sabato 7 maggio 2016

REPERIMENTO CASH: TANGENTI

In matematica, in particolare in trigonometria, la tangente è una funzione trigonometrica definita come il rapporto tra il seno ed il coseno ... ah, no scusate ...

Somma di denaro richiesta illegalmente, generalmente rispetto ad una certa percentuale, che garantisce a colui che paga la garanzia di non subire danneggiamenti dei propri beni da parte di chi la impone; 

oppure


Somma di denaro offerta o richiesta, in un rapporto con amministratori pubblici, al fine di conseguire favori per un guadagno illecito ...

Cosa accomuna le associazioni mafiose e le associazioni politiche? La necessità di reperire denaro, possibilmente cash, e, sopratutto la modalità di reperimento dello stesso: la tangente. La prima differenza sostanziale fra le due associazioni risiede nell'eleganza dell'approccio al reperimento di denaro: intimidatorio per le quelle mafiose, con sorrisi e pacche sulle spalle per quelle politiche. La seconda differenza sostanziale risiede nello scopo: privato per quelle mafiose, pubblico per quelle politiche. La terza, ed ultima, differenza sostanziale risiede nella possibilità di giustificazione; inesistente per quelle mafiose, ad ampio raggio per quelle politiche. Entrambi le modalità hanno però in comune che sono indicate nel codice penale come reato, e che quindi deve essere perseguito a norma di legge. Ma mentre per quelle mafiose la condanna sociale è inevitabile, tranne, a volte, per chi pagando ottiene protezione, per quelle politiche il sistema protettivo che fa a loro corollario può determinare, sempre a volte, sintomi di compiacimento ovvero di riconoscenza.
La tangente, ne converrete, è una piaga sociale e politica che causa distorsioni sia al sistema produttivo del bel paese sia alla soddisfazione del bene pubblico, in quanto entrambi sono costretti a sopportare un imposizione di cui avrebbe fatto volentieri a meno.
Questa piaga sociale è parte della nostra cultura, in quanto è accettata come inevitabile, è considerata un strumento per ottenere qualcosa da entrambi i poteri, è valorizzata come mezzo si scambio di reciproci favori.
Il legislatore molto ha prodotto in ragione di pubblico servizio riguardo alla necessaria trasparenza sulle modalità di accesso a bandi pubblici tesi a realizzare beni collettivi, così come molto ha prodotto a tutela del taglieggiato dalle associazioni mafiose.
Sono stati quindi forniti ampi strumenti legislativi per affrancare il cittadino da questo crimine che vorrei ora definire efferato, seppur questa iperbole legata all'omicidio possa sembrare esagerata di fatto operando al di fuori dell'imperativo normativo si commette un delitto che può costare molto ai non destinatari del favore, ma la diffusa illegalità persiste; e vive in quanto, appunto, problema culturale.
Un popolo che cerca scorciatoie e chiede favori inevitabilmente accetta socialmente questo da un punto di vista egoista, ovvero di soddisfazione di necessità personali;  "andare a chiedere" al capo bastone mafioso o al politico di riferimento è un abitudine, che viene condannata non aprioristicamente ma solo se e quando non se ne ha interesse diretto o non si ha la possibilità di fare altrettanto.
Trasparenza, meritocrazia, efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa, legittimo affidamento, benessere sociale diffuso, pari opportunità e via discorrendo restano belle, bellissime e lodevoli stelle polari, ma occorre che non vengano adite solo nel momento dell'indignazione, dovrebbero essere dogmi essenziali di ogni cittadino di questa falsa repubblica nonché, ovviamente, comandamenti divini per chi è chiamato a esercitare con la cosa pubblica.
E' giusta l'indignazione, è un dovere morale e sociale protestare e chiedere a gran voce rispetto, ma è anche giusto e saggio riflettere sui nostri comportamenti quotidiani  e su quello che intendiamo per bene sociale.
Tutte le rivoluzioni sono iniziate con un singolo passo, è vero, ma è anche vero che quel passo, seppur piccolo, occorre farlo.



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