniera esistere. In fondo, a ben vedere, se fosse vero, come credo che sia, che l'uomo è il risultato di una manipolazione genetica effettuata da visitatori extraterrestri che l'hanno creato usando parte del loro dna, che ci sarebbe di male? Ciò non dovrebbe nemmeno avere riflessi su quella che definiamo religione, in quanto la questione di fondo resterebbe aperta: se loro hanno creato noi, chi ha creato loro?
Allora, perché continuare a negare ciò che è sempre più evidente? Oltre a mantenere lo status quo nel quale muove, la scienza non eretica vuole volutamente nasconderci qualcosa?
In sostanza tutto quello additato come mito costituirebbe per la scienza non eretica una sorta di fantascienza o fumetto ante litteram, qualcosa a metà tra Star Wars e Superman per intenderci; possiamo accettarlo visto che molti di quei racconti fantastici hanno costituito la base di molte delle religioni ancora oggi praticate? Direi proprio di no.
Le popolazioni abitanti sul nostro pianeta dall'inizio dei tempi non avevano nulla di primitivo, e le loro capacità razionali erano pari, se non superiori, alle nostre, come le loro conoscenze; può darsi che non fossero effettivamente terrestri di origine ma hanno comunque dato il via alla progenie umana che ha abitato, ed abita ancora, la Terra.
Il muro di omertà teso all'auto affermazione, nonché alla sua residua credibilità, della scienza fondata su principi ottocenteschi sta per essere abbattuto dalle nuove teorie e dalle nuove scoperte che si susseguono. Affermare ancora oggi che costruzioni incredibili siano state erette con funi e legni rotolanti per trasportare pietre che noi oggi non saremmo in grado di trasportare; continuare a sostenere ciò che non è più sostenibile, come le misurazioni del passaggio di stelle e pianeti fatte ad occhio nudo in alcuni casi ancora più precise di quelle effettuate ai nostri giorni con sofisticati sistemi di misurazione, non solo è patetico, ma anche profondamente falso e fuorviante.
Esiste un limite a ciò che può essere accettato come imposizione culturale; se questo poi riguarda la storia dell'umanità questa violenza non può in alcuna maniera esistere. In fondo, a ben vedere, se fosse vero, come credo che sia, che l'uomo è il risultato di una manipolazione genetica effettuata da visitatori extraterrestri che l'hanno creato usando parte del loro dna, che ci sarebbe di male? Ciò non dovrebbe nemmeno avere riflessi su quella che definiamo religione, in quanto la questione di fondo resterebbe aperta: se loro hanno creato noi, chi ha creato loro?
Allora, perché continuare a negare ciò che è sempre più evidente? Oltre a mantenere lo status quo nel quale muove, la scienza non eretica vuole volutamente nasconderci qualcosa?
THE NUANCE OF DREAMS IV - CONTEMPORARY ART
ROGUE SPACE, 508W
26th St, NEW YORK
from the 25 October - 1 november 2018
Press release - testo intro mostra - per gentile concessione di Rosi Raneri , art curator dell'evento
La ricerca sperimentale di ogni singolo artista presente in mostra si rivolge all'osservazione della bellezza e della condizione propria del mondo artistico, di essere ai confini dell'esistenza, a metà tra la realtà ed il sogno per ritrarne ogni limite.Vogliamo presentare la bellezza dell'arte contemporanea e alcuni fulcri di incontro rappresentativi. Differenti scambi, richiami, echi di modalità espressive e singole identità artistiche (proprio come all'interno delle sfumature dei sogni, da cui prende il titolo la mostra) divengono e si esprimono come le parti affioranti, di congiunzione, che legano un frammento di sogno all'altro. Oltre al singolo stile dell'opera vogliamo analizzare l'aspetto rilevante di unione tra gli artisti, tale congiunzione scaturita proprio dall'intensità delle loro lontananze. Prendono vita opere così talvolta più iconiche, altre volte ad indagare le trame del reale in maniera più vasta e descrittiva, altre ancora più rivolte alla ricerca di dimensioni quasi metafisiche che trascendono la realtà, come quasi se ogni artista divenisse una singola voce espressiva rappresentativa di un coro comune, di un'arte contemporanea attuale volta a cercare, seppur con forme diverse, una bellezza a volte irraggiungibile ma tuttavia ancora afferrabile, come stelle di una notte distanti e brillanti. Presentiamo inoltre il concetto di immigrazione (opera esposta in mostra) inteso come entità individuale o collettiva "Uno nessuno e centomila" proprio come i sogni hanno centomila prospettive, una luce bianca illumina la loro superficie e ne svela sempre differenti centomila, se vogliamo, possibilità interpretative. Ogni identità, ogni opportunità, ogni via di lettura, ogni strada diviene un sogno e le sfumature sono i collegamenti tra differenti visioni oniriche. Esistono incroci caotici tra queste differenti strade e letture e la collettività le tiene insieme e ne rappresenta la loro forza, proprio come nell'immigrazione acquisisce valore l'identità collettiva, il riconoscersi intorno ad un idea. Non è niente altro ciò che facciamo noi artisti, riconoscerci di fronte alla smisurata tonalità di assoluto e in qualche modo volerla manifestare.
Rosi Raneri - art curator
Exhibiting artists:
Stefania Alibrandi - Alessandra Baruzzo - Carla Battaglia - Roberto Bellucci - Flavio Bragaloni - Sara Twomey - Karl Gufler - Lalage Florio Hacker - Lufer - Yuri Perin - Barbara Monaro - Tapio Hirvonen - Stephan Mundi - Gisella Pasquali - Mascia Venceslao - Rebie Ramoso - Umberto Squarcia Jr - Peter Riss - Caroline Tschumi - Hedi Maiman
mercoledì 3 ottobre 2018
GIUSEPPE FLAVIO - TACITO - PLINIO IL VECCHIO
GERUSALEMME 70-100 A.C. circa
"Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a prestar fede; e in realtà io credo che ciò che sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall'altra la conferma delle sventure che seguirono. Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione dei carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano la città. Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste, i sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno (di Gerusalemme) per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano: da questo luogo noi ce ne andiamo"
(Giuseppe Flavio - Guerra giudaica)
"Avvennero prodigi che quella gente schiava della superstizione, ma ostile ai riti non ritiene lecito espiare né con sacrifici né con le suppliche. Si videro nel cielo scontrarsi eserciti, rosseggiare spade e il tempio risplendere di subitanei bagliori. Le porte del santuario si spalancarono d'un tratto e una voce sovrumana esclamò che gli dei fuggivano: e nello stesso tempo un gran frastuono come di gente che fugge. Questo suscitò paura in pochi: nei più era la convinzione che negli antichi scritti dei sacerdoti si predicesse che in quel tempo l'Oriente avrebbe prevalso e uomini partiti dalla Giudea avrebbero conquistato il dominio del mondo. Per enigmi queste profezie annunciarono Vespasiano e Tito, ma il volgo, come è proprio dell'umano desiderio, interpretando a proprio vantaggio così grandi destini, neppure spinto dalle sciagure mutava parere per credere al vero".
(Tacito - Historiae)
GUERRE CIMBRICHE (Umbria) 113-101 A.C. circa
"Clangore d'armi e squilli di tromba furono uditi nel cielo, si riferisce, al tempo delle guerre cimbriche, e spesso anche in precedenza ed in seguito. Ma nel terzo consolato di Mario, quelli di Amelia e Todi scorsero armi nel cielo scontrarsi fra loro, venendo da oriente e occidente. Che persino il cielo si infiammi, non ha nulla di stupefacente, e in effetti lo si è visto spesso, quando le nubi sono invase da un incendio particolarmente grande".
(Plinio il Vecchio - Naturalis Historia)
domenica 30 settembre 2018
IL POPOLO
1) Il complesso degli abitanti ordinati in un reggimento civile, di uno stato o di una città ...
2) L'insieme dei cittadini che costituiscono le classi economicamente e socialmente meno elevate ...
3) Insieme di uomini, accomunati da caratteristiche o elementi comuni, anche molto generici ...
2) L'insieme dei cittadini che costituiscono le classi economicamente e socialmente meno elevate ...
3) Insieme di uomini, accomunati da caratteristiche o elementi comuni, anche molto generici ...
Le tre definizioni sopra riportate riferibili alla voce "popolo" sono elencante nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli; perché farlo? Visto che in questi giorni in Italia la parola popolo è usata come mai accaduto prima ed in un modo che io non capisco, ho voluto assicurarmi che conoscessi il significato della parola prima di esprimere un mio, modesto alquanto direi, pensiero sull'argomento.
A quale popolo fanno riferimento oggi i personaggi politici che governano l'Italia nonché i commentatori pubblici, ospitati cioè sui media, quando usano questa parola? Io, francamente, non sono riuscito a comprenderlo, ma ciò, evidentemente, deve essere riferito alla mia scarsa conoscenza della lingua italiana nonché alla mia difficoltà di capire il raffinato linguaggio usato dagli attuali politici, nonché dai commentatori di cui sopra.
Tuttavia, pur nella mia evidente ottusità, ho tentato, leggendo tutti i quotidiani che sono riuscito a comperare, di colmare questo vuoto per allinearmi al presunto pensiero corrente; ma essendo evidentemente non pienamente capace di apprendere concetti di così alto livello intellettuale, alla fine mi sono arreso: in parole povere, le uniche che conosco, non ho ancora capito quale sarebbe il popolo che beneficerebbe di quanto promesso in questi giorni dalla classe politica dominante; ho concluso che me ne farò una ragione.
Mi farebbe comunque piacere sapere, qualora fosse possibile, quanti in Italia hanno compreso a quale popolo fanno riferimento i dioscuri di cui sopra, ovvero in quale delle tre definizioni sopra riportate si identificano e perché; ma purtroppo la mia curiosità non potrà essere soddisfatta, per ovvie ragioni.
Mi resta così il dubbio che forse il termine "popolo" in questi giorni sia usato impropriamente negli slogan che riempono i media (questo oramai è divenuto il modo di comunicare) e che anche chi lo usa, e ne abusa, forse non ne comprende appieno il significato.
La scienza e l'arte di governare lo Stato (la politica) ha raggiunto forse il suo punto più basso, in linea, sempre forse, con l'emorragia culturale che ha colpito il nostro paese (p minuscola); il bene comune non può mai essere confuso con il bene di alcuni (se mai ci fosse un bene per questi "alcuni", cosa di cui dubito profondamente) e quello che viene additato come "populismo", come ho scritto nel mio recente post "Del Populismo", in realtà non è altro che un "camminare a tentoni nella speranza che qualcosa cambi" ...
Del resto, nella mia profonda ignoranza, c'è un'altra locuzione in voga in questi giorni sui social che faccio fatica a comprendere (ovvero mi fa orrore): me ne frego ...
mercoledì 12 settembre 2018
DEL POPULISMO - NOAM CHIMSKY
Noam Chimsky (linguista, teorico della comunicazione e attivista politico) è stato intervistato da Fabrizio Rostelli per il Manifesto. Riportiamo uno stralcio dell'intervista che è possibile leggere per intero su Culture Club Albano Laziale.
...
Domanda)
Negli USA e in Europa stiamo assistendo a un progressivo spostamento a destra di una grande fetta della classe lavoratrice. I media lo chiamano "populismo", ma non credo che questo sia il termine adatto. Da cosa è dipeso questo processo? Cosa dovrebbe fare la sinistra per recuperare terreno?
Risposta)
Porrei la questione un po' diversamente. I lavoratori si stanno rivoltando contro le élite e le istituzioni dominanti che li hanno puniti per una generazione. Oggi negli Stati Uniti, ad esempio, i salari reali sono inferiori rispetto a quando fu portato avanti l'assalto neoliberale a partire dalla fine degli anni 70', intensificandosi bruscamente sotto Regan e Thatcher, con prevedibili effetti sul declino del funzionamento di istituzioni formalmente democratiche. C'è stata una crescita economica e un aumento della produttività, ma la ricchezza generata è finita in pochissime tasche, per la maggior parte a istituzioni finanziarie predatorie che, nel complesso, sono dannose per l'economia.
In Europa è accaduto più o meno lo stesso, in qualche modo anche peggio, perché il processo decisionale su questioni importanti si è spostato sulla Troika che è un organismo non eletto. I partiti di centro-destra/centro-sinistra (democratici americani , socialdemocratici europei) si sono spostati a destra, abbandonando in gran parte gli interessi della classe lavoratrice.
Ciò ha portato alla rabbia, alla frustrazione, alla paura e al capro espiatorio. Poiché le cause reali sono nascoste nell'oscurità: deve essere colpa dei poveri non meritevoli, delle minoranze etniche, degli immigrati o di altri settori vulnerabili. In Tale circostanze le persone si arrampicano sugli specchi. Negli Stati Uniti molti lavoratori hanno votato per Obama, credendo nel suo messaggio di "speranza" e di "cambiamento", e quando sono stati rapidamente disillusi, hanno cercato qualcos'altro.
Questo è terreno fertile per demagoghi come Trump, che finge di essere la voce dei lavoratori mentre li indebolisce di volta in volta attraverso le brutali politiche anti-sindacali della sua amministrazione, che rappresenta l'ala più selvaggia del Partito Repubblicano. Non ha nulla a che fare con il "populismo", un concetto con una storia mista, spesso piuttosto rispettabile.
Al tempo stesso ci sono reazioni costruttive, come le campagne di Sanders e Corbyn, avvenute sotto il rancoroso attacco delle élite dell'establishment, in particolare nel Regno Unito dove quest'ultimo è insolitamente violento. Per quanto riguarda il continente, DiEM25 (Democracy in Europe Movement 2025) è piuttosto promettente ma affronta ostacoli rilevanti ...
...
Non c'è molto da aggiungere alle parole dette da Chimsky, se non ribadire il concetto su questo blog più volte espresso della fine della democrazia come la conosciamo oggi e l'inizio di un era post-democratica il cui sviluppo è, per forza di cose, ignoto. L'unica difesa resta il pensiero proprio, da tenere scevro da ogni condizionamento "social" o "media", mezzi di diffusione nei quali prevalgono "slogan" piuttosto che analisi reali di ciò che è.
E' un compito arduo gestibile solo mediante l'autocontrollo, esercizio complesso ma divenuto ineludibile. Il nostro futuro non può restare appeso a moti dinamici predeterminati cui i programmatori attendono pazienti il fine che si sono preposti. Le carte sono in nostra mano. Vedere, o meno, un bluff significa portare a casa il piatto, ovvero il nostro futuro e quello dei nostri figli.
lunedì 10 settembre 2018
STAND UP FOR LIFE ONLUS - MISSIONE LUGLIO 2018 - DAL DIARIO DEL PRESIDENTE
Valentina Bargelli, Presidente della Onlus Stand Up for Life con la quale ho l'onore, nonché l'onere, di collaborare ha pubblicato il resoconto della missione svolta nel luglio 2018 in Madagascar di cui pubblico un estratto tratto dalla pagina del suo diario personale ...
Il link per vedere il resoconto completo è il seguente:
Report Missione Madagascar: Luglio 2018
VORREI INIZIARE QUESTO REPORT CON UN TRATTO DEL MIO DIARIO CHE VOGLIO CONDIVIDERE CON VOI
VORREI INIZIARE QUESTO REPORT CON UN TRATTO DEL MIO DIARIO CHE VOGLIO CONDIVIDERE CON VOI
“Ci sono emozioni che solo l’Africa può darti … si può piangere per gioia e stupore e un minuto dopo piangere di dolore … quel dolore che ti trafigge il cuore e ti fa sentire sconfitta.
Sconfitta perché di fronte a tanta povertà forse niente può essere mai sufficiente, tutte queste vite che si mostrano ai tuoi occhi, tutte queste anime sul tuo cammino …
Si, mai a nessuno dirò di no …
I bambini sono angeli, esseri innocenti che hanno il diritto di poter vivere e sorridere. Quei volti inermi delle madri, rassegnate di fronte alla malattia del figlio sono per me ogni volta un pugnale nel cuore … Là sperduti nella brousse, forse dimenticati anche da Dio, chi può aiutarli? Ricorderò sempre quella bellissima fanciulla, 11 anni, nata in perfetta salute mi dice la madre … ma poi è stata a un passo dalla morte e dall’età di 4 anni è un vegetale.
Ho pianto, perché la madre aveva fatto km per venire da noi e noi non abbiamo potuto darle una speranza per sua figlia. Ed è qui che ti senti sconfitta … ed è qui che provi quel dolore che ti trafigge il cuore. Il bimbo orfano di 7 mesi di soli 3,5 kg ci ha invece donato gioia e stupore quando solo dopo 2 giorni di cure e latte era aumentato di mezzo kilo.
E ti domandi ma perché un paese così ricco di materie prime è così povero. Tutto è alla deriva:le strade, le capanne, ma soprattutto le “vite” sono alla deriva, con una natura in alcune zone così rigogliosa che è in totale contrasto con questa “deriva".
Esistenze rassegnate a quel ciclo di vita: sorge il sole e nella miseria più vera aspetti che arrivi la notte, ma il giorno successivo sarà talmente uguale al giorno prima e al giorno prima ancora che rimani completamente inerme e con rassegnazione aspetti ancora il nuovo giorno.
Ma in questo ciclo di vita non mancano mai i sorrisi dei bambini; nonostante la deriva intorno a loro, sorridono … sorridono per il piatto di riso ricevuto, per i vestiti nuovi donati, per la tua visita ... perché tu, dicono loro, sei colei che viene da lontano per salvare loro la vita.
E allora tu non puoi altro che piangere dalla commozione e dirgli GRAZIE!
Il Presidente
Valentina Bargelli
venerdì 24 agosto 2018
CABALA
cabala (cà·ba·la)
Dottrina ebraica diretta all'interpretazione simbolica del senso intimo e segreto della Bibbia, quale è stato trasmesso per tradizione, attraverso una catena ininterrotta d'iniziatori.
Aleister Crowley, esoterista, scrittore ed alpinista britannico, è l'esponente più noto della Magia Ermetica[27] o "Magick" come preferiva chiamarla; per Crowley La Cabala è:
1. Un linguaggio atto a descrivere certe categorie di fenomeni e a esprimere certi tipi di idee che sfuggono alla normale fraseologia. Puoi paragonarla alla terminologia scientifica della chimica.
2. Una terminologia multiforme ed elastica mediante la quale è possibile mettere a confronto processi mentali che appaiono diversi a causa delle costrizioni imposte dalle peculiarità delle varie espressioni letterarie. Puoi paragonarla a un lessico, o ad un trattato di religione comparata.
3. Un simbolismo che consente a chi pensa di formulare le proprie idee con assoluta precisione e uno strumento per interpretare simboli, il cui significato è divenuto oscuro, è stato dimenticato, o è mal compreso, stabilendo le necessarie connessioni fra l'essenza delle forme, i suoni, le idee semplici (come i numeri) ed i loro equivalenti spirituali, morali o intellettuali. Puoi paragonarla all'interpretazione delle arti antiche mediante considerazioni estetiche determinate da fatti fisiologici.
4. Un sistema di classificazione di idee multiformi, che rende in grado la mente di aumentare il suo vocabolario di pensieri e di fatti mediante la loro organizzazione e correlazione. Puoi paragonarla alla tavola pitagorica.
5. Un sistema per procedere dal noto all'ignoto mediante principi simili a quelli della matematica. Puoi paragonarla all'uso della radice quadrata di meno uno, o del numero « e », eccetera.
6. Un criterio sistematico mediante il quale l'esattezza delle corrispondenze può essere verificata grazie all'esame delle scoperte nuove alla luce della loro coerenza con l'intero corpo della dottrina. Puoi paragonarla all'esame del carattere e della posizione di un individuo in base alle convenzioni educative e sociali.
(Fonte: Wikipedia)
Eliphas Levi (Parigi 1810-1875), più famoso occultista e studioso dell'occultismo dell'800, nel suo scritto "Fables et symboles" del 1863, suggerisce al perfetto cabalista i comandamenti a cui deve rigorosamente attenersi. Tra gli imperativi più interessanti vi sono quelli di cercare l'infinito solo nel campo intellettuale e morale; di non ragionare mai sull'essenza di Dio; rispettare la coscienza degli altri, astenendosi dall'imporre le proprie convinzioni, anche la stessa verità; di non spezzare il giogo degli schiavi, se essi amano il giogo cui sono sottoposti (Giuseppe Gangi - Misteri Esoterici - pagg. 240-241).
...
Il nostro pensiero che definiamo razionale, lo è veramente? La Cabala è un linguaggio "sorgente" a tutti gli effetti? Una matrice? Cosa conoscevano i precursori dell'attuale umanità che a noi è ignoto? Cosa spinge uomini di elevato intelletto ad approcciare all'ignoto? E questo è veramente tale? Perché se in tempi remoti qualcuno era depositario di una qualunque verità afferente l'umanità ha cercato di tramettere la sua conoscenza non in maniera palese ma occulta? Cos'è che ci sfugge? E in ultimo, perché se mai esiste una qualunque verità su ciò che in realtà siamo questa deve essere a disposizione di pochi eletti, illuminati, o come in qualunque altro modo vogliamo chiamarli?
venerdì 17 agosto 2018
IERI - OGGI - DOMANI (PLATONE )
"Se i filosofi non governeranno le città o se quelli che ora chiamiamo re o governanti non coltiveranno davvero e seriamente la filosofia, se il potere politico e la filosofia non coincideranno nelle stesse persone e se la moltitudine di quelli che ora si applicano esclusivamente all'una o all'altra non sarà col massimo rigore impedita a farlo, è impossibile che cessino i mali delle città e anche quelli del genere umano"
(Platone - La Repubblica - dialogo - Libro V 390-360 A.C.)
"Io vidi che il genere umano non sarebbe mai stato liberato dal male,se prima non fossero giunti al potere i veri filosofi o se i reggitori di Stato non fossero, per divina sorte, diventati veramente filosofi"
(Platone - La Repubblica - dialogo - Lettera VII 390-360 A.C.)
Rileggendo in questi giorni "La Repubblica" di Platone mi si è rafforzata la convizione non solo, questa acclarata, dell'universalità del suo pensiero ma sopratutto della sua modernità nonché, per certi versi, profeticità.
L'idealizzazione del "filosofo", di colui, cioé, che secondo Platone "vede" le idee, ovvero realtà oggettive quali il buono, il bello, il giusto e l'utile, non considerati più quindi, come insegnava invece Socrate, puri ideali, a guida perfetta di una ipotetica forma di governo priva di degenerazioni resta, nell'attuale società contemporanea, la più futuribile, nonché auspicabile soluzione per le enormi difficoltà che vivono le attuali democrazie occidentali.
L'attuale democrazia occidentale, con particolare riguardo a quella italiana da qualche anno oggetto e soggetto di un esperimento sociale di vasta portata, nella quale i cittadini sono liberi e ad ognuno sembra lecito fare cò che gli pare ovvero con la tendenza ad abbondonarsi a desideri smodati sembra proprio vivere la sua massima degenerazione (così come profetizzato da Platone nel dialogo sulla Repubblica) in quanto non più capace di esercitare un auto controllo sulle assunzioni dei ruoli dominati nei quali esplica la sua funzione, in quanto incastrata, irrgidita, in una moltitudine di opinioni manifestate da ogni singola persona e/o gruppi autoproclamatisi tali in virtù di un qualche ideale/obiettivo da raggiungere (che Platone avrebbe definiti "filodossi" per distinguerli dai filosofi, nel senso che questi ultimi non sarebbero in grado di "vedere le idee" ma solo la molteplicità delle cose particolari).
La considerazione di Platone delle "opinioni", ovvero qualcosa di intermedio tra l'ignoranza e la scienza, ovvero ciò che non è e non sarà, sottindende quindi che i cosidetti filodossi non sarebbero in grado di guidare una forma di governo tendende al giusto e scevra di sperequazioni sociali, seppur suddivisa in classi (Filosofi, Guerrieri, Artigiani) e questa si è rivelata come una profezia che si sta manifestando nei giorni nostri, nei quali qualità e virtù individuali vengono completamente ignorate nel momento della delegazione di un compito supremo quale gestire un sistema/paese a individui che non avrebbero dovuto mai assurgere a tale compito anche, e sopratutto, in ragione della loro profonda ignoranza.
Pur non volendo, come sempre Platone indica nella sua iperbole, individuare i "filosofi" quali intermedi fra l'Uomo e Dio (il Sapiente Supremo) in quanto è la stessa filosofia ad essere "intermedia" tra sapienza ed ignoranza, si appalesa estremamentre complicato afferrare il senso delle degenerazione delle attuali post-democrazie in fatto di ascesa ai sui vertici di umani che non dovrebbe trovarsi dove si trovano in quanto non pronti, adatti, per tale ruolo assumendo la conditio sine qua non di Platone quale presupposto fondamentale perché nello Stato si realizzi la giustizia è l'identificazione di filosofia e potere politico come dogma inalienabile per fa si che un sistema/paese possa funzionare nel giusto e nell'equilibrio permanente.
Forse potrebbe essere giunto il momento di riconsiderare ciò che veramente debba intendersi per Governo e Stato e maggiormente il ruolo di ognuno nella Struttura Sociale che ne deriva, che dovrebbe essere adeguato a ciò che questo è in grado di apportare in essa e non su cosa egli pensa che possa apportare (opinione), per fa sì che la profezia di Platone (è impossibile che cessino i mali delle città e anche quelli del genere umano") possa essere smentita e non solo ...
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